Marcia per il clima: il nostro racconto

Si è tenuta sabato a Roma la “Marcia per il clima”, con un’ampia partecipazione di gran parte delle associazioni ambientaliste italiane e non solo. Si parla di almeno 150.000 presenze, un numero sicuramente soddifsfacente che va ad aggiungersi a quello dei cortei del 15 marzo targati Fridays For Future. Un’ ulteriore riprova che la tematica ambientale sta prendendo piede tra i cittadini, stanchi di vedere un governo immobile rispetto a queste tematiche. La manifestazione ha puntato il dito contro la realizzazione delle “grande opere inutili”, colpevoli di avere un enorme impatto ambientale. Qui alcune immagini della manifestazione.

Il nostro Fotoreportage

Mission Blue: gli oceani spiegati in un documentario

Mission Blue è un documentario del 2014 targato Netflix con protagonista Sylvia Earle, una delle più importanti biologhe marine della storia. Sylvia oggi ha 83 anni, ma continua a battersi per la difesa degli oceani. Dal 1998 lavora per National Geographic ed è stata la prima donna ad essere nominata a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration, ruolo che ha ricoperto per poco tempo. Uno dei tanti aneddoti del documentario riguarda infatti la sua prima partecipazione a una riunione. Sylvia ha deciso di dare le dimissioni a causa del mancato desiderio da parte dell’ente di fare ciò che veramente era necessario per salvaguardare la salute degli oceani.

La storia degli oceani

Tema centrale del documentario è il declino dello stato di salute degli oceani negli ultimi 70 anni, ovvero nel periodo in cui Sylvia ha trascorso migliaia di ore sott’acqua. La protagonista parla di come si sia innamorata del mare sin da bambina, quando il suo giardino era il Golfo del Messico. Il raffronto tra la quantità di vita che incontrava durante le prime immersioni della sua vita, documentata attraverso le immagini del documentario, e quella che trova adesso è inquietante. I mari, che fino a qualche decennio fa pullulavano di vita in ogni loro angolo, hanno subito danni che sarà molto difficile riparare. Le più belle riprese sono infatti senza dubbio quelle delle prime immersioni, in cui si capisce davvero quanto le acque marine fossero piene di vita. Quelle di oggi invece, tra coralli sbiancati e quantità di pesci irrisorie se rapportate a quelle precedenti, destano più di qualche preoccupazione.

I problemi degli oceani

I problemi che abbiamo generato in termini di salute degli oceani sono molteplici. La plastica è sicuramente quello che ha attirato di più l’attenzione dei media perché più facilmente visibile e contrastabile. Ma, relativamente agli oceani, le problematiche più serie sono altre, come approfondito in un altro articolo del blog. In primis l’assorbimento da parte degli oceani di enormi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, risultante in un riscaldamento della loro superficie e in una deficienza dell’ossigeno necessario a sostenere la vita marina in più di 140 dead zone del mondo.

Ma Sylvia ci parla anche di un altro grosso problema, più che trascurato tanto dai media quanto dai cittadini, ed è la sovra-pesca. Le popolazioni di pesci in tutti i mari del mondo sono calate in maniera vertiginosa, specialmente per quanto riguarda le specie di cui ci nutriamo e quelle di maggiore stazza. Su tutti tonno, merluzzo e pesce spada. E le cause sono molteplici. Metodi di pesca insostenibili (come, ad esempio, la pesca a strascico) ed eccessiva richiesta da parte del mercato, abbinate ad un grosso miglioramento delle tecnologie dei radar ormai in grado di riconoscere i banchi di pesce preda anche a chilometri di distanza, stanno di fatto causando un vero e proprio genocidio degli ecosistemi marina.

Le soluzioni di Sylvia e di Mission Blue

Nonostante abbia assistito al continuo declino dello stato di salute dei suoi amati oceani, Sylvia non ha mai perso la speranza. Per anni ha combattuto per difenderli e per anni li ha studiati da vicino. E lo studio continuo di un problema, come spesso accade, porta anche ad individuare una soluzione. La biologa inizia dunque la sua battaglia per gli “hope spots”, o luoghi di speranza.

Le creature marine hanno una qualità importantissima, che è stata anche il motivo per cui per tanti anni si è pensato al pesce come ad una fonte di sostentamento inesauribile, che è la grande capacità di riprodursi. La creazione dunque di tante aree marine protette in cui i pesci possano riprodursi senza che il loro habitat e le loro popolazioni siano devastate permetterebbe una loro ripresa. Degli esperimenti sono già stati fatti ed hanno portato ad ottimi risultati, dando a Sylvia, per l’appunto, grande speranza ed ispirando il nome della sua campagna.

Perché vedere Mission Blue

Mission Blue è sicuramente uno dei più importanti documentari sull’ambiente, ed è un must per chi vuole informarsi a dovere sul tema. È uno dei pochi che ci parla di un problema troppo poco trattato quando si parla di cambiamenti climatici, ovvero gli oceani. Come specificia anche Sylvia nel documentario, “se il pianeta terra non avesse un ecosistema marino assomiglierebbe a Marte”. Se muore l’oceano noi moriamo con esso. Il problema viene analizzato da tante angolazioni ripercorrendo la storia che ha portato i mari ad ammalarsi, e rendendo dei concetti scientifici molto complicati alla portata di tutti. Inoltre le riprese sottomarine sono una gioia per gli occhi. Allo stesso tempo un documentario sulla natura e sui cambiamenti climatici. Una visione sicuramente piacevole, che fornisce basi scientifiche solide in termini di riscaldamento globale e approfondisce le cause di quella che potrebbe essere la conseguenza più devastante causata dal riscaldamento globale: la progressiva morte degli oceani.

Il documentario è disponibile su Netflix al link ancorato al testo.

Marcia per il clima: domani a Roma la manifestazione nazionale

Si terrà domani a Roma, con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 14:00, la “Marcia per il clima e contro le grande opere inutili”. A una settimana dalle proteste che hanno scosso mezzo mondo non saranno solo i giovani a scendere in piazza. Nella capitale arriveranno infatti pullman da tutta Italia, per un’altra manifestazione che si preannuncia più che partecipata.

marcia-per-il-clima

” Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta”. Questo ciò che si può leggere nella descrizione dell’evento appositamente creato su Facebook. Tutte le realtà che prenderanno parte al corteo si sono riunite per la prima a volta a Roma il 26 gennaio e domani sono pronte a far sentire la propria voce.

Continuano anche i Fridays for Future

Nel frattempo oggi i giovani continuano a scioperare dalla scuola. Come ogni venerdì Greta si è recata di fronte al parlamento svedese e tanti ragazzi in altre parti del mondo hanno fatto lo stesso. La mobilitazione di oggi è decisamente inferiore rispetto a quella della settimana precedente, ma dal web arrivano comunque testimonianze da parte di gruppi di scioperanti che, specialmente nelle capitali, proseguono la loro protesta in vista del secondo Climate Strike globale previsto per il 24 maggio.

FFF Norway
Manifestazione di oggi in Norvegia

Come partecipare alla marcia per il clima

Basterà presentarsi in Piazza della Repubblica a Roma alle 14, da dove partirà il corteo. Tanti sono i pullman organizzati da tutta Italia. Qui una lista completa:

Abruzzo – https://www.facebook.com/events/598839410621997/

Alessandria – +39 329 069 5760

Bagnoli – https://www.facebook.com/events/1007726092756018/

Bari – https://www.facebook.com/events/408254089740990/

Bologna – https://www.facebook.com/events/839823976372663/ ehttps://www.facebook.com/events/1190524657773933/

Brescia https://www.facebook.com/events/315154966013619/

Calabria – https://www.facebook.com/events/734913906903651/

Catania – https://www.facebook.com/events/1752589221509678/

Caserta – https://www.facebook.com/events/333207970659160/

Firenze – https://www.facebook.com/events/2313701355578427/

Genova e Valpocera – 333 565 9966

Mantova – https://www.facebook.com/events/351426998798823/

Messina – https://www.facebook.com/events/381836075705102/

Milano – https://www.facebook.com/events/629229134180308/

Napoli – https://www.facebook.com/events/2563594537047150/

ORTA DI ATELLA (CE) – https://www.facebook.com/…/a.45898919760…/1087271508110970/…

Padova – https://www.facebook.com/events/251224249097291/

Palermo – https://www.facebook.com/events/1378821055599373/

Parma – https://www.facebook.com/events/381001582734784/

Pavia – https://www.facebook.com/events/629006497541838/

Pisa – https://www.facebook.com/events/260241758212554/

Potenza – https://www.facebook.com/events/1244203115734618/

Ravenna – Ravenna – https://www.facebook.com/events/249226429359727/

Sabina – https://www.facebook.com/events/2078861155484902/

Sicilia – https://www.facebook.com/events/254656472147337/

Taranto – https://www.facebook.com/TamburiCombattenti/

Termoli – https://www.facebook.com/events/362712457651675/

Terra dei fuochi – https://www.facebook.com/events/817769515228273/

Torino e Val di Susa – https://www.facebook.com/events/318010925728064/

Treviso – https://www.facebook.com/events/437878983661139/

Venezia – https://www.facebook.com/events/2506073559620255/

Vicenza – https://www.facebook.com/events/2255209481208332/

Marcia per il clima: anche lo sport popolare si schiera

Oggigiorno il problema del surriscaldamento globale interessa vari ambiti della nostra vita quotidiana. Tra questi, purtroppo, rientra anche quello sportivo che, in teoria, dovrebbe portare soprattutto benefici al corpo umano.
Lo sport mainstream, per chi non lo sapesse, è causa di considerevoli quantità di emissioni inquinanti. Esse, per fare qualche esempio, derivano dalla benzina usata per i vari spostamenti delle squadre e dei tifosi durante le trasferte o per i materiali con cui sono costruiti gli impianti da allenamento e da gioco. Per fortuna, però, c’ è anche un’altra branca, quella dello sport popolare, che cerca di immettere la minor quntità di inquinamento possibile nell’atmosfera.

Sabato 23 marzo 2019 si terrà a Roma una manifestazione nazionale: “ Marcia per il clima e contro le grandi opere ed inutili”, con partenza fissata alle ore 14 presso la centralissima piazza della Repubblica. Per questa occasione alcune realtà dello sport popolare capitolino, ad esempio gli All Reds e l’Atletico San Lorenzo, hanno lanciato un vero e proprio appello per creare uno spezzone legato all’ambito dello sport popolare. Si vorrà fare capire che, oltre all’ambito militante, vi è anche un lato ecologista che rappresenta questo mondo sportivo che cerca di contrastare gli ideali legati al solo profitto e al dio denaro.


Di seguito, riportiamo il comunicato uscito pcohi giorni fa:
“Siamo alcune delle tante realtà che fanno sport popolare, che cercano di promuovere attraverso la pratica sportiva i valori delll’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo. Proponiamo dei modelli di autogestione in cui gli atleti, non solo praticano la disciplina sportiva, ma attraverso essa cercano di abbattere barriere di classe, di sesso, di razza, barriere culturali e sociali. Spesso ci riappropriamo di spazi abbandonati trasformandoli in spazi occupati, che diventano luoghi dove fare sport, cultura e aggregazione. Rivendichiamo una città con più spazi verdi e luoghi per la cultura. Siamo realtà sportive che tentano ogni giorno dal basso, di rivendicare il diritto allo sport per tutte e tutti, cercando di riempire un vuoto lasciato dalle istituzioni e dallo Stato. Lo sport è sempre più un diritto negato.
Già a scuola è un diritto che non è considerato fruibile a prescindere dalla condizione sociale di provenienza, ma un privilegio ad appannaggio delle classi più abbienti. Così, come in tutti gli altri ambiti della società, anche in quello sportivo il capitale e il profitto privato tentano di gestire le
nostre attività quotidiane: chi non si attiene a precise regole economiche e non produce capitale ha difficoltà ad accedere alle strutture sportive e a partecipare all’assegnazione di queste attraverso i bandi.
Lo sport è ormai speculazione, basti pensare ai grandi eventi sportivi, usati come pretesto per intervenire barbaramente sul territorio, senza un piano urbanistico sostenibile, rivelandosi spreco di soldi pubblici. Corruzione, saccheggio dei territori e speculazione edilizia la fanno da padroni sullo
sport, un diritto del popolo. Scenderemo in piazza a Roma il 23 marzo – insieme ai comitati, alle associazioni e ai movimenti – per fermare le grandi opere inutili e dannose, salvaguardare i territori dai cambiamenti climatici e dal saccheggio dell’uomo.
Diciamo no al sistema delle grandi opere inutili, che come per la questione ambientale, dimostra che il sistema capitalista non è sostenibile.
Non può esserci futuro se il benessere dell’uomo e le necessita collettive non vengono rimesse al centro del dibattito politico e delle rivendicazioni di tutte e tutti”.

Qui il link all’evento

Impatto zero: quali soluzioni per la casa

L’elettricità e il gas che supportano le nostre case inquinano, e questo è un dato di fatto. A livello mondiale la percentuale di emissioni derivanti da questo specifico settore si attesta infatti al 24,6%. Nonostante questo il passaggio alle fonti rinnovabili, seppur già iniziato, procede a ritmi troppo bassi. Si parla, infatti, di economie “carbon free” entro il 2040. Un obiettivo che potrebbe sembrare ambizioso, ma secondo gli esperti non abbastanza.

Anche il gas, molto presente nei nostri sistemi di approvvigionamento, per quanto a volte fatto erroneamente passare come fonte sostenibile, inquina. Il metano è infatti un gas climalterante 25 volte più potente della CO2 nonostante non se ne parli molto. Avere una casa a impatto zero è possibile. Ed anche in questo caso le nostre scelte possono fare la differenza: come ci ha infatti insegnato la questione olio di palma, sparito dagli ingredienti della maggior parte dei prodotti che troviamo al supermercato a meno di un mese dallo scoppio della polemica sul web, il mercato esiste per soddisfare i consumatori. Proviamo a mettere in pratica quanto imparato.

Fotovoltaico per l’autoconsumo

Per diventare completamente indipendenti e avere una casa a impatto zero dal punto di vista energetico, un primo possibile step è sicuramente l’installazione di pannelli solari sul tetto della propria casa. Un impianto da 4kwh al momento ha un prezzo di circa 10.000 euro. Il 65% di questa somma è detraibile dalle tasse in 10 anni e il risultante abbattimento della bolletta della luce penserà a fare il resto in termini di ritorno dell’investimento.

Per i più abbienti, abbinare un accumulatore per la casa all’installazione di un impianto fotovoltaico costituirebbe la “ciliegina sulla torta”. I prezzi di questi ultimi sono ancora abbastanza alti ma il trend di diminuzione che hanno subito negli ultimi anni proseguirà. I rivenditori offrono anche finanziamenti sui 10 anni, ed alla fine di questo arco temporale l’impianto si sarà già ripagato da solo da diverso tempo.

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Impatto zero: riscaldamento e non solo

I principali modi di utilizzare il gas in casa sono la caldaia, il riscaldamento ed i fornelli. Per quanto riguarda questi ultimi la soluzione è piuttosto semplice: passare ad un piano cottura ad induzione, alimentato quindi ad energia elettrica. Per quanto riguarda invece caldaia e riscaldamento, considerando che il biometano (unico gas che può essere considerato rinnovabile) difficilmente sarà in grado di coprire tutto il fabbisogno nazionale, la soluzione migliore è sicuramente l’installazione di una pompa di calore a sostituzione della caldaia.

Pompe di calore e i loro vantaggi

Questa tecnologia permette di riscaldare, o raffreddare quando necessario, l’acqua al suo interno grazie all’elettricità, più facilmente reperibile tramite fonti rinnovabili e, se abbinato all’installazione di pannelli solari, porterebbe ad un abbattimento totale dell’impatto ambientale della propria casa. Se il prezzo iniziale può spaventare – tra 5.000 e 6.000 euro al momento – bisogna però considerare la possibilità di detrarre dalle tasse il 65% della spesa con le stesse modalità dei pannelli. Il resto dell’investimento viene facilmente ammortizzato in qualche anno grazie all’abbattimento della bolletta del gas. Spesso, infatti, queste soluzioni vengono vendute con finanziamenti simili a quelli dei sistemi fotovoltaici. Alla fine dei 10 anni il risparmio si sarà già trasformato in guadagno da diverso tempo. Anche in questo caso quindi, sul lungo periodo, la scelta green conviene anche da un punto di vista economico.

Impatto zero ed energia: fornitori di energia elettrica green

Per chi non si potesse permettere di installare tutta questa apparecchiatura ma desidera comunque avere una casa a impatto zero c’è una soluzione. I fornitori di energia green stanno, infatti, mangiando una sempre maggiore fetta di mercato. I prezzi sono infatti simili a quelli della concorrenza, ma l’impatto ambientale è ovviamente molto ridotto.

In ascesa in Italia troviamo i servizi energetici forniti da Sorgenia, Lifegate, Iberdrola e PLT Puregreen. Il passaggio si può effettuare anche online in non più di 10 minuti, servono solo delle vecchie bollette e un conto corrente bancario. Per “i meno tecnologici” si può anche effettuare il passaggio via telefono. In questo modo la vostra casa può diventare più green entro due mesi dalla sottoscrizione del contratto. Per chi non potesse permettersi una pompa di calore Lifegate offre anche un servizio di compensazione di emissioni di CO2 generate dal gas utilizzato grazie a progetti di riforestazione, con un piccolo prezzo aggiuntivo sulla bolletta.

Combustibili fossili: una fine annunciata

Le soluzioni ci sono, e nei prossimi anni l’innovazione in questo settore risulterà in un ulteriore abbattimento dei costi per ognuna di queste alternative. La transizione è tuttavia molto più lenta di come potrebbe essere. I principali produttori di energia poggiano, infatti, su un sistema costruito per i combustibili fossili e preferiscono un cambiamento a velocità ridotta. Ma questo business è destinato a morire a causa della quantità non infinita di tali risorse sul pianeta, oltre che per la sua comprovata insostenibilità.

Si stima infatti che le riserve di petrolio e di uranio finiranno entro 40 anni, quelle di gas entro 60 e quelle di carbone entro 180 anni. Il cambiamento è quindi inevitabile. Sorgono spontanee alcune domande. Perché continuare a finanziare un sistema destinato ad essere soppiantato? Perché non cambiare prima che le conseguenze diventino irreversibili? Ognuno di noi con le proprie scelte può fare la differenza e scegliere da che parte stare. Chiunque può dare il suo contributo.

EcoNews: le notizie del 18 marzo

Trovato corpo di balena con 40 kg di plastica

E successo a Davao City, nelle Filippine. I ricercatori del D’Bone Collector Museum hanno trovato un corpo di una balena senza vita all’inizio del mese ed oggi hanno dichiarato di aver trovato 40 kg di rifiuti di plastica, principalmente nel suo stomaco. Si tratta della più grande quantità di plastica mai trovata all’interno di un animale. Nei prossimi giorni il museo pubblicherà tramite i suoi canali social la lista completa degli oggetti in plastica ritrovati.

Inizia il countdown verso la Marcia per il Clima

Dopo il grande successo delle proteste di Venerdì scorso, che si ripeteranno anche questa settimana nelle località segnalata nel sito di FridaysForFuture, questo Sabato è prevista un’altra manifestazione in difesa dell’ambiente. Il 23 marzo a Roma si terrà infatti il corteo “Marcia per il Clima e Contro le Grandi Opere Inutili”.

Numerose le associazioni che vi prenderanno parte ed il numero di partecipanti sarà nell’ordine delle migliaia di persone. Un weekend a Roma non è mai una cattiva idea. Questo Sabato avete una ragione in più per farlo. Qui il link all’evento Facebook.

Climate Strike: la nuova alba dell’ambientalismo

Il movimento ambientalista oggi si è armato di nuova speranza. Il giorno che tutti stavano aspettando, quello dello sciopero globale per il clima, è arrivato e non ha deluso le aspettative. Ragazzi, bambini e adulti. Tutti uniti per quella che si candida prepotentemente ad essere ricordata come la manifestazione ambientalista più grande di tutti i tempi su scala globale. Ancora non si hanno numeri ufficiali, ma le immagini che compaiono sui social da tutto il mondo riempiono il cuore di gioia per chi, nella diffidenza generale, ha portato avanti le battaglie ambientaliste per anni, dovendo subire i giudizi di chi pensava che questa fosse una battaglia persa in partenza.

La situazione rimane critica, ma da oggi arde un nuovo fuoco. Un esercito di giovani, e non solo, etichettati forse troppo in fretta come la generazione dei Social Media e dei Selfie. Sono loro la nuova speranza dell’umanità per sventare una crisi climatica che potrebbe essere l’avvenimento più distruttivo della storia dell’uomo. Sono loro ad aver capito veramente l’urgenza di questo tema. Non c’è crescita economica che regga. Se la terra muore noi moriamo con lei.

L’esercito di Greta

2.083 manifestazioni in 127 paesi. 142 solo in Italia. Un numero di presenze che secondo le prime stime sarà nell’ordine dei milioni. Dati impressionanti se si pensa che, a far nascere tutto questo, è stata una ragazzina di 16 anni che, in un venerdì di agosto, si è seduta da sola di fronte al suo Parlamento con uno slogan scritto a pennarello su un pezzo di cartone. Neanche i più ottimisti avrebbero potuto immaginare, a qualche mese da quella prima timida protesta, la nascita di un fenomeno di portata globale.

Un movimento che non ha interessi economici e che porta con sé la purezza e l’innocenza di ragazzi e bambini preoccupati, a ragion veduta, per il loro futuro. Una generazione che si sente tradita da quella precedente e dalla classe dirigenziale, che ora non potrà più girarsi dall’altra parte. Ora Greta, grazie alla sua determinazione e al suo carisma, è un personaggio di caratura internazionale e, per coerenza ed insindacabile veridicità delle sue affermazioni, rappresenta sicuramente uno dei leader più credibili del panorama mondiale. La sua marcia, assetata di giustizia, sembra inarrestabile.

L’inizio di una rivoluzione green?

Parliamoci chiaro. Prima di oggi la vita di un ambientalista era avara di gioie, eccezion fatta per qualche saltuaria e modesta vittoria. Ma le immagini di oggi, provenienti da ogni angolo del pianeta, trasmettono nuova forza e nuova credibilità ad un movimento che ora non può più essere ignorato, e che in questo giorno epocale si è mostrato più unito ed eterogeneo che mai. A partire da oggi l’ambientalista non è più uno strampalato, ma qualcuno che lotta per difendere il futuro di tutti.

Abbiamo assistito impotenti al galoppare dello sviluppo insostenibile e dei cambiamenti climatici. Abbiamo visto centinaia di allarmi lanciati dagli scienziati più autorevoli del mondo essere ignorati. Per anni siamo stati guardati e compatiti come quelli che combattono una battaglia già persa. “Tanto da solo non puoi farci niente”, ci dicevano. E forse avevano ragione. Ma da oggi, dal 15 marzo 2019, abbiamo una nuova prospettiva. Sappiamo di non essere più soli. Al contrario, siamo molti di più di quanti potessimo sperare. E niente più di questo può dare nuove forze e nuove speranze.

Ricordiamoci di questo giorno, il giorno in cui giovani da tutto il mondo si sono uniti in un unico coro. Ricordiamoci del giorno in cui è iniziato il ’68 di Madre Natura. Perché “il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”. Parola di Greta.

EcoNews: le notizie del 14 marzo

Greta Thunberg proposta per il premio Nobel per la pace

Tre parlamentari norvegesi hanno proposto la piccola attivista come candidata al Premio Nobel per la pace. A poche ore da quella che si preannuncia come la più grande manifestazione ambientalista di sempre su scala mondiale, Greta riceve dunque un ulteriore riconoscimento di primo livello. Forse non sarà lei a vincerlo, ma la credibilità del movimento a lei ispirato cresce di giorno in giorno. Ora il 15 marzo è quasi arrivato e si possono già contare 1.693 manifestazioni programmate in 106 paesi diversi. Forse questa volta la politica non potrà restare a guardare. Qui una mappa con una lista di tutte le manifestazione che si terranno domani in tutto il mondo.

Nuovo studio del SIMA sui danni alla salute causati dal trasporto di merci su gomma

Sarebbero 12.000 gli anni di vita persi a causa del trasporto di merci su gomma ogni anno, con un conseguente danno economico che supera il miliardo di euro. Questi i numeri che si evincono dalle anticipazioni di uno studio della Società Italiana di Medicina Ambientale. Lo studio vuole quantificare l’incidenza che i veicoli pesanti hanno sull’inquinamento atmosferico. “Qualunque soluzione in grado di abbattere il trasporto merci su gomma potrebbe generare una diminuzione consistente della mortalità dovuta a inquinamento atmosferico” – queste le parole del presidente dell’associazione Alessandro Miani. Le ennesime a sottolineare la necessità di un passaggio alla mobilità elettrica. Qui il comunicato ANSA.

Firmato protocollo d’intesa per salvaguardare il Santuario dei Cetacei in Liguria

L’ ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, e Sabrina Airoldi, responsabile dell’Istituto di ricerca Tethys, hanno firmato un protocollo d’intesa per la salvaguardia e la promozione del Santuario dei Cetacei “Pelagos” della Liguria. L’accordo avviene a margine della campagna “Cetacei, fai attenzione! 2.0”. Qui il sito dell’iniziativa.

Avviate le operazioni contro il disastro ambientale causato dalla nave italiana “Grande America”

Nella notte tra il 10 e l’11 marzo la nave “Grande America”, di proprietà di Grimaldi Lines, è andata a fuoco a circa 300 chilometri dalla costa francese. La buona notizia è che i passeggeri sono riusciti a salvarsi, quella cattiva è che la nave trasportava 45 container contenenti materiali pericolosi. Erano inoltre presenti sulla nave 2.200 tonnellate di combustibile per la navigazione, che ora sono dispersi in mare e si stanno avvicinando sempre di più alla costa. La macchia si estende al momento per circa 10 chilometri. La Guardia Costiera francese ha già messo all’opera una nave specializzata nella lotta all’inquinamento dei mari, ma non sarà facile arginare i danni. Qui il sito della Prefecture Maritime de l’Atlantique con gli aggiornamenti.

EcoNews: le notizie del 12 marzo

Iniziata la settimana del Climate Strike

Finalmente ci siamo. Al via il countdown per lo sciopero globale indetto dalla giovane Greta Thunberg per protestare contro l’inazione dei governi per limitare i cambiamenti climatici. Il movimento, composto per lo più da giovani che vogliono difendere il proprio futuro, ha già ricevuto l’appoggio dei più autorevoli scienziati di tutto il mondo. Venerdì 15 marzo è finalmente alle porte. Sono già stati organizzati eventi in 1209 città, in 92 diversi paesi. Anche in Italia gli eventi continuano a moltiplicarsi. Qui la lista e la mappa degli eventi per cercare quello più vicino a te.

Appello di Mattarella: “Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale”

Durante un suo intervento il presidente della Repubblica Mattarella è tornato ad esprimere la sua preoccupazione per la crisi climatica alla quale tutto il mondo sta andando incontro. “Gli sforzi compiuti nelle conferenze internazionali che si sono succedute hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti.” Queste le sue parole, che consegnano finalmente anche al nostro paese una figura politica di spicco che inizia a parlare del cambiamento climatico con l’urgenza che merita. Qui il comunicato Ansa con le dichiarazioni integrali.

Parte a Bari PinBike: l’app che ti paga per andare in bicicletta

Una possibile rivoluzione nel settore della mobilità sostenibile. Al via nel capoluogo pugliese l’adozione di un sistema che vuole incentivare gli spostamenti in bicicletta, e non solo. Si possono infatti ricevere fino a 20 centesimi per ogni km percorso. All’interno dell’app, sviluppata con un sistema antifrode integrato, anche una sezione dedicata all’economia circolare, al carpooling e ai mercati a chilometro zero. Già vincitrice di diversi riconoscimenti e finanziata grazie ad un bando pubblico, Pin Bike ha già suscitato l’interesse di tantissimi centri urbani nel mondo. Qui il sito dell’iniziativa.

Energia rinnovabile in Italia: a che punto siamo?

L’energia rinnovabile in Italia è senza dubbio il futuro del settore energetico. Ed in Italia, nonostante qualcosa sia già stato fatto, non siamo ancora neanche lontanamente vicini ad utilizzare a pieno il loro potenziale. Secondo gli ultimi dati forniti dal GSE la percentuale di energia che l’Italia produce da energie rinnovabili si attesta al 17,4%. Appena in linea con le direttive europee, già non particolarmente ambiziose. Ad abbassare questa percentuale sono soprattutto i trasporti. La situazione migliora leggermente sull’energia termica. Grazie al riciclo di biomasse, per lo più rifiuti organici, copriamo infatti il 18,88% del nostro fabbisogno termico. Ma il dato migliore arriva dall’elettricità. Il 40% del fabbisogno elettrico in Itaia è composto da energia rinnovabile, in particolare solare, eolico e idroelettrico. Una situazione non drammatica e con numeri in crescita, ma si può e si deve fare di più.

Elettricità: in Italia serve più energia rinnovabile

L’Italia sfrutta già quasi tutto il suo potenziale idroelettrico e stiamo assistendo un costante aumento dell’installazione di pannelli solari e pale eoliche. Il problema più grande per questo settore è lo stato di avanzamento sulla tecnologia degli accumulatori. L’incostanza e la non programmabilità di alcuni tipi di energie rinnovabili è infatti al centro delle critiche dei loro detrattori. Queste grandi batterie stanno tuttavia diventando sempre più sofisticate e non ci vorrà molto per portarle ai livelli desiderati. Questo problema tuttavia non sussiste per quanto riguarda un sistema di autoproduzione; gli accumulatori per quantità di energia più ridotte sono infatti già disponibili sul mercato. Un altro metodo per la produzione di energia con del potenziale non ancora sfruttato sono i “sistemi a pompaggio”, complementari alle centrali idroelettriche e già attivi in altri paesi come la Spagna. Promettenti sono anche i progressi sull’efficienza energetica, che ha già permesso una diminuzione di 40 TeraWatt del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Con un aumento della richiesta di energia pulita da parte dei consumatori, una crescita di sistemi di autoproduzione e l’attuazione di politiche decise in questa direzione la transizione è più che possibile.

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Quali critiche per i pannelli solari

Altra critica mossa contro i pannelli solari è quella del consumo di suolo. Ma fortunatamente i tetti delle nostre case costituiscono 15.000 km2 di superfici, cioè circa 27 m2 a persona. Se occupassimo solo il 10% dei tetti del paese con dei pannelli solari riusciremmo a coprire il 9% del fabbisogno nazionale di energia, e nulla ci vieta di utilizzarne una percentuale maggiore. Altro problema troppo dibattuto rispetto alla sua gravità è lo smaltimento dei pannelli. Ma c’è già chi se ne occupa e risponde al nome di “Cobat”, realtà specializzata nel recupero di rifiuti speciali. Quelli di nuova generazione sono inoltre appositamente costruiti per essere smaltiti più facilmente. Altre critiche sono legate all’estrazione di materie prime necessarie alla loro costruzione e sarebbero le più ragionevoli, se non fosse che l’impatto ambientale legato all’estrazione di combustibili fossili o al reperimento di altre fonti di energia è sicuramente di maggiore portata. L’energia solare è dunque amica dell’ambiente, e su questo non ci piove. A maggior ragione nel paese del sole.

Eolico: a che punto siamo?

Passiamo ora all’eolico. Qui il problema del consumo di suolo non esiste. Ne sussistono tuttavia altri, aggirabili. Il principale è la mancanza di una potenza di vento adeguata a produrre enormi quantità di energia in buona parte delle zone del paese. Nonostante il potenziale dell’eolico su terra non sia completamente sfruttato e si possa fare affidamento su un ulteriore miglioramento del suo contributo, ci sono altre tecnologie che mostrano un ottimo potenziale. In Cina e Gran Bretagna le stanno già testando, ed anche in Italia è stato approvato il primo finanziamento per progetti di questo tipo. Esistono infatti degli impianti eolici “offshore”, installabili in mare. Nonostante qualche problema legato alla profondità delle nostre acque e le conseguenti difficoltà relative ad un loro ancoraggio al fondale, esistono degli impianti galleggianti in grado di generare energia sia grazie al movimento delle pale, sia grazie al movimento oscillatorio causato dall’oscillazione dell’impianto. Una soluzione più che percorribile per sfruttare a pieno il potenziale eolico dei venti in mare aperto.

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E il riscaldamento?

Il 18,88% del fabbisogno nazionale è già coperto da bio-metano e pompe di calore, ma è altrettanto vero che più dell’80% è coperto da fonti di energia non sostenibile. Le pompe di calore sono sicuramente parte della soluzione ed aiutano infatti a trasferire parte del peso della produzione sull’elettrico, più facilmente reperibile tramite fonti di energie rinnovabili. Anche il bio-metano, per lo più generato dai nostri scarti alimentari, è considerabile fonte di energia rinnovabile in quanto risultato di un processo di economia circolare. Nei prossimi anni assisteremo sicuramente un aumento della sua produzione, grazie alla costruzione di impianti di compostaggio anaerobici. Progetti già pronti e che per partire aspettano solo la risoluzione di un vizio burocratico. Se inoltre si considera che circa 1/3 dei rifiuti urbani prodotti in Italia è di tipo organico, è facile capire come il biometano sia una soluzione sicuramente credibile. Con una buona combinazione di queste due alternative la transizione è quindi possibile.

La sfida più grande: i trasporti

Solo il 9% dei trasporti avvenuti in Italia nel 2016 è avvenuto grazie a fonti di energie rinnovabili. Buona parte di questa percentuale è occupata dai trasporti su rotaia, destinati ad essere alimentati completamente ad energie rinnovabili. Ma la speranza più grande in questo campo è rappresentata dalla mobilità elettrica, pronta a soppiantare quella fossile. I veicoli elettrici oggi in Italia sono circa 16.000, ma ci si aspetta una crescita esponenziale nei prossimi anni. Sia per una convenienza ambientale, sia per una convenienza economica che abbiamo dimostrato in un altro articolo. Anche per questa voce il cambiamento è dunque possibile e, sul lungo termine, inevitabile.

Parola d’ordine: accelerare sull’energia rinnovabile in Italia

La non infinità disponibilità delle fonti fossili pone un problema irrisolvibile se non con una transizione verso l’energia rinnovabile in Italia. Se a questo si aggiunge l’assoluta insostenibilità di questi metodi di produzione di energia ed i danni ambientali che hanno causato, e che causeranno, è semplice capire quale sia la scelta più logica. È inevitabile pensare che quando le future generazioni guarderanno indietro al modo in cui abbiamo prodotto energia per tutto questo tempo, rideranno di noi. O ci odieranno, per le conseguenze che avremo scatenato. Perché non accelerare il passo verso un’economia sostenibile per noi e per il pianeta? Perché non correre verso un’indipendenza energetica del paese? Secondo un report analizzato da Forbes, già nel 2020 l’energia derivante da energie rinnovabili saranno più economiche di quelle fossili. E già oggi la differenza non è così grande da giustificare la situazione attuale. La scusa della convenienza economica non è più sufficiente. Il tempo stringe, ma possiamo ancora contenere il problema. Anche grazie al ruolo dei consumatori, veri decisori delle tendenze di mercato.