Energia rinnovabile in Italia: a che punto siamo?

L’energia rinnovabile in Italia è senza dubbio il futuro del settore energetico. Ed in Italia, nonostante qualcosa sia già stato fatto, non siamo ancora neanche lontanamente vicini ad utilizzare a pieno il loro potenziale. Secondo gli ultimi dati forniti dal GSE la percentuale di energia che l’Italia produce da energie rinnovabili si attesta al 17,4%. Appena in linea con le direttive europee, già non particolarmente ambiziose. Ad abbassare questa percentuale sono soprattutto i trasporti. La situazione migliora leggermente sull’energia termica. Grazie al riciclo di biomasse, per lo più rifiuti organici, copriamo infatti il 18,88% del nostro fabbisogno termico. Ma il dato migliore arriva dall’elettricità. Il 40% del fabbisogno elettrico in Itaia è composto da energia rinnovabile, in particolare solare, eolico e idroelettrico. Una situazione non drammatica e con numeri in crescita, ma si può e si deve fare di più.

Elettricità: in Italia serve più energia rinnovabile

L’Italia sfrutta già quasi tutto il suo potenziale idroelettrico e stiamo assistendo un costante aumento dell’installazione di pannelli solari e pale eoliche. Il problema più grande per questo settore è lo stato di avanzamento sulla tecnologia degli accumulatori. L’incostanza e la non programmabilità di alcuni tipi di energie rinnovabili è infatti al centro delle critiche dei loro detrattori. Queste grandi batterie stanno tuttavia diventando sempre più sofisticate e non ci vorrà molto per portarle ai livelli desiderati. Questo problema tuttavia non sussiste per quanto riguarda un sistema di autoproduzione; gli accumulatori per quantità di energia più ridotte sono infatti già disponibili sul mercato. Un altro metodo per la produzione di energia con del potenziale non ancora sfruttato sono i “sistemi a pompaggio”, complementari alle centrali idroelettriche e già attivi in altri paesi come la Spagna. Promettenti sono anche i progressi sull’efficienza energetica, che ha già permesso una diminuzione di 40 TeraWatt del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Con un aumento della richiesta di energia pulita da parte dei consumatori, una crescita di sistemi di autoproduzione e l’attuazione di politiche decise in questa direzione la transizione è più che possibile.

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Quali critiche per i pannelli solari

Altra critica mossa contro i pannelli solari è quella del consumo di suolo. Ma fortunatamente i tetti delle nostre case costituiscono 15.000 km2 di superfici, cioè circa 27 m2 a persona. Se occupassimo solo il 10% dei tetti del paese con dei pannelli solari riusciremmo a coprire il 9% del fabbisogno nazionale di energia, e nulla ci vieta di utilizzarne una percentuale maggiore. Altro problema troppo dibattuto rispetto alla sua gravità è lo smaltimento dei pannelli. Ma c’è già chi se ne occupa e risponde al nome di “Cobat”, realtà specializzata nel recupero di rifiuti speciali. Quelli di nuova generazione sono inoltre appositamente costruiti per essere smaltiti più facilmente. Altre critiche sono legate all’estrazione di materie prime necessarie alla loro costruzione e sarebbero le più ragionevoli, se non fosse che l’impatto ambientale legato all’estrazione di combustibili fossili o al reperimento di altre fonti di energia è sicuramente di maggiore portata. L’energia solare è dunque amica dell’ambiente, e su questo non ci piove. A maggior ragione nel paese del sole.

Eolico: a che punto siamo?

Passiamo ora all’eolico. Qui il problema del consumo di suolo non esiste. Ne sussistono tuttavia altri, aggirabili. Il principale è la mancanza di una potenza di vento adeguata a produrre enormi quantità di energia in buona parte delle zone del paese. Nonostante il potenziale dell’eolico su terra non sia completamente sfruttato e si possa fare affidamento su un ulteriore miglioramento del suo contributo, ci sono altre tecnologie che mostrano un ottimo potenziale. In Cina e Gran Bretagna le stanno già testando, ed anche in Italia è stato approvato il primo finanziamento per progetti di questo tipo. Esistono infatti degli impianti eolici “offshore”, installabili in mare. Nonostante qualche problema legato alla profondità delle nostre acque e le conseguenti difficoltà relative ad un loro ancoraggio al fondale, esistono degli impianti galleggianti in grado di generare energia sia grazie al movimento delle pale, sia grazie al movimento oscillatorio causato dall’oscillazione dell’impianto. Una soluzione più che percorribile per sfruttare a pieno il potenziale eolico dei venti in mare aperto.

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E il riscaldamento?

Il 18,88% del fabbisogno nazionale è già coperto da bio-metano e pompe di calore, ma è altrettanto vero che più dell’80% è coperto da fonti di energia non sostenibile. Le pompe di calore sono sicuramente parte della soluzione ed aiutano infatti a trasferire parte del peso della produzione sull’elettrico, più facilmente reperibile tramite fonti di energie rinnovabili. Anche il bio-metano, per lo più generato dai nostri scarti alimentari, è considerabile fonte di energia rinnovabile in quanto risultato di un processo di economia circolare. Nei prossimi anni assisteremo sicuramente un aumento della sua produzione, grazie alla costruzione di impianti di compostaggio anaerobici. Progetti già pronti e che per partire aspettano solo la risoluzione di un vizio burocratico. Se inoltre si considera che circa 1/3 dei rifiuti urbani prodotti in Italia è di tipo organico, è facile capire come il biometano sia una soluzione sicuramente credibile. Con una buona combinazione di queste due alternative la transizione è quindi possibile.

La sfida più grande: i trasporti

Solo il 9% dei trasporti avvenuti in Italia nel 2016 è avvenuto grazie a fonti di energie rinnovabili. Buona parte di questa percentuale è occupata dai trasporti su rotaia, destinati ad essere alimentati completamente ad energie rinnovabili. Ma la speranza più grande in questo campo è rappresentata dalla mobilità elettrica, pronta a soppiantare quella fossile. I veicoli elettrici oggi in Italia sono circa 16.000, ma ci si aspetta una crescita esponenziale nei prossimi anni. Sia per una convenienza ambientale, sia per una convenienza economica che abbiamo dimostrato in un altro articolo. Anche per questa voce il cambiamento è dunque possibile e, sul lungo termine, inevitabile.

Parola d’ordine: accelerare sull’energia rinnovabile in Italia

La non infinità disponibilità delle fonti fossili pone un problema irrisolvibile se non con una transizione verso l’energia rinnovabile in Italia. Se a questo si aggiunge l’assoluta insostenibilità di questi metodi di produzione di energia ed i danni ambientali che hanno causato, e che causeranno, è semplice capire quale sia la scelta più logica. È inevitabile pensare che quando le future generazioni guarderanno indietro al modo in cui abbiamo prodotto energia per tutto questo tempo, rideranno di noi. O ci odieranno, per le conseguenze che avremo scatenato. Perché non accelerare il passo verso un’economia sostenibile per noi e per il pianeta? Perché non correre verso un’indipendenza energetica del paese? Secondo un report analizzato da Forbes, già nel 2020 l’energia derivante da energie rinnovabili saranno più economiche di quelle fossili. E già oggi la differenza non è così grande da giustificare la situazione attuale. La scusa della convenienza economica non è più sufficiente. Il tempo stringe, ma possiamo ancora contenere il problema. Anche grazie al ruolo dei consumatori, veri decisori delle tendenze di mercato.

 

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