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Lotta ai cambiamenti climatici: l’Italia si chiama fuori

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Il 9 maggio a Sibiu, in Romania, si è tenuta una riunione a cui hanno partecipato i rappresentanti di 27 paesi facenti parte dell’Unione Europea. Per l’Italia ha presenziato il premier Giuseppe Conte. Lo scopo di questo incontro era quello di discutere sul futuro comune post Brexit. Tuttavia, dopo che ogni decisione finale sul tema è stata prorogata al mese di Ottobre, alcuni Stati membri hanno colto l’occasione per presentare al consiglio un paper che sottolineasse l’importanza di iniziare a prendere serie contromisure contro i cambiamenti climatici.

Gli 8 paesi firmatari di questo documento, che è stato pubblicato e analizzato dall’Independent, sono Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia. Germania, Polonia e, purtroppo per noi, Italia hanno invece deciso di non sottoscrivere questa richiesta. Un’ulteriore occasione persa da parte del Governo italiano per dimostrare di essere in grado di prendere scelte coscienziose e non volte solamente a scopi propagandistici.

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Cosa chiedono gli 8 Stati firmatari

Il modo migliore per riassumere il contenuto del documento, intitolato “Non paper on Climate for the Future of Europe”, è racchiuso nello slogan ambientalista “agire ora”. Scendendo più nel dettaglio la richiesta fatta dagli 8 paesi sopra elencati è quella di azzerare le emissioni di gas serra dei paesi membri “al più tardi” entro il 2050. Se infatti, in precedenza, tutti gli accordi sul clima prevedevano di farlo “entro” il 2050, questa volta sono state invece utilizzate per la prima volta le parole “at latest”. Un cambiamento tanto piccolo quanto significativo che sta a sottolineare la grande ambizione dei paesi firmatari in merito ai temi legati al cambiamento climatico.

Ecco una parte del testo del documento: “Sarà cruciale reindirizzare i flussi finanziari verso l’azione climatica. Il budget europeo, attualmente in negoziazione, sarà uno strumento fondamentale in questo senso. Almeno il 25% delle spese dovranno essere indirizzate verso progetti che vogliono combattere il cambiamento climatico. Il budget non dovrà in alcun modo finanziare ogni qualsivoglia politica che vada contro questo obiettivo.”

Un’occasione persa dall’Italia per schierarsi sul tema dei cambiamenti climatici

Che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ed il suo partito non prendano in considerazione uno dei problemi che più minaccia la vera sicurezza delle future generazioni non è una novità. Già nel momento in cui il Parlamento Europeo ha dovuto esprimersi sull’accettazione dei target inseriti nel Paris Agreement, tutti gli esponenti della Lega avevano votato contro questo provvedimento. Tuttavia tra le principali battaglie del Movimento 5 Stelle, prima di iniziare a governare, c’era proprio quella dell’ambiente. Propositi che, alla luce di quanto visto dall’inizio di questo governo, sono rimasti solo parole.

In un mese in cui il comune di Acri, l’Irlanda ed il Regno Unito hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica, l’Italia mette in cascina un’altra pessima figura a livello internazionale. Il treno per la transizione ecologica sta per partire. I movimenti ecologisti, su tutti Extinction Rebellion e Fridays For Future, si stanno espandendo giorno dopo giorno. I democratici negli USA inneggiano ad un Green New Deal. La Nuova Zelanda ha approvato un documento per azzerare le proprie emissioni di CO2 il prima possibile. E molti paesi dell’UE stanno spingendo per accelerare il cambiamento verso un’economia a basso impatto ambientale.

Il governo gialloverde è invece colpevole di un silenzio assordante sul tema. Ignorare l’argomento non farà sparire nè il problema, né tanto meno l’evidenza scientifica che sta guidando le scelte di governi più coscienziosi. Risulta utile inoltre ricordare che l’Italia è uno dei paesi che subirà maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici. Mettere la testa sotto la sabbia è dunque un atteggiamento imperdonabile, soprattutto per chi dovrebbe avere come priorità assoluta quella di fare il bene del proprio paese. Se non vogliamo rimanere indietro, per l’ennesima volta, occorre darsi una mossa.

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di Luigi Cazzola
Mag 16, 2019
Nato nel 1991 a Fano, laureato in Lingue e Comunicazione. Marketer di professione e diverse esperienze all’estero alle spalle. Da ormai qualche anno ambientalista convinto, a Settembre 2018 arriva la svolta che stava aspettando. Viene selezionato per il “Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti”, dove può finalmente approfondire tematiche relative tanto al giornalismo quanto all’ambiente. Fermamente convinto che la lotta al cambiamento climatico sia la più importante battaglia della sua generazione, decide di mettere le competenze acquisite al servizio di tutti per accrescere la consapevolezza legata a questo tema e fornire consigli pratici per orientare le scelte dei singoli verso un approccio più green grazie ad un consumo più critico e consapevole. Per L’Ecopost si occupa di redazione di contenuti, sviluppo Front-End e comunicazione sui Social Media.

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