World Wildlife Day 2021: protagoniste le foreste del Pianeta

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Oggi si celebra l’ VIII° edizione della Giornata Mondiale della Natura Selvatica; un appuntamento creato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare comunità ed enti locali sull’importanza di preservare flora e fauna selvatiche a rischio estinzione. Quest’anno il tema punta sulle “Foreste e mezzi di sussistenza: sostegno delle persone e del pianeta”.

Anni difficili in un Pianeta al collasso

Le pandemie in corso negli ultimi 50 anni sono state determinate dalla violenta rottura degli equilibri biologici da parte dell’uomo, che, deforestando, trasformando violentemente e repentinamente l’habitat di molte specie, addentrandosi nei posti più remoti del pianeta, ha permesso la promiscuità di più specie. Fattore, secondo la scienza, determinante nella proliferazione di nuove forme virali.

Gli esseri umani sono sempre alla ricerca di speranza. Durante i lockdown in tutto il Pianeta, internet ha abbondato di storie di fauna selvatica che rinasceva nei luoghi urbani più sorprendenti – dai canali di Venezia ai villaggi rurali della Cina – con l’idea che il mondo naturale stesse finalmente ricevendo la tregua di cui aveva bisogno per riprendersi. 

La maggior parte di queste storie sono inventate, ma ancora più importante, agiscono come una sorta di pericoloso placebo, alimentando la convinzione che tutto ciò che serva per annullare decenni di devastazione ecologica sia l’interruzione su larga scala delle attività umane per alcune settimane.

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E’ necessario che si ridefinisca il nostro rapporto con la fauna selvatica. I coronavirus esistono da anni, ma gli scienziati ritengono che quest’ultimo ceppo abbia avuto origine nei pipistrelli e sia stato trasmesso all’uomo dai pangolini che hanno agito come vettore nell’insidioso mercato della fauna selvatica (wet market) di Huanan a Wuhan, Cina. 

I wet market sono spesso potenziali focolai per epidemie.
Crediti: Jo-Anne McArthur su Unsplash,com

Il commercio di fauna selvatica finalizzato al consumo decima allo stesso tempo molti degli animali selvatici più importanti dal punto di vista ecologico del nostro pianeta, esponendoci anche a gravi problemi di salute pubblica. Per proteggere la fauna selvatica e noi stessi, è imperativo chiudere per sempre il commercio di animali selvatici ed il traffico illegale associato.

Stiamo perdendo gran parte della biodiversità mondiale

La biodiversità sta scomparendo a un ritmo allarmante negli ultimi anni, principalmente a causa di attività umane come le modifiche nell’utilizzo del suolo, l’inquinamento e il cambiamento climatico. La biodiversità è tradizionalmente definita come la varietà di tutte le forme di vita presenti sulla Terra. Essa comprende il numero di specie, le loro variazioni genetiche e l’interazione di queste forme viventi all’interno di ecosistemi complessi.

In una relazione ONU pubblicata nel 2019, gli scienziati hanno lanciato l’allarme di estinzione per 1milione di specie (su un totale stimato di 8 milioni), molte delle quali rischiano di scomparire nel giro di pochi decenni.
Alcuni ricercatori ritengono addirittura che stiamo attraversando la sesta estinzione di massa nella storia del pianeta Terra. Le precedenti estinzioni di massa hanno eliminato tra il 60 e il 95% di tutte le specie. Servono milioni di anni affinché gli ecosistemi guariscano da eventi di simile portata.

Il tasso di estinzione degli insetti sta subendo, assieme agli anfibi, una rapida accelerata dovuta all’impatto antropico sui loro habitat.
Crediti: Beatrice Martini

Gli ecosistemi in salute ci forniscono servizi essenziali che noi, troppo spesso, diamo per scontate. Le piante convertono energia dal sole rendendola disponibile ad altre forme di vita. I batteri e altri organismi viventi scompongono la materia organica in nutrienti che forniscono alle piante un terreno sano in cui crescere. Gli impollinatori sono essenziali per la riproduzione delle piante, garantendo a noi la produzione di cibo. Piante e oceani agiscono come principali pozzi di assorbimento delle emissioni di anidride carbonica.

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In altre parole, la biodiversità ci assicura aria pulita, acqua potabile, terreni di buona qualità e l’impollinazione delle coltivazioni. Ci aiuta a contrastare il cambiamento climatico, ad adattarci a esso, e riduce l’impatto dei pericoli naturali. Poiché gli organismi viventi interagiscono in ecosistemi dinamici, la scomparsa di una specie può avere un impatto di vasta portata sulla catena alimentare. Non possiamo conoscere di preciso quali sarebbero le conseguenze delle estinzioni di massa per gli esseri umani, ma sappiamo che al momento è la varietà della natura a consentirci di vivere e prosperare.

Le foreste, essenziali per il Pianeta

Le foreste del Pianeta hanno un valore inestimabile; sono fondamentali per lo stoccaggio del carbonio, ospitano oltre l’80% delle specie terrestri animali e vegetali, regolano i regimi idrologici e forniscono preziosi servizi ecosistemici. Eppure stiamo distruggendo i paesaggi forestali intatti ad un ritmo vertiginoso, è quanto emerso da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances.

Le foreste in tutto il Pianeta stanno subendo drastiche perdite a causa dell’impatto antropico.
Crediti: Beatrice Martini

Secondo gli autori oltre il 7% delle aree forestali intatte sono andate perdute tra il 2000 e il 2013. Un lasso temporale estremamente breve. Rischiano inoltre di scomparire definitamente da almeno 19 paesi entro i prossimi 60 anni. Un paesaggio forestale cessa di essere “intatto” quando è frammentato da strade o da altre opere di origine antropica.

“Queste foreste rappresentano alcune delle ultime porzioni della Terra che non sono state influenzate significativamente dall’uomo. Perdere queste aree significa perdere qualcosa che è più grande di noi stessi”.

le parole di Lars Laestadius, co-autore dello studio.

Oltre la metà delle perdite di paesaggi forestali intatti si è registrata in tre paesi: Russia, Brasile e Canada. In generale sono però i paesi tropicali quelli soggetti al maggior calo. Questo non significa che le foreste stiano scomparendo del tutto nelle aree citate, in molti casi sono semplicemente frammentate in aree più piccole. Questo però aggrava semplicemente la situazione.

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Un paesaggio ecosistemico frammentato vale tanto quanto uno ormai scomparso. Le specie abituate a determinate variabili, specifiche di quell’ecosistema, si trovano a fronteggiare condizioni “limite”, per le quale non hanno gli strumenti. Conseguenza? Scomparsa, impossibilità di spostamenti e della ricerca di partner sessuali.

Infografica che illustra le 10 cause della perdita di foreste nel Pianeta
© arimaslab srl per WWF Italia

Tuttavia la velocità con cui stiamo perdendo queste aree è in crescita, il tasso di riduzione dei paesaggi forestali intatti tra il 2011 e il 2013 è triplicato rispetto a quello registrato tra il 2001 e il 2003. La causa principale della drastica riduzione di aree naturali intatte potrebbe essere la continua espansione dell’uomo; le nuove strade aprono vie d’accesso agli umani consentendo loro di spingersi in aree che un tempo gli erano precluse.

Dallo studio è emerso che circa il 14% delle perdite di foreste incontaminate sono state causate da attività che hanno alterato direttamente il paesaggio, come la deforestazione. Le altre foreste sono invece state frammentate dalla costruzione di strade e infrastrutture e dall’espansione agricola.

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di Beatrice Martini
Mar 3, 2021
Nata nel 1993 a Roma, laureanda in Scienze Biologiche. Grazie alla sua famiglia fin da piccola si appassiona alla natura e alla conservazione di quest’ultima decidendo di farne una missione nella vita. Questo la porta in giovane età ad affacciarsi al mondo della subacquea e della fotografia naturalistica, partecipando a corsi (Scuola di fotografia Emozioni Fotografiche) e workshop in tutta Italia, come il “Marine Wildlife 2018” con Canon presso Tethys Research Institute. Durante il liceo vince due premi letterari che la portano ad appassionarsi al giornalismo, specialmente quello ambientale. Affascinata dai lavori delle sue mentori, Ami Vitale e Cristina Mittermeier, punta a diventare anche lei una foto/videoreporter per la conservazione dell’ambiente. Crede fortemente nel potere della parola e delle immagini attraverso le quali spera, un giorno, di poter dare un contributo per la salvaguardia del Pianeta. Nel 2020, grazie a L’Ecopost, le viene data l’occasione di poter affacciarsi al giornalismo e alla denuncia ambientale.

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