Italy Climate Report 2020: la road map per un’Italia a zero emissioni

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L’Italia può, e deve, rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ma per farlo è necessaria una forte accelerata che vada nella direzione della transizione ecologica. Questo è, in sintesi, quanto emerge dall’Italy Climate Report 2020, un documento redatto da Asvis – Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile insieme ad un gruppo di imprese virtuose, riunite nell’iniziativa “Italy for Climate” “per promuovere l’attuazione di un’agenda italiana per il clima in linea con gli obiettivi del Paris Agreement”.

Italy Climate Report 2020

Di cosa parla l’Italy Climate Report 2020

Il rapporto è stato presentato circa un paio di settimane fa, nell’ambito della Conferenza Nazionale sul Clima, e ha come obiettivo quello di offrire una panoramica esaustiva sulla situazione attuale del nostro paese e quali possano essere gli sviluppi futuri per riuscire a raggiungere i benchmark intermedi fissati dagli accordi internazionali sul clima.

L’Italia, storicamente parlando, è una delle nazioni che meglio aveva cominciato il suo processo di decarbonizzazione. Nel decennio che va dal 2005 al 2014 il nostro paese era infatti riuscito a diminuire le proprie emissioni del 27%. Un dato dei più alti a livello europeo e globale, raggiunto grazie ad un taglio di 160 milioni di tonnellate di gas serra. Tuttavia, come spesso accade all’interno dei nostri confini quando le cose stanno andando come dovrebbero, a partire dal 2015 ci siamo, per così dire, seduti sugli allori, portando a casa un calo delle emissioni che si attesta all’1,6%. Troppo poco per un paese che già oggi sta subendo, eccome, le prime conseguenze dettate dall’avanzamento dei cambiamenti climatici che, lo ricordiamo, con il passare del tempo sono destinate a diventare sempre più impattanti tanto a livello territoriale quanto economico.

Di fronte a questo trend negativo è quindi più che necessario cambiare passo. Un messaggio che Edo Ronchi, presidente della Fondazione dello Sviluppo Sostenibile, ha voluto sottolineare nella presentazione del Report, confidando in un corretto impiego dei finanziamenti che verranno inseriti nel Recovery Plan: “Siamo di fronte a una svolta, un passaggio epocale. Se non destineremo al clima una quota rilevante dei finanziamenti per la ripresa dalla più grande crisi economica dal dopoguerra, il rimbalzo delle emissioni dopo il crollo del 2020 ci allontanerà di nuovo dai nostri obiettivi e l’Italia non si affermerà come “un Paese avanzato e competitivo sul principale terreno del futuro dell’economia globale, quello della green economy”.

I punti del rapporto

Per raggiungere la neutralità climatica al 2050, obiettivo dichiarato dall’UE e dal Paris Agreement, ogni paese deve raggiungere degli step intermedi che prevedono un taglio del 55% delle emissioni al 2030, rispetto a quelle del 1990. Ad oggi il nostro paese ha ottenuto una riduzione del 19% nel periodo di riferimento. Italy for Climate, nello stilare la sua road map per un paese a zero emissioni, ha individuato una serie di punti cruciali sui quali intervenire per ottenere i risultati sperati:

  • Introduzione di un sistema di carbon pricing, che faccia pagare moneta sonante a chi inquina troppo.
  • Passaggio da un modello di produzione lineare ad uno rigenerativo.
  • Forte accelerazione in ricerca, sviluppo e diffusione di soluzioni innovative.
  • Semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli iter autorizzativi.
  • Promozione della cultura della transizione.

Queste linee guida sono state pensate per far sì che si possa intervenire in modo trasversale su tutti gli ambiti da coinvolgere nella transizione ecologica. Dall’industria, primo settore per emissioni del paese, passando per i trasporti, fino ad arrivare ai consumi energetici residenziali, il terziario, l’agricoltura ed infine la gestione dei rifiuti. Sono questi, in sintesi, gli aspetti nei quali bisogna intervenire, in maniera massiccia, per raggiungere gli obiettivi intermedi stabiliti dagli Accordi di Parigi.

Le parole chiave della transizione sono quindi riduzione delle emissioni, efficientamento energetico, mobilità elettrica, filiere corte e biologiche con riduzione di alimenti provenienti da sistemi produttivi intensivi, generazione di materia prima seconda e, ovviamente, massicci investimenti nel settore delle rinnovabili.

La palla passa ai politici

La conferenza durante la quale è stato presentato in maniera dettagliato il piano sopra descritto ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti politici di alto rango, che, come spesso accade, hanno colto l’occasione per esprimere la propria volontà di implementare questo tanto atteso cambio di rotta. Da Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, passando per il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, fino al Ministro per gli Affari Regionali e Autonomie Francesco Boccia, tutti si sono succeduti in delle dichiarazioni che assecondano quanto sostenuto dal report.

“Il green è l’elemento principale del Recovery Plan”. “È necessario cambiare paradigma”. “Il Governo sta lavorando per favorire la transizione verso uno sviluppo sostenibile”. Sono frasi dette e ridette, che periodicamente escono dalla bocca di qualche politico intento a mostrare il suo grande amore per l’ambiente. Ma ad oggi le misure davvero green promosse dal Governo non sono abbastanza. Ad onor del vero va detto che qualcosa è stato fatto, ma siamo ancora ben lontani dal trattare la questione climatica con l’urgenza che merita. Che il Recovery Plan sia lo strumento adatto per vedere un’Italia davvero in prima linea nella lotta al cambiamento climatico? Noi lo speriamo vivamente. Solo il tempo ci dirà se sarà effettivamente così.

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