Alaska, la foresta del Tongass in pericolo

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A poche ore dalla definitiva uscita di scena degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, una nuova preoccupazione ambientale si fa strada. Trump dà il sì al disboscamento della foresta Tongass in Alaska; ma c’è ancora una speranza ed è riposta nelle votazioni che a breve definiranno il nuovo Presidente USA.

L’importanza della foresta

La Foresta Nazionale Tongass, che si estende nel sud-est dell’Alaska, con i suoi 68 mila km 2 è la più grande foresta degli Stati Uniti. La maggior parte della sua area è composta dalla foresta pluviale temperata ed è abbastanza remota da ospitare molte specie di flora e fauna rare e in via di estinzione. 

La foresta è un immenso serbatoio di carbonio, che assorbe dall’atmosfera più emissioni di CO2 di quante ne rilasci, svolgendo un ruolo fondamentale nel mitigare il riscaldamento globale. Gli scienziati stimano che Tongass detenga tra il 10 e il 12% del carbonio immagazzinato negli Stati Uniti.

“L’Amazzonia del Nord America” è per lo più un regno selvaggio e senza strade. Muschi, licheni, salmoni, cervi, aquile calve e orsi vivono alle pendici di montagne nastrate di ghiacciai blu e ricoperte da verdi boschi. 

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Ma mentre l’Amazzonia è definita una foresta pluviale tropicale, Tongass, che si trova alle medie latitudini, è una foresta pluviale temperata; ovvero uno dei biomi più rari sulla Terra (si trova solo nell’Alaska costiera e nella Columbia Britannica, nel Pacifico nord-occidentale, nella costa meridionale del Cile e dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda).

Cos’ha fatto l’amministrazione Trump?

Il Presidente Trump ha rimosso le protezioni alla foresta del Tongass per permettere la costruzione di strade e l’utilizzo del legname del conseguente disboscamento. Un avviso, pubblicato mercoledì dal servizio forestale, ha affermato che tutti i territori del Tongass saranno aperti al suo sfruttamento. L’amministrazione Trump sta rimuovendo le garanzie in vigore da quasi 20 anni. 

A pochi giorni dalle presidenziali, l’amministrazione Trump ha annunciato che il Tongass sarà esentato dalla Roadless Rule del 2001, che proibisce la raccolta del legname e la costruzione / ricostruzione di strade, con limitate eccezioni all’interno di aree designate. 

A partire da giovedì 29 ottobre sarà possibile per le industrie del legname farsi strada nella foresta del Tongass, in Alaska.

In una dichiarazione al The Independent, il Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), che sovrintende al servizio forestale, ha affermato che la sua decisione di esentare Tongass dalla Roadless Rule è stata presa con “il sostegno significativo dello Stato dell’Alaska e della delegazione del Congresso dell’Alaska, e con una solida considerazione di molteplici alternative e punti di vista delle parti interessate ”. 

“Il Dipartimento ritiene che una maggiore flessibilità per la raccolta del legname e la costruzione di strade nel Tongass possa permettere di affrontare le preoccupazioni economiche e di sviluppo locali, bilanciando le esigenze di conservazione della foresta”

Ha aggiunto una portavoce.

Secondo l’USDA qualsiasi progetto deve essere conforme al Tongass Land Management Plan 2016 ed essere sottoposto a revisione ambientale, ai sensi del National Environmental Policy Act (NEPA). 

 A luglio, l’amministrazione Trump annunciò una revisione proprio della NEPA, indebolendone la capacità di valutare i danni che potenziali progetti potrebbero causare all’ambiente. Tutto ciò sta mettendo a repentaglio la cultura e la sussistenza delle comunità indigene, il ruolo della foresta nella lotta alla crisi climatica e la fauna selvatica già in pericolo.

Biden, l’unica speranza contro la devastazione di Trump?

Joe Biden ha annunciato la sua intenzione, come futuro Presidente, di avviare il Paese verso una vera e propria rivoluzione energetica.

“L’industria petrolifera inquina in modo significativo e deve essere sostituita nel tempo da fonti di energia rinnovabile”.

Ma vincere le elezioni potrebbe non essere sufficiente per realizzare l’agenda sul clima. Un Presidente americano non può infatti implementare un piano di investimenti simili senza prima avere una solida maggioranza sia al Senato che alla Camera. Anche in questo caso, la parola finale spetterà agli elettori.

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La distruzione totale delle foreste che più sostengono la vita del nostro pianeta in pericolo deve finire. Come? Un buon primo passo: votare per i politici che prendono decisioni basate su una solida scienza.

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di Beatrice Martini
Nov 6, 2020
Nata nel 1993 a Roma, laureanda in Scienze Biologiche. Grazie alla sua famiglia fin da piccola si appassiona alla natura e alla conservazione di quest’ultima decidendo di farne una missione nella vita. Questo la porta in giovane età ad affacciarsi al mondo della subacquea e della fotografia naturalistica, partecipando a corsi (Scuola di fotografia Emozioni Fotografiche) e workshop in tutta Italia, come il “Marine Wildlife 2018” con Canon presso Tethys Research Institute. Durante il liceo vince due premi letterari che la portano ad appassionarsi al giornalismo, specialmente quello ambientale. Affascinata dai lavori delle sue mentori, Ami Vitale e Cristina Mittermeier, punta a diventare anche lei una foto/videoreporter per la conservazione dell’ambiente. Crede fortemente nel potere della parola e delle immagini attraverso le quali spera, un giorno, di poter dare un contributo per la salvaguardia del Pianeta. Nel 2020, grazie a L’Ecopost, le viene data l’occasione di poter affacciarsi al giornalismo e alla denuncia ambientale.

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