Nord del mediterraneo: uno scenario altamente infiammabile

I paesi oggetto dell'informativa del WWF

Il WWF Spagna, in collaborazione con i relativi uffici nazionali, ha pubblicato uno speciale sul tema degli incendi nei paesi del nord del Mediterraneo. Gli incendi forestali sono un problema sempre costante e attuale, anche a fronte dei miglioramenti tecnico-tecnologici sui quali possono contare i paesi interessati. Se da un lato il numero di incendi è in calo, dall’altro aumenta la loro pericolosità. Neanche a dirlo, il cambiamento climatico contribuisce a rendere gli incendi sempre più vasti e inarrestabili.

Grafici a torte divisi per paesi
In Italia 1/5 della superficie arsa nei paesi del nord del Mediterraneo. Fonte: WWF/Adena

Megaincendi: il nuovo incontrollabile nemico

Bruciano più di 5.000 ettari. Sconosciuti alle nostre latitudini fino a due anni fa, il 2017, quando per la prima volta divampò in Portogallo. Stiamo parlando dei megaincendi di sesta generazione. Trattasi di una tipologia di incendio strettamente correlata al cambiamento climatico: estrema, letale e incontrollabile. Nello stesso anno della loro comparsa nella fascia nord del Mediterraneo, i megaincendi si sono poi ripetuti diverse volte in Spagna e Portogallo e in Grecia l’anno successivo, registrando tra questi i tre maggiori incendi mai avvenuti in Europa, guarda a caso nella stessa regione. Nella decade 2009-2018 hanno rappresentato solamente lo 0,15% degli incendi, ma sono stati responsabili del 35% della superficie arsa.

Quali sono le cause?

Se il processo tecnologico mette a disposizione tecnologie e conoscenze specifiche per prevenire e affrontare il problema degli incendi forestali, perché allora siamo di fronte a un pericolo crescente? I fattori in gioco sono vari e riguardano principalmente due aspetti: l’abbandono delle aree rurali e delle loro tradizioni e l’aumento dell’uso ricreativo delle zone naturali di montagna. Alle quali va ad aggiungersi l’acuirsi del cambiamento climatico.

Lo spopolamento delle aree rurali ha infatti ridotto il numero di persone che vivono in simbiosi con gli ecosistemi montani. Se questo si è tradotto in una diminuzione dell’utilizzo del fuoco nei pressi dei boschi, ne ha però incrementato l’infiammabilità. La causa è da trovare negli utilizzi meno tradizionali e più incoscienti, spesso a opera di turisti o visitatori occasionali. L’abbondono delle aree si traduce anche in abbandono delle attività agrarie, a cui è legato anche il cambiamento della vegetazione delle aree rurali montane e il conseguente ringiovanimento degli alberi che le popolano, meno capaci di resistere alle fiamme.

Un altro effetto è lo stato di caos territoriale che viene a crearsi da queste dinamiche, con i confini del perimetro urbano e di quello forestale che finiscono per confondersi. Gli alberi e la vegetazione in generale arrivano alle porte dei centri abitati, vicinanza che favorisce l’insorgenza delle fiamme. A questo proposito, il rapporto identifica tutta la zona costiera italiana e la Sicilia come zone altamente a rischio.

Tabella megaincendi
Tabella riassuntiva dei megaincendi. Fonte: WWF/Adena

In generale, il bacino del Mediterraneo attira il maggior numero di visitatori a livello mondiale, destinato probabilmente a incrementare con il susseguirsi degli anni: 420 milioni di turisti previsti per il 2020. Questo mette ancora di più a repentaglio la regione e richiede una pianificazione e una prevenzione ancora più accurata.

Gli effetti del cambiamento climatico

Come è facile prevedere e come gli esperti ripetono ormai da tempo, gli episodi climatici estremi sono destinati a ripetersi con sempre maggiore frequenza e intensità. Le estati saranno caratterizzate dal continuo rintocco delle campane antincendio e dall’incessante mobilitazione di personale, mezzi e risorse. Si allungheranno i periodi di rischio, così come le fasce geografiche interessate (si è già registrato un aumento di incendi anche nel nord d’Europa). Si intensificherà la propagazione delle fiamme, più rapide e violente.

Secondo uno studio scientifico condotto dall’Universidad de Barcelona, se l’aumento della temperatura sarà ridotto a più 1,5°, l’incremento della superficie arsa nella zona del mediterraneo corrisponderà a un +40% rispetto all’attuale. Se invece si dovessero raggiungere i 3°, allora vedremmo un +80%. Attualmente lo scenario peggiore è anche quello più probabile.

Gli incendi si possono evitare

Come spesso accade, i problemi legati al cambiamento climatico sembrano distanti e inarrivabili. Eppure c’è una dettaglio di non poco conto che deve far riflettere, la sinistrosità. Il cambiamento climatico di per sé non scatena infatti incendi, li favorisce. Le fiamme sono quasi unicamente per mano dell’uomo. Ben nel 99% dei casi in Italia (96% nei paesi del nord del Mediterraneo presi in esame), spesso dovuti a negligenza.

Tabella sinistrosità
Tabella delle cause scatenanti degli incendi, divisa per paese. Fonte: WWF/Adena

Ugualmente preoccupante è altresì l’elevata percentuale di incendi dolosi intenzionali, il 26% (sia in Italia che in media tra i paesi). Spesso motivati da dispute tra vari soggetti, alla base delle quali vi sono interessi personali e privati.

Urge quindi sia maggiore sensibilizzazione sui rischi e le conseguenze degli incendi, che causano devastazione per centinaia di milioni di euro e perdite di vite umane, animali e vegetali, sia un maggiore intervento dello stato nel prevenire e sanzionare questo tipo di infrazioni. Questi due aspetti vanno ad aggiungersi alla lunghissima serie di investimenti necessari a salvaguardia dei nostri ecosistemi e per la lotta al cambiamento climatico. La prossima volta che volete godervi la natura, ponderate sulle possibile cause delle azioni vostre e di chi vi sta attorno, basta una scintilla per scatenare un incendio, così come è sufficiente prestare attenzione per evitarlo.

In Germania e Francia registrati nuovi record di temperatura

Screenshot telegiornale tedesco Tagesschau

Mercoledì 26 giugno, in Germania, è stata misurata una temperatura di 38,6°, battendo di un decimale il precedente record di temperatura, che resisteva da oltre 70 anni. Eppure potrebbe essere uno dei record di temperatura più brevi della storia, visto che domenica 30 giugno sono stati raggiunti i 38° a Berlino. Il climatologo Stefan Rahmstorf dell’Instituto di Potsdam per la ricerca climatica è convinto – così come tanti altri – che non si tratti di un evento isolato ma che queste temperature estreme siano diretta conseguenza del cambiamento climatico. Il valore medio del mese di giugno un secolo fa era 20,2 gradi, oggi, con ogni probabilità, lo supereremo di 2 gradi.

Previsione 38 gradi domenica 30 giugno
Screenshot di weather.com della previsione per domenica 30 giugno: attesi 38 gradi.

In Francia addirittura, è stato battuto il record assoluto di temperatura con i 44,3 gradi registrati venerdì 28 giugno. Il timore è quello che si possa ripetere la sciagura del 2003, anno in cui nel solo mese di agosto morirono più di 13.000 persone per il caldo. I primi morti si sono già registrati, almeno due in Spagna (tra cui un ragazzo), che per la seconda volta nella sua storia ha dato l’allerta per il caldo. I malori non sono mancati anche nel nord d’Italia.

Questa ondata di calore che si sta registrando in tutto l’Europa Occidentale è in parte legata all’aria e alla polvere proveniente dal deserto del Sahara. La differenza tra due fasce, una di alta e l’altra di bassa pressione, fa sì che l’aria desertica sia spinta verso nord.

Diapositiva dinamica dell'aria del Sahara sull'Europa Occidentale
Riproduzione dello spostamento dell’aria del Sahara

La legge tedesca sulla gestione della temperatura nei locali di lavoro

Hitzefrei è il termine tedesco utilizzato per indicare la chiusura di scuole, uffici e quant’altro a causa dell’eccessiva temperatura. Che oltre a impossibilitare la concentrazione sullo studio e sul lavoro, mettere a repentaglio il benessere psico-fisico dell’individuo. In Germania, paese per molti sinonimo di buona politica, vi è una legge che riconosce il diritto ai lavoratori di smettere la propria attività quando la temperatura raggiunge una certa soglia nel luogo di lavoro.

Il regolamento relativo ai locali di lavoro stabilisce che in ufficio di norma non dovrebbero essere superati i 26 gradi. Chiaramente è necessario fare una distinzione tra temperatura reale e percepita; a contare è la prima. A partire dai 30° il datore di lavoro è tenuto ad attuare delle misure a protezione del benessere dei propri dipendenti. Come ad esempio mettere a disposizione bibite fresche, ventilatori, garantire flessibilità dell’orario di lavoro, permettere un codice d’abbigliamento più rilassato (pantaloncini corti, t-shirt, calzature estive, ecc.). Se l’attuazione di queste misure non è sufficiente a contrastare il caldo asfissiante, a partire da 35° i lavoratori hanno il diritto di lasciare l’ufficio. Nel caso in cui, il datore di lavoro non si adoperi, già dal raggiungimento dei 30°.

I nuovi record di temperatura e l’umorismo (cinico) del cambiamento climatico

L’Hitzefrei (grossomodo traducibile con “chiusura per il caldo”) a 30/35° può far sorridere. Quante volte i lavoratori e gli studenti italiani sono costretti a “performare” con una temperatura al di sopra di questa soglia? Tra i tanti aggettivi che vengono affibbiati all’Italia c’è n’è uno molto forte nei paesi del centro e nord Europa: “fannulloni”. I più indulgenti motivano questa tendenza alla scarsa produttività con le condizioni climatiche particolarmente favorevoli (alla bella vita) che contraddistinguono il paese, come il sole e il caldo. Lo dimostra anche un video del telegiornale tedesco Tagesschau pubblicato sul proprio account Instagram, secondo il quale gli italiani quando fa caldo, non lavorano, vanno in vacanza.

Screenshot del video del Tagesschau
Screenshot del video del Tagesschau: “Italia – Andare in vancanza”

La domanda che viene da chiedersi è cosa ne sarà di questi stereotipi, più o meno giustificati, quando il pianeta sarà più caldo e il mondo diverso da come lo conosciamo. Una sorta di umorismo cinico del cambiamento climatico, che porterà le popolazioni ad assomigliare a quelle che ora deridono e mal considerano, anche e sopratutto per ragione legate al clima. Lo stravolgimento del clima e il possibile e già parzialmente inevitabile slittamento delle fasce climatiche stravolgerà le nostre convinzioni più inamovibili.

Dopo il 2030 sarà troppo tardi

Se infatti si dovesse realizzare la previsione degli scienziati Yangyang Xu e Veerabhadran Ramanthan, in meno di 30 anni il mondo che conosciamo non esisterà più, e anche i cliché saranno solo un lontano ricordo. I 3 gradi di aumento medio della temperatura comporterebbero il collasso di vastissimi ecosistemi come Amazonia e barriera corallina. Facendo del a noi tanto caro Mediterraneo – così come Medio Oriente, Australia e Asia Occidentale – un luogo inabitabile.

I paradossali scambi di ruoli del mondo che (non) sarà

Le conseguenze geopolitiche e sociali sono inimmaginabili, ma certo tutt’altro che positive. Ma prima che tutto ciò si avveri e il baratro inizi a mostrare il suo buio fondo, le abitudini e i costumi cambieranno, e così gli sfottò.

La Germania potrebbe diventare il nuovo Sud d’Europa ad esempio. Riconosciuta per l’incredibile qualità dei suoi vini (che però non avrebbero tempo di invecchiare) e della sua frutta e verdura. Sbeffeggiata però dai paesi più a nord per la scarsa voglia di lavorare della sua popolazione, che, tormentata dal caldo afoso, perderà quella spinta stakanovista in favore di una ben più gradevole e salutare siesta. L’Italia sarà probabilmente un paese di emigranti, dalla pelle di colore scuro bruciata dal sole. Che cercheranno di superare frontiere chiuse appellandosi all’umanità dei più privilegiati. Prima che il livello del mare salga fino a sommergere tante città, e molti di noi con loro.

“UMBERTO”: il fumetto che invita alla lotta alle ingiustizie

La copertina del libro

Il fumetto è percepito da molti come una forma leggera di letteratura e per questo poco impegnata. Ma è una concezione che non rende giustizia. Il fumetto è un mezzo di comunicazione potente e versatile e come tale può essere usato sì per intrattenere, ma anche come strumento di lotta alle ingiustizie. Ed è proprio questo l’obiettivo di UMBERTO.

UMBERTO: la copertina del libro
La copertina del libro

Holdenaccio, al secolo Antonio Rossetti, classe 90 di Taranto, non si tira indietro e anzi, prende di petto due questioncine di non poco conto, quali la difesa dell’ambiente e l’immigrazione. Lo fa con un tratto sobrio, toni pacati e una semplicità sorprendente. Stiamo parlando di UMBERTO, pubblicato ad aprile da BAO Publishing e acquistabile sul suo sito, il primo graphic novel di Holdenaccio. Con cui abbiamo fatto una chiacchierata:

Come nasce UMBERTO e chi è il suo omonimo protagonista?

Umberto (l’uraniano alieno protagonista, ndr) è un sempliciotto. Il libro nasce dall’idea di fare diventare un sempliciotto il protagonista di una storia d’avventura, soprattutto per il messaggio molto attuale che ciò trasmette. Scemo o semplice che uno possa essere, se una cosa non gli sta bene, la prende e l’affronta. La risposta non è mai girarsi dall’altra parte. Viviamo in un periodo dove tutti quanti sembriamo essere guidati da uno scemo superiore che ci dice cosa fare, cosa è giusto e cosa è sbagliato, mentre invece sta a noi capire e decidere quali sono le nostre sfide. La mia intenzione era quella di dare voce a uno scemo, proprio per far capire che anche lui può migliorarsi e migliorare tutto quello che non va intorno a sé.

Cosa spinge Umberto ad agire?

Umberto si rispecchia nel sogno di vivere e lottare per un universo libero, contro le ingiustizie, anche senza essere un tizio cazzutissimo. Umberto, tra l’altro, non è l’unico ad agire e non lo fa da solo. Si può dire che la vera anima della lotta (che incalza tra l’altro Umberto nel suo ruolo da protagonista) sia Camilla, una dei quattro terrestri che decide di lottare per un universo libero, per il giusto ideale. Camilla è una ragazza forte, intraprendente, dotata di spirito di critica, ma anche “punk” per come affronta le cose e come le percepisce. Sono molto contento di come sono riuscito a caratterizzare anche i quattro ragazzi. Lei inoltre, assomiglia tantissimo caratterialmente a Greta Thunberg, senza che questa fosse mia intenzione, dato che il fenomeno di Greta è nato successivamente.

Quale ruolo ha l’aspetto sociale, civile, all’interno della tua opera?

Il voler affrontare tematiche attuali come immigrazione e ambientalismo è l’elemento centrale del libro, rimandando a tematiche attuali e a me vicine come: Taranto e noTAP. L’escamotage è stato quello di trasferire questi temi dal contesto attuale e ordinario allo spazio. Affrontando queste questioni in maniera differente, ma comunque affrontandole.

La semplicità come base di partenza per affrontare questioni complicate che ci riguardano in prima persona. Anche il MUR (la Milizia Uraniana Ribelle, ndr) sembra puntarci molto.

UMBERTO: il volantino d'invito all'azione della Milizia Uraniana Ribelle
Il volantino d’invito all’azione della Milizia Uraniana Ribelle

A resistere rimane la Milizia Uraniana Ribelle, che cerca di opporsi allo spadroneggiare della Urangas, l’azienda multiversale che cerca di controllare i due pianeti, con “piccoli atti di quotidiana resistenza”! Volevo raccontare una storia fantasy senza abbandonare la realtà della cronaca, senza mai banalizzare. “Affinchè una storia fantastica sia efficace, bisogna che sia raccontata nei termini più semplici e pratici possibili” diceva Buzzati. Dietro la semplicità che pervade le pagine, ho inserito diverse chiavi di lettura che invitano il lettore alla riflessione e ad aprire gli occhi su quanto accade al nostro pianeta: potrebbe addirittura essere necessario un intervento extraterrestre per farci capire quanto sia importante la salvaguardia del proprio mondo anche attraverso questi “piccoli atti”.

Il tuo libro è pubblicato dalla casa editrice BAO che vanta tanti grandi nomi del Fumetto italiano. BAO Publishing sembra avere una certa sensibilità verso tematiche attuali, come quelle da te trattate nel libro. Quanto pensi abbia influito la scelta delle tematiche sulla decisione di pubblicare UMBERTO?

All’editore piacque tantissimo la storia di UMBERTO, soprattutto per la facilità di riuscire a mettere simili tematiche alla portata di tutti, giovani e non.

Un assaggio dell’universo di UMBERTo

WWF e Jova Beach Party: una collaborazione rivedibile

Jovanotti e WWF

Il WWF è un’icona, se non l’icona per eccellenza, della difesa della natura. Ma questo non la rende infallibile. Spesso anche i migliori intenti possono provocare i risultati più imprevisti e indesiderati. Questo sembrerebbe essere il caso della collaborazione tra Jovanotti e il WWF in occasione del Jova Beach Party.

Il WWF Italia ha infatti deciso di fiancheggiare l’amatissimo artista italiano in questo tour estivo in alcune delle più belle spiagge italiane, con l’idea di sfruttare la popolarità del Jovanotti come strumento di sensibilizzazione e promozione di una cultura amica dell’ambiente. Scontato dunque che siano state prese tutte le precauzioni del caso per assicurare l’assenza di incidenza sull’ambiente costiero interessato, così come lascia intendere il WWF stesso che garantisce di avere chiesto “misure di tutela chiare e puntuali”.

Fratino: emblema di resistenza ostinata

A questo punto entra in gioco un altro protagonista: il fratino. Il fratino è più di un semplice uccello, il fratino è l’emblema di una natura agguerrita e intransigente, che non è disposta a rinunciare alla propria indole. La peculiarità di questo animale è infatti il luogo di nidificazione: le spiagge sabbiose, nelle quali depone, feconda e cova le proprie uova e accudisce i propri piccoli per le prime settimane, fino a quando non sono pronti a spiccare il volo.

Questo piccolo trampoliere non è raro da avvistare in Italia. Però il numero di esemplari svernanti è diminuito di circa la metà negli ultimi decenni. Il fratino è indice di una spiaggia e di un ambiente marino ben conservati e correttamente tutelati. Questo limicolo è anche al centro di campagne del WWF, come testimonia la Rete Fratino del WWF Italia nata lo scorso anno.

Le complicazioni: Ladispoli, Vasto, Lido degli Estensi

Già lo scorso dicembre 2018 è stata annullata una tappa del tour, quella di Ladispoli (Roma), a causa del passo indietro da parte delle associazioni ambientaliste della zona, dopo le criticità emerse. Cosa che non è andata giù a Cherubini, che non ha voluto risparmiarsi sui social media dando dei “leggeri” agli ambientalisti e dicendo che seguono “logiche misteriose”. Non proprio l’atteggiamento di chi è disposto a mettersi in secondo piano pur di rispettare l’ambiente.

Il post di Trident (società che organizza i concerti del cantante) che dichiara l’annullamento della data e a lato il commento di Jovanotti.

Ma quello che fino a pochi giorni fa era un caso isolato, ora non lo è più. Anche le tappe di Vasto (Chieti) e di Lido degli Estensi (Ferrara) hanno rilevato e svelato delle problematiche di carattere ecologico. Infatti i lavori appena iniziati a Vasto mettono a repentaglio l’habitat e quindi la sopravvivenza e la riproduzione dei fratini nelle rispettive località. Lavori che tra l’altro non erano stati accordati con l’organizzazione del Jova Beach Party e che hanno così costretto il WWF ha presentare una diffida al Comune di Vasto.

Similare la situazione in provincia di Ferrara, come ricordato dall’Associazione Naturalisti Ferraresi, che nel recente numero di giugno di Natura e Società della Federazione Nazionale Pro Natura ha elencato i numerosi punti che portano alla necessaria opposizione all’evento.

Ne vale veramente la pena?

Il fatto è che tra tutti gli ecosistemi intaccati dall’uomo, le spiagge sono di gran lunga quello più snaturato e antropizzato. La domanda che ne consegue è quanto sensata sia realmente questa operazione di marketing che altro non fa che adibire zone protette e dal fragile equilibrio a location per eventi di massa (a pagamento) con musica ad altissimo volume per un’intera giornata (più precedenti e successivi lavori).

Quali si prevedono essere i risultati effettivi in termini di consapevolezza ambientale e di cambiamenti di stile di vita nel maggiore rispetto dell’ambiente? Difficile a dirsi, ma è immaginabile che il rischio non valga la candela. Non si può fare marketing sulla pelle di fratini e tartarughe o della natura in generale.

Inoltre, l’obiettivo di sensibilizzazione sembra essere legato più all’evento stesso che non a una campagna di ampia portata e dagli effetti duraturi, basti guardare il video di presentazione del Jova Beach Party estate 2019 (che già dal nome non ha nulla che richiami la salvaguardia dell’ambiente) ad opera di Jovanotti stesso.

Video di presentazione del Jova Beach Party. Quale rilevanza ha l’ambiente in tutto ciò?

Come ricordano gli ambientalisti ferraresi: i premi e i riconoscimenti delle aree protette non sono estemporanei, ma vanno (ri)guadagnati giorno dopo giorno. L’era del compromesso a discapito della natura deve giungere al termine.

Europa Verde quarto partito tra gli italiani all’estero

Schermata con principali obiettivi dei Verdi Europei

“Paese che vai, usanze che trovi”, così recita il detto. Ma forse sarebbe meglio dire “paese che vai, visione del mondo che hai”. Infatti le recenti elezioni europee sono un’ottima occasione anche per capire che aria si respira nei vari paesi della comunità europea. Dando un’occhiata ai risultati della tornata elettorale del 26 maggio salta immediatamente all’occhio come in ogni Paese dell’Unione la percezione dell’agenda politica sia diversa. Per noi di L’Ecopost il focus non può che essere sulla questione ambientale e la lotta al cambiamento climatico. Il miglior indicatore è con ogni probabilità il voto per la lista Europa Verde, poiché era l’unica opzione tra quelle disponibili a porre l’ambiente al centro del proprio programma.

L’equazione è quindi la seguente: un voto a Europa Verde è il voto di una persona che crede che una nuova politica nei confronti del clima e dell’ambiente abbia la massima priorità.

Europa dell’est: la Lega sfonda e per l’ambiente non c’è spazio

Degli altri 27 paesi dell’Unione Europea, solo in 5 Europa Verde, affiliata al Partito Verde Europeo, non ha superato la soglia di sbarramento del 4%. Oltre all’Italia, con uno scarno ma non scontato 2,3%, sono Cipro (3,3%), Bulgaria (2,7%), Lituania (2,1%), Romania (1,5%) e Lettonia (1,1%). Paesi che nell’insieme hanno avuto una rappresentanza numerica ridotta, di poco oltre il migliaio di voti. Curioso è come il risultato elettorale in quattro di questi cinque paesi, Lituania esclusa, veda la Lega trionfare nettamente con percentuali tra il 32,4 e il 40.

Da notare come in un paese con una politica nazionale filo-leghista, quale l’Ungheria, il vero partito verde (Europa Verde) sia riuscito a totalizzare il 4,1%.

Superato lo sbarramento negli altri 22 paesi

Per quanto riguarda invece il resto degli italiani che hanno votato dall’estero, la situazione appare totalmente diversa. Basti dire che al netto delle 2.355 sezioni, sono stati ben 11.678 i voti per Europa Verde, corrispondenti al 9,8%. Nell’Italia sparsa per l’Europa, Europa Verde è il quarto partito, sotto a PD (32,4%), Lega (18%), M5S (13,8%), e sopra a +Europa (8,8%), FI (6%), e Sinistra (4%).

Classifica partiti voti italiani all'estero
La classifica dei partiti sulla base dei voti degli italiani all’estero, Europa Verde quarto partito; fonte: la Repubblica.

In Austriala lista formata da Possibile e Verdi ha ottenuto il 21,1%, dietro al PD e davanti al M5S e Lega. In doppia cifra anche in Francia (10,7%), Irlanda (11,5%) Paesi Bassi (10,4%), Danimarca (11,9%), Estonia (12,2%), e Finlandia (12,2%). Ma particolarmente rilevante il buon esito in paesi quali Germania (9%), Regno Unito (9,5%), Belgio (7,9%) e Spagna (9,9%), che, assieme a Francia e Austria, rappresentano i bacini elettorali di italiani all’estero più nutriti.

Qual è il motivo di questa enorme differenza?

A voler tentare di dare una lettura di questo successo elettorale al di fuori dell’Italia, si potrebbe ipotizzare che la colpa sia imputabile a un sistema mediatico inadempiente, che vive a troppo stretto contatto con quello politico dei grandi partiti, di cui finisce per essere dipendente. Ne consegue un’informazione che non riflette le esigenze reali e che non ha quindi interesse nel dettare un’agenda politica che diverga da quella dei principali partiti. [Come anche in parte denunciato da Elena Grandi, portavoce dei Verdi, in questo articolo del Fatto Quotidiano, prima delle elezioni.]

Risulta poi scontato aggiungere come i cittadini italiani residenti all’estero siano più sensibili a tematiche di carattere comunitario, quale il riscaldamento globale, e per questo capaci di dissociarsi dalla routine della vita politica italiana. Si potrebbe dunque pensare che gli italiani all’estero abbiano espresso un voto europeo, mentre gli italiani che abitano e vivono il bel paese abbiano fatto del Parlamento Europeo una questione italiana.

I volti del Global Strike for Future di Berlino

Striscione verde Fridays for Future

Migliaia riuniti di fronte alla Porta di Brandeburgo per lo sciopero globale

Global Strike for Future chiama e Berlino risponde. La capitale tedesca non salta un appuntamento. Ogni venerdì sono migliaia i giovani che si riuniscono per incalzare i politici e dettare la loro agenda. Oggi 24 maggio 2019, giovani e meno giovani si sono riuniti in Platz 18. März, poco distante dal Bundestag (il parlamento tedesco), per far sentire il proprio dissenso. Il clima non può attendere e la politica deve rispondere in maniera concreta. Qui di seguito una carrellata di foto, con i volti e i pensieri dei partecipanti al Global Strike for Future, indetto da Fridays for Future.

Elezioni Europee 2019 – L’ambiente nei programmi elettorali: Lega

Locandina elettorale Lega

Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo la Lega.

La Lega e il MENL: nessuna parola spesa per l’ambiente

Ad onor del vero, c’è poco da analizzare. La Lega non sembra essere interessata al tema dell’ambiente. Il partito capitanato dall’attuale vicepresidente nonché ministro dell’interno non ha ancora pubblicato nessun vero programma per le imminenti elezioni europee – ed è quindi prevedibile che non lo farà – preferendo adottare piuttosto quello del MENL.

Screenshot sito MENL con logo del movimento
Il logo del movimento con dietro la leader francese Marine Le Pen.

MENL sta per Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà (Movement for a Europe of Nations and Freedom) ed è uno schieramento transnazionale guidato dalla politica francese Marine Le Pen. Navigando sul sito ufficiale non si trova alcun riferimento all’ambiente. I punti su cui fa leva il MENL, e dunque la Lega, sono: democrazia, sovranità, identità, specificità, libertà. Sul sito della partito italiano se ne trova un sesto. Ma anche questo non riguarda l’ambiente.

Salvini e l’ambiente

L’assenza di visione o, per meglio dire, il silenzio del partito in testa ai sondaggi nazionali sulla tematica ambientale dovrebbe essere allarmante. Perché ciò significa che milioni di italiani che voteranno per eleggere i politici leghisti al parlamento europeo, lo fanno senza sapere cosa significhi il loro voto in termini ecologici, per il territorio italiano, europeo e internazionale.

La Lega a guida Salvini non si è certo distinta per la sensibilità ambientale. Ripercorrendo a ritroso le dichiarazioni in materia, il leader del carroccio mistifica spesso il tema, trasformandolo in motivo di ilarità. Più volte si è scagliato contro gli ambientalisti – «da salotto» – o ha invocato l’aumento di temperatura connessa al cambiamento climatico, così da porre rimedio alle rigide temperature che affliggono la penisola italiana – senza peraltro mettere in relazione l’assurdo comportamento atmosferico con la sua causa, ovvero il cambiamento climatico per l’appunto. Un modo trumpiano di affrontare il tema. Inoltre la Lega ha spesso professato la propria vicinanza al mondo dell’edilizia e delle grandi opere (tra l’altro ben due i condoni edilizi dalla nascita dell’attuale governo), e a quello venatorio.

Post su sito Lega a favore della caccia
Un vecchio post sul sito della Lega (Nord) che contestava la validità della proposta dell’ex ministro Brambilla per l’abolizione della caccia.

Il voto contro l’Accordo di Parigi sul clima

Ma a svelare la vera posizione della Lega sull’ambiente è un altro fatto, risalente al 2016. Quando, in occasione del voto del Parlamento Europeo sull’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, gli allora parlamentari europei Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, e Lorenzo Fontana, oggi ministro per la famiglia e le disabilità, votarono contro. Due dei cinque parlamentari leghisti a farlo, gli unici tra gli italiani.

Il commento

Un voto per la Lega non è certo un voto per l’ambiente. L’agenda politica dell’ex partito secessionista appare non avere spazio né per contemplare, né tantomeno per affrontare la questione ecologica. Quello che dovrebbe essere una delle priorità assolute passa in ultimissimo piano. La motivazione è probabilmente duplice e va trovata nella difesa di interessi di altro tipo e nel fatto che ci sono già altri partiti, in primis il Movimento 5 Stelle, Europa Verde e La Sinistra, a dividersi l’elettorato che si preoccupa per l’ambiente e per il pianeta.

Europee 2019 – L’ambiente nei programmi elettorali: Europa Verde

Europa verde

Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo Europa Verde.

Europa Verde: un’introduzione

Europa Verde non è un partito ma una lista, contenente al suo interno Possibile e la Federazione dei Verdi (o semplicemente i Verdi). Un nuovo esperimento politico insomma. Oltre all’ecologismo, i credo che caratterizzano questo schieramento politico sono l’europeismo, la solidarietà e la parità dei sessi.

Possibile

I colori e il logo di Associazione Possibile
Il logo di Possibile è formato da un cerchio color lampone (il colore centrale dell’immagine) con due linee parallele e orizzontali a rappresentare il simbolo dell’uguale e il nome “POSSIBILE” immediatamente sotto.

Nasce nel 2013 da una costola militante del Partito Democratico, con il nome di Associazione People, per passare poi a Possibile un anno dopo. Al momento del passaggio da associazione a partito politico a tutti gli effetti, Giuseppe Civati, fuoriuscito dal PD, viene eletto primo Segretario nel 2016 in seguito a un congresso. Segreteria durata poco più di due anni. Il partito si dichiara promotore dei “valori della democrazia, dell’antifascismo, della partecipazione, dell’uguaglianza e della concorrenza, della laicità e dello svolgimento delle funzioni pubbliche nell’esclusivo interesse dei cittadini, rispettando e promuovendo i principi e le regole dell’etica pubblica“.

Federazione dei Verdi

Logo "Sole che ride" dei Verdi italiani
Logo dei Verdi italiani con lo storico simbolo del Sole che ride, originario del Movimento antinucleare danese e donato al partito italiano dal leader radicale Marco Pannella.

Non vanta una storia politica né particolarmente di successo, né priva di contraddizioni. Nati negli anni 80′, hanno inizialmente goduto di un significativo supporto elettorale (anche grazie al disastro di Černobyl’), raccogliendo oltre il milione dei voti alle prime elezioni europee (1989) e un milione alle elezioni parlamentari del 1996. Da allora il partito è affossato nel quasi totale anonimato dello spettro nazionale, non riuscendo più a eleggere onorevoli in parlamento, anche a causa di una certa instabilità politica che li ha visti associarsi a varie formazioni durante gli anni, sempre all’interno della cosiddetta sinistra. Il loro consenso è andato quasi scomparendo (a differenza di quanto accade nei paesi del centro e del nord d’Europa). Specialmente nell’ultimo decennio con l’entrata in scena del Movimento 5 Stelle che anche sulle tematiche ambientali ha costruito il suo sostegno iniziale.

“Non c’è un Pianeta B, non c’è una lista B” – il programma di Europa Verde

Europa Verde è affiliata all’European Green Party (Partito Verde Europeo), di cui ha sottoscritto il Manifesto Comune, in cui è contenuta la propria visione politica. Il che lo rende un partito transnazionale, con una visione d’europa globale e non limitata ai confini nazionali.

L’ambiente è uno, il primo, dei dodici punti in cui si suddivide il programma. Il tema principale non poteva che essere il cambiamento climatico. La risposta è l’energia rinnovabile al 100% e l’economia a zero emissioni (-55% entro il 2030). L’eliminazione graduale di energia da fossile e nucleare e la cessazione immediata dei sussidi per queste due fonti energetiche, i quali verrebbero poi rigirati sui finanziamenti a soluzioni sostenibili (p.e. efficienza energetica, treni transfrontalieri e agricoltura sostenibile).

Tra le richieste vi sono una legge sul clima che preveda bilanci di carbonio vincolanti e il ripristino di carbonio nelle foreste e nel suolo, così come un prezzo minimo considerevole sul carbonio nel sistema di scambio delle quote di emissioni (per controbilanciare i Paesi non UE che si rifiutano di limitare le emissioni). Anche il fracking (le trivellazioni per l’estrazione di risorse energetiche fossili dal sottosuolo) sarà bandito.

Gli altri punti sono: trasporti; ambiente e protezione della natura; economia circolare; agricoltura, cibo e animali; e giustizia ambientale.

12 punti del programma di Europa Verde
I punti programmatici di Europa Verde alle elezioni europee del 26 maggio 2019

Trasporto

L’ampliamento del trasporto su rotaia e le attuali rotte navali rappresentano l’alternativa migliore per non evitare ulteriori danni. Sia per il trasporto di persone che di merci. I treni dovranno essere più accessibili e convenienti, inclusi treni veloci e notturni. I veicoli di qualsiasi tipo dovranno diventare a zero emissioni.

Ambiente e protezione della natura

La protezione ambientale passa per l’agricoltura sostenibile, la messa al bando di sostanze chimiche pericolose, l’espansione delle aree protette (+20% di aree marine protette), e la lotta al disboscamento insostenibile e illegale, con l’aiuto di nuove norme e nuovi, più efficaci strumenti. I combustibili pesanti vietati nelle regioni artiche e antartiche.

Economia circolare

Lotta all’usa&getta (“La nostra attuale economia si basa sul ciclo seguente: si prendono le risorse dalla natura, si fabbricano prodotti, si usano e si buttano via” dal Manifesto Comune), con prodotti con una vita e una garanzia più lunga e facili da riparare. Tassazione o divieto d’utilizzo delle materie plastiche non riciclabili e aumento del riciclaggio e del riutilizzo. Limiti per l’esportazione di rifiuti e tasse sull’estrazione e l’importazione di materie prime.

Agricoltura, cibo e animali

Riforma della Politica agricola comune europea (PAC) verso soluzioni sostenibili, come il biologico e le agro-ecologie. Salvare le api, rivitalizzare le aree rurali (e stop all’espansione urbana) e mettere in sicurezza gli alimenti. Condizioni eque e meritocratiche per gli agricoltori. Niente più pesticidi nocivi. Maggiore trasparenza e rintracciabilità del prodotto e promozione di un’alimentazione con meno carne e più vegetali.

Stop periodico e categorico alla pesca. Soppressione della pesca a strascico di fondo e altre metodologie dannose per gli ecosistemi. Stop al maltrattamento degli animali, al trasporto di animali su lunga distanza, agli allevamenti da pelliccia, ai sussidi alla zootecnica industriale. Agli animali da allevamento dovrebbe essere garantita una vita il più naturale possibile.

Giustizia ambientale

Istituzione di un tribunale internazionale per l’ambiente che si pronunci sulle violazioni più gravi. Promozione del diritto all’informazione e dell’accesso alla giustizia ambientale per tutta la società civile. Grandi opere possibili solo se in accordo con comunità locali.

Il commento sul programma ambientale di Europa Verde

Questo punto programmatico può apparire scontato per chi si interessa di ambiente (e legge L’Ecopost), ma non lo è. Infatti l’effettiva realizzazione di questi obiettivi, sempre più centrali nel dibattito politico di molti paesi europei ed extraeuropei, richiede una coesione e una volontà ferree. Tutto il resto sono delle misure incidentali. Senza questo cambio di marcia qualunque politica sarà limitata nel tempo, poiché il pianeta non sarà più lo stesso.

Oggi è la Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori

Giornata Mondiale Uccelli Migratori

Come spesso accade, le giornate mondiali a tema ambientale istituite, non sono motivo di celebrazione, ma di indignazione e sensibilizzazione. Questo è il caso anche con la Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori, istituita nel 2006 per sensibilizzare noi tutti sull’importanza della loro salvaguardia. Quest’anno il focus non poteva che ricadere sulla plastica, pericolo numero uno dell’ambiente. La campagna lanciata unitamente da CMS, AEWA e EFTA è stata intitolata “Protect Birds: Be the Solution to Plastic Pollution!“, con il chiaro intento di coinvolgere i cittadini di tutto il globo a contribuire alla tutela dei migratori alati.

Gli effetti della plastica

La pagina ufficiale dell’iniziativa per il WMBD (World Migratory Bird Day) informa su quelli che sono i pericoli che la plastica rappresenta per queste specie e le terribili conseguenze che ne derivano. Gli uccelli migratori, così come tanti altri animali selvatici, pagano un caro prezzo per l’irresponsabile utilizzo e smaltimento dei prodotti di plastica, specialmente monouso. Pulcini e adulti perdono la vita a causa dell’ingestione di pezzi di plastica, o finendo intrappolati in anelli e reti, morendo spesso per soffocamento.

Ingestione

La ricerca di cibo porta gli uccelli marini all’ingestione involontaria e inconsapevole di plastica. I prodotti di plastica galleggianti, spesso ricoperti di alghe, vengono spesso scambiati per una preda. La plastica ingerita viene poi passata ai più piccoli durante il loro nutrimento. Creature dagli organi ancora non del tutto sviluppati e proprio per questo più vulnerabili. Le particelle di plastica, quando non abbastanza grandi da causare lesioni interne e portare quindi una morte pressoché immediata, conducono alla morte per fame. Infatti questo materiale, quando ingerito, rimane nello stomaco in quanto non digeribile, dando l’impressione di sazietà, anche quando lo stomaco è praticamente vuoto. Altra minaccia è la tossicità delle sostanze chimiche di cui la plastica è composta.

Imbrigliamento e intrappolamento

I rifiuti di plastica presenti nei terreni acquitrinosi, con particolare menzione per l’attrezzatura da pesca abbandonata, rappresentano un elemento fortemente pericoloso. Gli uccelli rimangono impigliati. Questo causa ferite, con rischio di infezione, e l’intrappolamento. In questo secondo scenario gli uccelli, dopo aver tentato strenuamente per liberarsi, finisco spesso per affogare o per essere preda di altri animali.

1.000.000 di uccelli marini uccisi dalla plastica ogni anno

1 milioni di uccelli morti è un numero spaventoso (e in crescita), soprattutto se si pensa che si tratta di morti spesso piene di sofferenza e provocate da prodotti artificiali, fatti di un materiale per il quale non c’è spazio in natura. Di questo passo, nel 2050 la pressoché totalità degli uccelli marini ingerirà plastica. Attualmente si stima che il 90% abbia particelle di plastica nel proprio intestino.

Non è facile fare qualcosa di concreto per questi incredibili animali capaci di volare dai 20 ai 1000km al giorno per continuare a dare un futuro alla propria specie. Si può sempre partire dal proprio piccolo, informando amici e parenti con il passaparola, riducendo l’utilizzo di materiali di plastica, o immolare qualche ora (da soli o nell’ambito di attività di gruppo come ce ne sono molte organizzate su tutto il territorio) per la pulizia dei rifiuti di plastica da zone dal valore ambientale. L’Italia rappresenta infatti un’area di primaria importanza negli spostamenti migratori dei volatili, vista la sua posizione geografica a metà della rotta Mediterranea e Atlantica.

Il fondatore di Patagonia, Chouinard, come simbolo di successo “responsabile”

Fondatore Patagonia

È lo stesso Chouinard, fondatore e attuale proprietario del marchio di vestiario per l’outdoor Patagonia, a parlare di modello aziendale “responsabile”, discostandosi dall’etichetta “ecosostenibile”. Infatti, sebbene Patagonia sia un marchio di successo con valori ambientali e sociali ben precisi, non è certo senza pecche. «L’ecosostenibilità non esiste» dice riferendosi al mondo degli affari, «la cosa migliore che possiamo fare è causare il minor danno possibile». La chiave sta nello smettere di trattare la natura come una risorsa da spremere, ma come un’entità dalla quale noi tutti dipendiamo.

Il buon viso a cattivo gioco delle grandi aziende

Il messaggio che esce dall’intervista del The Guardian all’ottuagenario uomo d’affari e (ex?) arrampicatore è per certi versi a tinte fosche. «Ero solito pensare che se fossimo riusciti a dimostrare che fare affari responsabilmente porta profitto, gli altri avrebbero fatto altrettanto. Alcuni sì, lo fanno, ma si tratta di piccole aziende. Le aziende con un nome fanno semplicemente green-washing (buon viso a cattivo gioco con le tematiche ambientali, ndr). Ho smesso di sperare che possano cambiare». Chouinard non risparmia sfiducia neanche ai politici, definendoli “pedine delle grandi società”.

Chouinard fa attivismo da 50 anni. Un cammino pieno di vittorie e di altrettante sconfitte, come quelle sull’inquinamento degli oceani e sul cibo geneticamente modificati. «Evil never stops» afferma. Il male non si arresta, è una lotta infinita, «l’importante è combattere». Per Chouinard politici come Trump e Bolsonaro, sono persone che ignorano, violano e calpestano la natura, il suo valore e i suoi diritti. Tanto che il fondatore e unico proprietario di Patagonia ha recentemente intentato causa al presidente statunitense assieme a una coalizione di tribù indigene nord americane e di movimenti locali, per i continui tentativi di ridimensionale le terre ancestrali nello stato dello Utah.

Un miliardario che ha a cuore l’ambiente

Chouinard, attraverso Patagonia, ha donato 105 milioni di dollari totali per cause legate all’ambiente. Ha implementato misure di marketing anti-consumo (un controsenso per chi guarda solo al portafoglio), come invitare i consumatori a non acquistare i propri prodotti durante il Black Friday. Ultimamente, sempre con Patagonia, ha anche realizzato Artifishal. Un film fatto di persone, fiumi e della lotta per il futuro dei pesci selvatici e dell’ambiente attorno a loro, nel quale viene raccontata la preoccupante situazione del salmone selvatico, a rischio estinzione, la continua perdita di fede nella natura, e non solo.

Trailer di Artifishal – La lotta per salvare il salmone selvatico

Oliver Bach, l’autore dell’intervista, lo descrive come un uomo d’affari che preferisce il giardinaggio agli incontri d’affari. Ne esce un ritratto di un uomo realista, consapevole e, appunto, responsabile; che si augura la fine delle grandi aziende quotate in borsa. In quanto il capitalismo moderno sta distruggendo il pianeta.

Chi ha il potere di cambiare le cose

È dunque tutto perduto? Nient’affatto! Per Chouinard la migliore speranza sono i consumatori. Le aziende non possono fare a meno di loro. Dunque, se loro cambiano, cambiano di conseguenza anche le aziende, e così i governi. Secondo Chouinard sbagliamo a pensare in senso opposto, ad affidarci ai governi affinché un cambiamento venga in essere.

I consumatori, in particolare quelli più giovani, devono pretendere che i loro marchi preferiti si facciano carico delle proprie responsabilità, diventando così più apertamente politici. «Non possiamo più permetterci di essere cauti. Lo dobbiamo dire chiaro e tondo: questa amministrazione (Trump, ndr) è malvagia, così come malvagio è chiunque dica che il cambiamento climatico non esiste».