Il Movimento 5 Stelle fa parte, a livello europeo, del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD). Di ispirazione populista, vuole contrastare il centralismo burocratico del Parlamento Europeo.
I punti a favore dell’ambiente
Il partito di Luigi di Maio ha presentato un programma approvato dagli attivisti della piattaforma Rousseau. I punti principali sono dieci e due dei quali sono esplicitamente a favore della tutela dell’ambiente. Il quarto punto del programma, infatti, è proprio la proposta di incentivare le imprese che inquinano meno, di fermare le trivellazioni, di tagliare i fondi per inceneritori e discariche, l’abbandono delle fonti fossili e la riduzione dei prodotti plastici.
Il punto otto invece riguarda la tutela del made in Italy contro le contraffazioni, con l’obbligo di riportare nell’etichetta l’origine dei prodotti. Inoltre, il M5S propone il divieto assoluto di OGM e di pesticidi nocivi sui prodotti alimentari per proteggere la salute dei cittadini e del pianeta. Sempre a favore del benessere dei cittadini deve essere incentivato l’utilizzo delle energie rinnovabili.
Aumentare la popolazione?
Un punto non contro, ma sicuramente non favorevole all’ambiente è quello degli incentivi alle famiglie per combattere il calo demografico e lo spopolamento. L’aumento demografico è una delle principali cause per cui il nostro pianeta e le sue risorse non ci bastano più. L’idea quindi che sia necessario aumentare la popolazione è, dal punto di vista strettamente ambientale, sbagliata. L’aiuto alle famiglie proposto dal M5S è importante, ma non è da collegare direttamente alla necessità di aumentare la popolazione.
Il programma del M5S
Per completezza, qui elenchiamo gli altri punti del programma:
Salario minimo europeo:
in Italia come in Europa, vogliamo un salario minimo orario.
I diritti di chi lavora sono al primo posto
Stop alle delocalizzazioni
La manodopera deve avere lo stesso costo in tutta l’Unione Europea
Stop all’Austerity
Investimenti per la crescita e la piena occupazione
Tutti gli organismi europei devono impegnarsi per questo obiettivo e investire miliardi
Il lavoro è la vera priorità dell’Italia e dell’Europa
Basta con l’austerità che, negli ultimi dieci anni, ha prodotto solo più tasse, disoccupazione e povertà
Redistribuzione e rimpatri
Politica migratoria europea comune per i rimpatri e la redistribuzione obbligatoria dei migranti
I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa
Lotta alla grande evasione in Europa
Meno tasse agli italiani
Basta con i paradisi fiscali e la concorrenza sleale delle grandi multinazionali
Chi lavora in Italia deve pagare le tasse in Italia
Le grandi multinazionali devono pagare il giusto e gli italiani pagheranno meno tasse
Rientro dei giovani in Italia
Teniamo in Italia i nostri giovani e facciamo tornare chi è scappato
Più investimenti dall’Europa su istruzione, ricerca e per le start up innovative
Taglio stipendi e privilegi di commissari e parlamentari europei
I privilegi nel 2019 non devono più esistere
Taglio di tutte le spese inutili come la doppia sede del Parlamento a Strasburgo
Investimenti per l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio fuori dai vincoli di bilancio dell’Unione Europea
Per continuare a cambiare ci vuole flessibilità e disponibilità negli investimenti per lo sviluppo
Togliamo i vincoli di bilancio sull’istruzione, la sanità e le infrastrutture
Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo la Lega.
La Lega e il MENL: nessuna parola spesa per l’ambiente
Ad onor del vero, c’è poco da analizzare. La Lega non sembra essere interessata al tema dell’ambiente. Il partito capitanato dall’attuale vicepresidente nonché ministro dell’interno non ha ancora pubblicato nessun vero programma per le imminenti elezioni europee – ed è quindi prevedibile che non lo farà – preferendo adottare piuttosto quello del MENL.
Il logo del movimento con dietro la leader francese Marine Le Pen.
MENL sta per Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà (Movement for a Europe of Nations and Freedom) ed è uno schieramento transnazionale guidato dalla politica francese Marine Le Pen. Navigando sul sito ufficiale non si trova alcun riferimento all’ambiente. I punti su cui fa leva il MENL, e dunque la Lega, sono: democrazia, sovranità, identità, specificità, libertà. Sul sito della partito italiano se ne trova un sesto. Ma anche questo non riguarda l’ambiente.
Salvini e l’ambiente
L’assenza di visione o, per meglio dire, il silenzio del partito in testa ai sondaggi nazionali sulla tematica ambientale dovrebbe essere allarmante. Perché ciò significa che milioni di italiani che voteranno per eleggere i politici leghisti al parlamento europeo, lo fanno senza sapere cosa significhi il loro voto in termini ecologici, per il territorio italiano, europeo e internazionale.
La Lega a guida Salvini non si è certo distinta per la sensibilità ambientale. Ripercorrendo a ritroso le dichiarazioni in materia, il leader del carroccio mistifica spesso il tema, trasformandolo in motivo di ilarità. Più volte si è scagliato contro gli ambientalisti – «da salotto» – o ha invocato l’aumento di temperatura connessa al cambiamento climatico, così da porre rimedio alle rigide temperature che affliggono la penisola italiana – senza peraltro mettere in relazione l’assurdo comportamento atmosferico con la sua causa, ovvero il cambiamento climatico per l’appunto. Un modo trumpiano di affrontare il tema. Inoltre la Lega ha spesso professato la propria vicinanza al mondo dell’edilizia e delle grandi opere (tra l’altro ben due i condoni edilizi dalla nascita dell’attuale governo), e a quello venatorio.
Un vecchio post sul sito della Lega (Nord) che contestava la validità della proposta dell’ex ministro Brambilla per l’abolizione della caccia.
Il voto contro l’Accordo di Parigi sul clima
Ma a svelare la vera posizione della Lega sull’ambiente è un altro fatto, risalente al 2016. Quando, in occasione del voto del Parlamento Europeo sull’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, gli allora parlamentari europei Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, e Lorenzo Fontana, oggi ministro per la famiglia e le disabilità, votarono contro. Due dei cinque parlamentari leghisti a farlo, gli unici tra gli italiani.
Il commento
Un voto per la Lega non è certo un voto per l’ambiente. L’agenda politica dell’ex partito secessionista appare non avere spazio né per contemplare, né tantomeno per affrontare la questione ecologica. Quello che dovrebbe essere una delle priorità assolute passa in ultimissimo piano. La motivazione è probabilmente duplice e va trovata nella difesa di interessi di altro tipo e nel fatto che ci sono già altri partiti, in primis il Movimento 5 Stelle, Europa Verde e La Sinistra, a dividersi l’elettorato che si preoccupa per l’ambiente e per il pianeta.
Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo Europa Verde.
Europa Verde: un’introduzione
Europa Verde non è un partito ma una lista, contenente al suo interno Possibile e la Federazione dei Verdi (o semplicemente i Verdi). Un nuovo esperimento politico insomma. Oltre all’ecologismo, i credo che caratterizzano questo schieramento politico sono l’europeismo, la solidarietà e la parità dei sessi.
Possibile
Il logo di Possibile è formato da un cerchio color lampone (il colore centrale dell’immagine) con due linee parallele e orizzontali a rappresentare il simbolo dell’uguale e il nome “POSSIBILE” immediatamente sotto.
Nasce nel 2013 da una costola militante del Partito Democratico, con il nome di Associazione People, per passare poi a Possibile un anno dopo. Al momento del passaggio da associazione a partito politico a tutti gli effetti, Giuseppe Civati, fuoriuscito dal PD, viene eletto primo Segretario nel 2016 in seguito a un congresso. Segreteria durata poco più di due anni. Il partito si dichiara promotore dei “valori della democrazia, dell’antifascismo, della partecipazione, dell’uguaglianza e della concorrenza, della laicità e dello svolgimento delle funzioni pubbliche nell’esclusivo interesse dei cittadini, rispettando e promuovendo i principi e le regole dell’etica pubblica“.
Federazione dei Verdi
Logo dei Verdi italiani con lo storico simbolo del Sole che ride, originario del Movimento antinucleare danese e donato al partito italiano dal leader radicale Marco Pannella.
Non vanta una storia politica né particolarmente di successo, né priva di contraddizioni. Nati negli anni 80′, hanno inizialmente goduto di un significativo supporto elettorale (anche grazie al disastro di Černobyl’), raccogliendo oltre il milione dei voti alle prime elezioni europee (1989) e un milione alle elezioni parlamentari del 1996. Da allora il partito è affossato nel quasi totale anonimato dello spettro nazionale, non riuscendo più a eleggere onorevoli in parlamento, anche a causa di una certa instabilità politica che li ha visti associarsi a varie formazioni durante gli anni, sempre all’interno della cosiddetta sinistra. Il loro consenso è andato quasi scomparendo(a differenza di quanto accade nei paesi del centro e del nord d’Europa). Specialmente nell’ultimo decennio con l’entrata in scena del Movimento 5 Stelle che anche sulle tematiche ambientali ha costruito il suo sostegno iniziale.
“Non c’è un Pianeta B, non c’è una lista B” – il programma di Europa Verde
Europa Verde è affiliata all’European Green Party (Partito Verde Europeo), di cui ha sottoscritto il Manifesto Comune, in cui è contenuta la propria visione politica. Il che lo rende un partito transnazionale, con una visione d’europa globale e non limitata ai confini nazionali.
L’ambiente è uno, il primo, dei dodici punti in cui si suddivide il programma. Il tema principale non poteva che essere il cambiamento climatico. La risposta è l’energia rinnovabile al 100% e l’economia a zero emissioni (-55% entro il 2030). L’eliminazione graduale di energia da fossile e nucleare e la cessazione immediata dei sussidi per queste due fonti energetiche, i quali verrebbero poi rigirati sui finanziamenti a soluzioni sostenibili (p.e. efficienza energetica, treni transfrontalieri e agricoltura sostenibile).
Tra le richieste vi sono una legge sul clima che preveda bilanci di carbonio vincolanti e il ripristino di carbonio nelle foreste e nel suolo, così come un prezzo minimo considerevole sul carbonio nel sistema di scambio delle quote di emissioni (per controbilanciare i Paesi non UE che si rifiutano di limitare le emissioni). Anche il fracking (le trivellazioni per l’estrazione di risorse energetiche fossili dal sottosuolo) sarà bandito.
Gli altri punti sono: trasporti; ambiente e protezione della natura; economia circolare; agricoltura, cibo e animali; e giustizia ambientale.
I punti programmatici di Europa Verde alle elezioni europee del 26 maggio 2019
Trasporto
L’ampliamento del trasporto su rotaia e le attuali rotte navali rappresentano l’alternativa migliore per non evitare ulteriori danni. Sia per il trasporto di persone che di merci. I treni dovranno essere più accessibili e convenienti, inclusi treni veloci e notturni. I veicoli di qualsiasi tipo dovranno diventare a zero emissioni.
Ambiente e protezione della natura
La protezione ambientale passa per l’agricoltura sostenibile, la messa al bando di sostanze chimiche pericolose, l’espansione delle aree protette (+20% di aree marine protette), e la lotta al disboscamento insostenibile e illegale, con l’aiuto di nuove norme e nuovi, più efficaci strumenti. I combustibili pesanti vietati nelle regioni artiche e antartiche.
Economia circolare
Lotta all’usa&getta (“La nostra attuale economia si basa sul ciclo seguente: si prendono le risorse dalla natura, si fabbricano prodotti, si usano e si buttano via” dal Manifesto Comune), con prodotti con una vita e una garanzia più lunga e facili da riparare. Tassazione o divieto d’utilizzo delle materie plastiche non riciclabili e aumento del riciclaggio e del riutilizzo. Limiti per l’esportazione di rifiuti e tasse sull’estrazione e l’importazione di materie prime.
Agricoltura, cibo e animali
Riforma della Politica agricola comune europea (PAC) verso soluzioni sostenibili, come il biologico e le agro-ecologie. Salvare le api, rivitalizzare le aree rurali (e stop all’espansione urbana) e mettere in sicurezza gli alimenti. Condizioni eque e meritocratiche per gli agricoltori. Niente più pesticidi nocivi. Maggiore trasparenza e rintracciabilità del prodotto e promozione di un’alimentazione con meno carne e più vegetali.
Stop periodico e categorico alla pesca. Soppressione della pesca a strascico di fondo e altre metodologie dannose per gli ecosistemi. Stop al maltrattamento degli animali, al trasporto di animali su lunga distanza, agli allevamenti da pelliccia, ai sussidi alla zootecnica industriale. Agli animali da allevamento dovrebbe essere garantita una vita il più naturale possibile.
Giustizia ambientale
Istituzione di un tribunale internazionale per l’ambiente che si pronunci sulle violazioni più gravi. Promozione del diritto all’informazione e dell’accesso alla giustizia ambientale per tutta la società civile. Grandi opere possibili solo se in accordo con comunità locali.
Il commento sul programma ambientale di Europa Verde
Questo punto programmatico può apparire scontato per chi si interessa di ambiente (e legge L’Ecopost), ma non lo è. Infatti l’effettiva realizzazione di questi obiettivi, sempre più centrali nel dibattito politico di molti paesi europei ed extraeuropei, richiede una coesione e una volontà ferree. Tutto il resto sono delle misure incidentali. Senza questo cambio di marcia qualunque politica sarà limitata nel tempo, poiché il pianeta non sarà più lo stesso.
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