Già avevamo espresso il nostro disappunto verso il testo del Decreto Clima che, dopo essere stato approvato alla Camera, ieri ha superato anche la votazione in Senato. Tutta la maggioranza ha espresso grande gioia. Il Movimento 5 Stelle ha addirittura indetto una conferenza stampa per presentare i punti del documento, sventolandolo come “una svolta epocale”. Noi ce la siamo guardata tutta e, francamente, ne siamo rimasti un po’ interdetti.

I punti del Decreto Clima
Hanno partecipato alla conferenza il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e la Presidente della Commissione Ambiente al Senato Vilma Moronese. Tutti lì, belli felici ad esporre i punti del decreto che più volte è stato definito come qualcosa di “storico”. Andiamo ad analizzarne il contenuto.
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- Stanziamento di 255 milioni di euro in 6 anni per la mobilità sostenibile
- Bonus di 1500 euro per la rottamazione di auto inquinanti e di 500 euro per i ciclomotori, utilizzabili per l’acquista di una bici elettrica, per la mobilità condivisa o abbonamenti per il trasporto pubblico
- Fondo di 40 milioni in 2 anni per la realizzazione e l’ammodernamento delle corsie preferenziali
- 20 milioni di euro per l’ammodernamento del parco bus dei trasporti scolastici
- 30 milioni in 3 anni per la piantumazione di alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane
- 40 milioni in 2 anni come fondo da destinare agli imprenditori che vogliono creare un’attività di vendita di prodotti alla spina o creare dei green corner all’interno di attività già esistenti
- 6 milioni di euro in 3 anni per informazione e formazione sui temi ambientali
Pregi (pochi) e difetti (tanti) del Decreto Clima
Partiamo subito dalle cose positive, anche perché sono molte di meno. Vero è che si tratta del primo decreto legge della storia italiana sul tema dei cambiamenti climatici. Così come va appresa con gioia l’istituzione di fondi adeguati per la piantumazione di alberi e la formazione nelle scuole. Gli si dia anche dato atto che i punti in sé per sé non sono completamente sbagliati. Ma la quantità di fondi inseriti nel decreto, diciamolo, è ridicola.
- 255 milioni in 6 anni per la mobilità sostenibile: sono 42 milioni all’anno. Definirle briciole per un problema di tale portata è già fargli un complimento
- 1.500 euro per comprarsi una macchina elettrica nuova: è qualcosa ma, francamente, non abbastanza. Forse qualcuno si può anche convincere ma non fanno la differenza
- 40 milioni di euro per la realizzazione di corsie preferenziali: lo ribadiamo. Sono pochi, troppo pochi. Impossibile attuare un intervento efficace e capillare
- 20 milioni per l’ammodernamento del parco bus dei trasporti scolastici: ci copri Roma e Milano se va bene
- 40 milioni per i green corner per un massimale di 5.000 ad imprenditore: saranno 8.000 gli imprenditori che potranno beneficiarne. Solo la Coop ha 1.284 punti vendita in tutta Italia. A questi vanno aggiunti Conad, Esselunga, Lidl, Eurospin, Sigma, Auchan, Carrefour, Crai, Pam più tutti i negozietti di generi alimentari senza insegna che forse sono anche di più. Così, a prima vista, sembrano lievemente insufficienti
Non una parola sui combustibili fossili che, a detta del Ministro Costa, riceveranno “provvedimenti adeguati nella legge di stabilità”. Niente ulteriori incentivi per la transizione energetica. Nessuna menzione per gli allevamenti intensivi. Nessun provvedimento per l’agricoltura sostenibile. Un decreto povero, striminzito che vuole solo provare a tappare la bocca a chi ha, giustamente, ha accusato il Movimento di aver tradito la propria stella sull’ambiente. Incommentabile l’attegiamento della destra che, nonostante la pochezza del provvedimento, si è comunque sentita in dovere di votare contro.
Il Greenwashing del Decreto Clima
Per chi non sapesse cos’è il Greenwashing, si tratta di un neologismo indicante la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Praticamente la pratica preferita di tante realtà che vogliono cavalcare l’onda ambientalista che sta travolgendo il mondo. La conferenza stampa di ieri dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle ha fatto proprio questo. Riportiamo alcune delle citazioni degli intervenuti, distaccandoci totalmente da esse.
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Partiamo da Vilma Moronese. La Presidente della Commissione Ambiente al Senato ha principalmente preso parola per elencare i punti del decreto ma è riuscita comunque a fare la sua figura. Dopo aver espresso la grande soddisfazione per il testo del documento ha voluto sottolinearne una parte in cui si specificava che il CIPE, il Comitato Interministeriale per la programmazione economica, cambierà il proprio nome in CIPES, con l’aggiunta della parola “sostenibile” alla fine. Questo sì che cambia le cose! Ha avuto anche il coraggio aggiungere: “Più di così, cosa potevamo fare”. Beh, qualcos’altro, forse, avreste potuto farlo.
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Passiamo ora al Ministro Costa che ha voluto sottolineare come questo sia il primo tassello di una lunga serie che vuole “abbassare il meccanismo dell’inquinamento tendendo ad azzerarlo”. Di questo passo prima di azzerarlo ce ne vorrà un po’ troppo di tempo che, a detta degli scienziati, è proprio quello che ci manca.
La gaffe di Di Maio: “Il cambiamento climatico è una cosa lontana che avrà effetti sui nostri figli e sui nostri nipoti”
Passiamo ora a Luigi Di Maio che ha messo in fila una serie di castronerie ai limiti del tragicomico. Ha esordito dicendo che questa è una norma che “va oltre la nostra generazione, che guarda al futuro”. Peccato che lo faccia in modo palesemente miope. Ha poi parlato del cambiamento climatico come di “una cosa lontana, una cosa che avrà effetti sui nostri figli e sui nostri nipoti. E va bene! Cominciamo con questi provvedimenti”. Questa è forse la frase più grave. Vuol dire che di cambiamenti climatici non ne sa proprio niente e forse dovrebbe evitare di parlarne. Così si fanno danni grossi. Poi la gente ci crede.
Concludiamo con una sua dichiarazione piuttosto scenica: “Qualsiasi riforma faremo l’anno prossimo, dal salario minimo alla riforma della sanità, avrà una matrice comune che è la tutela dell’ambiente”. Staremo a vedere. Speriamo che sia veramente così. Ma se l’impatto che avranno sarà lo stesso del Decreto Clima si tratterà solo dell’ennesima presa in giro che vuole accaparrarsi qualche voto. Questo provvedimento fa acqua da tutte le parti. Che rimanga un errore isolato. O le conseguenze le pagheremo noi tutti.
