Treno Maya, la ferrovia che minaccia la giungla

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MESSICO – Il megaprogetto Treno Maya (Tren Maya in spagnolo) è motivo di vanto per il presidente di sinistra Andrés Manuel López Obrador. Eppure, quello che è iniziato come uno dei più grandi progetti di turismo sostenibile dell’attuale presidente, diventerà l’investimento più dannoso per l’ecosistema.

Si tratta della costruzione di una linea ferroviaria di circa 950 km che collegherà i cinque stati sud-orientali del Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatán e Quintana Roo in un circuito turistico. L’obiettivo è quello di portare i turisti che si riversano su Cancún, Tulum e altre città costiere con le loro ricchezze all’interno della penisola dello Yucatán – che contiene alcuni degli stati più poveri del paese.

 Le rotaie dunque, promuoverebbero lo sviluppo socio-economico del sud e del sud-est del paese come anche la storia e la cultura degli indigeni ai turisti.

Con lo scoppio della pandemia COVID-19, il presidente ha colto la palla al balzo per sottolineare  l’importanza del progetto che, a suo dire, darà forte impulso all’industria del turismo in difficoltà e accelererà la ripresa del Messico dalla crisi economica.

Tuttavia, dietro queste luminose aspettative si nasconde una realtà molto pericolosa: l’impatto ambientale del treno maya è infatti disastroso.

Il Treno Maya è ”un atto di guerra” per le comunità indigene

Gli attivisti e molte comunità indigene avvertono che il treno devasterà l’ecosistema del Messico meridionale.

Anche secondo El Universal, “il progetto viene portato avanti senza considerare gli impatti ambientali che può causare”. La deforestazione è tra i motivi di maggiore preoccupazione.

Il treno attraverserà una delle foreste pluviali più importanti delle Americhe, dopo l’Amazzonia: la riserva della biosfera di Calakmul della giungla Maya. Calakmul è l’unica giungla a fusto alto di tutta la penisola dello Yucatan. Costituita da quasi 3.000 miglia quadrate di giungla è un punto focale per la biodiversità ed ospita un gioiello archeologico: l’antica città Maya di Calakmul.

Il Treno Maya deforesterà la giungla

In un rapporto presentato dal Fondo Nazionale per la Promozione del Turismo (Fonatur) emerge che il 24% dell’area interessata dalla costruzione della ferrovia fa parte proprio della giungla maya. In quest’area, più di 10.000 alberi saranno tagliati per fare spazio alle rotaie.

La deforestazione su larga scala ha già interessato quest’area, oltre che tutto il paese. Secondo uno studio del 2017 del “Center for Social Studies and Public Opinion”, circa il 90-95 per cento del Paese è già stato deforestato, collocando il Messico accanto ad Haiti ed El Salvador come uno dei Paesi con la più grande perdita di alberi al mondo.

In particolare, negli ultimi 20 anni, le foreste tropicali della penisola dello Yucatán, le foreste tropicali sono state rase al suolo per fare spazio agli allevamenti industriali di maiali e ai campi di soia e di palma da olio, secondo Greenpeace Messico.

Oltre al treno passeggeri, il governo prevede di utilizzare i binari per il trasporto di merci. Il timore è che la ferrovia incentivi una maggiore produzione di merci – soprattutto olio di palma e soia. Questi prodotti derivano, come già sottolineato, da pratiche agricole insostenibili che già provocano la deforestazione della zona.

La ferrovia minaccia anche la flora della giungla. Lo Yucatán è un habitat molto importante per il giaguaro ed ospita cinque specie in via d’estinzione.

Infine, nella valutazione di impatto ambientale (MIA) viene riportato che il treno è alimentato a gasolio, uno dei combustibili fossili più dannosi per l’ambiente.

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Un’altra Cancùn?

 Inoltre, il turismo di massa aggreverà gli impatti del cambiamento climatico come già successo nelle località di Cancùn e Tulum.

Dal 2011 al 2012 il numero di turisti a Cancùn è aumentato del 16,9% e ha continuato a crescere tra il 2% e il 5% annuo da allora fino al 2017.

Uno dei tanti esempi degli effetti dell’overturism in quest’area è la morte del 30% del corallo in un parco della barriera corallina di Quintana Roo avvenuta in poco più di quattro mesi a causa del riscaldamento delle acque.

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Il treno maya è un esempio dei megaprogetti che, insieme alla costruzione di beni immobili, stanno trasformando la penisola dello Yucatán e sono problematici. E’ quello che afferma Casandra Reyes García, biologa del Centro di Ricerca Scientifica dello Yucatán e coautore dello studio “Mayan Train”: Perché i biologi sono così preoccupati?”, Essi  includono anche progetti destinati alla transizione energetica verso l’energia eolica e solare.

Il Treno Maya come emblema di sviluppo insostenibile

Se fossero ben sviluppati, tutti questi progetti potrebbero davvero giovare alla popolazione. “Tuttavia, quello che stiamo vedendo è che questi progetti sono realizzati su aree che un tempo erano giungle: dunque richiedono la rimozione di uno strato di alberi e l’eliminazione di 10 centimetri di terreno”, ha sottolineato Reyes.

Un tempo considerato leader nell’azione per il clima tra i Paesi a basso e medio reddito, il Messico sta ora scommettendo su una serie di progetti infrastrutturali costosi dal punto di vista ambientale per dare impulso allo sviluppo e rilanciare l’economia. Quest’approccio è emblematico di una delle maggiori ideologie alla base della distruzione dell’ambiente: l’idea che lo sviluppo sia unilateralmente destinato alla crescita economica. Alla luce di ciò, ci si sente dunque giustificati a fare letteralmente terra bruciata tutt’intorno. Una tale prospettiva a breve termine che consideri ancora ambiente e sviluppo come due facce di una diversa medaglia è inconcepibile ed insostenibile.

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di Miriam Santoro
Gen 15, 2021
Nata nel 1998 in provincia di Frosinone, consegue la laurea in ”Comparative, European and International Legal Studies” presso l’Università di Trento a pieni voti. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale ”Law and Sustainable Development” con una specializzazione in diritto dell’ambiente presso l’Università Statale di Milano. Da sempre appassionata di scrittura, si avvicina al mondo del giornalismo grazie ad un tirocinio presso ”OBC Transeuropa” (un think tank che si occupa di sud-est Europa). Viene quindi selezionata per una campagna di sensibilizzazione promossa dall’UNDP, ”Young Environmental Journalist campaign -2020″ e frequenta il corso di giornalismo ambientale di inchiesta promosso dal ”Centro Documentazione Conflitti Ambientali” e dall’associazione ”A Sud”. Durante gli studi si appassiona alla tematica ambientale e diviene consapevole che la protezione dell’ambiente è l’ambito che più di tutti richiede il suo urgente, seppur piccolo, contributo. Crede nel diritto e nella corretta informazione, i suoi strumenti per poter fare la sua parte nella salvaguardia del pianeta e nello sviluppo di una società più sostenibile.

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