Vaia Focus: mettere a fuoco non è mai stato così green

Si dice che una foresta che cade faccia più rumore di un bosco che cresce. E se questo suono, invece, continuasse e diventasse un inno alla rinascita? Nella notte tra il 28 e il 29 ottobre di tre anni fa, la tempesta Vaia si è abbattuta sul Nord Italia, sradicando più di 48 milioni di alberi. In meno di quattro giorni di perturbazioni, la vita che abitava quelle regioni montuosa venne travolta dalla forza della bufera. Ma dalla catastrofe si può ricavare qualcosa di buono, trasformando lo scarto in prodotto unico. Lo sa bene il team di Vaia, startup che punta a trasformare distruzione in bellezza. Il loro primo oggetto, Vaia Cube (che puoi scoprire qui), è una cassa per musica in legno di larice e abete. In questi giorni stanno lanciando il secondo progetto, Vaia Focus.

Abbiamo incontrato Giuseppe Addamo, uno dei fondatori, al Fuorisalone del Museo del Design di Milano. Arrivando allo stand, ci si può immergere nella foresta trentina, grazie alla realtà aumentata. Vista e udito vengono trasportati sulle Dolomiti, in un viaggio che ripercorre la notte della tempesta e segna la differenza tra un “prima” e un “dopo”. Ma anche dopo la devastazione, si possono ripiantare alberi e speranza. Ed è proprio per dare forma nuova allo scarto, che si è arrivati a Vaia Focus.

Leggi la storia di Vaia 

Vaia Cube è un prodotto riconoscibile. Cosa ha fatto la differenza?

Vaia Cube è stato un oggetto che, a differenza di tanti altri, aveva un’anima, un significato dal punto di vista ambientale e sociale che lo ha caratterizzato per il suo impatto sul mondo. Fare qualcosa per il territorio. Credo sia stato questo che ha decretato il successo.

Sperimentare significa fatica. Quali sono stati gli ostacoli?

Non è stato facile. Abbiamo incontrato alcune difficoltà. Trovare le persone giuste e capire se accettare investimenti esterni, ma abbiamo deciso di essere indipendenti, insieme a persone che condividessero la nostra visione. Soprattutto, quelle che ha fatto la differenza è stato essere coscienti di fare qualcosa di utile. Il percorso ha davvero a cuore le cose importanti. cura e amore per le prossime generazioni, sapere come interagire in maniera rispettosa, restituendo qualcosa alla natura. Se ogni azione che noi facciamo fa parte di un ecosistema, portare benefici aiuta a rendere il luogo in cui viviamo un posto migliore. Un altro ostacolo è quello di rendere tutto il progetto sostenibile: i costi e le analisi aumentano, ma il mercato premia le scelte coraggiose.

Vaia Cube in esposizione al Fuorisalone del Museo del Design a Milano.

Oltre all’azienda, c’è una rete. Come scegliete i vostri partner, così da evitare il greenwashing?

Questo è un tema importante. Abbiamo avuto richieste di collaborazione con aziende che non erano in linea con i nostri principi e volevano approfittarsi del marchio di sostenibilità che ci siamo guadagnati. Noi abbiamo scelto solo attività di cui siamo sicuri: i nostri rivenditori sono hotel ecofriendly, botteghe artigianali, musei e realtà culturali, associazioni. Allargare una rete veramente “verde” evita ogni tipo di greenwashing. La forza di Vaia risiede nella trasparenza della comunicazione. Sporcarci e perdere valore non ha senso. 

Rispetto ai primi mesi, quindi, è cambiata la consapevolezza.

Certamente. È aumentata, perché ci siamo esposti e siamo cresciuti insieme alla startup, nel momento in cui abbiamo creato un modo di fare impresa. La responsabilità nostra ci porta a chiedere: che tipo di esempio possiamo essere per le altre attività imprenditoriali? Ormai siamo coscienti dell’impatto -specie di alcuni settori- ed è bene spostarci dalle logiche del mero profitto. Il Salone del Design è una vetrina in cui si può esporre un modello di made in Italy sostenibile. 

Siete al Salone per presentare Vaia Focus. Qual è il valore di uno scarto che diventa lente di ingrandimento?

Il Vaia Focus rispecchia tutta la nostra filosofia: legno recuperato, si pianta un albero per ogni oggetto venduto, collaboriamo con una filiera artigianale italiana. La lente è l’unico componente aggiuntivo, che non è uno scarto, ma è parte di un processo creativo-narrativo, che faceva parte di questa nostra idea di passare dal suono alla visione di persone che nella loro diversità, affrontano insieme ciò che conta, andando insieme verso ciò che conta. La lente risale a 200 anni fa e ingrandisce lo schermo degli smartphone. Ogni oggetto che creiamo ha un messaggio: vedi il modo con occhi diversi, per arrivare all’essenzialità. 

Cosa vi sta insegnando questo progetto?

Rispetto: imparare a collaborare, confrontandosi con tante persone diverse. A livello di prodotto, il comprendere che non tutto quello che noi consideriamo scarto, è tale perché noi lo classifichiamo così. Valorizzandolo, diamo una seconda possibilità alle materie prime che diamo per scontate.

Milano vuole tenere basso l’inquinamento anche dopo il virus

Milano

Milano, sabato pomeriggio. Un rumore fortissimo, seguito da una deviazione incontrollabile del manubrio mi costringono ad accostare. Ero terrorizzata, ma non sentivo alcun male. Inizialmente pensavo fosse stata l’adrenalina ad aver bloccato qualunque sensazione di dolore fisico, per darmi la possibilità di reagire e togliermi dalla strada. Poi mi sono resa conto di non essermi fatta nulla. L’unico danno lo aveva subito lo specchietto della macchina che, sfrecciando verso il semaforo rosso successivo, aveva sfiorato la mia bicicletta noleggiata. Il piano Strade Aperte previsto per Milano nel post-epidemia di coronavirus forse eviterà che questo e molti altri fatti spiacevoli si perpetuino nel capoluogo lombardo.

Cosa prevede il piano

Il Piano Strade Aperte annunciato il 20 aprile per la città di Milano è stato definito dal Guardian molto ambizioso. Prevede infatti la riconversione di 35 chilometri di strade in piste ciclabili, marciapiedi, aree pedonali, oltre che l’abbassamento dei limiti di velocità a 30km/h in molte più zone. Il tutto potrebbe essere già pronto prima dell’estate, specialmente per quanto riguarda le strade più importanti, come gli 8 chilometri di Corso Buenos Aires.

I motivi di questa decisione sono riscontrabili nell’impatto del coronavirus sulla vita della città, sia attualmente che dopo la fine dell’epidemia. Innanzi tutto l’inquinamento atmosferico si è ridotto notevolmente poiché la congestione del traffico si è ridotta del 75%. Dalla pagina “Aria di Milano”, che raccoglie giornalmente i dati dell’Air Quality Index, si può vedere quanto durante questi mesi l’aria di Milano sia migliorata. Dal 1 aprile al 25 aprile, infatti, sono state registrate 17 giornate in cui l’aria ha raggiunto lo stato “eccellente”, con un AQI sotto ai 50. In tutto il mese di gennaio ne erano stati registrati soltanto 2. Sempre a gennaio Milano si era posizionata quinta nella classifica delle città più inquinate del mondo.

L’importanza delle azioni individuali

La speranza è che tutto questo aumenterà la consapevolezza, da parte dei cittadini, dell’importanza che le nostre azioni individuali hanno sulla collettività. A ridurre l’inquinamento non è stata infatti chissà quale scoperta scientifica o macchina futuristica. È stato ognuno di noi, recandosi all’alimentari più vicino invece che al grande centro commerciale in periferia, limitando gli spostamenti inutili e lavorando da casa. Tutte pratiche che si spera verranno perpetrate, dove possibile, anche dopo l’epidemia.

Leggi anche: “Coronavirus, il paradossale calo delle emissioni e l’esperimento smart working”.

La speranza, però, non basta. Molti esperti infatti prevedono che accada il contrario, ovvero un aumento delle emissioni dovuto ai più frequenti spostamenti tramite automobile. Questo perché i mezzi di trasporto pubblici subiranno, durante la fase due, alcune restrizioni.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha annunciato su Facebook che “Il traffico in metro sarà del 25% in meno rispetto a prima. Potremo far entrare massimo 75 persone alla volta. Se non si trovano altre formule, non se ne esce più: quindi anche l’idea di parlare di piste ciclabili non è una scelta ideologica, ma è una scelta di visione e anche di necessità”. Nella metropolitana sono già stati disegnati sul pavimento i segni per permettere alle persone di rispettare le misure di distanziamento sociale.

Fonte: Adkronos

La crisi dei mezzi pubblici, bike e car sharing

Queste restrizioni causeranno non pochi disagi per chi deve recarsi al lavoro, vista l’usuale congestione della metropolitana durante le ore di punta. Qualcuno potrebbe non fidarsi della mia esperienza personale, che spesso prevedeva la rinuncia all’entrata nel vagone troppo affollato e l’attesa della corsa successiva. I dati però confermano che il 55% degli abitanti di Milano utilizza i mezzi pubblici per andare al lavoro. Se gran parte di questi iniziasse ad utilizzare la macchina, il problema dell’inquinamento, già poco gestibile, andrebbe definitivamente fuori controllo.

Inoltre pratiche come car sharing e bike sharing saranno giustamente considerate dalle persone potenziali pericoli per la diffusione del virus. Di qui la probabile scelta di utilizzare l’auto privata, ritenuta più sicura e igienica. Ecco allora l’importanza del progetto Strade Aperte: non costringere le persone ad utilizzare l’auto privata più di prima ma facilitare gli spostamenti a piedi, con il monopattino elettrico o con la bicicletta privata.

Un modo per salvare l’economia

Inoltre, come ha fatto notare al Guardian Marco Granelli, vice sindaco di Milano, una nuova mobilità aiuterebbe anche l’economia cittadina. “Abbiamo lavorato per anni per ridurre l’uso dell’auto. Se tutti guidano una macchina, non c’è spazio per le persone, non c’è spazio per muoversi, non c’è spazio per attività commerciali al di fuori dei negozi.”

E continua: “Pensiamo di dover reimmaginare Milano nella nuova situazione. Dobbiamo prepararci; ecco perché è così importante difendere anche questa parte dell’economia, sostenere bar, artigiani e ristoranti. Quando sarà finita, le città che hanno ancora questo tipo di economia avranno un vantaggio, e Milano vuole essere in quella categoria “.

Il progetto per Corso Buenos Aires.

Una città all’avanguardia

Milano è una città che cambia velocemente, di anno in anno, e che non ha nulla da invidiare alle maggiori e più sviluppate metropoli mondiali. Tanto che, anche per le questione ambientali, ha già preso iniziative esemplari per il mondo intero.

Un esempio è il “Bosco Verticale“, l’innovativo palazzo di Stefano Boeri la cui costruzione è terminata nel 2014. Questo edificio rappresenta un progetto pilota per una nuova generazione di edifici eco-sostenibili. Come ha affermato uno dei progettisti, “Il Bosco Verticale è un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e alla biodiversità senza espandere la città sul territorio. (…) In ogni Bosco Verticale è presente una quantità di alberi che occuperebbe una superficie di 20.000 mq.

Il sistema del Bosco Verticale aiuta nella creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili. (…) I diversi tipi di vegetazione creano un ambiente che può anche essere colonizzato da uccelli e insetti, trasformandolo in un simbolo della ricolonizzazione spontanea della città da parte di piante e animali”. Ironicamente questo progetto può rappresentare in piccolo quello che è successo durante il lockdown da coronavirus, ovvero la riappropriazione, da parte della natura, degli spazi cittadini.

Leggi anche: “La natura trionfa nelle città deserte”

Un altro esempio della virtù milanese è stata l’inaugurazione, nel febbraio dell’anno scorso, della ZTL più grande d’Italia e la seconda in Europa. Un progetto che limita la circolazione in tutta la città, specialmente per le automobili a Diesel. Il provvedimento ampliava le misure già restrittive della zona centrale, dove è vietato circolare se non muniti di un permesso acquistabile alla non modica cifra di 5 euro al giorno.

Un esempio per tutti

Provvedimenti in stile “Strade Aperte” serviranno in tutte le grandi città per sviluppare la cosiddetta mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità), oltre che della micromobilità (hoverboard, segway, monopattini elettrici). E, come ha dimostrato Janette Sadik-Khan, l’ex commissario per i trasporti di New York, dichiarando di guardare a Milano per il futuro della mobilità della città più importante degli Stati Uniti, Milano potrebbe diventare un esempio positivo per tutto il mondo.

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Milano: oggi e domani birra gratis, si paga con la plastica

corona

Chiunque inserisce nella Plastic machine una bottiglia di plastica riceverà un coupon per una Corona gratis. I bar che hanno aderito sono Elita Bar, Mag Cafè, Sugar e Ugo.

Un’onda di plastica riciclata

Con questa iniziativa il noto marchio di birra insieme a Parley ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro il consumo di plastica usa e getta. La macchina si trova a Milano in Ripa di Porta Ticinese 43. L’installazione più importante, però, consiste in un’onda imponente composta da quindici metri cubi di materiale riciclato per un peso di circa 220 chilogrammi, con oltre 12000 bottigliette e bicchieri. Questi sono stati riciclati per evitare che finissero nelle discariche o, peggio, negli oceani.

Questa onda è stata costruita come se stesse per riversarsi sul marciapiede dove centinaia di persone ogni giorno si godono la movida milanese, spesso senza pensare che le loro piccole azioni, come l’acquisto di una bottiglietta di plastica, possono avere gravi conseguenze sull’ambiente circostante. A differenza della “plastic machine”, che cesserà di erogare coupon domani 9 giugno, l’onda rimarrà installata fino al 16 giugno. Continuerà poi il suo percorso in altre località italiane, seguendo le orme del Jova Beach Party, il tour delle spiagge organizzato da Jovanotti previsto per questa estate.

Con la speranza che le persone non approfittino dell’iniziativa per comprare più bottigliette e avere una birra gratuita, la sensibilizzazione ambientale è sempre un buon gesto da parte di grandi aziende multinazionali quali Corona e personaggi famosi e influenti come Jovanotti.

Festival dello Sviluppo Sostenibile: in partenza la terza edizione

festival

Di cosa tratta il Festival?

Dal 21 maggio al 6 giugno 2019 si terrà il Festival dello Sviluppo Sostenibile. Questa manifestazione, giunta alla terza edizione, mira a sensibilizzare e mobilitare la comunità sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Tra i punti focali vi è la promozione della costruzione di un mondo sostenibile attraverso il dialogo e il confronto tra i cittadini, le amministrazioni, le università, le imprese e la società civile.
L’iniziativa è realizzata dall’ASviS, ovvero l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che riunisce oltre 200 organizzazioni del mondo economico e sociale. Più di 600 sono gli eventi organizzati per questa edizione 2019. La missione del Festival è quella di far crescere la consapevolezza dell’importanza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questa si svolge nell’arco di 17 giorni, tanti quanti sono gli obiettivi.

“Mettiamo mano al nostro futuro”

Il messaggio lanciato dall’ASviS in questa edizione è “Mettiamo mano al nostro futuro”. Il portavoce Enrico Giovannini afferma che questo appello «chiama all’azione tutti, sia individuale sia collettiva, perché la sensibilità verso la sostenibilità è in aumento, sempre più cittadini chiedono politiche per lo sviluppo sostenibile, consapevoli ormai che siano l’unica strada
per garantire crescita e benessere».
Inoltre, la grande partecipazione nelle passate edizioni, come riportano i dati pubblicati sul sito dell’ASviS, indica che la popolazione italiana stia mostrando sempre più un maggiore interesse gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Nell’edizione del 2018 ci sono stati 702 eventi e una grandissima diffusione mediatica.

Gli appuntamenti dell’ASviS

Il 21 maggio ci sarà l’inaugurazione della manifestazione, con il primo dei tre eventi dell’ASviS, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma con il convegno “Per un’Europa campionessa mondiale di sviluppo sostenibile”. Saranno presenti figure di spicco, quali il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ed altri esponenti internazionali. Il primo appuntamento si concluderà con il concerto dei musicisti della European Union Youth Orchestra.
Il 22 maggio si svolgerà a Milano presso l’Auditorium di Assolombarda il convegno “Le imprese e la finanza per lo sviluppo sostenibile. Opportunità da cogliere e ostacoli da rimuovere”. Prenderanno parte importanti esponenti e organizzazioni del mondo imprenditoriale.
Infine, il terzo appuntamento del 6 giugno, “Italia 2030: un paese in via di sviluppo sostenibile”, si terrà alla Camera dei Deputati. In più, durante quest’ultimo evento saranno esposti i risultati ed i progetti sviluppati nell’arco dell’intera manifestazione.

Dunque, il Festival sarà un vero e proprio palcoscenico per il confronto e il dialogo tra tutti gli strati della società. Perciò, chiunque avrà interesse potrà partecipare ad uno o più dei centinaia di eventi in tutta Italia.

Attiva la ZTL più grande d’Italia. E Milano è sempre più green

Area B

Chi e quando

Attivata oggi a Milano la ZTL più grande d’Italia e la seconda in Euopa dopo Bruxelles. I dati sulle città più inquinate d’Italia non mentono: Milano è la sesta città con più polveri sottili della Nazione e, forse, questa classifica ha fatto traboccare il vaso.

Alle 7:30 di questa mattina, lunedì 25 febbraio 2019, sono scattati i limiti d’accesso nell’Area B. Uno spazio grandissimo, che si estende fino ai limiti della città e nel quale vive quasi tutta la popolazione milanese. Qui non potranno più circolare benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2 e 3, a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2 e veicoli ingombranti superiori a 12 metri. I divieti sono validi da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, esclusi i festivi.

Area B

Un avvio graduale

I divieti non finiscono qui anche se, per dare la possibilità alle persone di comprendere e abituarsi all’iniziativa, il suo avvio sarà graduale. Il prossimo primo ottobre lo stop sarà esteso ai diesel euro 4 (che sono già vietati in Area C dal 2017) e moto e ciclomotori a gasolio euro 0 e 1. Dal 1 ottobre 2020 l’accesso sarà vietato anche agli euro 1 benzina ed entro il 2030 le restrizioni aumenteranno.

Chi può entrare

Di contro, l’accesso è consentito agli autoveicoli euro 5 e 6 benzina, gli autoveicoli GPL, metano, bifuel e auto ibride ed elettriche. Saranno inoltre esenti da sanzioni le autoambulanze, i veicoli della Croce Rossa, i veicoli delle Forze Armate, Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Possono inoltre circolare liberamente i veicoli che espongono il contrassegno “invalidi” il cui titolare sia a bordo del veicolo e in generale chiunque disponga di un permesso per svolgere mansioni di assistenza sanitaria.

Pochi controlli (per ora)

Sempre per un inizio graduale, al momento solo sedici strade sono dotate di telecamere. Inutile dire che il divieto è comunque valido per tutte le 187 strade di accesso all’Area B, le quali saranno tutte controllate informaticamente entro il 2020. Le telecamere attive da oggi sono in via Anassagora, viale Pirelli, viale Sarca, via Pasta, via Gallarate, via Tofano, via Basilea, via Zurigo, via Garin, via Baroni, via Cassinis, via Toffetti, via Rogoredo, via Feltrinelli, via Mecenate e via Fantoli.

Multe e permessi

La multa prevista per chi non rispecchia il divieto è di 80 euro, anche se tutti i cittadini residenti a Milano in possesso di un auto esclusa dall’Area B, avranno diritto a 50 accessi nell’area per tutto il 2019, che scenderanno a 25 nel 2020. Al primo passaggio di un veicolo non autorizzato, sarà inviato al proprietario l’invito per iscriversi al portale e registrare la propria posizione e il numero di passaggi effettuati.

I permessi e le pratiche di registrazione possono essere ottenute online. Qui è anche possibile verificare se il proprio veicolo ha il permesso di entrare in Area B.

Informazioni importanti:

  • E’ vietata anche la circolazione dinamica all’interno di Area B. Ciò significa che un autoveicolo il cui accesso è vietato in Area B non può circolare all’interno di tale area, anche se è entrato prima delle 7.30. Non potrà quindi uscire dall’Area B prima delle 19.30 ovvero al termine dell’orario del divieto.
  • Attenzione anche ai divieti regionali per il piano anti-inquinamento in vigore fino al 31 marzo. Violare questi divieti potrà portare a una multa di 160 euro, il doppio rispetto a quella per l’Area B. Una volta esauriti i 50 ingressi, si potrà incorrere in due multe: una da 160 euro per il piano regionale e una da 80 euro per Area B.
  • Anche gli orari di Area C hanno subito delle modifiche per coincidere con quelli di Area B. Per esempio, anche il giovedì, che fino ad ora prevedeva il divieto fino alle 18.30, si allungherà fino alle 19.30. Inoltre in Area C non potranno più entrare motoveicoli e ciclomotori a due tempi euro 0 e 1 e veicoli a doppia alimentazione gasolio-gpl e gasolio-metano euro 0, 1 e 2.
  • Alla stazione della metropolitana rossa al Duomo vi è un infopoint dove potrete avere tutte le informazioni. Gli orari di apertura del servizio sono dalle 8.30 alle 15.30, dal lunedì al venerdì

Per saperne di più, visitare il sito del Comune di Milano