Oggi è la Giornata del Mare: lanciata la campagna #IoSonoMare

Si tratta di una campagna dello Stato Italiano avviata al fine di raccontare ai cittadini lo stato in cui il mare versa e come lo Stato agisce per prendersene cura. L’iniziativa inaugurata oggi durerà per quasi tutto il 2019, esattamente fino al 2 dicembre. Data della 21esima Conferenza delle Parti della Convenzione di Bacellona per la Protezione del Mar Mediterraneo dall’Inquinamento, che si terrà a Napoli. IoSonoMare ha come obiettivo la messa a disposizione dei dati del monitoriaggio svolto riguardante i mari che bagnano la penisola. Con particolare focus su rifiuti, specie aliene e aree protette.

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La campagna prevede anche una serie di giornate dedicate su tutto il territorio nazionale durante le quali saranno presentati i risultati aggiornati. Risultati derivanti dalla Direttiva Strategia Marina e accessibili direttamente sul sito ufficiale (link). Per la Giornata del Mare l’ISPRA ha pubblicato un video promozionale: IO SONO MARE – Conoscerlo per tutelarlo

Oggi stesso, alla presentazione della campagna, sono già stati menzionati alcuni dati salienti. Come, ad esempio, i quasi 800 oggetti in media per ogni 100 metri di spiaggia, 80% dei quali è composto di plastica: bottiglie, sacchetti, contenitori, polistirolo, equipaggiamento per la pesca; che rendono le nostre spiagge delle piccole discariche a cielo aperto (link al nostro articolo sull’inquinamento degli oceani). O ancora, le 263 specie aliene (ovvero non del luogo) che dimorano lungo le coste italiane. 68% delle quali “residenti”.

Anche il WWF supporta “La Giornata del Mare”

L’iniziativa ha ricevuto il supporto del WWF. Il suo slogan è “Un mare di attenzioni, un’agenda di priorità” e segue l’impegno preso nei mesi scorsi (nonché anni) e che ha portato alla raccolta di oltre 729 mila firme (in Italia) per la petizione #plasticfree (link) per salvare i mari italiani e quasi 400.000 a livello globale per un accordo internazionale vincolante sulla plastica in mare #StopPlasticPollution (link).

La presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, ritiene positivo il percorso avviato dal ministero dell’Ambiente, ma richiede che venga redatta una «agenda di priorità a tutela del mare in quattro mosse: pacchetto normativo che rilanci la leadership Europa dell’Italia come Paese #plasticfree; più SIC marini e più forza alle Aree Marine Protette (AMP); dare finalmente gambe e concretezza alla Strategia Marina Nazionale; mettere fine al sovrasfruttamento delle risorse ittiche e dare sostegno alla piccola pesca». Di cui il recentemente approvato disegno di legge “Salva mare” rappresenta il primo passo.

La redazione di L’EcoPost coglie l’occasione per invitare i lettori ad approfondire le problematiche dei mari, non riducibili al solo inquinamento da plastica, grazie alla visione del documentario Mission Blue, targato Netflix.

Le EcoNews: le principali notizie del 10 aprile 2019

Consiglio nordico richiede trattato internazionale sull’inquinamento marino da plastica

Si tratta di una dichiarazione storica quella presentata oggi a Reykjavik dai ministri dell’ambiente dei paesi del Consiglio nordico: Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Il contenuto di tale dichiarazione è di fatto un invito a trovare un accordo globale per fermare l’inquinamento marino causato dalla plastica e microplastica. Questa iniziativa, che potrà servire da punto di partenza per governi di tutto il mondo, è la risposta al mancato accordo in occasione dell’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA), tenutasi il mese scorso a Nairobi. Il WWF Italia, per mezzo della sua presidente Donatella Bianchi, invita il ministro dell’ambiente Costa a rilanciare l’idea di un trattato globale vincolante presso l’Assemblea Generale dell’ONU di settembre.

Energia dai rifiuti: distribuzione inadeguata degli impianti in Italia

Il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia” a cui hanno cooperato Ispra e Utilitalia rivela che nel 2017 dai rifiuti è stata prodotta energia per soddisfare il fabbisogno di 2,8 milioni di abitazioni. La fotografia scattata dal rapporto dimostra un grande discrepanza sul territorio nazionale. Infatti la dislocazione dei vari impianti (compostaggio, digestione anaerobica e di incenerimento) è squilibrata, con il nord del paese che domina la scena e Sud e Centro nettamente indietro. Questo rappresenta un problema, perché costringe le regioni peggio munite a trasportare i propri rifiuti fino a centinaia di chilometri di distanza. Il che comporta una duplice assurdità: da un lato, così facendo, si causano notevoli emissioni di CO2 legate al trasporto su ruote, vanificando dunque in parte il contributo di questa tipologia di produzione energetica. Dall’altra, questo sottrae ai cittadini il valore aggiunto che loro stessi hanno creato grazie la raccolta differenziata, poiché l’energia intrinseca dei loro rifiuti finisce per essere prodotta e utilizzata in regioni distanti.

Dunque è necessario ripianificare la strategia nazionale, in modo da riequilibrare la situazione del paese. Inoltre, si tratta di una necessità impellente, poiché l’UE ha stabilito che entro il 2035 solo il 10% dei rifiuti potrà finire in discarica, mentre in Italia ci troviamo attualmente al 23%. L’energia prodotta dai rifiuti negli impianti di compostaggio è al 100% rinnovabile, quella dagli impianti di termovalorizzazione lo è al 51%.

Ritrovate particelle di plastica ad alta quota

Dopo gli abissi marini, ora anche nei sedimenti sopraglaciali sono state ritrovate particelle di plastica. Lo rivelano dei ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Milano e Milano-Bicocca presso la European Geosciences Union, attualmente in atto a Vienna. Quella che fino ad ora era solo un’ipotesi, per quanto pressoché certa, trova oggi conferma in Italia. Il campionamento appartiene al Parco Nazionale dello Stelvio, al confine con la svizzera, uno dei parchi nazionali più antichi del nostro paese. Sulla lingua del Ghiacciaio dei Forni, si stima la presenza di 130/160 milioni di particelle circa. Ancora sconosciuta è la provenienza di queste particelle di plastica, così come la loro veicolazione.

Una curiosità legata al campionamento è quella del codice di abbigliamento dei ricercatori, vestiti con capi 100% cotone e zoccoli di legno, così da non inquinare a loro volta i dati.

Rapporto Città MEZ: migliora la mobilità in Italia

Il rapporto “Città MEZ – Mobilità Emissioni Zero” è il primo rapporto sulla mobilità a zero emissioni in Italia, realizzato da Legambiente e MotusE. Si tratta di un analisi dei 104 capoluoghi italiani basata su disponibilità di mezzi elettrici, inquinamento, tasso di motorizzazione, presenza di piste ciclabili e modal share. Oltre alla classifica che vede Milano in testa con il 50% di tutti spostamenti a emissioni zero, ne emerge un’immagine positiva. Sì perché nel giro di un anno sono aumentati molto i numeri legati alla mobilità sostenibile, in primo luogo per le prese di ricarica e ricarica veloce. Se siete interessati al tema vi invitiamo a dare un’occhiata al rapporto, redatto in maniera molto chiara e immediata. Nota dolente è anche in questo caso lo spaccato tra nord e sud del paese.

Le EcoNews: le principali notizie del 27 marzo 2019

Il Parlamento europeo accoglie le misure della Commissione per ridurre la plastica in mare

Bruxelles – il Parlamento europeo accoglie con una schiacciante maggioranza le ambiziose misure proposte dalla commissione per affrontare il problema dei rifiuti in mare. Questi provvedimenti riguardano principalmente 10 prodotti di plastica monouso, i più diffusi nelle spiagge europee. Interessati sono anche la strumentazione da pesca abbandonata e i prodotti oxo-degradabili. I voti a favore sono stati 560 a favore contro 35 contrari e 28 astuti.

Già a inizio dello scorso anno era stato ufficializzata la Strategia dell’Unione europea sulla plastica che prevede che entro il 2030 tutti i prodotti di imballaggio nei Paesi membri siano riutilizzabili o riciclabili. La direttiva adottata oggi dal PE è un elemento essenziale del Piano di azione per l’economia circolare della Commissione, atto a stimolare alternative che combattano l’inquinamento marino dovuto alla plastica.

Il vice presidente della commissione Timmermans, responsabile per lo sviluppo sostenibile, ha affermato “Oggi abbiamo fatto un importante passo in avanti nella riduzione dell’inquinamento nei nostri mari e oceani, soprattutto da plastica. Ce l’abbiamo fatta e possiamo farlo. L’Europa ha stabilito nuovi e ambiziosi standard, aprendo la strada al resto del mondo“. Anche il vice presidente Jyrki Katainen ha ribattutto che questo voto porta l’UE a essere il leader mondiale per una politica più sostenibile dell’utilizzo della plastica. Karmenu Vella (commissario per ambiente, affari marittimi e pesca) sostiene che ora l’obiettivo principale è far sì che queste misure per quanto ambiziose siano implementate velocemente a tutti i livelli.

Contenuto delle misure

Nel 2030 l’Europa potrebbe dunque apparire diversa, più libera dalla plastica, soprattutto i mari potrebbero versare in condizioni migliori. Le misure contenute sono le seguenti:
divieto di utilizzo di prodotti di plastica monouso selezionati per i quali il mercato offre un’alternativa : cotton fioc, cannucce, posate, piatti, mescolatori (come quelli usati dai barman), bastoncini per i palloncini, così come tazze e contenitori di cibi e bevande in oxo-degradabili;
Utilizzo di etichette e contrassegni per indicare prodotti di plastica dannosi per l’ambiente;
Schemi di responsabilità estesa per produttori di prodotti come filtri per il tabacco e strumentazione da pesca;
Raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica entro il 2029 (77% entro il 2025) e introduzione di requisiti di produzione per l’introduzione di plastica riciclata per tappi e bottiglie.

Uno sguardo al futuro

Si calcola che i benefici ecologici e economici corrispondano a una riduzione delle emissioni di CO2 di 3,4 milioni di tonnellate, prevenzione di danni ambientali per un totale di 22 miliardi di euro entro il 2030 e un risparmio di 6,5 miliardi di euro per i consumatori. Ora tocca solo al Consiglio dei Ministri di accettare formalmente l’adozione di queste misure che porterà alla pubblicazione del testo nella Gazzetta Ufficiale. Dopodiché gli Stati membri avranno i soliti 2 anni per tradurre il testo in legge.

Riviera riminese: no alla plastica e al fumare sulle spiagge

Rimini – Romagna plastic free 2023 è un accordo tra pubblico, l’associazione “Basta Plastica in Mare” e le categorie di settore. Dal 15 aprile di quest’anno entrerà in vigore il divieto di utilizzare contenitori monouso di plastica e di fumare su tutti i 15 chilometri di costa del riminese. Inizialmente si riceverà un avviso per poi passare direttamente al multare i trasgressori per un ammontare fino a 50€. Gnassi, il sindaco, ha dichiarato di voler rendere la regione e la riviera, le prime libere dalla plastica.

La sostenibilità in Italia è popolare, è quanto risulta dall’Osservatorio di LifeGate

Milano – Il margine di miglioramento in molti campi è ancora ampio, però i dati sono positivi. Quasi tutti si rendono conto della sfida rappresentata dalla plastica e del suo impatto sui mari. Il 92% dichiara di fare sempre la raccolta differenziata, la stessa percentuale del 2018. A livello statistico LigeGate calcola che ben il 67% della popolazione italiana si interessi o sia appassionata al tema della sostenibilità: 34 milioni. L’Osservatorio tratta molti temi interessanti, dagli elettrodomestici a basso consumo, alle lampadine al LED, dall’alimentazione bio, alle auto ibride o elettriche.

Per approfondire i risultati del sondaggio, vi invitiamo a leggere l’articolo pubblicato oggi da LifeGate, al termine del quale potete anche richiedere il documento contenente tutti i dati. A farla da padrona ad ogni modo sarebbero le donne diplomate o laureate, ma in ogni caso professionalmente attive, tra i 35 e i 54 anni.

Eni vuole sfruttare l’energia del moto ondoso. Installato a Ravenna il prototipo

Eni comunica oggi in una nota di aver installato un progetto per lo sfruttamento del moto ondoso nelle acque del ravennate. L’unita di produzione energetica ha il nome Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC). L’impianto, sotto la cura del Distretto Centro Settentrionale di Eni, ha raggiunto un picco di potenzia superiore a 51 kW, il 103% della capacità nominale.

Il progetto è una sinergia con il Politecnico di Torino e l’azienda spin-off Wave for Energy S.r.l. e mira a sfruttare la potenza del moto ondoso, la fonte di energie più inutilizzata al mondo. Questo metodo di produzione di energia potrebbe essere applicato a contesti off-grid, ovvero a impianti non collegati alla rete terrestre. Qui il comunicato

Settore del green 2,4% del PIL, 500.000 posti di lavoro in 5 anni

Roma – Censis e Confcooperative “Smart & Green, l’economia che genera futuro” prevede un futuro molto environmental-friendly per il mercato del lavoro italiano. Tra i dati del focus – presentato questa mattina a Roma – ci sarebbero 500 mila posti di lavoro creati dal settore entro il 2023. In questo periodo 1 su 5 dei nuovi posti di lavoro deriverebbe dalla cosiddetta industria green. Questa spinta rappresenterebbe un’enorme possibilità di crescita, soprattutto per i paesi del G20.

Seabin installato a Genova

Genova – Installato un Seabin a Genova, esattamente a Sestri Ponente, presso la Marina di Genova. Questo fantastico strumento capace di ripulire le acque marine di oltre 500 chili di rifiuti di plastica è stato posizionato grazie a un progetto a cui cooperano Coop e LifeGate.

Seabin è un progetto ideato e sviluppato da due surfisti: Andrew Turton e Pete Ceglinski: qui il sito del progetto, dove è possibile acquistare il loro prodotto.

EcoNews: le principali notizie del 22 marzo

Giornata mondiale dell’acqua: situazione critica

Oggi è la giornata mondiale dell’acqua ma di motivi per festeggiare ce ne sono pochi. Stando al quadro riportato nel report pubblicato per l’occasione da Legambiente la situazione delle acque italiane è molto eterogenea ma certamente non eccellente. “Buone & Cattive Acque” (clicca per accedere al report) si apre con la premessa relativa alla “necessità di intervenire in maniera concreta e risolutiva sulla gestione [dell’acqua] in termini di tutela, prelievi, uso e sprechi”. I mezzi sono a disposizione, è solo questione di volontà. La principale direttiva di riferimento è la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60, che regola i criteri e i parametri per la classificazione di tutti i corpi idrici. Tale direttiva richiede il raggiungimento di uno stato ecologico “buono” entro il 2027, termine massimo già rimandato una volta (inizialmente 2015).

La situazione idrografica in Europa e in Italia

A livello europeo si sono visti pochi miglioramenti negli ultimi anni. I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente mostrano che a godere mediamente di buona salute sono i corpi idrici sotterranei. Lo stesso non si può dire per quelli superficiali dove solo poco più di un terzo (38%) gode di una situazione chimica buona e il 40% si trova in un buono stato ecologico, effettivo o potenziale. L’Ispra ha raccolto i dati italiani all’interno del suo Annuario 2018 (che vi abbiamo presentato nell’EcoNews del 19 marzo) i qualirivelano una condizione inadeguata. Innanzitutto ci sono ancora grandi porzioni del patrimonio idrico nazionale che a 4 anni della scadenza originale della direttiva sopra menzionata non sono ancora state classificate.

Detto ciò, i laghi versano nelle peggiore condizioni, con solo il 20% “in regola”. I corpi idrici fluviali sono per il 43% in un buono/elevato stato ecologico e 41% al di sotto dell’obiettivo prestabilito. Anche le acque costiere non attraversano la loro fase migliore. Mancano infatti rilevamenti e classificazioni dello stato chimico ed ecologico di ben il 74% delle acque della Sicilia e relativamente del 55 e del 57% del cosiddetto Distretto dell’Appennino Meridionale. Peggio di tutti se la passa il Distretto Padano con un ragguardevole 100% per quel che riguarda lo stato ecologico. Anche l’Appennino Settentrionale non versa in uno stato di grazia, circa la metà delle acque è presentano un cattivo stato o chimico e/o ecologico.

Ci sono anche le “buone acque”

Il rapporto svela però due facce della stessa medaglia e quindi non è tutto da rifare. Legambiente vuole dare voce e visibilità anche a storie di successo, come i progetti “Volontari per Natura”, “VisPo” (affine alla campagna social eco-friendly #Trashtag) e “BrianzaStream”; che contribuiscono alle “acque salvate”. Vari altri progetti e buone pratiche di ampio coinvolgimento, sia come singoli che come collettivi, vengono poi presentati nel documento. Con la speranza che queste possano essere d’ispirazioni e incentivare noi tutti a darci da fare per la risorsa più importante presente sul nostro pianeta, l’oro trasparente, l’acqua.

Statistiche Istat: Quanta acqua viene sprecata…

Sulle testa di ogni cittadino italiano incombe un penso, quello di essere i primi tra i cittadini della Comunità Europea per prelievo di acqua a uso potabile. Lo fa sapere l’Istat in occasione della giornata mondiale dell’acqua. Cosa significa? Che ogni cittadino statisticamente utilizza 428 litri di acqua potabile al giorno. Sembra esagerato? Lo è. Difatti della totalità del volume di acqua prelevato alla fonte, ben il 47,9% non giunge a destinazione. Dunque ogni volta che da qualche parte in Italia si apre il lavandino, per ogni goccia che ne esce ce n’è un’altra che si è persa strada facendo. Bisogna assolutamente intervenire. Cliccando qui potete visualizzare il grafico illustrativo dell’Istat relativo all’acqua potabile in Italia. La nota positiva è il grado di soddisfazione delle famiglie italiane.

“Ossigeno Bene Comune”: delibera sulla qualità dell’aria in occasione del #FridaysforFuture

Napoli – La Giunta del capoluogo campano presieduta dal primo cittadino Luigi de Magistris ha approvato la delibera “Ossigeno Bene Comune”. La proposta nata da vari assessori contiene numerose misure a supporto della qualità dell’aria a Napoli, attraverso il contrasto dell’inquinamento ambientale. Vari dei punti fanno riferimento alla mobilità, come ad esempio il piano generale per la ricarica dei veicoli elettrici, l’aumento delle agevolazioni in favore degli stessi (e delle auto a motorizzazione ibrida), rinnovo del parco trasporti pubblico e interventi di efficientamento energetico sulle proprietà dello stesso Comune di Napoli. Entro il 2020 si prevede inoltre di piantare 10.000 nuovi alberi e migliorare la situazione del verde pubblico. Presentato anche il logo: le tre iniziali O-B-C colorate di verde, smeraldo e azzurro, a voler richiamare natura, mare e cielo, che si intersecano.

Colossi del gas e petrolio investono 1 miliardo di dollari per contrastare la lotta al cambiamento climatico

InfluenceMap ha pubblicato oggi un report riguardante la lobby del gas e del petrolio e il suo tentativo di contrastare la lotta al cambiamento climatico e la transizione verso un futuro de-carbonizzato. Le aziende interessate sono: ExoonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron, BP e Total. Il report, condiviso citato anche dal The Guardian, rivela come cinque dei maggiori colossi del settore hanno investito 1 miliardo di dollari dei loro azionisti nella disinformazione relativa al clima e quindi al cambiamento climatico. La cifra fa riferimento al periodo dei tre anni successivi alla conferenza sul clima di Parigi (2015 United Nations Climate Change Conference).

Gli sforzi messi in campo sarebbero in estremo contrasto con i punti dell’accordo globale sul clima. La finalità sarebbe quella di mantenere l’attuale licenza, sia legale che a livello di opinione pubblica, a operare e addirittura a espandere le proprie operazioni sull’utilizzo dei carburanti fossili. La metodologia utilizzata è ad esempio l’acquisto di inserzioni pubblicitarie mirate su Facebook e Instagram, atte a promuovere i benefici legati all’aumento della produzione di carburanti fossili. Tra l’altro questo discosterebbe profondamente da altre iniziative promosse da queste multinazionali sulla carta, a favore della de-carbonizzazione e della lotta al cambiamento climatico.

EcoNews: le notizie principali del 21 marzo

Presentato il primo rapporto nazionale sulle foreste nella giornata a loro dedicata

Roma – Il ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo ha presentato oggi nella giornata internazionale delle foreste il rapporto nazionale sul loro stato, condotto dal RaF Italia. Si tratta del primo report nel suo genere, al quale hanno contribuito esperti, enti, istituzioni, amministrazioni e associazioni di vario genere; operanti sull’intero territorio nazionale.

La fotografia che esce dal “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia” non è drammatica, seppure diverse siano le criticità. Le foreste sono cresciute negli anni recenti, tra il 2005 e il 2015, arrivando a coprire oltre un terzo della superficie nazionale. Il dato più positivo è quello riguardante il prelievo legnoso (tra il 18 e il 37%), ben al di sotto della media europea che si attesta tra il 62 e il 67%. Cresce anche l’edilizia del legno per un valore che si aggira attorno ai 700 milioni di euro.

Motivo di preoccupazione sono invece gli incendi boschivi.Seppur in calo a livello di superficie media bruciata, rappresentano ancora un pericolo per le foreste del Belpaese, e la troppo elevata importazione di legname. Gli incendi mettono inoltre a repentaglio la biodiversità e liberano una enorme quantità di carbonio nell’atmosfera, di cui il legno è composto al 50%.

Il rapporto sottolinea poi alcune aree dove è necessario apportare miglioramenti con misure mirate. Tra questi vi sono: la valorizzazione del verde in città, il rapporto tra imprese e addetti operanti nell’ambio (con questi ultimi in calo), e ancora la certificazione forestale su prodotti non legnosi, formazione e sicurezza. In fortissimo calo anche le imprese, gli addetti e il volume di affari nel settore della prima lavorazione del legno. Il rapporto del RaF Italia è ricco di informazioni e spunti, qui il link per il download diretto.

Un’ora a luci spente: l’iniziativa “Earth Hour 2019”

Inoltre vi segnaliamo già che in data 30 marzo si terrà la Earth Hour 2019. Si tratta di una mobilitazione planetaria per dare impulso al dimezzamento dei gas serra entro il 2030, alla lotta al cambiamento climatico e alla salvaguardia della biodiversità. L’idea è quella di spegnere tutte le luci per un’intera ora. Cliccate qui per accedere al sito web dell’iniziativa (hashtag #CONNECT2EARTH) e trovare eventi e manifestazioni nei vostri dintorni.

44 discariche non a norma, Italia condannata dalla Corte. Ciafani (Legambiente): “La soluzione sta nello sviluppo dell’economia circolare”

Bruxelles – Una direttiva del 1999 stabiliva un termine (19 ottobre 2015) per la messa in regola delle discariche. Scaduto il termine massimo in Italia vi erano ancora ben 44 discariche non a norma. Oggi è arrivata la sentenza: Italia condannata.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, si dichiara non sorpreso e fa anzi pressione affinché si intervenga al più presto. Solo così si possono infatti evitare nuove salate multe, come già avvenuto in tempi recenti per questioni simili. A suo dire: una volta presi i provvedimenti necessari, la soluzione è una sola e risiede nello sviluppo dell’economia circolare «salutare per l’ambiente, la salute e di beneficio per le casse dello Stato».

L’Italia è ancora molto indietro in questo ambito rispetto a numerosi altri paesi europei. Mancanza di impianti industriali adeguati. «occorre realizzare in Italia mille impianti di ricclo, a partire dal centro sud, iniziando dal trattamento delle frazione organica attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biometano da immettere in rete o usare come carburante» conclude Ciafani, che lamenta l’assenza di dibattito sul tema in Italia, nonostante la sua impellenza e indispensabilità.

Pesci morti sulle spiagge romagnole tra Rimini e Riccione: ignota la causa

Sulle spiagge di Rimini, Riccione, Misano e Cattolica si è riversato questa mattina un gran numero di pesci morti, più esattamente cefali. Il cefalo è un tipo di pesce molto comune e molto pescato. Le ragioni attribuite a questa moria sono varie: la più quotata è che i pesci in questione siano stati pescati in quantità superiore a quella necessaria per soddisfare il mercato e per questo ributtati in acqua. Dopodiché la mareggiata iniziata lunedì scorso, potrebbe aver ulteriormente sfiancato i pesci che non sono così riusciti a riprendere il largo. Mareggiata che ha poi riversato i cadaveri sul litorale. L’atto di ributtare i pesci in mare è spesso legato alla volontà di non far abbassare i prezzi del mercato.

Altra ipotesi che esclude l’influsso dell’uomo è quella che vuole che i cefali, nel loro periodo riproduttivo, si siano spinti a riva per accopparsi per poi essere sorpresi dalla mareggiata.

“Puglia, MAI regione di plastica” si terrà domani a Latiano (BR)

Domani 22 marzo presso la sede dell’Autorità portuale di Brindisi si terrà un forum per identificare una strategia comune per limitare l’utilizzo della plastica monouso nella regione adriatica. L’evento è organizzato dall’associazione locale “L’Isola che non c’è”. Saranno coinvolte la Regione Puglia, e enti, organizzazioni, università, associazione ambientaliste, le Asl pugliesi e aziende operanti in vari settori. Tra gli obiettivi vi è quello di sottoscrivere un protocollo d’intesa che prenderà il nome di “No alla plastica”.

La bozza del protocollo include tra le altre cose l’introduzione di rimborsi per il riuso di contenitori di plastica presso esercizi pubblici e commerciali e le perdita della cauzione in caso di mancata restituzione; come già avviene in alcuni paesi come la Germania. L’installazione di ecocompattatori nei punti vendita della grande distribuzione, che svolgeranno anche la funzione di punti di raccolta della plastica.

Parte delle iniziative è poi quella di riconoscere sconti e rimborsi ai singoli cittadini che aiuteranno a non disperdere la plastica nell’ambiente. Incentivandoli così a contribuire alla lotta allo spreco e a sensibilizzarli al problema. Tra le ambizioni vi è inoltre quella di lanciare un progetto per la messa al bando della plastica in tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo.

Domani è di nuovo Fridays for Future

Ci teniamo a ricordarvi che domani, venerdì 22 marzo, si terrà nuovamente la manifestazione Fridays for Future in tutto il mondo. Siete quindi invitati a scendere in piazza e a far sentire la vostra voce perché si affronti di petto il cambiamento climatico e i suoi effetti. Non importa dove vivete o dove vi troviate, l’apporto di tutti è fondamentale. Convincete anche i vostri amici e famigliari a seguirvi. Non fatevi dissuadere dalle questioni di poco conto relative alle lotte interne al movimento sulle pagine social.

EcoNews: le principali notizie del 20 marzo

Unione dell’energie: 750 milioni di finanziamento stanziati per l’infrastruttura dell’energia pulita

La Commissione europea ha deliberato oggi lo stanziamento di 705 milioni di euro per progetti legati all’infrastruttura dell’energia pulita. Questo investimento dovrebbe promuovere un europea più ecosostenibile e portare benefici considerevoli a tutti i 27 paesi membri. Tale infrastruttura interessa inoltre vari altri punti dell’agenda dell’Unione quali l’aumento della sicurezza energetica, una più ampia scelta di mercato per i consumatori, così come la promozione della crescita economica e i relativi risvolti sul mercato del lavoro. Questo potrebbe essere un primo passo nel rilanciare l’UE a occupare il primo gradino nel podio per quello che riguarda l’energia rinnovabile. Qui il link al comunicato stampa.

Glifosfato: Monsanto colpevole e la Bayer crolla in borsa. Dubbi anche in Europa.

Per la seconda volta un tribunale americano stabilisce che il glifosfato contenuto nell’erbicida Roundup può procurare il cancro. Dopo Dewayne Johnson, anche Edwin Hardeman esce “vincitore” dal tribunale contro la multinazionale, che comunque non molla la presa. La sentenza si è fatta sentire particolarmente sul mercato azionario. Sulla Borsa di Francoforte, le azioni del colosso farmaceutico tedesco hanno subito un calo del 12 per cento, per un totale del 50% dall’acquisto della Monsanto, avvenuto nel giugno 2018.

Distante, ma comunque collegato è il caso del glifosfato in Europa. Le tempistiche prevedono che entro fine anno venga avviato il processo di rinnovo per la licenza di utilizzo dell’erbicida, in scadenza nel 2022. Pochi giorni fa la Commissione aveva comunicato che sono quattro i paesi pronti a decidere sul futuro del pesticida. Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Svezia si faranno carico della valutazione, sollevando la Germania dall’incarico. Il gruppo incaricato – che prenderà il nome di Assessment Group on Glyphosate (AGG) – verrà proposto domani in data 21 marzo ai Paesi Membri. Da vedere se la nuova sentenza avrà qualche tipo di ripercussione sul dibattito. A questo link potete controllare gli aggiornamenti sul tema: Glifosfato – Commissione europea (la pagina aggiornata è in inglese).

Auto elettriche: Milano in testa, Italia in coda.

Uno studio promosso anche dal Ministero dell’Ambiente ha stilato una classifica della città virtuose in materia di elettrico; così riporta l’Ansa. Milano è la città che in assoluto offre più possibilità in ambito di mobilità elettrica, ma c’è ancora molto da lavorare. Si contano poco più di 800 auto elettriche private e 32 colonnine di ricarica. Numeri assolutamente insufficienti. D’altra parte però ha dalla sua un progetto ambizioso: 1000 colonnine circa entro il 2020, e, dallo stesso anno, acquisto di soli bus elettrici.

Il secondo gradino del podio spetta a Torino, con 303 colonnine di ricarica e agevolazioni varie (Ztl e parcheggi) per i possessori di auto elettriche o ibride. Entro dicembre i punti di ricarica dovrebbero diventare 564. Bologna bene dal versante auto ibride, con un 2% circa sul totale delle vetture registrate nel capoluogo emiliano. Bene anche il car sharing elettrico dove è previsto un raddoppiamento dei veicoli (attualmente a quota 120). Roma vanta ottimi numeri per il trasporto pubblico (tram, metro, ferrovie regionali e filobus) e punta ad aumentare sostanzialmente le colonnine di ricarica attualmente insufficienti. A Firenze si registra il più alto numero di auto elettriche in relazione alla popolazione. Male il sud che non regge il confronto. Napoli offre incentivi e sgravi fiscali, ma non regge il passo. A Palermo il car sharing elettrico conta 24 vetture (destinato a triplicare), 17 tram, 8 colonnine e 16 punti di ricarica veloce.

Soundscape: collaborazione italo-croata per combattere l’inquinamento acustico nell’Adriatico settentrionale.

L’inquinamento acustico marino è un fattore impattante sulla vita delle specie marine, soprattutto quelle più a rischio. Per questo motivo il progetto Soundscape punta a monitorarlo in maniera sistematica e a mapparlo, così da riuscirne a capire gli effetti. La misurazione sarà possibile grazie a delle boe dotate di idrofoni. La finalità ultima è poi quella di elaborare un piano strategio per l’uso sostenibile delle risorse marine e costiere, a salvaguardia degli ecosistemi presenti nell’area adriatica. Al progetto cofinanziato dall’Unione Europea, collaborano Italia e Croazia, rappresentate rispettivamente da diversi enti e organi. I due capofila sono l’Istituto di Oceanografia e Pesca di Spalato e l’Istituto di Scienze Marine italiano: qui una scheda riassuntiva del progetto.

Al via il progetto “Plastic Free” di Legambiente e NaturaSì

Oggi a Roma è stato presentato Plastic Free, progetto di erogazione d’acqua potabile opportunamente trattata. Il progetto è stato ideato in collaborazione con Legamente e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente. L’obiettivo è quello di far cessare la vendita di acqua in bottiglie plastica nei supermercati. In questa ottica NaturaSì ha installato distributori d’acqua in 50 dei suoi punti vendita, per arrivare a 100 entro fine anno. Si calcola che questa misura permetterà di risparmiare quasi 1 milione e 300 mila bottiglie di plastica, con un equivalente riduzione di 190 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. NaturaSì è la principale società italiana della grande distribuzione organizzata, attiva nel commercio del biologico.

Askanews ha intervistato il presidente di Legamiente Stefano Ciafani in occasione dell’inaugurazione dell’iniziativa, che ha parlato dell’attuale problema dei rifiuti in mare. Qui il video.

EcoNews: le notizie del 19 marzo

Ispra presenta l’annuario 2018: buone e cattive notizie

L’Ispra (IStituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha presentato oggi a Roma l’Annuario per l’anno 2018. La notizia più eclatante e di risalto è quella legata alla siccità: il 2017 è stato tra gli anni più secchi dal 1961, secondo solamente al 2001. La precipitazione liquida, ossia la quantità di pioggia caduta, è di ben 22 punti percentuale al disotto della norma. Da notare è anche l’aumento della temperatura media. Il valore in questo caso al disopra della media mondiale di 0.1 gradi centigradi, per un totale di +1.3°.

Altra nota negativa è rappresentata dalla minaccia alla biodiversità in Italia (tra i paesi più biodiversi in Europa). Sono quasi 3200 le specie alloctone, ossia non originarie della penisola, che minacciano la diversità biologica. Il 42% delle specie tutelate dall’UE (Direttiva Habitat) è a rischio. Ad acuire la minaccia concorrono anche la perdita e la degradazione dell’habitat, che mette particolarmente a rischio anfibi e pesci ossei di acqua dolce.

Rilevanti anche i dati riguardanti il dissesto idrogeologico che evidenziano come ci siano oltre 7 milioni di persone che risiedono in aeree a rischio. Le note dalla tendenza positiva del rapporto sono la sostanziale diminuzione di emissioni di gas serra (-17,5% dal 1990), di polveri sottili PM10 (-33,7%) e di ossidi di zolfo, di azoto e di ammoniaca (-66,8%); e il buono stato delle acque costiere di balneazione tra il 2014 e il 2017. Per chi volesse approfondire i dati contenuti nel rapporto Ispra, lo invitiamo a cliccare qui, dove può trovare da scaricare i vari documenti originali.

Siccità: il nord Italia è a un passo dalla crisi

Sempre in tema siccità è critica la situazione del nord Italia. Le riserve idriche a disposizione delle regioni settentrionali della penisola garantiscono solamente un mese. Scaduti i trenta giorni la situazione si farà tragica, influendo aspramente su numerosi settori, primo tra tutti quello agricolo. Le condizioni in cui versa il Po sono disastrose, simili a quelle del 2017, che causarono 2 miliardi di danni all’agricoltura della regione. A rivelarlo è Massimo Gargano, direttore dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi). L’unica salvezza a questo punto sarebbe un mese con precipitazioni intense, che potrebbero porre rimedio all’eccezionale siccità del periodo invernale fin qui trascorso. Gargano richiama inoltre l’attenzione sull’assenza quasi totale di neve, fondamentale per il riassestamento di fiumi e laghi dopo i periodi primaverili.

Conte alla Camera: sostegno italiano alla sostenibilità a guida UE

Il Presidente del Consiglio Antonio Conte è intervenuto oggi alla Camera, affermando che l’Italia è pronta a dare il proprio sostegno a un’Unione Europea de-carbonizzata. Secondo Conte accelerare la transizione verso un’Europa più ecosostenibile e che rinuncia ad alimentarsi a carbone potrebbe portare a un aumento del potenziale di crescita. A suo avviso sarebbe necessario un grande piano di investimenti pubblici e finalizzati, che darebbero un forte impulso a quelli privati. A trarne beneficio sarebbe l’intero continente. L’intervento è coerente con quello del Presidente della Repubblica Mattarella di pochi giorni prima, così come affermato a termine del proprio discorso da Conte stesso.

Incendio nel petrolchimico di Houston: a rischio fiamme 13 milioni di barili

Domenica 17 marzo a Houston, in Texas, è divampato un’incendio presso un impianto della Intercontinental Terminals Company. Due giorni dopo, oggi 19 marzo, le autorità fanno sapere che con ogni probabilità ci vorranno altri due giorni per spegnere l’incendio. Nell’impianto sono presenti 13 milioni di barili di materiale petrolifero, estremamente infiammabile. L’impatto ambientale è enorme e van ben oltre la gigantesca, inarrestabile, densissima colonna di fumo dal colore nero corvino. I rischi per la salute delle persone residenti nell’area sono elevati. Ad ardere sono anche sostanze chimiche utilizzate per la lavorazione, lo stoccaggio e il trasporto dei prodotti petroliferi, altamente nocive. Queste se respirate in quantità sufficienti possono causare la morte.

Le autorità hanno dichiarato che non ci sarebbero rischi per la salute. Al massimo prurito agli occhi e difficoltà respiratorie. I valori all’infuori dell’impianto – così affermano – non hanno raggiunto livelli di pericolo. La cosa sembra paradossale. La Intercontinental Terminals Company appartiene alla Mitsui & Co., società controllata del Mitsui Group, una delle corporate più grandi al mondo e attive in ogni settore. Nella frase di apertura, sulla propria homepage, la ITC vanta di aver fornito servizi sicuri e affidabili per oltre quarant’anni: motivo di merito che ormai appartiene al passato.

Lago di Caccamo: identificato scarico industriale abusivo, denunciato il titolare

Durante una regolare perlustrazione nei pressi del lago di Caccamo, nelle Marche, i Carabinieri Forestali di Camerino hanno scoperto un’illecito. Un’azienda il cui impianto si trova a ridosso del lago riversava le proprie acque di rifiuto nel bacino del lago di Caccamo. I militari hanno notato la cosa anche grazia alla formazione di un alone biancastro nelle acque. Il refluo non era in alcun modo pre-trattato, riversando nell’acque del lago un elevato quantitativo di solidi sospesi. Un’eleveta presenza di solidi sospesi mette a repentaglio la sopravvivenza dei pesci. Dopo una verifica è risultato che l’azienda in questione non avevamo mai ricevuto l’autorizzazione necessaria per lo scarico. Il titolare dell’azienda è stato denunciato e rischia ora da 2 mesi a 2 anni di carcere e un’ammenda da 1.500 a 10.000 euro.