E’ in corso un disastro ambientale in Russia, l’ennesimo. La penisola di Kamchatka, nell’estremo oriente russo, è protagonista di un dramma ecosistemico di grande portata; nelle ultime due settimane enormi quantità di biomassa marina sono state rinvenute lungo alcune spiagge della penisola. Greenpeace, scienziati ed il comitato investigativo della Russia stanno cercando di fare chiarezza su quanto sta avvenendo.
A fine settembre i primi problemi
I primi a dare l’allarme sono stati i surfisti e gli abitanti del luogo, che dopo essere entrati in acqua hanno subito una perdita temporanea della vista. Il medico ha diagnosticato ai molti la bruciatura della cornea; inoltre le persone hanno avvertito un senso di debolezza, nausea e mal di gola. Raccontano che il sapore dell’acqua in quei giorni era insolito, non salato, ma amaro.
Ciò che ha sbigottito di più è stato il cambiamento nel colore dell’acqua dell’oceano ma, soprattutto, la comparsa di echinodermi bentonici ed altri animali marini morti. Studi iniziali su campioni di acque costiere indicano la presenza nel mare di un inquinante di consistenza simile all’olio industriale.
Foto e video che ritraevano il disastro ambientale in Russia hanno invaso le piattaforme sociali di tutto il mondo: cavalloni di schiuma giallastra, stelle marine, granchi, foche e polpi, ammassati sulla sabbia delle principali spiagge della penisola.
Greenpeace Russia è stata una delle prime a denunciare l’accaduto, inviando sul posto scienziati ed esperti per cercare di fare chiarezza attraverso azioni concrete. Gli scienziati hanno prelevato campioni di sabbia, di acqua alla foce dei fiumi e in mare aperto, oltre che dalle carcasse rinvenute.
Attualmente è in corso un’indagine penale, avviata ai sensi della parte 2 dell’art. 247, parte 2 dell’art. 252 del codice penale della Federazione Russa (violazione delle norme per la circolazione di sostanze e rifiuti pericolosi per l’ambiente; inquinamento dell’ambiente marino).
Le varie ipotesi del disastro ambientale
Si ritiene che le creature marine rinvenute sulle spiagge siano state vittime di una fuoriuscita di sostanze tossiche nell’Oceano Pacifico, ma la causa ufficiale del disastro ambientale in Russia non è stata ancora stabilita.
Alcuni esperti hanno suggerito che carburante per missili altamente tossico potrebbe essere fuoriuscito in mare. Il primo sito di test, Radygino, dista circa 10 km dall’oceano ed è stato utilizzato per alcune esercitazioni nel mese di agosto.
Vladimir Burkanov, un biologo specializzato in foche, in un commento pubblicato dal quotidiano Novaya Gazeta, ha suggerito che i vecchi depositi di carburante per missili conservati a Radygino potrebbero essersi arrugginiti e il carburante colato nel terreno, per poi finire in mare.
Il biologo Vladimir Rakov, capo del laboratorio di ecotossicologia marina dell’Istituto oceanologico del Pacifico (sezione dell’Estremo Oriente dell’Accademia delle scienze russa), in un’intervista afferma che la morte degli animali marini non è causata dalla fioritura di microalghe tossiche:
“La fioritura di microalghe tossiche nelle acque fredde della Kamchatka è estremamente rara. Inoltre, solo alcune specie marine sarebbero morte. Probabilmente qui c’è un veleno più forte “.
Una caratteristica distintiva di ciò che sta accadendo ora è la massiccia morte di animali bentonici (cioè dei fondali); mentre la superficie dell’oceano sembra essere in discrete condizioni. Non vi è la presenza di carcasse di grandi mammiferi marini e gli stock ittici sembrano stabili. Animali lenti come stelle marine e ricci non hanno avuto la possibilità di spostarsi tempestivamente.
Il sito di Kozelskyè, utilizzato per seppellire sostanze tossiche e pesticidi ormai da quarant’anni; è situato alle pendici di un vulcano, collegato a sua volta con un sistema di laghi e paludi, non lontano dall’Oceano. Greenpeace ha diffuso immagini satellitari che mostrano come la fonte di inquinamento potrebbe presumibilmente essere riconducibile al fiume Nalycheva. Sulla riva di quest’ultimo infatti c’è una discarica di pesticidi di cui si hanno pochissime informazioni.
Greenpeace sul posto per fare chiarezza
Greenpeace parla di disastro ambientale in Russia.
Il 4 ottobre, il team russo di Greenpeace è andato in spedizione in Kamchatka per registrare l’inquinamento dell’area costiera di Khalaktyrsky e delle baie vicine. Al momento, gli attivisti sono riusciti a ispezionare le baie a sud di Petropavlovsk-Kamchatsky, tra cui Vilyuchinskaya, Salvation, Bezymyannaya e altre.
Greenpeace ha registrato l’inquinamento in diversi punti, uno dei quali si sta spostando a sud della penisola di Kamchatka, verso il South Kamchatka Wildlife Refuge, patrimonio mondiale dell’UNESCO “Vulcani della Kamchatka”.
Dopo un controllo preliminare, le autorità locali hanno riferito che i campioni di acqua sono risultati 4 volte superiori per i prodotti petroliferi e 2,5 volte per il fenolo. In relazione al grave inquinamento, sono già stati avviati diversi procedimenti penali.
Greenpeace ha ricevuto e analizzato immagini satellitari nell’area della spiaggia di Khalaktyrsky e delle baie adiacenti. Da ciò sono riusciti a capire le tempistiche dell’inquinamento: dal 1 al 3 settembre, l’area sembrava normale. La foto dell’8 settembre mostra che si sono formate strisce fangose vicino al punto in cui il fiume Nalycheva sfocia nella baia. Probabilmente, come conseguenza dello spostamento del suolo dopo forti piogge. Inoltre, potrebbero essere fuoriuscite sostanze pericolose dal fiume; è in questi giorni che i surfisti hanno i primi segni di avvelenamento.
Il 30 settembre e il 1 ottobre le macchie sono chiaramente visibili nell’acqua, è più torbida. Il 2 ottobre, un numero enorme di carcasse viene trovato sulla riva. Il 5 ottobre, Greenpeace è già sul posto, registrando una grande quantità di schiuma nell’acqua.
Testimonianze
“Abbiamo prelevato campioni, cercato animali morti ed eseguito immersioni di rilevamento del benthos. I nostri risultati hanno mostrato che la condizione dei mammiferi marini e degli uccelli è normale. Tuttavia, durante le immersioni, abbiamo scoperto che a profondità comprese tra 10 e 15 metri c’è una massiccia morte di benthos: il 95% è deceduto. Alcuni grossi pesci, gamberetti e granchi sono sopravvissuti, ma in numero molto ridotto “
“Dopo l’immersione, posso confermare che c’è un disastro ambientale. L’ecosistema è stato minato in modo significativo e ciò avrà conseguenze piuttosto a lungo termine, poiché tutto in natura è interconnesso.”
Il fotografo subacqueo Alexander Korobok, che ha preso parte alla spedizione, ha riferito che durante le immersioni a Salvation Bay, ha avuto un’ustione mucosa.
“I migliori scienziati sono venuti in Kamchatka. Pertanto, al fine di stabilire la fonte di ciò che sta accadendo, è importante continuare la ricerca. Ed è importante per noi stabilire la ragione tecnologica o biologica di ciò che sta accadendo. Attualmente vediamo le conseguenze, ma non capiamo ancora la causa”
ha detto Vladimir Solodov .
Conseguenze drammatiche
La portata del disastro non farà che aumentare, poiché anche quelle specie di animali che si nutrono di benthos moriranno: l’approvvigionamento alimentare è stato distrutto.
In tutti i luoghi visitati dalla spedizione sono stati prelevati campioni, che saranno trasferiti per la ricerca nei laboratori di Vladivostok e Mosca.
La costa della baia di Vilyuchinskaya è il territorio dei vulcani della Kamchatka, patrimonio dell’umanità. È su questo sito che nidificano uccelli rari, in particolare l’aquila di mare di Steller, elencata nei libri rossi internazionali e russi. L’aquila vive solo lì: sulla costa del Mare di Okhotsk, lungo le rive delle penisole di Kamchatka e Chukotka.
Fino al 40% della popolazione di aquile che vive nel parco naturale nidifica nella baia di Vilyuchinskaya.
Leggi anche il nostro articolo: “In Africa si sta progettando l’oleodotto più lungo del mondo”
Questi uccelli si nutrono principalmente di pesci di grandi dimensioni, quindi l’inquinamento dell’oceano può portarli alla morte o ad abbandonare i nidi.



