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Milano, sabato pomeriggio. Un rumore fortissimo, seguito da una deviazione incontrollabile del manubrio mi costringono ad accostare. Ero terrorizzata, ma non sentivo alcun male. Inizialmente pensavo fosse stata l’adrenalina ad aver bloccato qualunque sensazione di dolore fisico, per darmi la possibilità di reagire e togliermi dalla strada. Poi mi sono resa conto di non essermi fatta nulla. L’unico danno lo aveva subito lo specchietto della macchina che, sfrecciando verso il semaforo rosso successivo, aveva sfiorato la mia bicicletta noleggiata. Il piano Strade Aperte previsto per Milano nel post-epidemia di coronavirus forse eviterà che questo e molti altri fatti spiacevoli si perpetuino nel capoluogo lombardo.

Cosa prevede il piano

Il Piano Strade Aperte annunciato il 20 aprile per la città di Milano è stato definito dal Guardian molto ambizioso. Prevede infatti la riconversione di 35 chilometri di strade in piste ciclabili, marciapiedi, aree pedonali, oltre che l’abbassamento dei limiti di velocità a 30km/h in molte più zone. Il tutto potrebbe essere già pronto prima dell’estate, specialmente per quanto riguarda le strade più importanti, come gli 8 chilometri di Corso Buenos Aires.

I motivi di questa decisione sono riscontrabili nell’impatto del coronavirus sulla vita della città, sia attualmente che dopo la fine dell’epidemia. Innanzi tutto l’inquinamento atmosferico si è ridotto notevolmente poiché la congestione del traffico si è ridotta del 75%. Dalla pagina “Aria di Milano”, che raccoglie giornalmente i dati dell’Air Quality Index, si può vedere quanto durante questi mesi l’aria di Milano sia migliorata. Dal 1 aprile al 25 aprile, infatti, sono state registrate 17 giornate in cui l’aria ha raggiunto lo stato “eccellente”, con un AQI sotto ai 50. In tutto il mese di gennaio ne erano stati registrati soltanto 2. Sempre a gennaio Milano si era posizionata quinta nella classifica delle città più inquinate del mondo.

L’importanza delle azioni individuali

La speranza è che tutto questo aumenterà la consapevolezza, da parte dei cittadini, dell’importanza che le nostre azioni individuali hanno sulla collettività. A ridurre l’inquinamento non è stata infatti chissà quale scoperta scientifica o macchina futuristica. È stato ognuno di noi, recandosi all’alimentari più vicino invece che al grande centro commerciale in periferia, limitando gli spostamenti inutili e lavorando da casa. Tutte pratiche che si spera verranno perpetrate, dove possibile, anche dopo l’epidemia.

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La speranza, però, non basta. Molti esperti infatti prevedono che accada il contrario, ovvero un aumento delle emissioni dovuto ai più frequenti spostamenti tramite automobile. Questo perché i mezzi di trasporto pubblici subiranno, durante la fase due, alcune restrizioni.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha annunciato su Facebook che “Il traffico in metro sarà del 25% in meno rispetto a prima. Potremo far entrare massimo 75 persone alla volta. Se non si trovano altre formule, non se ne esce più: quindi anche l’idea di parlare di piste ciclabili non è una scelta ideologica, ma è una scelta di visione e anche di necessità”. Nella metropolitana sono già stati disegnati sul pavimento i segni per permettere alle persone di rispettare le misure di distanziamento sociale.

Fonte: Adkronos

La crisi dei mezzi pubblici, bike e car sharing

Queste restrizioni causeranno non pochi disagi per chi deve recarsi al lavoro, vista l’usuale congestione della metropolitana durante le ore di punta. Qualcuno potrebbe non fidarsi della mia esperienza personale, che spesso prevedeva la rinuncia all’entrata nel vagone troppo affollato e l’attesa della corsa successiva. I dati però confermano che il 55% degli abitanti di Milano utilizza i mezzi pubblici per andare al lavoro. Se gran parte di questi iniziasse ad utilizzare la macchina, il problema dell’inquinamento, già poco gestibile, andrebbe definitivamente fuori controllo.

Inoltre pratiche come car sharing e bike sharing saranno giustamente considerate dalle persone potenziali pericoli per la diffusione del virus. Di qui la probabile scelta di utilizzare l’auto privata, ritenuta più sicura e igienica. Ecco allora l’importanza del progetto Strade Aperte: non costringere le persone ad utilizzare l’auto privata più di prima ma facilitare gli spostamenti a piedi, con il monopattino elettrico o con la bicicletta privata.

Un modo per salvare l’economia

Inoltre, come ha fatto notare al Guardian Marco Granelli, vice sindaco di Milano, una nuova mobilità aiuterebbe anche l’economia cittadina. “Abbiamo lavorato per anni per ridurre l’uso dell’auto. Se tutti guidano una macchina, non c’è spazio per le persone, non c’è spazio per muoversi, non c’è spazio per attività commerciali al di fuori dei negozi.”

E continua: “Pensiamo di dover reimmaginare Milano nella nuova situazione. Dobbiamo prepararci; ecco perché è così importante difendere anche questa parte dell’economia, sostenere bar, artigiani e ristoranti. Quando sarà finita, le città che hanno ancora questo tipo di economia avranno un vantaggio, e Milano vuole essere in quella categoria “.

Il progetto per Corso Buenos Aires.

Una città all’avanguardia

Milano è una città che cambia velocemente, di anno in anno, e che non ha nulla da invidiare alle maggiori e più sviluppate metropoli mondiali. Tanto che, anche per le questione ambientali, ha già preso iniziative esemplari per il mondo intero.

Un esempio è il “Bosco Verticale“, l’innovativo palazzo di Stefano Boeri la cui costruzione è terminata nel 2014. Questo edificio rappresenta un progetto pilota per una nuova generazione di edifici eco-sostenibili. Come ha affermato uno dei progettisti, “Il Bosco Verticale è un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e alla biodiversità senza espandere la città sul territorio. (…) In ogni Bosco Verticale è presente una quantità di alberi che occuperebbe una superficie di 20.000 mq.

Il sistema del Bosco Verticale aiuta nella creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili. (…) I diversi tipi di vegetazione creano un ambiente che può anche essere colonizzato da uccelli e insetti, trasformandolo in un simbolo della ricolonizzazione spontanea della città da parte di piante e animali”. Ironicamente questo progetto può rappresentare in piccolo quello che è successo durante il lockdown da coronavirus, ovvero la riappropriazione, da parte della natura, degli spazi cittadini.

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Un altro esempio della virtù milanese è stata l’inaugurazione, nel febbraio dell’anno scorso, della ZTL più grande d’Italia e la seconda in Europa. Un progetto che limita la circolazione in tutta la città, specialmente per le automobili a Diesel. Il provvedimento ampliava le misure già restrittive della zona centrale, dove è vietato circolare se non muniti di un permesso acquistabile alla non modica cifra di 5 euro al giorno.

Un esempio per tutti

Provvedimenti in stile “Strade Aperte” serviranno in tutte le grandi città per sviluppare la cosiddetta mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità), oltre che della micromobilità (hoverboard, segway, monopattini elettrici). E, come ha dimostrato Janette Sadik-Khan, l’ex commissario per i trasporti di New York, dichiarando di guardare a Milano per il futuro della mobilità della città più importante degli Stati Uniti, Milano potrebbe diventare un esempio positivo per tutto il mondo.

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