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Approvato il Decreto Clima. Ma è un’ennesima delusione

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Il decreto Clima, che dovrebbe dare il via al Green New Deal annunciato allo stanziarsi del nuovo governo, è appena stato approvato dal ministro dell’ambiente Sergio Costa. Si tratta niente più che un fondo monetario stanziato dall’Unione Europea e che l’Italia può sfruttare per iniziative a favore dell’ambiente.

Quanti soldi?

L’ammontare del fondo è di 450 milioni di euro che, di primo impatto, sembrano moltissimi. Bisogna però da notare che i fondi richiesti da Angela Merkel per il decreto clima in Germania sono 50 miliardi di euro entro il 2021 e 100 miliardi entro il 2030. I nostri, quindi, sono meno di un centesimo di quelli tedeschi. Infatti, le proposte a favore dell’ambiente presenti nel decreto sono altrettanto esigui.

Il più chiacchierato è sicuramente la possibilità, per chi vuole rottamare la propria auto da Euro 0 a Euro 3 e i motorini (Euro 2 e Euro 3), di beneficiare di un bonus mobilità per acquistare biciclette o abbonamenti per mezzi pubblici. Il bonus avrà un valore dai 500 euro ai 1500 euro, che devono essere utilizzati entro i successivi tre anni da qualunque componente della famiglia dell’intestatario del veicolo rottamato. Il nuovo mezzo inoltre non entrerà a far parte del reddito disponibile, quindi non sarà tassato

Il lato oscuro del bonus mobilità

Il lato oscuro di questo bonus consiste nel fatto che, innanzi tutto, è destinato solo ai cittadini che risiedono in comuni che superano i limiti di emissioni inquinanti indicati dalla normativa europea sulla qualità dell’aria. Quindi, invece di agire sulla prevenzione e sulla riduzione dell’inquinamento, il bonus è finalizzato a limitare (di poco) i danni già presenti.

Leggi il nostro articolo: “Ecotassa ed ecobonus sulle auto, da marzo in vigore”.

In secondo luogo, il bonus può essere riscattato solo se il mezzo non viene sostituito con un altro mezzo di trasporto a motore. Come si legge su vaielettrico.it, il bonus potrà essere riscattato da un numero limitatissimo di cittadini in possesso di un veicolo di valore zero e senza necessità di rimpiazzarlo. Non avrà nessun effetto di stimolo per il mercato auto e moto elettrici, quindi non stimolerà investimenti e sviluppi delle case automobilistiche. Una buona idea, a nostro parere, sarebbe stata quella di inserire incentivi alla conversione in elettrico di vecchi veicoli termici inquinanti.

Città: trasporto pubblico e commercianti

40 milioni di euro saranno poi destinati ai Comuni per la realizzazione, prolungamento, l’ammodernamento delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale. Le corsie preferenziali sono sì utili per un più efficiente trasporto pubblico, ma sarebbe forse stato più giusto investire soldi per la sostituzione dei mezzi a motore con quelli elettrici. Per il trasporto scolastico, invece, saranno stanziati alcuni finanziamenti per mezzi ibridi, elettrici o non inferiori a Euro 6.

Trenta milioni di euro, inoltre, saranno destinati alla piantumazione di alberi e alla creazione di foreste, orizzontali e verticali, nelle città. Verranno anche aumentati i poteri e le risorse dei commissari che si occupano delle bonifiche delle discariche abusive e della depurazione delle acque. Un problema, questo, piuttosto grave nella nostra nazione. L’Unione Europea aveva infatti ripreso l’Italia poiché 237 agglomerati urbani non disponevano di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque di scarico.

I commercianti che decideranno di allestire un “green corner”, ovvero un reparto con prodotti sfusi, potranno ricevere fino a 5mila euro (venti milioni in totale).

Leggi il nostro articolo “Ridurre la plastica al supermercato, ecco come fare”

Infine, un milione e mezzo di euro saranno destinati allIspra (l’istituto superiore per la ricerca ambientale di cui si avvale il ministero dell’Ambiente). Con questi soldi realizzerà un database pubblico, liberamente consultabile, contenente i dati ambientali di tutto il Paese.

Le polemiche degli ambientalisti

Come già abbiamo accennato, questo decreto ha sollevato non poche polemiche, in primis dal direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe Onufrio: “non è un decreto sul clima, dato che inciderà davvero molto poco sulla lotta all’emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali”. La politica energetica italiana infatti vede ancora il gas naturale al centro del sistema. Come conferma il recente rapporto dell’Asvis, nell’ultimo quinquennio le emissioni di CO2 da parte delle imprese italiane sono tornate a crescere.

Leggi il nostro articolo: L’Italia e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Serve un cambio di marcia

Anche il movimento italiano Fridays For Future ha fatto sentire la sua voce, protestando contro il fatto che inizialmente il decreto sul clima avrebbe dovuto tagliare i fondi ai combustibili fossili, oltre che aver imposto l’obiettivo di emissioni zero entro il 2030. Questi provvedimenti però sono stati cancellati. Così come è sparita dalla decreto l’intenzione di creare un Comitato interministeriale sui cambiamenti climatici e di un Cipe, (il comitato interministeriale per la programmazione economica) “verde” per ingenti investimenti pubblici. Secondo FFF, quindi, questo è sostanzialmente un non-piano, una falsa partenza da parte del nuovo governo.

Costa, dal canto suo, ha affermato che questo è solo l’inizio, tanto che all’interno del decreto vi è un l’intenzione di creare un piano strategico nazionale entro 60 giorni per il contrasto ai cambiamenti climatici. “Una vergogna“, secondo Angelo Bonelli dei Verdi. Se è “un primo passo”, come ha detto il ministro per l’Ambiente Sergio Costa, è davvero timido.

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di Iris Andreoni
Ott 14, 2019
Nata a Milano nel 1991 ma bergamasca di adozione, è tornata nella sua città natale per conseguire la laurea specialistica in Lettere Moderne, un corso di studi che ha cambiato la sua vita e il suo punto di vista sul mondo. Ha infatti imparato ad approfondire e affrontare criticamente argomenti di varia natura e dare in questo modo priorità a ciò che nella vita è davvero importante. Il rispetto per l’ambiente è una di queste cose e, grazie ad alcuni libri e documentari, ma anche dopo due viaggi in Asia, Iris si interessa in modo particolare a questo ambito. Durante l’università scrive recensioni e interviste sul blog letterario Viaggio nello Scriptorium e, terminati gli studi, si appassiona al mondo del giornalismo, decidendo di sfruttare il grande potere della scrittura per comunicare al mondo i suoi interessi e le notizie più importanti. Collabora come redattrice con il giornale Bergamo Post e ha poi l’onore di frequentare il Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti organizzato da Legambiente. Qui conosce altri aspiranti giornalisti e insieme decidono di dare il loro contributo per informare l’Italia riguardo all’emergenza ambientale cui stiamo assistendo e di cui non molti sembrano essersi accorti. Per l’Ecopost Iris si occupa della redazione di contenuti e comunicazione sui Social Media.

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