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Gli assorbenti lavabili come soluzione "zero waste" L'EcoPost – Una guida alla sostenibilità

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Il decreto

Qualche giorno fa – la giornata del 15 settembre 2020 – è stata una data potenzialmente fondamentale per l’usufrutto energetico in Italia. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, ha firmato il decreto attuativo definendo con quale tariffa si incentivi l’autoconsumo collettivo. Nello stesso documento si promuovono anche le comunità energetiche da fonti rinnovabili, in modo da favorire una transizione energetica ed ecologica riguardante il sistema elettrico del nostro Paese. Esso è piuttosto impattante e la riconversione porterebbe benefici ambientali, economici e sociali per i cittadini,

Con questo atto, il MISE dà ufficialmente il via libera alle comunità energetiche e all’autoconsumo collettivo. Esse potranno impiegare anche i sistemi di accumulo. D’ora in avanti più soggetti potranno unirsi, omogenei od eterogenei che siano: enti pubblici, PMI, normali cittadini… Lo scopo è quello di creare comunità energetiche le quali condividano tra loro l’energia prodotta al loro interno. Questo modo di sfruttamento energetico si definisce, appunto, autoconsumo collettivo. L’energia non appartiene ad un soggetto ma alla sua comunità. Ogni membro della stessa ne può beneficiare.

I principali benefici della misura saranno quelli della massima resa ed efficienza energetica. Tramite l’autoconsumo eviteremo perdite di rete, evitando di incappare nello stress energetico cui la stessa rete è sottoposta durante i momenti di massimo utilizzo. Sarà anche un modo di incentivare la filiera italiana di stoccaggi e il demand – response energetico; servizi e prodotti in cui si contano numerose aziende italiane leader. I costi si abbasseranno per ogni attore coinvolto: singolo aderente, comunità e sistema Italia, poiché il costo dell’energia sarà strutturalmente ridotto.

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Foto: database Pixabay

Tariffe vantaggiose

Ogni comunità energetica creata potrà godere di un incentivo compatibile con il superbonus del 110% per i primi 20 kW di impianto e una detrazione pari al 50% per sistemi fino a 200 kW. La tariffa per l’energia autoconsumata si attesta attorno ai 100 € per MegaWatt/ora sulle configurazioni di autoconsumo collettivo e 110 €/ MWh per le comunità energetiche rinnovabili. C’è poi un altro considerevole vantaggio. La burocrazia connessa ad ogni comunità energetica è davvero bassissima. Non esistono bandi, né liste, né aste; questa attività non è ritenuta commerciale, speculativa o finanziaria ma soltanto improntata al risparmio. Le bollette saranno tagliate a privati e imprese. Lo scambio energetico è stato definito da Gianni Girotto (Movimento 5 Stelle), il promotore dell’iniziativa legislativa presentata e Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, come una vera e propria rivoluzione” e il “risultato di un grande lavoro di partecipazione e condivisione.”

Sono quasi 30 anni che in Italia si parla di autoconsumo e comunità energetiche, fin dalla legge 10/91, la quale sollecitava già in tempi meno sospetti la necessità di generazione distribuita dell’energia, in particolare quella elettrica. In occasione della più recente liberalizzazione del mercato dell’energia si è cominciato a pensare ad una applicazione della condivisione di energia tra le comunità presenti sul territorio ma non strutturate. Condomini, centri commerciali con più attività e operatori, attività con partecipazione di enti locali; tutti questi attori non erano tenuti in considerazione dalla legge abbastanza primitiva, in termini di innovazione energetica, del 1991.

Gianni Girotto espone i vantaggi dell’autoconsumo delle comunità energetiche in una intervista rilasciata ad Askanews

Quali possibilità apre l’autoconsumo

Il piano energetico che punta forte su autoconsumo e comunità energetiche è un intervento che rientra nella Direttiva Europea 2018/2021, la quale si impegna ad incentivare produzione e condivisione di energia pulita e rinnovabile, producendo ricadute che non riguardino solo aspetti economici, bensì anche sociali e, soprattutto, ambientali. Come sappiamo, infatti, l’UE si è impegnata a raggiungere obiettivi importanti entro il 2050, per tutelare e custodire meglio il nostro Pianeta, severamente minacciato dall’azione poco rispettosa dell’uomo.

Il quadro normativo che autorizza e incentiva la creazione di comunità energetiche finalizzate all’autoconsumo apre interessanti possibilità. Dal momento che si potrà scegliere di vendere l’energia prodotta ma non utilizzata, sarà possibile massimizzare l’istallazione di pannelli fotovoltaici negli spazi condominiali, in quanto essi non saranno più onere di un unico privato ma dell’intero condominio. Così facendo, si ridurrà la necessità di riconvertire campi agricoli a sede di centrali fotovoltaiche; operazione che porta a un considerevole consumo di suolo.

L’autoconsumo, poi, finirà per educare le comunità al mutuo servizio. Lo spiego con un esempio: nel caso di un edificio a utilizzo misto residenziale/produttivo, le attività sfrutteranno durante la settimana l’energia prodotta ma non utilizzata dai privati, perché fuori casa durante la giornata; mentre nel fine settimana saranno i cittadini a fare uso di quanto stoccato durante i cicli produttivi aziendali. Gli italiani diverranno prosumer, ovvero non soltanto cittadini che consumano, passivamente, il prodotto energia, bensì attivi partecipanti nella sua produzione, grazie ai loro impianti condominiali. Non si può trascurare, inoltre, l’importanza di produrre e consumare nello stesso luogo l’energia necessaria. In tal modo, si azzera ogni eventuale costo di trasporto, gestione e distribuzione.

Un luminoso futuro?

Ad oggi, tutto quel di cui si è scritto è in fase embrionale. Gran parte degli aspetti positivi, a livello economico, ambientale e sociale, del ricorso all’autoconsumo delle comunità energetiche sarà compreso appieno soltanto dopo che si saranno completate le istallazioni. Sarà infatti necessario eseguire test di sforzo, consumo e produzioni all’interno delle comunità prima di poter parlare di numeri concreti. Non abbiamo ancora neppure avuto modo di leggere e studiare le regole operative e di installazione che sottostanno ad una comunità energetica. È però sotto gli occhi di chiunque segua da vicino il settore l’entusiasmo profuso da tecnici, progettisti e installatori per questo cambiamento imminente che potrebbe anche rivoluzionare il concetto di energia come noi lo intendiamo oggi. Naturalmente, tutte le categorie ora citate hanno anche importanti interessi economici legati all’indotto del rinnovabile.

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Elaborazione di Unionearchitetti.it

Questo punto non va sottovalutato. L’EcoPost è una testata web che si occupa di sostenibilità e tutela ambientale, dunque quotidianamente porta all’attenzione di chi gentilmente ci legge tutte le principali problematiche – e le loro relative soluzioni quando ve ne sono – legate alla scottante questione climatica. Non vediamo però solo l’aspetto onirico della medaglia, non commettiamo l’errore di sottovalutare i contro, oltre ai numerosi pro del rinnovabile. Anche nelle notti di luna piena, il nostro satellite conserva una faccia scura e invisibile all’occhio.

Naturalmente, questi rischi non sono legati agli impianti rinnovabili di per sé, ma alle persone che costituiscono le aziende del settore. Come c’insegna la saggezza popolare, l’occasione fa l’uomo ladro, da che mondo è mondo.

Autoconsumo, bisognerà ridurre gli oneri di sistema

Quello che non ci viene mai detto da chi si occupa di energie rinnovabili – probabilmente perché troppo preso nel dar forza alle sue argomentazioni per far vedere l’intero quadro all’interlocutore meno ferrato – è che l’indotto dietro alla produzione di energia pulita ha costi di sistema elevati. Le stime di quanto costerebbe al contribuente la sovrastruttura delle comunità energetiche sono in conflitto, consideriamo però che ad oggi spendiamo per la rete nazionale già circa 12 miliardi di euro ogni anno. Quando consultate la vostra bolletta della luce, come si suol dire, trovate sempre una voce oneri di sistema – i quali vanno esplicitati per legge -incidente per una percentuale non troppo alta dell’ammontare dell’importo che dobbiamo pagare.

Consideriamo però le decine di milioni di consumatori nel nostro Paese e ci accorgeremo che non parliamo di noccioline. I cosiddetti conti energia sono delle convenzioni tra il governo e le aziende produttrici che stabiliscono a quanto debbano ammontare questi oneri. Gli ultimi accordi risalgono al 2014 e sono state rinnovati dall’ex premier Matteo Renzi, forse il peggior Primo Ministro della storia repubblicana per quanto concerne la tematica ambientale, fino al 2039. Sostanzialmente, la lobby dei produttori di energia, si è garantita il suo guadagno – indipendentemente da quale sia la strada che l’Italia intraprenderà nei prossimi due decenni per disporre dell’energia che le occorre.

Una sgradevole coesistenza

Oltre a ridurre gli oneri di sistema, o comunque a regolamentarli in maniera più trasparente, bisognerà inseguire una vera alternativa green. L’autoconsumo nelle comunità energetiche, non la garantisce ancora. Infatti, per evitare che gli oltre 600mila impianti rinnovabili i quali, da previsione, verranno istallati nel nostro Paese, finiscano per sbilanciare la rete – ad oggi il fotovoltaico è allacciato alle rete elettrica nazionale – occorrerà mantenerla costante, evitando cali di flusso o interruzioni capaci di dar luogo a blackout, con 49 GW di energia sempre disponibile.

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Foto: database Pixabay

Questo risultato sarà ottenuto tramite impianti convenzionali a gas in grado di produrre una quantità di energia così elevata. Per chi non riuscisse a dare un valore a 49 GW, gli basti pensare che corrispondono al 60% della potenza nazionale istallata. Attenzione dunque a riempirci la bocca di parole come rivoluzione o nuova era. L’autoconsumo e le comunità energetiche sono un piccolo passo, nella direzione giusta, la strada però resta lunga.

Un buon inizio

Da qualche parte bisogna pur cominciare. In fin dei conti, non possiamo attenderci da un giorno all’altro un balzo ad una produzione energetica totalmente pulita. Una fase di transizione tra un sistema e l’altro va messa in conto. Dobbiamo essere pronti ad accettarla, pur mantenendo la consapevolezza di tutti quegli aspetti che ho voluto mettere in luce poc’anzi. La riconversione energetica italiana ci riguarda tutti. Ora che il decreto è stato approvato, dobbiamo attendere la sua effettiva messa in pratica. A quel punto saremmo chiamati in causa noi.

Quel che possiamo fare noi è attivarci per ottenere quante più informazioni possibili relativamente all’autoconsumo e alle comunità energetiche, dopodiché valutare sul lungo periodo i cambiamenti che tale sistema potrebbe portare nel quotidiano utilizzo che facciamo dell’energia. E poi perché no, magari essere tra i primi ad entrare a farne parte, di una di queste comunità. Potrebbe veramente essere una nuova alba.

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