Scarpe di plastica riciclata, l’iniziativa di Adidas per l’ambiente

Si possono spendere 150 euro per della plastica usata? Se è per una buona causa e per delle buone scarpe, noi risponderemmo di sì. Dal 2015 Adidas, uno dei marchi sportivi più famosi del mondo, ha deciso che fosse arrivato il momento di fare la propria parte per la salvaguardia l’ambiente. L’azienda si è infatti unita all’organizzazione ambientalista Parley for the Oceans nel progetto Parley A.I.R. Strategy. Il progetto consiste nel trasformare i rifiuti plastici trovati negli oceani in filamenti, che a loro volta possono essere intessuti e diventare indumenti o, come nel caso di Adidas, delle scarpe.

Tre obiettivi

Gli obiettivi di Parley e Adidas sono principalmente tre. Prima di tutto quello di evitare la produzione di nuova plastica vergine. In secondo luogo, bloccare la plastica prima che arrivi nel mare, intercettandola sulle spiagge e nelle comunità costiere. Infine, guardando al futuro, Adidas e Parley si stanno impegnando per produrre nuovi materiali per nuovi prodotti. Le suole delle scarpe Adidas Parley, per esempio, sono state realizzate con gomma riciclata e rifilata. In più della linea Parley ora si possono trovare anche altri indumenti come costumi da bagno, magliette e pantaloncini sportivi.

Un brand (quasi) sostenibile

Adidas è un brand che, oltre all’impegno per ridurre la produzione di materiali plastici, presta attenzione anche ad altri aspetti della sostenibilità. Per esempio, ha dichiarato pubblicamente di voler ridurre le emissioni di gas serra del 15% entro il 2020. Adidas è anche membro fondatore della Better Cotton Initiative, una organizzazione non governativa che mira a trasformare tutto il cotone coltivato nel mondo in un prodotto sostenibile, sia per l’ambiente sia per le persone che lo lavorano. Adidas è anche membro della Sustainable Apparel Coalition, un’alleanza che promuove la produzione sostenibile nei settori dell’abbigliamento, delle calzature e dell’industria tessile. Per farlo SAC ha sviluppato l’indice di Higg, una misurazione che indica quanto è sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello dei diritti umani, una data filiera. Infine, Adidas è parzialmente certificata da Bluesign, un’azienda che si occupa di certificare i prodotti sostenibili.

Adidas infatti si impegna a informarsi riguardo al luogo dove operano i suoi fornitori e, se sono luoghi in cui vi è scarsità di acqua, implementa iniziative di risparmio idrico in tali strutture. Per quanto riguarda gli animali, Adidas non utilizza pellicce o pelli di animali esotici e protetti. Come si  legge sul sito Good on you, che si occupa di classificare i brand di moda a seconda del loro livello di sostenibilità, tutto questo “è un inizio”, anche se vi è ancora un ampio margine di miglioramento. Per ora, preferire le Adidas Parley a quelle classiche, può essere un modo per incentivare l’azienda a continuare per questa strada.

Qui potete leggere anche l’articolo sulla fast fashion

Ridurre la plastica nell’igiene personale. Ecco come fare

L’igiene personale è importante tanto quanto ridurre il consumo di plastica. Unire le due cose, quindi, è una responsabilità che tutti dobbiamo assumerci, specialmente se pensiamo a quanti contenitori di plastica utilizziamo per la cura del nostro corpo. Ecco come ridurre la plastica nell’igiene personale senza compromettere la nostra preziosa routine:

No all’usa e getta

  • Non utilizzare i rasoi usa e getta. Investire in un rasoio permanente e riutilizzabile, con le lamette intercambiabili.
  • Sostituire gli assorbenti usa e getta con la coppetta mestruale. Comoda, utile e soprattutto riutilizzabile.
  • Prediligere il fai-da-te, soprattutto per le maschere viso che di solito sono usa e getta e confezionate nella plastica.

Occhio al materiale

  • Eliminare gli spazzolini di plastica e utilizzare quelli in legno o bamboo. In alternativa comprare gli spazzolini di plastica con la testina intercambiabile.
  • Non comprare prodotti cosmetici con microsfere esfolianti all’interno o dentifrici con microsfere. Spesso queste sono fatte di plastica, che finisce nelle tubature e poi negli oceani.
  • Per l’esfoliazione del viso e del corpo utilizzare prodotti “meccanici” come spazzole e spugne raschianti.

I cosmetici solidi

  • Per le mani e per la doccia usare le saponette e non più il sapone liquido. Dura molto di più e spesso sono imballate nella carta.
  • Utilizzare shampoo e balsamo solidi. Ebbene sì, è possibile eliminare del tutto i contenitori di plastica comprando questi prodotti che, al pari di una saponetta, si sciolgono a contatto con l’acqua, fanno schiuma e puliscono perfettamente i capelli.
  • Comprare dentifrici in polvere o comunque meno imballati di quelli tradizionali

Acqua e sapone

Ridurre al minimo i prodotti struccanti:

  • Usare l’acqua micellare contiene struccante, detergente e tonico in un solo prodotto.
  • Utilizzare gli oli vegetali (cocco o anche di oliva) per togliere al meglio il trucco occhi, anche con le mani. In questo modo si evita di comprare prodotti struccanti e utilizzare dischetti di cotone.
  • Utilizzare gli innovativi dischetti in microfibra i quali, imbevuti solamente di acqua, rimuovono alla perfezione il trucco del viso e degli occhi.

Nei supermercati asiatici foglie di banano al posto della plastica

Qualche giorno fa su Facebook sono comparse fotografie che sanno di aria fresca, specialmente nel Sud Est Asiatico, che combatte ogni giorno una lotta forse infinita contro la plastica. Nel supermercato Rimping di Chang Mai, nel nord della Thailandia, la verdura è imballata semplicemente con una foglia di banano.

Questa foglia, molto grande, spessa e quindi resistente, è perfetta per sostituire i materiali plastici. Inoltre, nel Sud Est Asiatico di banani se ne trovano in abbondanza e questo è un perfetto esempio sia di utilizzo dei prodotti locali, sia di sfruttamento intelligente e “anti-spreco” delle risorse naturali.

Una rapida diffusione

Poco tempo dopo che le foto in questione sono diventate virali, anche alcuni supermercati in Vietnam hanno seguito lo stesso esempio. A Ho Chi Minh City l’ esperimento è iniziato con i supermercati Saigon Co.op e Lotte Mart, quest’ultimo già sensibile al tema della plastica. Qui infatti sono vendute cannucce di carta e contenitori per il cibo fatti con gli scarti della canna da zucchero. Un rappresentante della catena ha affermato che imballare le verdure con le foglie di banano per ora è soltanto una prova, ma se funziona saranno felici di applicarla anche negli altri supermercati del Paese. Aggiunge inoltre che il banano potrebbe essere utilizzato per avvolgere anche altri prodotti come la carne.

A seguito di queste iniziative, anche la capitale del Vietnam nel nord del Paese non ha voluto essere da meno. Da lunedì scorso infatti la catena di supermercati Big C con sede ad Hanoi ha iniziato ad utilizzare le foglie di banano per imballare le verdure e sta pensando di estendere l’iniziativa anche nelle sedi al centro e al sud del Vietnam. Anche questo supermercato offre già la possibilità di acquistare sacchetti fatti con farina di mais e quindi totalmente biodegradabili.

Asia, la discarica degli USA

Queste iniziative sono importanti per una nazione come il Vietnam, che l’UNEP (United Nations Environment Programme) ha posizionato al quarto posto nel mondo per la quantità di rifiuti plastici gettati nel mare. In generale, il Vietnam butta ogni giorno 2500 tonnellate di plastica. Il, problema, però non è solo dell’Asia. Come riportato dal The Guardian, infatti, l’America ha sempre usato i Paesi in Via di Sviluppo come discarica. Gli USA inviano qui i propri rifiuti plastici sfruttando la debolezza e, in certi casi, la mancanza di regole per lo smaltimento dei rifiuti.

Con la Cina che ha recentemente imposto agli Stati Uniti il divieto di esportare i suoi rifiuti nel proprio Paese, ora sono i restanti paesi del Sud Est asiatico a doverli domare. Senza le istituzioni e le strumentazioni necessarie, però, la plastica viene facilmente riversata nei fiumi e nei mari.

Uno studio condotto da scienziati del Centro Helmholtz per la ricerca ambientale, ha rilevato che il 90% della plastica oceanica proviene da soli 10 fiumi, otto dei quali si trovano in Asia. Iniziative come quella delle foglie di banano quindi, anche se di primo acchito possono far sorridere, sono invece di estrema importanza.

Bottiglia di plastica: ecco la sua lunga vita

bottiglia di plastica

Una bottiglia di plastica, pensate un po’, nasce da risorse naturali come il legno, il carbone, il sale comune, il gas e il petrolio. Sì, anche quest’ultimo si trova naturalmente sul pianeta. Ma, oltre ad essere una risorsa non rinnovabile, il suo trasporto, la sua lavorazione e i suoi utilizzi (per esempio la benzina) sono la principale causa del riscaldamento globale. Purtroppo col tempo per produrre le bottiglie di plastica si è preferito usufruire soprattutto del petrolio, in quanto più economico.

Come nasce una bottiglia di plastica

La bottiglia, quindi, inizia il suo ciclo vitale dall’estrazione del petrolio, dalla sua chiusura nei barili e dal trasporto fino alle raffinerie, spesso a migliaia di chilometri di distanza. Il petrolio greggio è formato da lunghe catene di idrocarburi le quali, attraverso il cosiddetto cracking, si rompono. Si ottengono così molecole molto piccole, i monomeri, i quali poi si riuniscono grazie al calore, alla pressione e all’aggiunta di componenti chimici. Queste nuove catene si chiamano polimeri e formano una resina sintetica molto malleabile. Questa, sciolta e poi raffreddata, si inserisce nel “pallinatore”, uno strumento che crea, appunto, delle piccole sfere.

Le sfere di PET vengono nuovamente riscaldate (e quindi sciolte) e poste negli stampi a forma di tubo lungo e sottile. Il tubo di PET viene quindi trasferito in un secondo stampo, dove una sottile barra d’acciaio viene fatta scivolare all’interno, riempiendo il tubo con aria pressurizzata e dandogli così la forma perfetta della bottiglia che tutti conosciamo. Il tutto deve essere raffreddato velocemente, in modo che il composto mantenga la forma appena assunta. Uno dei modi per farlo è quello di far scorrere dell’acqua fredda attraverso dei tubi che circondano la macchina abbassandone, appunto, la temperatura. In alternativa viene anche usata dell’ aria fredda direttamente sulla bottiglia.

La (breve) vita

A questo punto la bottiglia è pronta per etichette, tappi e imballaggio, fatti ,ovviamente, con altra plastica. A questo punto viene trasportata verso bar e supermercati, dove entreremo noi, baldanzosi, a comprarla. Le bottiglie grandi le portiamo a casa e le beviamo nel giro di una giornata, al massimo due. Quelle piccole, invece, durano soltanto qualche ora prima di essere buttate via. E i numeri lo dimostrano: il consumo medio solo in Italia di acqua in bottiglia è di quasi 200 litri all’anno per persona, il che significa 12 miliardi di bottiglie all’anno. Senza contare gli altri tipi di bibite e bevande che, soprattutto in America, raggiungono numeri elevatissimi.

Va inoltre ricordato come le bottiglie di plastica siano più difficili da riutilizzare rispetto ad altri tipi di contenitori, in quanto, proprio a detta di chi le produce, queste “sono progettate per essere utilizzate una sola volta”.

La morte della bottiglia di plastica

Terminata la bottiglia (e talvolta anche quando non lo è) la gettiamo, se va bene, nel contenitore della plastica dove finiscono anche bottiglie di altri colori, flaconi di detersivo, vaschette, sacchetti e altri imballaggi. Nonostante siano tutti materiali plastici, richiedono sistemi di trattamento diversi e non possono essere riciclati tutti insieme. Oggi fortunatamente esistono macchinari che riconoscono i materiali e li dividono gli uni dagli altri, sempre supervisionati da alcuni operatori. Le bottiglie, quindi, vengono selezionate e raccolte insieme.

bottiglia di plastica

La rinascita della bottiglia di plastica

Queste subiscono un’ulteriore selezione per colore e una compressione per poter essere mandate nei centri di riciclaggio. Qui tagliano i fili metallici che legano le balle di PET, dividono nuovamente le bottiglie una per una e le fanno passare su un separatore di metalli che eliminerà le etichette contenenti alluminio. Dopodiché le bottiglie entrano in una macina che le sminuzza in piccoli pezzi. I cosiddetti “fiocchi” vanno poi nel separatore, dove i resti delle etichette sono aspirati verso l’alto grazie a dell’aria calda. I fiocchi di PET sono poi miscelati e riscaldati a temperature elevate così da sciogliersi e purificarsi. La miscela viene poi lavata con acqua potabile e asciugata.

Infine un laser misura la struttura del PET per espellere eventuali residui estranei. A questo punto il nuovo PET è pronto per il riciclo e diventare, per esempio, un’altra bottiglia. E’ anche importante aggiungere che la plastica non può essere riciclata all’infinito e che dopo qualche passaggio si degrada inesorabilmente. Va inoltre specificato che i rifiuti plastici del mondo sviluppato, vengono spesso spediti in dei mega container a Paesi dove le restrizioni ambientali sono molto più elastiche e, soprattutto, in cui grazie a qualche mazzetta sarà possibile usufruire di mega discariche a cielo aperto. Qui non sempre i rifiuti finiscono per essere riciclati. Anzi, può capitare, per qualsiasi motivo, che vengano dispersi nell’ambiente, con tutte le tragiche conseguenze del caso.

Se finisce nell’indifferenziata

Questo lungo processo, che ho semplificato moltissimo e a cui dovremmo pensare ogni volta che compriamo una bottiglietta, può non avvenire se quella bottiglia si getta nel contenitore dell’indifferenziata. il più comune nelle nostre città. Certo, vi sarà un controllo dei rifiuti per recuperare i materiali riciclabili. Ma è molto facile che qui la bottiglietta si contamini con altri materiali o rifiuti organici per cui il riciclo diventa impossibile. In questo caso finirà nell’inceneritore con altri rifiuti, generando emissioni e sostanze tossiche in alte quantità.

Se quella bottiglia, infine, si getta a terra e nessuno la raccoglie, rischia di finire in mare dove può rimanere intatta dai cento ai mille anni (di solito circa 450) provocando gravi danni alla flora e alla fauna del luogo. Ma questa è un’altra lunghissima triste storia, di cui parliamo nel nostro articolo sulle isole di plastica.

Alcuni consigli per evitare l’utilizzo della plastica

Una soluzione ormai molto diffusa è l’utilizzo delle borracce in alluminio. Queste, infatti, oltre ad essere un’alternativa riutilizzabile alla bottiglie usa e getta, sono anche in grado di mantenere la temperatura del liquido per un periodo variabile in base alla qualità del prodotto. Oggi è molto facile vedere persone utilizzarle, così come trovarne una da comprare a prezzi più che competitivi. Purtroppo però, questa viene utilizzata principalmente per il consumo di acqua, mentre tantissime altre bibite, come ad esempio quelle del marchio Coca Cola, responsabile della maggior parte dell’inquinamento da plastica del pianeta, vengono ancora comprate, e consumate, dentro la plastica. Un ulteriore consiglio è dunque quello di prediligere l’acquisto, anche di questi prodotti, nelle bottiglie di vetro.

Laddove non sia possibile, come può capitare quando si viaggia in paesi in cui l’utilizzo della plastica è all’ordine del giorno, può essere di aiuto fare attenzione alla sigla presente nell’etichetta o, nel caso in cui non ci fosse, al numero che possiamo trovare nella confezione. Quando infatti troviamo la dicitura “1” oppure “PET“, che letteralmente significa polietilene tereftalato, significa che la plastica di cui si compone l’imballaggio è di buona qualità, e può quindi essere riciclato nella sua interezza. Se invece troviamo un “2” o la sigla “PE -HD” (polietilene ad alta densità), vuol dire che la bottiglia può essere ugualmente riciclata, sebbene sia di livello più basso rispetto al PET. Se invece troviamo il “3”, che si riferisce alla sigla PVC (polivinil cloruro) il consiglio è quello di evitare l’acquisto del prodotto, in quanto non potrà essere riciclato. Altri numeri ed altre sigle vengono invece utilizzate per altri tipi di materiale, sempre composti principalmente da plastica, che però raramente vengono utilizzati nel settore alimentare.

Ridurre la plastica a tavola. Ecco come fare

A volte non facciamo attenzione a ridurre la plastica anche a tavola, poiché accecati dalla fame o dalla sete. Ecco alcuni accorgimenti che, invece, è necessario prendere in considerazione, anche all’ora di pranzo.

  • Consumare meno carne, e in generale prodotti animali. Al supermercato sono imballati con grandi quantità di plastica e durano molto meno rispetto, per esempio, ai legumi. Senza contare che la carne proviene da allevamenti intensivi, che causano gravi danni ambientali e alla nostra salute. Attenti in particolare a consumare eccessivamente carne rossa.
  • Evitare gli snack confezionati (barrette, biscotti, patatine). Oltre a essere avvolti nella plastica, spesso contengono moltissimi zuccheri, coloranti e conservanti dannosi per la salute. Meglio preferire la frutta fresca o secca acquistate al mercato o “alla spina”, quindi non confezionata.
  • Evitare in generale i prodotti confezionati o precotti come lasagne, polpette, paste pronte, ravioli. La plastica utilizzata è moltissima, oltre il fatto che contengono moltissimi condimenti, zucchero e conservanti che non servono e che possiamo tranquillamente evitare.
  • Non mangiare in piatti, bicchieri, posate di plastica. Per il pranzo al sacco possiamo portare le posate di metallo e lavarle una volta tornati a casa. Ormai in molti negozi per casalinghi si trovano anche contenitori rigidi per il cibo e bottiglie riutilizzabili. Se organizziamo una festa e dobbiamo per forza comprare le stoviglie usa e getta, preferire quelle biodegradabili.
Stoviglie biodegradabili
  • Evitare i fast food, nei quali si utilizzano grandi quantità di plastica usa e getta. Questo non significa che si debba andare al ristorante e spendere il doppio. Si possono infatti mangiare panini e piadine a pochi euro in un normalissimo bar, serviti su un tovagliolo o un piatto di ceramica.
  • Bere acqua e non bibite. Queste sono SEMPRE e comunque prima imbottigliate e poi vendute, mentre l’acqua scorre anche naturalmente e gratuitamente dal lavandino. Inoltre le bibite spesso contengono zuccheri e sono molto dannose per la salute. Se avete voglia di un succo, preferite una spremuta fatta al momento e non i succhi confezionati, anche se salutari.
  • Nei bar durante il pranzo non ordinare l’acqua nella bottiglietta di plastica. Bere quella della propria borraccia oppure chiedere un bicchiere d’acqua del rubinetto..
  • A casa non usare le bottiglie di plastica. Se nel vostro comune l’acqua è pulita, bevete quella del lavandino. Altrimenti si può investire in un depuratore. E poi diciamocelo, le bottiglie di plastica in mezzo al tavolo stanno proprio male. Meglio una brocca.
  • Mangiare il più possibile a casa. Si producono meno rifiuti plastici (che in qualunque ristorante abbondano) e spesso si mangia più sano, leggero ed economico. Qui un video con alcune ricette sane e veloci.
  • Quando ordinate un cocktail, chiedete di non mettervi la cannuccia. Quasi sempre sono fatte di plastica e quasi sempre finiscono nel sacco nero dell’indifferenziata. Siamo tutti perfettamente in grado di bere senza cannuccia oltre che di comunicare con il barman.

Ridurre la plastica durante lo shopping. Ecco come fare

Se pensate che per ridurre il consumo di plastica durante lo shopping dovreste ridurre anche lo shopping, non è così, anche se uno stile di vita più sobrio sarebbe la cosa migliore per tutti. Ecco alcuni consigli per fare acquisti in modo consapevole e plastic-free

  • Evitare, quando possibile, lo shopping online. Per gli imballaggi viene utilizzata moltissima plastica, oltre il fatto che si incentiva l’utilizzo dei mezzi di trasporto a motore e quindi l’inquinamento. Comprando meno on-line, inoltre, si compra meno in generale e, quindi, si risparmia.
  • A meno che non si abbia una grande passione per i film o per la musica, evitare di comprare CD e DVD. In internet vi sono ormai tutti i film e tutta la musica possibile on demand: pagando pochi euro si possono attivare abbonamenti su piattaforme online molto fornite come Netflix e Spotify. Si possono anche acquistare i singoli film e i singoli brani da vedere e ascoltare in streaming. O ancora è possibile prendere in prestito i DVD dalle biblioteche.
  • Per i bambini non comprate né molti né molto spesso giocattoli di plastica, bensì in legno. Oppure si possono organizzare degli scambi di giocattoli con altri bambini.
  • Nei negozi di vestiario controllare sempre le etichette dei capi ed evitare di acquistare quelli in poliestere. Oltre a essere un materiale plastico è anche di bassa qualità e durante il lavaggio rilascia moltissime microplastiche che andranno dritte nel mare. Preferire quindi le magliette in 100% cotone, meglio se biologico, o i maglioni 100% lana.
  • Per lo stesso motivo, quando possibile, comprare i vestiti in negozi che certifichino la sostenibilità dei tessuti utilizzati, come ad esempio la canapa. Spesso costano molto di più, ma sono anche di una qualità molto buona e quindi duraturi.
  • Nei negozi di vestiti non accettare i sacchetti che spesso sono di plastica. Portare con sé durante lo shopping sacchetti di stoffa che sono belli, alla moda e soprattutto riutilizzabili.
  • Comprare il meno possibile. Investire su prodotti di qualità e che durano nel tempo, non badando troppo alle mode del momento (no alla fast-fashion)
  • In generale scegliere oggetti e prodotti imballati il meno possibile e non usa e getta, almeno fino al 2021, quando entrerà in vigore la nuova legge europea che vieta la plastica monouso.
  • Regalare/regalarsi esperienze, non oggetti. Una cena, un massaggio professionale, una gita in montagna o al mare sono sempre molto ben accetti.

Leggi anche come ridurre la plastica al supermercatoe con il riciclo

Ridurre la plastica col riciclo. Ecco come fare

Ridurre la plastica col riciclo è il primo passo verso la sua eliminazione definitiva. Riciclando la plastica, infatti, si disincentiva la sua produzione ex-novo oltre il fatto che si riducono i rifiuti abbandonati nell’ambiente. Pensiamo solo che dagli anni ’50 abbiamo prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica e ne abbiamo già buttate 6,3 miliardi. Di questi solo il 9% è stato riciclato.

Riciclo dei sacchetti di plastica e altri trucchi

Riciclare tutti i sacchetti di plastica che possediamo. Un buon modo è quello di utilizzarli per raccogliere i bisogni del nostro animale da compagnia, oppure per fare shopping o trasportare oggetti.

  • Riutilizzare il più possibile le bottiglie e le bottigliette di plastica vuote, per metterci altra acqua o altri liquidi. Possono anche essere personalizzati e diventare oggetti decorativi, come vasi o portaoggetti

Leggi anche: “Ridurre la plastica nell’igiene personale: ecco come fare”

  • Utilizzare i contenitori di plastica vuoti, come quelli degli yogurt o delle uova come portaoggetti (monetine, viti, chiodi, chiavi) o vasetti.
  • Utilizzare i tappi delle bottiglie di plastica come portapillole o puntaspilli. Quest’ultimo si può creare inserendo all’interno del tappo del materiale spugnoso o del sughero.
plastica riciclo
  • Nei meandri della vostra dispensa avete trovato un pacchetto di cannucce comprate anni fa e non sapete come utilizzarle? Create qualcosa di nuovo come collane o braccialetti, cornici per fotografie o decorazioni per i muri di casa vostra.

A mali estremi, estrema raccolta differenziata

Leggi anche: “Junker, l’App che ti aiuta con la raccolta differenziata”

  • Non sempre la plastica è riciclabile ed è quindi necessario fare la raccolta differenziata in modo rigoroso. Per esempio lavando i contenitori prima di buttarli, togliendo le ultime foglioline di insalata dalle buste e facendo attenzione a eliminare i materiali diversi dalla plastica. In questo modo aiuteremo le operazioni di riciclo.
  • Quando è possibile e non pericoloso raccogliere le bottiglie, i sacchetti e tutti i materiali plastici abbandonati per strada. Buttarli, poi, nel cestino, preferibilmente quello apposito.
  • Acquistare una macchina per riciclare la plastica in casa come Precious Plastic. Contenitori di cosmetici o detersivi ormai inutili possono diventare portaoggetti, cartellette, portafogli, giocattoli, lampade, orologi, porta cuffiette. Non sono macchine economiche, quindi acquistatela solo se realmente intenzionati ad usarla, altrimenti diventa un altro elemento di spreco.

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Ridurre la plastica al supermercato. Ecco come fare

La situazione sta sfuggendo di mano e ridurre la plastica al supermercato è ormai una decisione soltanto nostra. Immense quantità di imballaggi totalmente inutili inondano gli scaffali, viziandoci con servizi di cui non abbiamo bisogno. Secondo i dati del “Rapporto Coop 2019“, nel nostro Paese vengono ancora utilizzate 2 milioni di tonnellate di plastica per confezionare i cibi e le bevande che troviamo sugli scaffali.

Ecco come fare per ridurre l’acquisto di plastica, ma sopratutto per mandare un forte messaggio a chi, quella plastica, la produce.

  • Comprare alimenti sfusi, soprattutto frutta e verdura. Pesarli non costa niente se non trenta secondi in più per la spesa. Idem per pulirli e tagliarli a casa.
plastica supermercato
  • Quando possibile attaccare l’etichetta direttamente sui prodotti, per esempio la zucca o l’anguria delle quali di solito non si mangia la buccia. I sacchetti sono sì biodegradabili, ma il loro tempo di decomposizione è comunque abbastanza lungo e sono pur sempre prodotti usa e getta.
  • Per lo stesso motivo usare un solo sacchetto per diversi tipi di frutta, attaccandoci due etichette. Per esempio mettere le zucchine in un sacchetto senza chiuderlo, pesarle e attaccare l’etichetta sul sacchetto; poi prendere la melanzana, pesarla senza il sacchetto, metterla nel sacchetto delle zucchine e attaccarci la seconda l’etichetta. Quando è pieno, chiudere il sacchetto.
  • Usufruire dei negozi “alla spina”. Alcuni supermercati hanno gli appositi reparti. Si possono acquistare maggiori quantità di prodotto a minor prezzo e utilizzando meno sacchetti. Se i sacchetti presenti in questi reparti sono di plastica e non biodegradabili, cerchiamo di riutilizzarli oppure di usare quelli della frutta.
plastica supermercato

Leggi anche: “Il primo supermercato plastic-free d’Italia apre in Val di Sole”.

  • Scegliere le uova nei contenitori di cartone e non quelli di plastica. (Un piccolo suggerimento: cercare le uova che come primo numero stampato hanno lo 0 o l’1, non 2 o 3. 0 e 1 significa che le galline sono state allevate a terra e all’aperto con spazi più ampi. Le uova saranno probabilmente anche più buone. Inoltre preferire la denominazione IT per ridurre l’inquinamento).
plastica supermercato
  • Scegliere alimenti crudi, non precotti, che di solito sono venduti in quantità maggiori e, quindi, con meno imballaggi. Inoltre al chilo costano meno. Un esempio lampante sono pasta e cereali (farro, orzo, mais) e legumi (fagioli, ceci, lenticchie)
  • Per lo stesso motivo, comprare ingredienti il più possibile naturali, non lavorati né già assemblati tra loro. Insomma, evitare i piatti pronti e, quindi, imballati.
  • In generale, scegliere di comprare i prodotti con meno imballaggio possibile.
  • Ricordati di portare le tue personali shopping bag, meglio se di stoffa.
  • Per ridurre l’acquisto di plastica al supermercato, infine, evitare il più possibile il supermercato. I piccoli rivenditori come macellai, panettieri, pescherie, fruttivendoli, usano meno imballaggi oltre il fatto che i loro prodotti sono di qualità maggiore.

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