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L’impatto ambientale del cinema: The Crown promossa serie sostenibile

Tempo di lettura 3 minuti

Prima di Natale abbiamo pubblicato le selezioni dei migliori film e documentari sull’ambiente. Come già espresso in quegli articoli, il mondo del cinema può fare tanto per la causa ambientale. Non solo attraverso i contenuti che trasmette – immagini, messaggi, valori – ma anche nel ridurre l’impronta ecologica della produzione cinematografica. Con l’aiuto di organizzazioni quali Greenshoot o T-green Film, le case cinematografiche possono applicare elevati standard ecologici e diventare a tutti gli effetti delle produzioni sostenibili. Come è successo alla serie The Crown, fra le più popolari di Netflix.

L’impatto ambientale del cinema: come ridurlo

Da dieci anni, GreenShoot cerca di rendere il mondo del cinema più sostenibile. L’organizzazione è nata proprio dalla consapevolezza che fosse necessario un cambiamento all’interno del mondo del cinema. Dal punto di vista ambientale, le case di produzione hanno un impatto non irrilevante. Pensate ai trasporti necessari per la troupe, alla quantità di cibo necessaria, ai costumi e a tutti gli oggetti di scena necessari per una buona sceneggiatura. Melanie Dicks, co-founder di Greenshoot, si è resa conto di ciò proprio mentre era sul set di un film. Fu così che nacque una collaborazione con il Clean Air Fund per creare un carbon calculator specifico. Ovvero uno strumento che calcolasse l’impronta ecologica delle produzioni cinematografiche, a cui seguirono ulteriori provvedimenti per contenere e ridurre le emissioni derivate dai film. In un’intervista a Ecoage, Melanie Dicks racconta il percorso avvenuto all’interno della serie The Crown.

The Crown: livello Gold per la sostenibilità

Il programma di casa Netflix ha infatti aderito al Green Screen Environmental Production Programme. Il programma tiene conto di diversi aspetti sottostanti alla creazione di un film e affida tre livelli – Green, Silver e Gold – a seconda della buona riuscita dal punto di vista ambientale. Come si può leggere direttamente sul sito, il supporto fornito da Greenshoot accompagna l’intero ciclo di vita di un film: dai calcoli dell’impronta carbonica in fase di pre-produzione, alla fornitura di una catena di montaggio etica per quanto riguarda l’energia, il trasporto e i viaggi; dalla redistribuzione di vestiti e oggetti a organizzazioni benefiche, al conferimento finale di un Green Screen Stamp che attesti il livello raggiunto.

impatto ambientale del cinema
Credit: GreenShoot

The Crown, arrivata ora alla quarta stagione, ha migliorato di serie in serie i propri standard ecologici e ha ora raggiunto il livello Gold. Ciò significa che l’impronta ecologica della serie è quanto più vicina possibile al concetto di “neutralità climatica”, con la quale si intende che le emissioni prodotte vengono ricompensate al punto che l’impatto su questo pianeta viene considerato neutro, non rilevante. Ma ciò che Melanie Dicks tiene a precisare nell’intervista è che non si tratta tanto di ricompensare le emissioni a posteriori, bensì semmai di prevenire ed eliminare in anticipo tutte le emissioni superflue che possono essere evitate.

L’impatto ambientale del cinema, della musica

Un esempio significativo per The Crown riguarda l’attenta ricerca dei vestiti, che rendono così spettacolari i protagonisti e le comparse. Altrettanto importante nella quarta stagione è stata la scelta dei trasporti, privilegiando ove possibile l’uso del treno invece che dell’aereo. Il programma di Greenshoot prevede una formazione seria per i filmmaker e la presenza di un GreenSteward che accompagni la produzione durante le riprese. Dal 2017 Greenshoot ha certificato più di 500 produzioni, risparmiando 45,000 tonnellate di anidride carbonica.

Film famosi come La teoria del tutto hanno partecipato al programma, ma non solo. L’organizzazione offre anche servizi simili ai produttori di pubblicità e alle case discografiche. Ad esempio, i pannelli delle sceneggiature dei videoclip di Adele sono stati donati a delle scuole e a organizzazioni educative invece di essere buttati come di solito avviene nel mondo della musica. Il risparmio in termini di impronta carbonica è stato del 16,4% rispetto a una produzione dello stesso genere che non utilizza green standard.

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Italia: T-green Film per un cinema sostenibile

Anche in Italia è nata un’organizzazione simile. Si chiama T-green Film ed è il “primo fondo regionale in Europa che premia e certifica le produzioni cinematografiche che lavorano nel rispetto dell’ambiente”. Nata nel 2017 all’interno del Trentino Film Commission, T-green Film ha obiettivi molto simili a quelli descritti per Greeshoot: “Attraverso l’adozione delle pratiche elencate nel disciplinare, le società di produzione che girano in Trentino film o serie TV agiscono per ottimizzare i consumi di corrente e l’utilizzo dei mezzi di trasporto, per gestire la scelta dei materiali, i momenti di ristorazione e i rifiuti e comunicare la sostenibilità”. Fra i film italiani che hanno aderito al disciplinare di T-green Film vi è Sconnessi (2018) con Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis e Carolina Crescentini.

impatto ambientale del cinema
Credit: GreenFilm

L’impatto ambientale del cinema

In definitiva, anche serie TV e film che all’apparenza non hanno nulla a che vedere con l’ambiente possono contribuire alla salvaguardia del pianeta. Guardando lo sfarzo e il lusso che funge da padrone in The Crown, pochi forse immaginavano che dietro le quinte si fosse svolto un attento lavoro di ricerca per rendere il set sostenibile. È importante quindi che attori, registi e produttori usino la loro posizione di visibilità per influenzare e sensibilizzare il pubblico e i colleghi. Un numero crescente di fan potrebbe fare attenzione a questi dettagli e, allo stesso tempo, sempre più celebrità nel mondo del cinema potrebbero seguire l’esempio.

di Federica Bilancioni
Gen 9, 2021
Nata nel 1994 a Fano in una famiglia numerosa, si laurea in Storia all’Università di Bologna. Decide poi di iscriversi alla magistrale Global Cultures, corso innovativo nato con l’intento di creare una generazione critica che sappia orientarsi nelle complesse dinamiche contemporanee. È grazie ad una materia specifica di questa magistrale che si appassiona alla tematica ambientale. Dal 2017 infatti, Federica fa ricerca sul cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Dopo l’Erasmus a Lund (Svezia), la sua vita si orienta ancora di più in questa direzione, organizzando conferenze e dibattiti sulle tematiche ecologiche. Nel 2019 si iscrive al Master di I livello Comparative Law Economics and Finance presso l’International University College di Torino e approfondisce i legami del cambiamento climatico con le strutture economiche e giuridiche. Negli anni universitari collabora con Limes Club Bologna e scrive articoli per limesonline e Affari Internazionali. Ora collabora con L’Ecopost per aumentare la copertura di stampa sulla crisi ecologica e diffondere buone pratiche per mitigarla.

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