Come spesso accade, le giornate mondiali a tema ambientale istituite, non sono motivo di celebrazione, ma di indignazione e sensibilizzazione. Questo è il caso anche con la Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori, istituita nel 2006 per sensibilizzare noi tutti sull’importanza della loro salvaguardia. Quest’anno il focus non poteva che ricadere sulla plastica, pericolo numero uno dell’ambiente. La campagna lanciata unitamente da CMS, AEWA e EFTA è stata intitolata “Protect Birds: Be the Solution to Plastic Pollution!“, con il chiaro intento di coinvolgere i cittadini di tutto il globo a contribuire alla tutela dei migratori alati.
Gli effetti della plastica
La pagina ufficiale dell’iniziativa per il WMBD (World Migratory Bird Day) informa su quelli che sono i pericoli che la plastica rappresenta per queste specie e le terribili conseguenze che ne derivano. Gli uccelli migratori, così come tanti altri animali selvatici, pagano un caro prezzo per l’irresponsabile utilizzo e smaltimento dei prodotti di plastica, specialmente monouso. Pulcini e adulti perdono la vita a causa dell’ingestione di pezzi di plastica, o finendo intrappolati in anelli e reti, morendo spesso per soffocamento.
Ingestione
La ricerca di cibo porta gli uccelli marini all’ingestione involontaria e inconsapevole di plastica. I prodotti di plastica galleggianti, spesso ricoperti di alghe, vengono spesso scambiati per una preda. La plastica ingerita viene poi passata ai più piccoli durante il loro nutrimento. Creature dagli organi ancora non del tutto sviluppati e proprio per questo più vulnerabili. Le particelle di plastica, quando non abbastanza grandi da causare lesioni interne e portare quindi una morte pressoché immediata, conducono alla morte per fame. Infatti questo materiale, quando ingerito, rimane nello stomaco in quanto non digeribile, dando l’impressione di sazietà, anche quando lo stomaco è praticamente vuoto. Altra minaccia è la tossicità delle sostanze chimiche di cui la plastica è composta.
Imbrigliamento e intrappolamento
I rifiuti di plastica presenti nei terreni acquitrinosi, con particolare menzione per l’attrezzatura da pesca abbandonata, rappresentano un elemento fortemente pericoloso. Gli uccelli rimangono impigliati. Questo causa ferite, con rischio di infezione, e l’intrappolamento. In questo secondo scenario gli uccelli, dopo aver tentato strenuamente per liberarsi, finisco spesso per affogare o per essere preda di altri animali.
1.000.000 di uccelli marini uccisi dalla plastica ogni anno
1 milioni di uccelli morti è un numero spaventoso (e in crescita), soprattutto se si pensa che si tratta di morti spesso piene di sofferenza e provocate da prodotti artificiali, fatti di un materiale per il quale non c’è spazio in natura. Di questo passo, nel 2050 la pressoché totalità degli uccelli marini ingerirà plastica. Attualmente si stima che il 90% abbia particelle di plastica nel proprio intestino.
Non è facile fare qualcosa di concreto per questi incredibili animali capaci di volare dai 20 ai 1000km al giorno per continuare a dare un futuro alla propria specie. Si può sempre partire dal proprio piccolo, informando amici e parenti con il passaparola, riducendo l’utilizzo di materiali di plastica, o immolare qualche ora (da soli o nell’ambito di attività di gruppo come ce ne sono molte organizzate su tutto il territorio) per la pulizia dei rifiuti di plastica da zone dal valore ambientale. L’Italia rappresenta infatti un’area di primaria importanza negli spostamenti migratori dei volatili, vista la sua posizione geografica a metà della rotta Mediterranea e Atlantica.

