Stati Generali 2020: le proteste dei movimenti ambientalisti

Le proteste ambientaliste di tutto il mondo che stavano caratterizzando l’ultimo periodo pre-CoronaVirus sono ripartite. Da Fridays For Future a Extinction Rebellion, fino ad arrivare agli Stati Generali della Green Economy organizzati dai Verdi italiani. Come sono ripartiti i movimenti ambientalisti? E cosa stanno facendo per stimolare una ripresa economica green? Scopriamolo insieme.

stati generali

Firdays For Future in protesta davanti agli Stati Generali

Sono finiti giusto ieri gli Stati Generali dell’Economia. Un’iniziativa del governo italiano atta a decidere come gestire i fondi europei del Recovery Fund. Sebbene l’Unione Europea sia stata abbastanza chiara sulle modalità di utilizzo di quel denaro, da intendersi come finanziamento utile a gestire la conversione ecologica del paese, non si sa ancora quali saranno le decisioni finali. Già vi abbiamo parlato del Piano Colao, un documento richiesto dal Governo Italiano per valutare le possibili modalità di ripresa economica del paese, ma le critiche dei movimenti ambientalisti sono già partite.

Al momento non è dato sapere se e quanto il Governo punterà sulla Green Economy. Ciò che è certo è che alla riunione di questi giorni ci sarà qualcuno che proverà il furbo, tentando di appropriarsi di una parte di quei soldi per sostenere le proprie attività economiche che poco hanno a che fare con la conversione ambientale necessaria. Così come sono state già troppe le volte in cui siamo rimasti delusi dai provvedimenti troppo deboli presi dalle varie maggioranze in questo ambito.

Dunque, per non sbagliare, i ragazzi di Fridays For Future Roma hanno organizzato una manifestazione di fronte a Villa Pamphili per chiedere a gran voce che venga difeso il loro Futuro. Lungi dal presentarsi a mani vuote, i giovani attivisti hanno redatto un vero e proprio programma per la decarbonizzazione del paese. I suoi punti e le richieste di Fridays For Future sono consultabili qui.

Il documento porta la firma di venticinque scienziati di primo livello che non hanno esitato a mettere a disposizione le proprie conoscenze per una causa di primaria importanza come quella climatica.

Extinction Rebellion torna in strada. Azione anche di fronte agli Stati Generali

Non che ci fosse bisogno di specificarlo, ma neanche Extinction Rebellion ha esitato a ripopolare strade per chiedere a gran voce che la ripresa post CoronaVirus abbia come priorità la tanto agognata transizione ecologica.

In Inghilterra, dove il movimento è nato, gli attivisti di XR hanno dato il via a tantissime proteste sparse per tutto il paese. La stessa cosa è accaduta la scorsa domenica a Berlino, dove un corteo ha popolato le strade della capitale tedesca.

Ma anche la sezione italiana, dove il movimento sta faticando un po’ di più rispetto ad altri paesi ad acquisire adepti, la risposta dei “ribelli” agli Stati Generali non si è fatta attendere. Il luogo è sempre lo stesso, Villa Pamphili, ma la performance è particolarmente creativa. 30 sagome coperte da un lenzuolo, con segnati i nomi di persone morte a causa del degrado ambientale cui stiamo assistendo, sono comparse nel giardino. Un’immagine forte che, però, comunica in maniera piuttosto chiara l’urgenza della crisi climatica. Già oggi delle persone stanno morendo a causa del riscaldamento globale che, se non verrà arginato, continuerà a mietere vittime anche nel futuro e con numeri che saranno sempre più preoccupanti.

Gli Stati Generali della Green Economy

L’ultima iniziativa che vogliamo segnalarvi è quella della Federazione dei Verdi italiani. Il movimento politico che a livello europeo sta vedendo crescere i suoi consensi a dismisura, ha accolto in maniera molto scettica le prime indiscrezioni sulla riunione in atto a Villa Pamphili ed ha deciso di organizzare, la scorsa domenica, un controvertice intitolato “Gli Stati Generali della Green Economy”. Un’iniziativa completamente digitale a cui hanno preso parte le più importanti personalità del panorama ambientalista italiano. L’obiettivo era quello di parlare delle enormi potenzialità di una ripresa post-Covid che mettesse al centro la riconversione verde. Non sono mancate proposte ed idee che, con i soldi del Recovery Fund, sarebbero facilmente attuabili ed in grado di dare risultati tangibili anche in un lasso di tempo abbastanza breve.

Il nostro consiglio

Sostenere la causa ambientalista partecipando a manifestazioni, riunioni e sostenendo i gruppi che stanno combattendo giorno dopo giorno in difesa del nostro futuro è un’attività fondamentale. Sono presenti moltissime delegazioni locali per tutte e tre le realtà sopra riportate. Informatevi su quali siano i più vicini a voi ed unitevi a loro. Oltre ad essere un’occasione per conoscere altre persone che come voi vogliono fare qualcosa di tangibile per combattere la battaglia climatica, potrete entrare in contatto con tante persone desiderose di condividere con voi i loro consigli e le loro conoscenze. In ultimo, che sia chiaro, questa battaglia non si vince dal divano.

Londra, 2000 scarpe da bambino per il clima

Londra clima

Londra clima

Non è certo la prima volta che Extinction Rebellion, il provocatorio gruppo di attivisti per il clima di Londra, fa parlare di sé per una manifestazione. Sul nostro sito ne abbiamo parlato spesso. Ieri, lunedì 18 maggio, ci sono riusciti nonostante nessuno di loro sia sceso in piazza.

La protesta a Londra per riportare l’attenzione sul clima

L’idea del gruppo ambientalista, questa volta, è stata se possibile più provocatoria che una manifestazione fisicamente partecipata. Extinction Rebellion ha infatti posizionato 2000 scarpe da bambino in Trafalgar Square, una delle piazze più grandi e più importanti di Londra.

L’idea è quella di ricordare a tutti che la crisi climatica avrà degli effetti devastanti, oltre che su di noi, sulle generazioni future e, quindi, sui nostri stessi figli. Inoltre, la manifestazione serviva a richiamare l’attenzione sul tema del clima, che è stato dimenticato a causa della pandemia di Covid-19.

Boris Johnson riapre Londra

La protesta però nasce anche in seguito alle recenti disposizioni del premier britannico Boris Johnson, il quale ha annunciato l’imminente riapertura di Londra e di tutto il Regno Unito. Lo ha fatto, però, in perfetto stile capitalista, ovvero finanziando con i soldi pubblici le attività dell‘industria degli idrocarburi, un settore altamente inquinante.

Ironicamente, Boris Johnson ha annunciato una possibile riapertura delle scuole dal 1° giugno, guadagnandosi le ire di molti rappresentanti delle regioni, oltre che delle famiglie. Il consiglio della città inglese Hartlepool, per esempio, ha dichiarato che “dato che i casi di Coronavirus localmente continuano a salire, abbiamo concordato che le scuole non riapriranno lunedì 1 giugno”. Il tutto, ovviamente, per la salute degli insegnanti e dei bambini. I quali, ancora una volta, dovrebbero subire le conseguenze decisionali degli adulti.

Che fine fanno le scarpe da bambino?

Le scarpe utilizzate per la protesta, ovviamente, non sono state comprate, bensì fornite da genitori e insegnanti delle comunità locali. Verranno poi donate a Shoe Aid, un’associazione caritativa di assistenza ai più poveri.

Londra clima

Insomma, si può dire che questa protesta sia tutta incentrata sulla lotta all’egoismo. Quello a discapito dei bambini, in primis. Ma sicuramente anche quello che mette in secondo piano la crisi climatica a fronte di un’altra certamente grave, ma che con le giuste precauzioni è stata gestita. Lo striscione appeso nella piazza a Londra, a questo proposito, parla chiaro: “Covid today. Climate tomorrow. Act Now“.

Adesso occorre gestire il clima come problema altrettanto presente e pensare quindi al futuro del mondo, dei bambini e, quindi, dell’umanità.

 

 

La Polonia soffoca nello smog

Emissioni da una fabbrica

Clima polacco

In Polonia l’aria è incredibilmente inquinata. Come ben sa chi è stato a Varsavia, specialmente durante l’estate, entrando nella capitale polacca da una delle sue numerose autostrade, non occorre far altro che alzare gli occhi verso il cielo per notare una densa foschia. Per il 60% dei polacchi, coloro i quali vivono nelle aree urbane e più densamente popolate, la bella stagione non porta con sé solamente il caldo. Bensì anche la consapevolezza di come le loro case si trovino sotto una tangibile coltre di smog.

Per quanto la situazione possa apparire grave in estate, è in realtà durante l’inverno che il problema raggiunge il suo punto apicale. In alcune zone della Polonia, come ad esempio a Cracovia, nel sud, la gente dice che l’aria è tanto spessa che si può mordere. Lo dicono scherzando ma con la tipica amarezza di chi sa che proprio scherzando si afferma una parte di verità. Lo stato polacco è casa soltanto al 5% della popolazione del nostro continente, eppure la Polonia conta ben 33 delle 50 città più inquinate d’Europa. Non si tratta certo di un record invidiabile.

Smog a Varsavia. Foto: Tech Media

Il movimento ecologista in Polonia

Lo stato ha sempre avuto un movimento ecologista, sin da quando ha spezzato le opprimenti catene del dominio sovietico, entrando a far parte della CSI prima e della UE poi. Tale corrente è però stata fisiologicamente composta da gruppi piccoli e sfortunatamente ben poco influenti. Seguendo i movimenti mondiali, ad ogni modo, l’attivismo ecologista polacco si è evoluto, si è trasformato, nel corso degli ultimi anni. Sulla scena politica del Paese si sono diffusi gruppi come Youth Climate Strike, il movimento di origine studentesca che sciopera per il clima, ed Extinction Rebellion Poland. Entrambi i gruppi hanno stupito l’opinione pubblica, riuscendo ad organizzare grandi manifestazioni popolari nel paese, le quali hanno coinvolto tanto i veterani dell’attivismo ambientalista quanto la classe dirigente.

Il logo del gruppo Extinction Rebellion. Foto: Facebook Extinction Rebellion Polska

Una politica sorda

Sebbene gli attivisti polacchi, coadiuvati dalle ong e dagli scienziati che operano nel paese diano instancabilmente voce alle preoccupazioni, sempre più serie qui come in tutto il pianeta, dei cittadini per l’ambiente, il governo conservatore continua strenuamente ad opporsi ad ogni iniziativa volta a ridurre lo sfruttamento del carbone. In Polonia detiene il potere il partito Diritto e Giustizia (PIS), guidato da Jaroslaw Kaczynski, noto per le sue posizioni fortemente destrorse e conservatrici. Il Presidente della Repubblica è Andrzej Duda, contro il quale la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione, nel 2017, a seguito di un tentativo di accentramento dei poteri di nomina e selezione dei magistrati sulla figura del Presidente.

A causa di questa ottusità governativa, è in corso in Polonia un duro scontro sulla tematica ambientale. Per utilizzare le parole del partito dei verdi polacco, entrato in Parlamento a seguito delle elezioni dell’ottobre 2019: “Il governo non sta facendo nulla. E’ come se si limitasse a spostare le sedie sul Titanic mentre il transatlantico affonda.”

Jaroslaw Kaczinsky (sinistra) e Andrzej Duda (destra). Foto: Tok FM

I problemi ambientali in Polonia

L’Agenzia Europea per l’Ambiente stima che, nel corso del solo anno 2015, siano morti prematuramente, a causa di disturbi riconducibili all’inquinamento atmosferico, circa 45mila polacchi. La scarsa attenzione ambientale ha fatto in modo che si creasse un’area denominata deserto di Bledow. La deforestazione e la forsennata raccolta del legname, in questa zona, associate allo svuotamento della sottostante falda acquifera ha causato la scomparsa pressoché totale della vegetazione. Lo sfruttamento della zona di Bledow non è storia recente. Si può infatti ricondurre ad attività minerarie iniziate nel medioevo. Ora il cambiamento climatico ha aggravato la situazione, portando a periodi di siccità estremi e sempre più frequenti.

Secondo gli ecologisti nessun governo, oggi come nel passato, ha mai fatto abbastanza per fronteggiare l’emergenza ambientale. A detta di molti poi, le politiche del governo a guida PIS starebbero complicando ancor di più la lotta al cambiamento climatico che incombe.

Lo smog a Cracovia

Scelte anacronistiche

Il PIS è primo partito in Polonia dal 2005. Nel corso del suo governo ha dapprima varato l’apertura di nuove miniere carbonifere in Slesia; in seguito ha consentito lo sfruttamento del legname della foresta di Bialowieza, una delle ultime foreste vergini europee e infine, evidentemente non pago, ha deliberato una severissima normativa sui parchi eolici, considerata da alcuni analisti ed esperti delle rinnovabili come il maggior ostacolo possibile allo sviluppo di forme di energia pulita nel paese.

Non contento di ciò, il partito ha anche proposto grandi piani infrastrutturali, quali cementificazioni e nuove costruzioni per milioni di metri cubi, inevitabilmente destinati a danneggiare gravemente, probabilmente in maniera persino strutturale, l’ambiente. Spicca, se così vogliam dire, il canale che dovrebbe attraversare lo stretto promontorio della Vistola. Lo sciagurato progetto, lungo oltre un chilometro, potrebbe seriamente compromettere l’habitat della fauna selvatica residente in loco. A cosa si devono queste francamente inspiegabili scelte? Ovviamente vi è dietro un cinico e preciso disegno politico.

La strategia di Diritto e Giustizia in Polonia

Il principale obiettivo politico di PIS è quello di non perdere il sostegno elettorale dei minatori e dell’industria dei combustibili fossili. Questa categoria è una potente lobby in Polonia, serbatoio di voti che fanno molta gola al partito, al fine di prolungare la propria egemonia. Nonostante sia cristallino a chiunque come la strategia ambientale del governo sia destinata ad avere un impatto enormemente negativo sul Paese, per il PIS contano di più le preferenze elettorali che il futuro dei propri figli. Una volta in più, appare evidente come il potere sia il principale avversario nella lotta al global warming.

Il logo del partito Diritto e Giustizia. Foto: Devdiscourse

Le mobilitazioni danno speranza

Di fronte alle prove, sempre più innegabili, dell’avanzamento pressoché indisturbato del cambiamento climatico, c’è una nuova generazione di ambientalisti in Polonia davvero determinata a farsi ascoltare. I nuclei vitali di Extinction Rebellion e Youth Climate Strike nel paese sono composti di ragazzi. Questi attivisti sono spesso alle prime esperienze in campo politico e sociale. Molte di queste persone confessano di essersi attivate in maniera tardiva, pur avendo nutrito da tempo preoccupazioni verso il clima.

Un esauriente articolo pubblicato sull’Internazionale 1343 ha riportato la voce di alcuni esponenti polacchi dei due gruppi ora citati: “C’è una bella differenza tra capire qualcosa con la testa e farlo con il cuore. Se ti fermi a pensare agli effetti della crisi climatica ti viene davvero da piangere.” Sono le parole di Przemek Siewior, 29 anni, militante da circa un paio di mesi di Extinction Rebellion Poland. A lui fa eco la giovane Ania Pawlowska, 16 anni, di Youth Climate Strike: “Non ero del tutto consapevole della portata del problema. Dopo il grande sciopero studentesco del 15 marzo 2019 ho capito davvero cosa c’è in gioco. Quel giorno sono rimasta terrorizzata. Mi sentivo davvero frustrata per non aver capito prima i rischi connessi al cambiamento climatico.”

Alla conclusione dell’intervista di Pawlowska è il caso di prestare attenzione: “Se è una cosa così importante, perché nessuno fa niente? Perché non me ne hanno parlato a scuola?”

Sciopero studentesco a Varsavia

Un cambiamento dal basso

In Polonia i nuovi attivisti parlano spesso dello shock provato quando si son resi conto della gravità della questione. Di come si sentano delusi, diciamo pure traditi dal loro governo. Per tal motivo, come molti loro colleghi in giro per il mondo, tendono a considerare il conflitto uno strumento utile per forzare il cambiamento. Per conflitto non s’intende certo una guerra, bensì le numerose forme di protesta pacifica organizzata, come ad esempio la disobbedienza civile, molto più efficaci degli scontri armati.

Il cambiamento climatico sembrerebbe essere diventato preoccupazione prioritaria in Polonia, anche per chi non fa parte di gruppi ecologisti. Durante la campagna elettorale dell’autunno 2019 oltre il 60% dei polacchi ha dichiarato che il cambiamento climatico va posto al centro del dibattito pubblico. Tale accresciuta consapevolezza si deve in primo luogo agli evidenti effetti del riscaldamento globale nel paese. La siccità ha infatti portato ad un sensibile aumento del prezzo dei generi alimentari (si parla di rincari fino al 6%, contro il fisiologico 2% della UE). Oltre a ciò, va considerato l’importante ruolo giocato dalle proteste giovanili di cui abbiamo scritto.

Quale futuro per la Polonia?

Le campagne dei gruppi ambientalisti, dunque, sembrerebbero aver già portato ad effetti concreti sulla società. I dibattiti sul clima in Polonia sono diventati frequenti e, di conseguenza, anche l’atteggiamento dell’opinione pubblica a riguardo è cambiato. Gli ecologisti non appaiono più come strani, estremisti di sinistra, verdi lontani dalla politica vera e frichettoni che parlano solo di problemi astratti. Molte persone si dicono consapevoli, preoccupate e, soprattutto, ed è qui che va riposta la speranza, vogliono fare qualcosa di concreto.

Ciononostante, in Polonia e non solo, il divario tra le azioni governative e le misure auspicate da ambientalisti e scienziati, continua a crescere giorno dopo giorno. Riprendendo le parole del partito dei verdi polacco: “Dobbiamo cominciare subito a ridurre drasticamente le emissioni, cambiando il nostro sistema economico. Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico dice che ci sono il 70% di possibilità di rispettare le soglie imposte dalla comunità scientifica se seguiamo le raccomandazioni fatte. Per il momento, però, non sembra che lo stiamo facendo.”

Extinction Rebellion a Madrid per la COP25

Prosegue il nostro racconto della Conference of Parties dell’ONU. Oggi, però, vi portiamo fuori dall’ IFEMA exhibition centre di Madrid, ovvero il luogo che sta ospitando la conferenza. Gli attivisti di Extinction Rebellion, in occasione della COP25, si sono dati appuntamento proprio nella capitale spagnola dove stanno portando, come loro solito, delle azioni di protesta non violenta atte ad innalzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. A breve arriverà a Madrid anche Greta Thunberg, che intanto ha rilasciato le sue prime dichiarazioni dopo lo sbarco in Portogallo.

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Foto: Extinction Rebellion

Extinction Rebellion occupa Zara durante le proteste della COP25

“Green Words, Toxic Truths”. Con questo slogan gli attivisti di Extinction Rebellion – che non a caso sono a Madrid durante la COP25 – hanno deciso di occupare la sede di Zara sulla Gran Via. La celebre catena di negozi è uno dei marchi di Inditex Group, uno dei colossi del settore della fast fashion. Il target della protesta è stato scelto per una ragione ben precisa, ovvero il palese tentativo di Greenwashing del punto vendita madrileno che ha tentato di approfittare, in maniera piuttosto ipocrita, dell’impegno sociale promosso proprio dalla COP25 e del suo motto “it’s time to act” richiamandolo all’interno del negozio. Tutto ciò ha scatenato le critiche dei ribelli sfociando in un’azione di protesta che ha visto diversi attivisti occupare le vetrine che davano sulla via principale. I “rebels” di XR si sono letteralmente attaccati al vetro applicando della super colla sul palmo delle loro mani.

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Il settore della cosiddetta “fast fashion” è infatti il secondo più inquinante del pianeta, peggiore di quello navale e dell’aviazione messi insieme. É responsabile di circa il 10% delle emissioni a livello globale. Per non parlare delle ingiustizie sociali che porta avanti in paesi del terzo mondo dove hanno sede la maggior parte dei propri stabilimenti produttivi, spesso popolati da lavoratori ampiamente sottopagati e, a volte, anche minori. La protesta, che si è protratta per diverso tempo, si è poi conclusa con l’intervento della polizia che ha provveduto a “staccare”, ovviamente con la forza, i ribelli dalla vetrina.

Le parole di Greta prima di arrivare alla COP25

É atteso con ansia anche l’arrivo di Greta Thunberg in quel di Madrid. La giovane attivista svedese, che è sbarcata ormai un paio di giorni fa dopo una traversata dell’Atlantico durata venti giorni, raggiungerà presto la capitale spagnola dove troverà, ad attenderla, la solita sfilza di politici che le faranno i complimenti per il suo impegno mentre continuano a girare intorno al problema, senza in realtà, almeno per ora, prendere impegni seri e credibili per combattere la crisi climatica. Poco dopo l’attracco del catamarano su cui ha viaggiato, Greta ha rilasciato una breve dichiarazione in cui ha invitato l’opinione pubblica a “non sottovalutare la forza dei ragazzi arrabbiati”.

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https://www.youtube.com/watch?v=GMd0vjVAxyQ

“Siamo arrabbiati e frustrati” – prosegue la Thunberg – “e lo siamo per un buon motivo. Se vogliono che smettiamo di esserlo, dovrebbero smetterla loro di renderci tali. Quello che chiediamo è che, specialmente le persone al potere, ascoltino la scienza. Certo è che dovrebbero ascoltare anche noi ma noi non siamo gli esperti. Gli scienziati sono quelli che devono essere ascoltati. Quello che vorremmo da loro è che si uniscano intorno alla scienza. Non dovrebbe essere un fardello di noi bambini e giovani presentare piani. Siamo di fronte ad un’emergenza climatica e dobbiamo vederla da un punto di vista olistico e fare tutto ciò che possiamo per fermarla. Dobbiamo lavorare insieme per fare in modo di assicurare le future condizioni di vita e combattere non solo per noi stessi ma anche per i nostri figli, i nostri nipoti e qualsiasi essere vivente sulla Terra. Ognuno deve fare il massimo affinché ciò possa accadere per assicurarsi di essere dal lato giusto della storia”. Un discorso conciso ma, come al solito, potente. Ora Greta è attesa nella capitale spagnola dove la aspetta una nuova battaglia.

Parole, parole, parole

Proseguono intanto i lavori a Madrid. La giornata di ieri è stata caratterizzata, oltre che dall’encomiabile lavoro degli scienziati dell’IPCC che proseguono nell’esposizione di report allarmanti sullo stato di salute del pianeta, da una serie di dichiarazioni, totalmente prive di concretezza, da parte di praticamente tutti quelli che hanno preso parola durante la conferenza stampa ufficiale. Il Presidente spagnolo Sanchez ha, a ragion veduta, sottolineato l’ importanza storica delle donne nelle lotte ambientali. Prima di lui ha parlato Patricia Espinosa, Segretaria Esecutiva del Dipartimento sui Cambiamenti Climatici dell’ONU: “Non siamo dove dovremmo per assicurarci che le temperature non continueranno a salire. Ma non possiamo perdere la speranza, non è un compito impossibile”.

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Hanno poi preso parola la Presidentessa della COP25 Carolina Schmidtz e la Vice Ministra degli Affari Esteri della Costa Rica, paese che ha ospitato la PreCOP. Non vale neanche la pena riportare le loro parole, tanto sono state banali. Una montagna di bei propositi, ormai alta quasi quanto l’Everest. Ma i fatti? Le proposte? I piani per uscire dai combustibili fossili? Quelli per fermare la deforestazione? E degli allevamenti intensivi, non ne parlate? Del settore della moda, di quello dell’aviazione, della mobilità elettrica, la preservazione degli ecosistemi e della biodiversità, il calo drastico della popolazione degli impollinatori su scala globale. Servono risposte concrete, a fatti che sono reali. Avete ancora 9 giorni per farlo e per dimostrare al mondo che la COP25 non sia solo l’ennesima farsa. É giunto il momento, anche per tutti loro, di scegliere da che parte stare.

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Aggiornamento su Extinction Rebellion: 1.400 arresti a Londra

Continuano le proteste e le azioni di disturbo del movimento ambientalista Extinction Rebellion. Dopo 11 giorni dall’inizio delle manifestazioni le istituzioni stanno iniziando a dare le prime risposte. Purtroppo, però, non sono quelle che si aspettavano gli attivisti. Nel Regno Unito sono già più di 1.400 gli arresti. Ma XR non ha alcuna intenzione di fermarsi.

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Non solo arresti. Sgomberato anche un climate camp di Extinction Rebellion

Le forze dell’ordine inglesi sono state incaricate dal governo di iniziare ad usare il pugno duro contro i manifestanti. Così, nella notte tra il 14 ed il 15 ottobre, la polizia ha iniziato a sgomberare il climate camp di Trafalgar Square. Alcuni attivisti hanno deciso di incatenarsi per non essere portati via. Altri hanno invece raccolto le proprie cose per spostarsi in altre zone della città occupate da XR.

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Il tutto, come sempre, in maniera totalmente pacifica e non violenta. Immediate le critiche dei portavoce dell’organizzazione: “Le persone hanno il diritto di protestare e ciò che stanno facendo è potenzialmente illegittimo”. Molti protestanti si sono trasferiti al campo base di Vauxhall ma non è da escludere che ben presto anche quell’area venga sgomberata.

Anche George Monbiot in manette

Il celebre giornalista George Mobiot, collaboratore del Guardian e non solo, si è già da tempo apertamente schierato a favore delle proteste.

Solamente qualche settimana fa ha iniziato a circolare in rete un video di sensibilizzazione sul tema del climate change in cui compare proprio Monbiot insieme a Greta Thunberg. Nella giornata del 16 ottobre il giornalista inglese ha deciso deliberatamente di farsi arrestare, come confermato anche da un suo articolo pubblicato sul Guardian lo stesso giorno: “Da nessuna parte sulla faccia della Terra le azioni dei governi sono proporzionali alla catastrofe che dovremo affrontare. Uno dei problemi principali è proprio l’assenza di dibattito sul tema e la necessità di informare l’opinione pubblica riguardo questa crisi”.

Più di 1.000 arresti anche tra gli attivisti di Extinction Rebellion a Bruxelles

Le proteste proseguono, non solo nella capitale inglese, ma anche in altre 60 città sparse in tutto il globo. Le peggiori immagini provengono però da Bruxelles, città simbolo dell’Unione Europea. Proprio lì dove andrebbero prese le più radicali decisioni su come affrontare il problema dei cambiamenti climatici la polizia ha provato ad allontanare i protestanti dalle aree occupate utilizzando dei cannoni ad acqua.

Come se non fosse abbastanza, e visto il perdurare delle proteste, i manifestanti sono stati colpiti anche da spray urticanti. Gli arresti di attivisti di Extinction Rebellion, anche nella capitale belga, sono più di 1.000. Una serie di contromisure a dir poco esagerate se si pensa che si tratta di una protesta totalmente pacifica e non-violenta che ha il solo scopo di reclamare a gran voce un diritto al futuro che, fino a quando non cambierà nessun atteggiamento da parte delle istituzioni, ad oggi viene calpestato ogni giorno che passa.

Leggi il nostro articolo: “Extinction Rebellion: continuano le proteste”

La resistenza di Extinction Rebellion. Non basteranno un migliao di arresti

Nonostante si trovino di fronte ad una situazione che potrebbe degenerare da un momento all’altro, gli attivisti di Extinction Rebellion stanno dando un grande esempio di coerenza e fermezza a tutto il mondo. Non ci sono arresti o cannoni ad acqua che tengano. I protestanti proseguono imperterriti con le loro attività di disturbo. Hanno infatti più volte dichiarato che non si fermeranno fino a quando non saranno accolte le loro richieste. Poco importa se il prezzo da pagare darà alto.

Il movimento, nato meno di un anno fa, si aggrappa a dei forti ideali e ad una organizzazione di ferro. Tutti gli attivisti vengono costantemente formati, soprattutto per quanto riguarda il concetto della non-violenza. Sui canali social dell’organizzazione è anche spuntato un video in cui due manifestanti sono saliti sul tetto di un treno della Metropolitana londinese con diversi cittadini intenti a lanciargli oggetti per farli desistere. Le proteste continuano e noi continueremo ad aggiornarvi. Se lo scopo è quello di far cambiare marcia alle istituzioni riguardo la crisi climatica, non resta che continuare a manifestare. Prima o poi dovranno ascoltare.

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Extinction Rebellion: continuano le proteste

Sit-in pacifici, climate camps, cortei, die-in, bike parades. Extinction Rebellion sta portando avanti le sue proteste ormai da quasi una settimana, a tratti mettendo in ginocchio la viabilità di diverse capitali europee. Le città in cui si stanno creando i maggiori disagi, se così si possono definire, sono New York, Londra e Berlino. Sono proprio questi infatti i luoghi in cui c’è stata la maggiora partecipazione per le azioni di Extinction Rebellion.

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Gli arresti durante le proteste di Extinction Rebellion

Durante le proteste portate avanti da Extinction Rebellion accade spesso che alcuni dei manifestanti vengano arrestati dalle forze dell’ordine. D’altronde è proprio questa una delle caratteristiche che differenzia XR – questo l’acronimo dell’organizzazione – dagli altri movimenti ambientalisti: la disponibilità da parte dei manifestanti di essere presi in custodia dalla polizia.

Solamente nella giornata del 10 ottobre sono stati 83 gli attivisti arrestati all’aeroporto di Londra. I numeri sono tuttavia ancora inferiori rispetto al picco di 1.000 arresti toccato durante la International Rebellion Week di Aprile ma è verosimile immaginare che quanto meno quella cifra verrà avvicinata.

Leggi il nostro articolo: “Extinction Rebellion: al via le manifestazioni in tutto il mondo”

Le immagini delle proteste di Extinction Rebellion a Londra e Berlino

A Londra e Berlino le proteste degli attivisti stanno andando a gonfie vele. Le azioni pacifiche dei protestanti hanno creato diversi disagi alla viabilità in diverse aree centrali della città. Diversi ponti sono stati bloccati, così come un alto numero di strade che fungono da snodo principale delle capitali. Ecco alcune immagini dei giorni scorsi.

Oltre che a Londra e Berlino gli attivisti di XR hanno organizzato diverse manifestazioni in tante altre capitali del mondo. Sono arrivate testimonianze via social da 60 città situate ad ogni angolo del pianeta, inclusa, ovviamente, Roma dove il gruppo di XR Italia ha organizzato, tra le altre cose, uno sciopero della fame che va ormai avanti da qualche giorno oltre ad una bike parade. L’obiettivo delle iniziative è, neanche a dirlo, quello di a scuotere le istituzioni su un tema che, dopo la beffa del “Decreto clima” che tanto a favore del clima non è, non viene trattato con l’urgenza che merita nonostante si stia assistendo ad una mobilitazione popolare altamente partecipata.

Leggi il nostro articolo:”Abbiamo bisogno del vostro aiuto”. L’appello dei giovani curdi di Fridays For Future.

“I protestanti creano disagio”

Puntuali come un orologio svizzero sono subito arrivate diverse critiche verso i protestanti, rei di creare disagio nelle infrastrutture di uso pubblico. Qualora non ci se ne fosse accorti quelle che gli attivisti di Extinction Rebellion stanno portando avanti sono delle proteste contro il sistema. Viene da sé che creare disagi, tra l’altro in modo totalmente pacifico, sia completamente in linea con ciò che stanno cercando di comunicare. Per dirla come ha fatto il Guardian in uno dei suoi editoriali: “of course they are an inconvenience” che, tradotto, significa “è chiaro che siano un’inconvenienza”.

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

Alcuni portavoce del movimento hanno già dichiarato che questa volte non si fermeranno fino a quando le istituzioni non accetteranno le loro richieste. Dopo la crescita verticale di Fridays For Future, anche l’espansione di XR non può far altro che alimentare la speranza e dare forza per conitnuare a lottare. Siamo sempre di più e continueremo a crescere. A solo un anno di distanza dalla nascita di entrambi i movimenti il cambiamento climatico ha guadagnato grande spazio all’interno dei media. La strada intrapresa è indubbiamente quella giusta, ma è ancora lunga. Ormai non si può far altro che provare a percorrerla fino in fondo.

Extinction Rebellion: al via le manifestazioni in tutto il mondo

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“I fratelli arrabbiati di Fridays For Future”. Così sono stati definiti da alcuni gli attivisti di Extinction Rebellion, un movimento ambientalista nato a Londra ormai quasi un anno fa. Dal 7 ottobre, ad oltranza per 2 settimane, gli attivisti di XR hanno iniziato delle azioni di protesta pacifica in tutte le più grandi città europee, e non solo. Marchio di fabbrica dell’organizzazione, oltre alla ormai celebre clessidra che sta ad indicare il poco tempo che abbiamo a disposizione per fermare la crisi climatica, è la natura non-violenta del movimento che, vista la portata delle azioni di disturbo da loro ideate, sfocia spesso in una serie di fermi ed arresti da parte delle polizie locali.

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

I ribelli che sono disposti a farsi arrestare

Già nei mesi scorsi gli attivisti di Extinction Rebellion si erano fatti riconoscere per una serie di azioni di disturbo. Ad Aprile abbiamo infatti potuto assistete alla prima International Rebellion Week, da cui sono scaturiti gli arresti di più di 1.000 attivisti nella capitale inglese. Durante quei giorni a Londra i “ribelli” avevano immobilizzato diverse aree della città, tra cui diversi ponti del centro, generando non pochi intoppi alla viabilità cittadina. Le proteste che sono iniziate ieri, invece, hanno visto un numero decisamente più alto di partecipanti, soprattutto in altre capitali di tutto il mondo.

Berlino, Londra, Roma, Parigi e non solo

Una delle città che ha visto il più alto numero di manifestanti è Berlino. Sono infatti ben 5.000 i protestanti che hanno allestito un “climate camp” di fronte al Bundestag. Questo campeggio fungerà da base strategica per organizzare le iniziative. Nella giornata del 7 ottobre i manifestanti hanno bloccato per diverse ore Postdamer Platz, una delle piazze più centrali della capitale tedesca. Così come l’area della statua della Vittoria, da cui parte la strada principale che va fino alla porta di Brandeburgo e al Bundestag. Durante questo blocco ha preso parola al microfono anche Carola Rackete. Nel suo discorso l’ex-capitana della SeaWatch ha sottolineato l’elevato grado di connessione esistente tra la crisi climatica e quelle umanitarie.

Video del Guardian sulle proteste di ieri

A Londra, dove è attivo il gruppo XR più numeroso, il centro città è stato letteralmente bloccato per diverse ore. A Roma oggi inizierà uno sciopero della fame in Piazza della Madonna di Loreto, che da domani si sposterà a Montecitorio. Altre testimonianze di azioni pacifiche provengono da tutto il mondo: da New York a Melbourne, passando per il Messico, l’Argentina, il Canada e la Spagna. Extinction Rebellion si sta spargendo a macchia d’olio, proprio come Fridays For Future. La buona notizia, in questo senso, è che i due movimenti possono contare sul pieno supporto dell’altro. D’altronde, quando si parla di giustizia climatica, non esiste la parola rivalità ma solo un nemico comune da combattere.

Cosa vuole Extinction Rebellion

Le richieste di Extinction Rebellion sono poche e di una chiarezza cristallina. Ogni manifestazione che prende piede ha come scopo quello di far approvare dalle istituzioni un documento che dichiari l’emergenza climatica ed ecologica, al grido di “Tell the truth!”. Il testo del manifesto si articola in altri due punti principali: la riduzione a zero delle emissioni di gas serra entro il 2025 e la creazione di assemblee cittadine con potere deliberativo.

“Siamo tutti fatti di fuoco” – il video promo della ribellione

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Uno dei primi comuni ad aver approvato in toto il documento di Extinction Rebellion è stato il Comune di Bologna ma, solo in Italia, sono altre 54 le municipalità che hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica, grazie anche alle pressioni delle delegazioni di Fridays For Future. La stessa cosa è accaduta anche in altre parti del mondo. Per raggiungere i propri scopi l’organizzazione si avvale di poche regole. Su tutte quella della disobbedienza civile non violenta, che si basa proprio sulla volontà di portare avanti azioni disturbanti che però non rechino danno a nessuno. Non è affatto raro che queste scaturiscano in una serie di arresti da parte della polizia locale.

I portavoce di Extinction Rebellion UK: “Vogliamo bloccare il parlamento”

Sebbene anche durante le passate azioni collettive XR abbia sempre ottenuto buoni risultati in termini di partecipazione, la portata che le proteste avranno durante questa tornata di manifestazioni potrebbe essere storica per il movimento. I coordinatori di XR UK hanno infatti dichiarato di avere arruolato 5 volte più attivisti rispetto alla Internation Rebellion Week di Aprile.

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Questa maggiore partecipazione permette ad Extinction Rebellion di intraprendere azioni di disturbo molto più ambiziose, come confermato dai suoi portavoce che hanno dichiarato il loro desiderio di bloccare l’intero centro città di Londra: Trafalgar Square, Horse Guards Parade, Mall, Victoria Street e i ponti di Westminister e Vauxhall sono obiettivi già dichiarati. Sebbene la durata delle proteste dovrebbe essere di 2 settimane, molti attivisti hanno dichiarato che non si fermeranno fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte.

La crescita di Extinction Rebellion

In meno di un anno la clessidra di Extinction Rebellion ha già fatto il giro del mondo e, insieme a Fridays For Future, sta mettendo le istituzioni di fronte alla proprie responsabilità. Se si pensa a quello che era il dibattito ambientalista e l’importanza che questo aveva in termini di rilevanza mediatica solo un anno fa e si paragona a ciò che è stato raggiunto oggi sembra di essere in una fiaba. Ed il merito va proprio a tutti gli attivisti che in questi ultimi tempi hanno manifestato nelle piazze di tutto il mondo.

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La strada è ancora lunga ma il trend positivo di questi ultimi tempi alimenta le speranze. Se da una parte la politica ancora fatica a dare risposte concrete e credibili, dall’altra il moltiplicarsi di organizzazioni e manifestazioni a sfondo ambientalista possono contribuire in maniera decisiva a darci un futuro diverso. La strada intrapresa è quella giusta. Non resta che vedere fino a che punto dovremmo spingerci.