fbpx
Tempo di lettura 4 minuti

Il drastico calo delle emissioni a causa della pandemia di coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo potrebbe non essere duraturo. Anzi, probabilmente causerà un aumento delle emissioni anche più sostanzioso rispetto al periodo precedente il virus. O almeno così si legge in un articolo di Internazionale, dal quale prendo spunto per affermare ciò che segue.

Leggi anche: “Coronavirus: il paradossale calo delle emissioni e l’esperimento smart working”

Crisi climatica in secondo piano

E’ ancora presto per fare previsioni, visto che non sappiamo ancora quando avverrà il picco dei contagi in Italia e nel resto del mondo la “vera” epidemia non è ancora iniziata. Possiamo però intuire come la crisi climatica sia giustamente passata in secondo piano a fronte di un’emergenza che, per essere contenuta, richiede misure repentine e a brevissimo termine.

Come si legge nel suddetto articolo, la lotta al cambiamento climatico scenderà parecchio nella percezione delle priorità globali, e servirà un impegno diplomatico ancora più deciso per evitare un fallimento. Purtroppo, però, la pandemia ha già provocato la cancellazione di alcuni incontri preliminari alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima che dovrebbe svolgersi a Glasgow a novembre. E, molto probabilmente, la conferenza stessa sarà rinviata.

Leggi anche “Onu: il coronavirus non distragga dalla lotta per il clima”

Soldi per salvare l’economia (fossile)

Oltre che dal punto di vista politico, la crisi climatica subirà un disinteresse anche da quello economico. Secondo le ultime previsioni dell’Ocse, la pandemia potrebbe ridurre la crescita del Pil globale nel 2020 dal 3,5% all’1,5%.

Per questo, Giuseppe Conte ha scongelato 25 miliardi di euro per “curare” l’Italia, mentre Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha dichiarato di voler mettere a disposizione dell’Unione ben 750 miliardi di euro.

Queste notizie giungono dopo pochi mesi dall’annuncio dell’Unione Europea di un Green New Deal per azzerare le emissioni entro il 2050. A questo scopo, molti soldi pubblici dovevano essere mobilitati per sostenere le industrie nella transizione e per crearne di nuove.

Infatti, come ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, il 70% degli investimenti mondiali in energia pulita dipende dalle finanze pubbliche. Se questi soldi verranno utilizzati per risollevare le economie delle nazioni colpite dalla crisi, ad oggi basate sui combustibili fossili, il Green New Deal verrà probabilmente declassato.

Uscendo dal panorama europeo, è anche possibile che la Cina, così come gli Stati Uniti, rilancino la costruzione di centrali a carbone e altre infrastrutture inquinanti nel tentativo di far ripartire l’economia.

Leggi anche: “Virus: lo sfruttamento ambientale li fa esplodere”

Memoria storica

Queste ipotesi si basano anche su dati storici, dal momento che a seguito di ogni crisi economica avvenuta nel mondo dopo la rivoluzione industriale vi è stato un aumento delle emissioni ancor maggiore.

Questo fenomeno si spiega con il fatto che normalmente l’intensità di emissione si riduce con il tempo grazie al progresso tecnologico, che va di pari passo con quello economico. L’efficienza energetica migliora, così come la diffusione di fonti di energia meno inquinanti. Con una crisi economica il progresso potrebbe interrompersi e, quindi, farci tornare al punto di partenza.

Un incremento delle attività già in atto, senza puntare a nuovi investimenti, sarebbe una delle soluzioni più plausibili. In Cina il governo ha promesso sussidi statali alle imprese che avessero ricominciato a produrre. Pare che alcune stiano addirittura fingendo l’attività, accendendo i condizionatori e i macchinari a vuoto per poter accedere agli incentivi. Nel colosso asiatico hanno già riaperto 42 store della Apple e la Toyota riprenderà la produzione nel suo maggiore stabilimento a Guangzhou. E noi, gli iPhone e le auto continueremo imperterriti a comprarle, forse più di prima.

Una frustrazione pericolosa

Internazionale non ha toccato la questione sociale del problema. Provo a farlo io, basandomi sui dati ufficiali ma anche sulla percezione che ho sviluppato riguardo al mondo durante questa strana condizione di isolamento. Sia chiaro, quindi, che non giudicherò, anzi mi sento parte di coloro che hanno attivato il meccanismo mentale che a breve trasformerò in parole.

La brama di tornare a impossessarci dei lussi che durante la quarantena sono diventati meno accessibili, toccherà prima o poi il fondo della molla. Per esempio, già dopo poco tempo dall’inizio della quarantena italiana e, poi, mondiale, Amazon ha aumentato spaventosamente i suoi incassi. La compagnia ha anzi annunciato di voler e dover assumere 100 mila nuovi dipendenti per rispondere alla crescente domanda di questi giorni.

Gli incassi di Amazon nell’ultima settimana.
Fonte: fool.com ( https://www.fool.com/quote/nasdaq/amazon/amzn/#InteractiveChart )

Le persone, poi, si renderanno conto che ricevere la merce a casa è molto conveniente. Gli ordini di Amazon potrebbero quindi non diminuire dopo la pandemia. Aumenteranno così le emissioni dovute ai trasporti dei prodotti acquistati online. Verrà inoltre alimentato il mercato dei prodotti low-cost che sfruttano in modo insostenibile sia la manodopera sia le risorse del pianeta.

Si sta inoltre diffondendo una crescente frustrazione psicologica e sociale che porterà molti a voler abbandonare il proprio nido dopo oltre un mese di “reclusione”. Questo sia per respirare la perduta libertà di viaggiare intorno al mondo, diventata ormai un must per la classe media occidentale.

Ma anche per ricongiungersi con persone lontane, magari lontanissime, dopo che improvvisamente ci siamo resi conto di quanto le relazioni interpersonali siano preziose nella nostra vita. Tutto bello, tutto legittimo, ma l’impennata delle emissioni di milioni di aerei che ricominceranno a solcare i cieli, forse più di prima, sarà un probabile dato di fatto.

Leggi anche: “Follia ad alta quota: voli vuoti per preservare le rotte”

Un barlume di speranza

Vi sono, certo, anche dei fattori che potrebbero far sperare in un proseguo di questa pulizia atmosferica globale di questi funesti mesi. Per esempio la inevitabile difficoltà economica nella quale tutti ci ritroveremo alla fin della pandemia. Senza contare la mancanza di tempo per prenderci ulteriori pause durante l’estate. Tutto questo impedirà a molti di realizzare il proprio desiderio di spiccare il volo una volta che la gabbia verrà aperta.

Dal punto di vista economico, è ancora Birol ad ipotizzare che i politici prenderanno questa pausa totale come un’occasione per ripartire da zero, dando la precedenza all’economia verde.

Inoltre, dice Birol, i governi potrebbero approfittare del crollo del prezzo del petrolio per ridurre i sussidi pubblici agli idrocarburi senza provocare grosse reazioni, e investire quelle risorse nella sanità.

Infine, fino a poco tempo fa era opinione diffusa che solo un rallentamento dell’economia degli Stati Uniti avrebbe impedito la rielezione di Donald Trump a novembre. Ora quel rallentamento sta accadendo e Trump dovrà giocare molto bene le sue carte per non perdere consensi.

Un esempio simile è quello del presidente inglese Boris Johnson, che sta gestendo la situazione in modo tutt’altro che corretto e sta, quindi, perdendo la fiducia di molti dei suoi elettori. E’ logico quindi come un’eventuale caduta dei governi conservatori e spesso anti-verdi che stanno spopolando in tutto il mondo, non potrebbe che rappresentare un lume di speranza per i polmoni del nostro pianeta.

Leggi anche: “Cambiamenti climatici e coronavirus, la prova che cambiare è possibile”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: