Block friday: in piazza contro la giornata dei consumi

L’aumento di popolarità del Black Friday, l’ennesima invenzione consumistica statunitense, è la dimostrazione di come la nuova “onda verde” in molti casi sia soltanto una moda. Ecco perché oggi i Fridays For Future si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo per il cosiddetto Block Friday, una protesta contro la giornata più consumistica dell’anno.

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Uno degli organizzatori dello sciopero di Milano, Alessandro Silvello ha spigato a Repubblica il loro intento: “Abbiamo deciso di chiamare la giornata “Block Friday” proprio per questo, per sottolineare la nostra protesta. E portare all’attenzione di tutti gli effetti del consumismo portato alle estreme conseguenze di cui il Black Friday è un simbolo: penso alla diminuzione dei diritti e degli stipendi di tanti lavoratori che sono impiegati in questo sistema” .

Meno affluenza, più motivazione

Solamente in Italia gli scioperi sono stati 138 in altrettante città diverse. Gli eventi nel mondo sono stati 3.406 sparsi per 157 paesi e 2432 città. A Milano i giovani si sono ritrovati alle 9 di mattina mostrando i pacchi simbolo dell’ e-commerce che, con il successo di Amazon, è ormai fuori controllo. A Roma l’affluenza è stata alta, anche se decisamente inferiore allo sciopero del 24 maggio.

Sciopero a Roma

“Lo sapevamo – ha dichiarato Marianna Panzarino di FFF Roma al Messaggero -. È passato troppo poco tempo dall’ultimo sciopero. Ma anche portare poche migliaia di ragazzi in piazza è comunque un successo”. A Torino e provincia sono scese in piazza circa 10mila persone, tra cui anche le “Sardine”, che hanno paralizzato via Roma, la via dello shopping. L’atto di bloccare le vie del centro oggi è forse ancora più simbolico.

La nascita del Black Friday

Il fenomeno del Black Friday ha origine nell’America degli anni ’50, anticamera del boom economico e della nascita della società dei consumi. In quegli anni sempre più persone iniziavano a potersi permettere piccoli beni di lusso. Si diffondeva così anche la moda dello scambio di regali durante le festività natalizie. Il venerdì successivo al Thanksgiving veniva considerato come l’inizio del periodo dedicato agli acquisti natalizi. I negozianti hanno così cavalcato l’onda. Sconti, aperture straordinarie, offerte speciali che avrebbero incentivato le persone ad acquistare i regali di natale velocemente, a prezzi bassi, senza pensarci troppo.

Sembra, insomma, l’embrione di quella che oggi viene chiamata fast fashion. Anche se fashion in questo caso non rappresenta soltanto l’industria dei vestiti, ma le mode più in generale, di qualunque tipo esse siano. Potremmo chiamarla la moda dell’acquistare, nata appunto durante il boom economico e mai passata. E durante giornate come il Black Friday molti sono spinti ad acquistare oggetti di cui non hanno bisogno soltanto perché scontati.

Consumismo autodistruttivo

E’ anche a causa di questa fame di consumi che gli esseri umani hanno innescato il riscaldamento globale. Il processo di produzione, imballaggio, distribuzione, consumo e smaltimento dei miliardi di prodotti venduti richiede lo sfruttamento non sostenibile delle risorse del pianeta. Secondo le stime del World Wildlife Fund (WWF), se ognuno adottasse lo stile di vita e i consumi del cittadino medio abitante del Regno Unito, sarebbero necessari tre pianeti terra. Cinque pianeti, invece, per vivere come lo statunitense medio. E questo solo nel 2019.

Sempre secondo il WWF, l’impronta ecologica dell’umanità (la misura sulla Terra dal consumo umano delle risorse naturali), è aumentata del 125% e potrebbe aumentare del 170% entro il 2040. Gran parte dell‘impronta ecologica è infine data dai rifiuti che la mentalità consumistica genera. Secondo la Banca Mondiale attualmente 1,3 miliardi di rifiuti solidi sono generati nel mondo ogni anno e questo numero è destinato ad aumentare, arrivando a 2.2 miliardi di tonnellate entro il 2025.

Chiediamo soluzioni immediate

Per questo e molto altro oggi i Fridays for Future hanno chiesto ai politici delle soluzioni immediate. A Torino, per esempio, ci sono stati presidi davanti a tante sede istituzionali. Al rettore dell’Università hanno chiesto di cancellare la collaborazione con Eni, mentre alla sindaca Chiara Appendino di migliorare il servizio di trasporto pubblico rendendolo gratuito.

In Inghilterra gli scioperanti si stanno concentrando sui sondaggi del prossimo mese. In Australia il focus è stato sull’impatto dei devastanti incendi boschivi in cui sei persone sono morte e oltre 600 case sono state distrutte. Hanno anche chiesto che non vengano realizzati nuovi impianti di carbone, petrolio o gas in Australia, una transizione al 100% di energia rinnovabile entro il 2030 e finanziamenti per una transizione equa per i lavoratori.

Greta Thunberg non ha potuto prendere parte a nessuna delle manifestazioni a causa della concomitanza con il suo viaggio di ritorno dagli Stati Uniti in catamarano. La giovane attivista svedese deve infatti partecipare alla COP25 che si svolgerà a Madrid a partire dal 4 dicembre. E’ in questo incontro che i Fridays For Future di tutto il mondo ripongono la speranza. Un piccolo passo nella giusta direzione è già stato fatto, in quanto proprio ieri il Parlamento Europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo.

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