Greta Thunberg all’UE: la vostra casa brucia e voi vi arrendete

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E’ giustamente passato in secondo piano l’intervento di Greta Thunberg a Bruxelles di giovedì scorso. Riteniamo però doveroso, data la natura del nostro blog, riportare le parole che l’attivista svedese ha pronunciato alla riunione dei ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea. Che sono, come è ormai nel suo stile, parecchio pungenti.

Una dura risposta alla Legge sul clima

“Da più di un anno e mezzo stiamo sacrificando la nostra educazione per protestare contro la vostra inoperosità. A settembre oltre 7 milioni e mezzo di persone hanno marciato chiedendovi di unirvi dietro la scienza, per dare a noi un futuro sicuro”.

Così è iniziato l’intervento di Greta Thunberg al Paramento Europeo, in risposta alla nuova “Legge climatica” presentata dalla Commissione. La legge prevede un azzeramento delle emissioni entro il 2050 e il taglio del 50% entro il 2030. La legge però dovrà essere esaminata dal Consiglio e dall’Europarlamento prima di diventare legalmente vincolante. L’Italia e altri undici Paesi hanno scritto alla Commissione per accelerare i tempi sull’aumento del taglio delle emissioni al 2030.

Le parole di Greta Thunberg a riguardo però sono state dure: “L’UE, presentando questa legge sul clima che prevede di azzerare le emissioni entro il 2050, sta indirettamente ammettendo la resa, la rinuncia. State rinunciando all’accordo di Parigi, state rinunciando alle vostre promesse, e state rinunciando a fare tutto il possibile per assicurare un futuro sicuro ai vostri stessi figli.”

Il 2050 è troppo lontano

E continua: “Non abbiamo bisogno di obiettivi per il 2030 o il 2050. Ne abbiamo bisogno per il 2020 e per ogni anno a venire. Dobbiamo iniziare a tagliare le nostre emissioni drasticamente, adesso. I vostri lontani obiettivi non significheranno nulla se le emissioni continueranno seguendo un “business as usual” anche solo per ancora pochi anni. Ciò, infatti, significherebbe utilizzare tutto il nostro bilancio di carbonio prima ancora di raggiungere gli obiettivi del 2030 o 2050.”

Qui Greta si riferisce al Global Carbon Budget 2019, un dossier che presenta una valutazione delle emissioni antropogeniche di biossido di carbonio (CO2) e loro ridistribuzione nell’atmosfera.

Greta denuncia poi come il bilancio di carbone non sia mai stato preso in considerazione nelle politiche di oggi e non sia mai stato comunicato dai principali media. “Ed eccovi qua – accusa Greta – mentre cercate di creare leggi e politiche senza conoscere i fatti, facendo finta che i vostri piani e le vostre policy, che non tengono conto della scienza, potranno in qualche modo risolvere la più grave crisi che l’umanità abbia mai affrontato.

Fate finta che una legge che nessuno è obbligato a rispettare sia una legge. Fingete di poter diventare leader del clima ma comunque costruite e finanziate nuove infrastrutture di fonti fossili. Come se tutto questo non rischierà di infrangere l’intero accordo di Parigi. Continuate a fare finta che una manciata di parole vuote scacceranno questa emergenza”.

Il “Gas New Deal” dell’UE

Queste accuse lanciano direttamente in faccia ai parlamentari UE la loro decisione di febbraio di stanziare 29 miliardi di euro alle fonti fossili. Un provvedimento che rischia di mettere a repentaglio gli obiettivi dell’impegno climatico dell’Europa.

Leggi il nostro articolo: “Da Green New Deal a Gas New Deal. L’UE ci ricasca”

Anche se nel 2019 si è registrato un rallentamento della crescita delle emissioni, resta il fatto che le emissioni continuano a crescere. L’unica vera soluzione sarebbe una decrescita o uno stop totale. Si unisce a questa idea anche il responsabile delle politiche per il clima di Greenpeace Europa Sebastian Mang. “Senza obiettivi al 2030 basati sulla scienza – dice Mang – né misure per porre fine ai sussidi ai combustibili fossili, ci stiamo preparando al fallimento. Il momento di agire è ora, non tra 10 anni”.

La vostra casa brucia e voi non avete fatto nulla

Il discorso di Greta non ha mancato di toccare le corde più emotive degli ascoltatori, menzionando più volte il futuro dei loro stessi figli. Una metafora da lei utilizzata e che rimarrà sicuramente impressa nella mente di tutti è quella della casa in fiamme.

“Quando i vostri bambini hanno fatto scattare l’allarme antincendio, voi siete usciti per controllare e annusare l’aria. Avete appurato che la casa stesse bruciando davvero, e che non era un falso allarme. Ma poi siete tornati dentro a finire la vostra cena, a guardare il vostro film e siete andati a dormire senza nemmeno chiamare i soccorsi. Mi dispiace ma questo non ha alcun senso. Quando la tua casa va a fuoco non aspetti qualche anno per iniziare a spegnere le fiamme.

“La natura non scende a patti”

E conclude dicendo questo: “Più continuate a scappare dalla verità, più grande sarà il tradimento verso i vostri stessi bambini. […] Voi stessi avete dichiarato che siamo in un’emergenza climatica e ambientale. […] Adesso dovete provare che ci credete davvero”.

“Non saremo soddisfatti di nulla se non di una soluzione basata sulla scienza, che ci dia la possibilità di salvaguardare le condizioni di vita future dell’umanità e della vita per come la conosciamo. Qualunque altra cosa è una resa. Questa legge sul clima è una resa. Perché la natura non scende a patti. Perché non si possono fare compromessi con la fisica. E noi non vi permetteremo di arrendervi sul nostro futuro”.

Greta Thunberg durante il discorso ai parlamentari

Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha poi prontamente risposto a questo intervento. “L’analisi di Greta sulla nostra proposta – dice Timmemans – è basata sul bilancio di carbonio e sul fatto che gli obiettivi di riduzione dovrebbero essere più alti. Io ho provato a spiegarle che noi usiamo un altro approccio e siamo più ottimisti di lei sulle tecnologie emergenti. Ma, se non ci fosse stata lei e il modo in cui ha mobilitato due generazioni di giovani probabilmente oggi non staremmo neanche discutendo una legge sul clima”.

Il virus non deve togliere l’attenzione dal clima

Lo stesso Timmermans, ha poi di recente sostenuto che la legge è importante per mantenere la crisi climatica all’ordine del giorno, mentre l’Europa si confrontava con altre emergenze come il coronavirus. E un po’ queste parole fanno eco a quello che Antonio Guterres ha detto riguardo al clima. Un problema che, dice il Segretario Generale delle Nazioni Unite, che non deve essere perso di vista, nonostante l’emergenza del virus.

A questo proposito, dopo la conferenza è stato chiesto a Greta se non sia stanca di inviare sempre lo stesso messaggio, Greta Thunberg ha risposto che “la gente non ascolta e i media non riportano quello che dico. Dunque dovrò continuare. I media scrivono molto su di me e su cosa faccio, ma non sul contenuto di quello che dico. Parlano forse del clima, ma non della crisi climatica”.

Dopodiché l’attivista svedese si è unita alla manifestazione di Fridays For Future che si teneva davanti al palazzo dove si erano riuniti i ministri.

Il Cile non ospiterà più la COP25

Ciò che sta succedendo in questi giorni in Cile è sulle pagine dei notiziari di tutto il mondo. Le proteste che stanno invadendo il paese sudamericano hanno, purtroppo, indotto il Presidente Sebastiàn Pinera ad annunciare, nella giornata del 30 ottobre, che il suo paese non potrà ospitare la COP25; una conferenza organizzata dall’ONU con cadenza annuale per discutere delle possibili soluzioni attuabili contro i cambiamenti climatici, in quanto il suo governo al momento ha la priorità di “ristabilire l’ordine pubblico”. Una decisione ragionevole che però finisce per spaventare chi questo evento lo attende con ansia da quasi un anno.

cop25

La COP25 si farà o non si farà?

La paura più grande che sorge tra tutti gli ambientalisti riguarda proprio questa domanda. L’annullamento di un evento del genere potrebbe infatti peggiorare drasticamente la situazione. Per affrontare i cambiamenti climatici è necessario un simultaneo impegno da parte di tutti i governi del mondo. Eventi di questo tipo contribuiscono in questo senso a rafforzare i rapporti e la collaborazione tra essi, o quanto meno tra quelli di maggior buonsenso.

Il video dell’annuncio

Risulta tuttavia difficile capire, a solo pochi giorni dall’annuncio, se la Conference of Parties, giunta alla sua 25esima edizione, sarà definitivamente annullata o se invece cambierà semplicemente la sua cornice. Giovedi’ si e’ aperta una piccola speranza in quanto il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez ha proposto Madrid come sede sostitutiva dell’evento. La Segretaria Esecutivo sul Cambiamento Climatico dell’Onu, Patricia Espinosa ha affermato che l’offerta della Spagna è un segno “incoraggiante” del multilateralismo e consentirebbe agli organizzatori di attenersi ai tempi originali del vertice.

Leggi il nostro articolo: “Parlamento Europeo per l’ambiente: voto a favore delle api”

Mai nella storia della COP un paese aveva rinunciato ad ospitare l’evento con così breve preavviso. La conferenza si sarebbe dovuta tenere tra il 2 ed il 13 dicembre. Riuscire a riorganizzare l’evento in un solo mese è quanto meno un compito arduo. L’UNFCCC e’ infatti ancora in attesa di una lettera ufficiale dalla Spagna ed e’ atteso per venerdi’ a Bonn un incontro tra i funzionari spagnoli e le Nazioni Unite.

La maledizione della COP25

La 25esima edizione sembra essere maledetta. Proprio nell’anno in cui il problema dei cambiamenti climatici ha iniziato a scalare le gerarchie dei media, grazie soprattutto alle proteste dei giovani di Fridays For Future e non solo, l’evento più importante dell’anno rischia di saltare.

Leggi il nostro articolo: “Disastro ambientale in Brasile. 2.100 km di coste invase dal petrolio”

Il paese inizialmente designato per ospitarla era infatti il Brasile. Purtroppo però, nel Novembre scorso, una delle prime decisioni prese dal neopresidente Bolsonaro, è stata proprio quella di cancellare la propria disponibilità a farsi carico dell’organizzazione della conferenza. Un fatto che non sorprende ma che, per dovere di cronaca, riportiamo affinchè il ritratto di Jair Bolsonaro, definitiivamente ascrivibile nella lista degli amici del cambiamento climatico, possa essere arricchito da questa brutta figura.

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Tra i candidati per ospitare la COP25 c’era in principio anche la Costa Rica che ha poi ritirato la propria candidatura per paura delle spese che avrebbe dovuto affrontare.

E adesso?

Trovare una location alternativa prevede costi organizzativi molto alti, oltre che non pochi problemi logistici. Suggestiva, ma senza ancora nessun riscontro dai piani alti, l’idea lanciata via social da Fridays for Future. Onde evitare l’emissione di tonnellate di CO2 generate dagli innumerevoli jet privati dei vari politici che avrebbero dovuto recarsi in Sud America, perché non trovare un modo per far sì che la conferenza possa tenersi virtualmente?

Cosa di meglio, piuttosto che l’ennesima conferenza localizzata – con i soliti infiniti voli transcontinentali e annesse tonnellate di emissioni, e che il più delle volte finisce nelle solite belle parole, con tanta aria fritta e zero impegni – di un bel “conference-change”: che la COP25 sia la prima COP a zero emissioni, ma col pieno di contenuti e impegni veri! #CaroAntonioGuterres: per essere il primo vero summit del futuro, che la COP25 si tenga “virtualmente”, e carbon-free

Fridays For Future

Leggi il nostro articolo: “Greta rifiuta premio da 47 mila euro. “Al pianeta non serve”

Gli attivisti del movimento targato Greta Thunberg, che proprio in questi giorni era in viaggio per recarsi in Cile dove avrebbe dovuto partecipare alla conferenza, hanno colto l’occasione per sottolineare come questa sia un’opportunità più unica che rara per iniziare a razzolare bene, oltre che predicare e basta. Una delle più costanti critiche mosse dai movimenti ambientalisti ad eventi di questo tipo riguarda infatti proprio la loro mancanza di concretezza. Troppo spesso abbiamo assistito a discorsi pieni di enfasi e di belle promesse infrangersi di fronte alla realtà dei fatti. Di bei propositi ne abbiamo sentiti fin troppi. Ora è giunto il momento della coerenza.

EcoNews: le notizie del 15 marzo

ClimateStrike: il grande giorno è arrivato, e riaccende la speranza

Oggi si è svolta la manifestazione ambientalista più grande della storia del pianeta. Forse il motivo è che non riguarda più soltanto gli ambientalisti, ma tutti noi. Il movimento Fridays For Future guidato da Greta Thunberg ha coinvolto più di cento nazioni, migliaia di città e milioni di persone. La maggior parte di queste erano studenti, il cui futuro è in grave pericolo e per questo hanno pacificamente marciato per un cambiamento veloce e globale.

La notizia è presente in tutti i giornali italiani.

Costa: le prime dichiarazioni sull’assemblea ONU a Nairobi

“Finalmente si lascia l’economia lineare per approdare a quella circolare” ha detto Costa dopo l’assemblea di Nairobi avvenuta ieri, 14 marzo. A quanto dice il ministro dell’ambiente, però, non è abbastanza. Temi quali la deforestazione così come la pulizia dei mari non sono stati presi in seria considerazione. Intanto si dice vicino ai giovani per lo sciopero per il clima. Leggi qui l’articolo ANSA