Julia Hill, la ragazza che visse 2 anni su un albero per salvarlo


Ascolta la storia

Siamo nel 1997 e la società dei consumi di massa è all’apice del suo splendore. L’ America è il paese dove tutto è iniziato poiché qui sono nati i marchi più famosi del mondo. Ma qui è nata anche Julia Hill, una 23enne dell’Arkansas, che è rimasta due anni e otto giorni sulla cima di un albero per salvarlo dall’abbattimento.

L’incidente e l’epifania

Nel 1996 Julia è scampata alla morte dopo un grave incidente d’auto. La ragazza ha raccontato che nei dieci mesi di terapia intensiva che seguirono ha avuto come un’epifania: l’idea che nulla dovesse essere dato per scontato e che tutti i beni materiali che possedeva derivavano, prima di tutto, da Madre Natura.

E Madre Natura, in quegli anni, è stata duramente messa alla prova. Le leggi per proteggere l’ambiente erano già state emanate, ma l’industria del legno Pacific Lumber ha continuato imperterrita nel taglio delle foreste, grazie a un accordo con il governo.

Terminata la terapia, Julia si mette in viaggio e percorre la costa Occidentale degli Stati Uniti. Giunge nella foresta di Humboldt County dove incontra Earth First!, un gruppo di attivisti che lottano per salvaguardare le foreste, specialmente in quella zona, dove il nuovo proprietario della Pacific Lumber, la Maxxam Corporation, avrebbe effettuato un taglio a raso, avrebbe cioè tagliato tutti gli alberi e incendiato l’area.

Leggi il nostro articolo: l’Amazzonia brucia. 20.000 ettari in fumo

Comincia la salita di Julia Hill

Le loro manifestazioni non funzionavano ed era necessaria un’azione più radicale. Julia Hill si offre volontaria per arrampicarsi sull’albero più alto e più prezioso denominato “Luna”, una sequoia millenaria alta più di 70 metri. L’intenzione iniziale, concordata con Earth First! era che rimanesse sull’albero una settimana. Julia avrebbe vissuto su una piattaforma di 6 metri per 6 e gli altri attivisti sarebbero saliti di tanto in tanto per portarle cibo e acqua.

julia hill

Dopo 100 giorni, Julia era ancora su Luna ed era, ovviamente, su tutti i giornali: il piano stava funzionando.

“Sapevo che se avessi continuato a discutere di politica e scienza e se fossi rimasta nella mente invece che nel cuore e nello spirito, si sarebbe sempre trattato di “una parte contro l’altra”. Tutti noi, invece, capiamo l’amore, tutti noi comprendiamo il rispetto, tutti comprendiamo la dignità e tutti noi comprendiamo la compassione.

La vita di Julia Hill sull’albero

Per Julia, ci si può immaginare, non è stato semplice. Viveva letteralmente in bilico, con continue minacce da parte di taglialegna e la polizia che le puntava contro, durante la notte, luci potenti da un elicottero in volo. È anche sopravvissuta al freddo dell’inverno e a una forte tempesta. Julia dice di aver trovato la forza nella saggezza dell’albero, con cui in tutto quel tempo aveva sviluppato un legame forte, poiché Luna è in tutto e per tutto un essere vivente. A un certo punto, dice, non sapeva se era lei a proteggere l’albero o l’albero a proteggere lei.

julia hill

Non siamo certo noi a dovervi convincere dei sentimenti di Julia Hill. Per questo lei ha scritto il libro “La ragazza sull’albero”, sicuramente più efficace e che puoi acquistare a questo link. Oppure si può visitare il suo sito, nel quale racconta la sua storia, ma illustra anche varie iniziative da lei promosse. A noi basta sapere che, anche grazie all’intervento del Presidente Bill Clinton, nel 1999 La Maxxam Corporation ha promesso che Luna e l’area intorno sarebbero state risparmiate.

Trova il tuo albero

Questo episodio rimarrà per sempre nella memoria degli ambientalisti come una grande vittoria ottenuta dal gesto di una persona qualunque. Ha dato a molti, negli anni a venire, anche solo una piccola parte del coraggio e della forza di Julia per cercare di cambiare il mondo. E, per farlo, non è necessario salire su un albero.

La stessa Julia, diventata attivista ambientale, ha promosso per anni la campagna “Qual è il tuo albero?” che sfida gli individui a trovare qualcosa di cui appassionarsi e per cui lottare in modo pacifico ma tenace, tanto da poter fare la differenza.

Speriamo che, vent’anni dopo, tutti noi facciamo della lotta al riscaldamento globale il nostro grande, vivo, bellissimo albero.

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L’estinzione delle api sarà l’inizio della fine

Estinzione api
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Tutto quello che molti sanno sulle api è che bisogna tenerle alla larga, e quando si avvicinano troppo non esitare a ucciderle. Ma questi strepitosi animali hanno ben più da offrire che un pungiglione atto a difendersi. E il riscaldamento globale ne sta causando l’estinzione.

L’impollinazione da parte delle api

Le api si nutrono delle sostanze presenti nel nettare delle piante, che raccolgono in grande quantità volando di fiore in fiore. Con questo spostamento le api raccolgono il polline dalla parte maschile del fiore e lo rilasciano sulla parte femminile, favorendone il processo di riproduzione. In questo modo le piante si moltiplicano, crescono e producono i loro frutti. È stato stimato che gli insetti impollinatori favoriscono l’esistenza dell’80% della vegetazione mondiale e del 94% di quella nelle zone tropicali. È anche grazie alle api, quindi, se i nostri giardini, parchi e foreste sono bellezze uniche nell’universo e che noi diamo troppo spesso per scontate.

L’estinzione delle api porta alla scarsità di cibo

Purtroppo, però, la crescita delle piante non ha soltanto una pura funzionalità estetica. Di queste piante molte sono coltivate dall’uomo e sono largamente utilizzate nell’industria agro-alimentare. Nel Nord America le api consentono la produzione del 90% dei prodotti agricoli in commercio. In Europa circa l’84% delle colture alimentari dipendono dall’impollinazione degli insetti pronubi.

A livello globale le api contribuiscono al 35% della produzione alimentare. In altre parole, moltissima della frutta e verdura che consumiamo ogni giorno e che è fondamentale per un’alimentazione sana e corretta proviene dalle piante impollinate: mele, mandorle, mirtilli, ciliegie, ribes, angurie, broccoli, zucche, meloni, asparagi, cetrioli e molti altri prodotti agricoli. Oltre che, ovviamente, il miele.

Le api dalle uova d’oro

Le api, quindi, fanno indirettamente parte dell’economia globale o, forse, più direttamente di quanto crediamo. Solo negli Stati Uniti questi piccoli animali rappresentano un introito annuale di 15 miliardi di dollari proprio grazie al loro ruolo vitale nel mantenere frutta e verdura nelle nostre diete. Pertanto, il valore economico del loro servizio di impollinazione risulta fino a dieci volte maggiore rispetto al valore del miele prodotto.

Leggi anche: “Riscaldamento globale e criminalità: aumentano i ladri di api”.

La catena alimentare

Ma non finisce qui. Gli alimenti e le piante frutto dell’impollinazione, oltre che dagli esseri umani, vengono consumati da moltissimi animali selvatici che senza di loro morirebbero. Se ciò accadesse, si creerebbe una reazione a catena che metterebbe in serio pericolo gli ecosistemi. Inoltre, le piante che crescono grazie alle api formano le foreste e i boschi, che costituiscono gli habitat naturali di moltissime specie, dai più piccoli insetti (api comprese) ai più grossi vertebrati. Le api, infine, sono esse stesse parte della catena alimentare, nutrendo molte specie animali che dipendono dalla loro sopravvivenza.

Estinzione api

Un declino incessante delle api

Questo complesso e bellissimo mondo, però, sta scomparendo perché una delle sue principali fautrici si sta estinguendo. In Europa, la mortalità delle colonie di api si è attestata intorno al 20%, mentre negli Stati Uniti ha superato il 40% tra il 2013 e il 2014.

Il numero di colonie negli Stati Uniti è infatti sceso da 6 milioni nel 1947 a soltanto 2,5 milioni oggi. Dal 2006, gli apicoltori commerciali hanno riportato perdite annuali da 29% a 36%. Tali perdite non hanno precedenti poiché anche altri insetti impollinatori come bombi, farfalle e falene stanno diminuendo in modo impressionante.

Le cause di questa perdita sono molto spesso i parassiti, ma anche l’uomo ha una grande fetta di responsabilità. Il riscaldamento globale, la perdita degli habitat, e l’utilizzo di prodotti chimici sulle colture sono infatti cause dirette della possibile estinzione delle api.

Leggi anche: “Australia, troppi animali a rischio estinzione”.

Il riscaldamento globale causa l’estinzione delle api

La minore durata della stagione invernale ha innescato l’allungamento della finestra di attività degli insetti giallo-neri con 20-30 giorni in più di lavoro all’anno, provocando uno stress che comprometterebbe la loro salute. Con maggiori e più durature siccità, inoltre, i fiori non secernono più il nettare e il polline e le api non hanno più una fonte di nutrimento, non producono miele, e non forniscono più il servizio di impollinazione per le colture agricole.

Meno natura, più cemento

Le api subiscono anche la perdita di habitat dovuta allo sviluppo umano. Le cause sono la più comune soppressione della natura in favore del cemento, ma anche l’abbandono delle fattorie in favore di lavori nel settore secondario e terziario. La mancanza di fiori e piante comporta ancora una volta l’assenza del nutrimento necessario alle api per vivere e il disboscamento riduce la possibilità delle api di costruirsi una “casa”.

Anche le sostanze chimiche causano l’estinzione delle api

Alcune colonie, infine, collassano a causa di piante e semi trattati con pesticidi neonicotinoidi, alcuni dei quali sono stati recentemente vietati dall’Unione Europea. Molte colture con prodotti chimicamente modificati, i famosi OGM, sono invece ancora largamente presenti nel mondo, e causano continui danni alla biodiversità. I prodotti chimici presenti negli insetticidi e nelle piantagioni OGM si trovano anche inevitabilmente nel nettare e nel polline: l’uno sarà mangiato dalle api e l’altro cosparso dalle api stesse su altre piante, creando una catena infinita che non porterà a nulla di buono. Anzi, porterà al nulla assoluto.

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Cominciare informati

Rassegna stampa settimana 25 febbraio – 3 marzo 2019

Via a Ecotassa ed Ecobonus

Dal 1 marzo sono in vigore le nuove regole per l’acquisto di automobili. Più incentivi (da 1.500 a 6.000 euro) per chi sceglie un’auto con meno emissioni, e più tasse (da 1.100 a 2.500 euro) per quelle meno “virtuose”.

Leggi l’articolo

Governo ancora in bilico sulla TAV

Ancora nessuna decisione definitiva sulla linea Torino-Lione. Il cambio di rotta del Movimento 5 Stelle, però, fa pensare a un futuro sì del Governo.

M’illumino di Meno

Il primo marzo alcuni angoli delle città aderenti all’iniziativa M’illumino di Meno hanno spento le luci, risparmiando energia elettrica e quindi beneficiando l’ambiente. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sul risparmio energetico, invitandoli a fare lo stesso nella loro quotidianità.

Il Presidente Mattarella lancia l’allarme per l’ambiente

Ha citato Greta Thumberg il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha spostato l’attenzione della politica e della popolazione su uno dei problemi più gravi del nostro secolo, evidenziando la connessione diretta tra economia e ambiente, oltre che tra il nostro presente e il futuro dei nostri figli.

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La camera ha votato sui pesticidi

Hanno votato all’unanimità per la mozione che mira a ridurre l’utilizzo di pesticidi sui prodotti alimentari e aumentare il controllo soprattutto sui prodotti provenienti dall’estero. Il tutto per tutelare l’ambiente, la nostra salute e il Made in Italy.

La bottiglia di plastica 28enne trovata in spiaggia

Una vecchia bottiglia di latte, che riportava la data di scadenza nel luglio del 1991, è stata trovata su una spiaggia toscana. Questo contenitore, per fortuna o per sfortuna, aveva una data e facendoci rendere conto di quanto tempo un oggetto di plastica possa rimanere nell’ambiente.

Ecotassa ed ecobonus sulle auto, da marzo in vigore

Ecotassa ed ecobonus sulle auto sono parte della manovra economica del M5S, definitivamente approvata a dicembre. Sulle auto immatricolate a partire dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021 saranno applicate nuove regole che prevedono incentivi o disincentivi a seconda della quantità di emissioni per chilometro quadrato.

Ecotassa

Chiunque acquisti un veicolo M1 nuovo di fabbrica con emissioni superiori ai 160 CO2 g/km (160 grammi di anidride carbonica per chilometro) dovrà pagare una tassa che va dai 1100 fino ai 2500 in base a questi criteri:

CO2 g/kmImposta (euro)
161-1751.100
176-2001.600
201-2502.000
>2502.500

Da sapere

  • La tassa non viene applicata sui veicoli usati, ma se un’ auto è stata acquistata in un Paese estero e viene reimmatricolata in italia dopo il 1 marzo 2019 sarà sottoposta all’ecotassa.
  • L’imposta non si applica a veicoli di uso speciale come camper, veicoli blindati, ambulanze, auto funebri, veicoli con accesso per sedia a rotelle, caravan, gru mobili, carrelli “dolly”, rimorchi per trasporto eccezionale.
  • I veicoli con certificato di rilevanza storica hanno diritto alla riduzione della tassa pari al 50 percento.
  • Per sapere se il veicolo rientra tra quelli tassati si può consultare il libretto di circolazione. Il dato si trova nel secondo riquadro del punto V.7 di ogni libretto.

Ecobonus

Buone notizie, invece, per chi sceglie la via (un po’ più) green. La legge di bilancio, infatti, prevede agevolazioni per chi acquista, sempre a partire dal 1 marzo 2019, automobili ibride o elettriche a basse emissioni di CO2. Per l’incentivo vi sarà anche una grande differenza tra la presenza e l’assenza di rottamazione in concomitanza dell’acquisto. Gli incentivi sono i seguenti:

CO2 g/kmContributo senza rottamazione (euro)Contributo con rottamazione (euro)
0-204.0006.000
21-701.5002.500

Da sapere:

  • Dagli incentivi sono esclusi i modelli che costano più di 50 mila euro IVA esclusa, quindi 61mila euro.
  • Il veicolo da rottamare deve essere intestato da almeno dodici mesi al soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi alla data dell’acquisto del nuovo veicolo.
  • Nell’atto di acquisto deve essere espressamente dichiarata la volontà di rottamazione del veicolo usato.
  • Entro quindici giorni dalla data di acquisto, il venditore è tenuto ad avviare le pratiche per la rottamazione.

La legge di bilancio prevede anche riduzioni fiscali del 50% sull’acquisto e l’installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche, su un ammontare complessivo non superiore ai 3000 euro.

Treno Verde è arrivato, e ci porta nel futuro

Treno Verde

Ascolta l’articolo:

Non è mai bello perdere il treno, specialmente se si tratta di quello del futuro. Treno Verde è una campagna promossa da Legambiente che, insieme a Ferrovie dello Stato, vuole incentivare l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi a fronte delle automobili private.

Quanto sono inquinate le città?

Treno Verde farà tappa in dodici stazioni italiane, nelle quali espleterà due principali funzioni. La prima è quella del monitoraggio della qualità dell’aria e i flussi di traffico in città. I volontari di Legambiente, infatti, effettueranno un controllo itinerante nei punti più “critici” delle città. Le misurazioni hot spot delle polveri sottili dureranno un’ora e i risultati saranno poi esposti sullo stesso Treno Verde. In questo modo sarà possibile riflettere e discutere sulla qualità dell’aria che i cittadini ogni giorno respirano e che provoca ogni anno 60 mila morti premature.

Una mostra per un futuro a emissioni zero

In secondo luogo, a bordo del Treno Verde, sarà allestita una mostra dedicata alla mobilità sostenibile in quanto possibile soluzione al riscaldamento globale. La mostra è interattiva e permette di vedere, toccare e sentire l’enorme quantità di inquinamento acustico e atmosferico al quale siamo sottoposti ogni giorno e del quale spesso non ci accorgiamo.

Nella prima carrozza saranno approfonditi i rischi dello smog sul nostro organismo e sul nostro pianeta. Nella seconda carrozza si potranno conoscere le possibili soluzioni per contrastare le fonti fossili e le buone pratiche già attuate dalle città italiane ed estere. La terza carrozza è invece curata da Ecopneus, un’azienda che si occupa di riciclare i pneumatici, dando loro una seconda vita. Infine, nella quarta carrozza, vi sarà un grande spazio per ospitare conferenze, dibattiti e laboratori che guideranno chiunque vi assista nel cambiare in prima persona la propria città, per un futuro a emissioni zero.

Un cambiamento semplice e vantaggioso

Questa transizione è più semplice e vantaggiosa di quel che si creda. Con il car sharing e il car mobbing, restare imbottigliati nel traffico sarà solo un lontano ricordo. Se vi sembrano parole arrivate da un altro pianeta, vi sbagliate. Iniziate a vedere il car sharing come un taxi sempre a vostra disposizione, ma il cui guidatore siete voi, con un costo decisamente inferiore. In questo modo, infatti, pagate soltanto l’effettivo utilizzo della macchina e non la sua proprietà, togliendo molte fastidiose incombenze quali assicurazione, revisione, bollo ed eventuali danni nel corso degli anni. Il car mobbing consiste semplicemente nella buona pratica di invitare amci, colleghi, parenti o perché no, sconosciuti (tramite apposite App) a condividere il viaggio insieme a voi. Non dimentichiamoci poi del trasporto pubblico come treno, metropolitana e pullman. Più si utilizza, più più sarà efficiente, e più sarà efficiente, più sarà piacevole utilizzarlo. Infine, perché non optare, quando possibile, per i piccoli mezzi di locomozione quali la bicicletta, il monopattino o, se siete giovani (fuori o dentro) lo skateboard.

La rivoluzione è già tra di noi, e il Treno Verde arriva con lo scopo di farci aprire gli occhi.

Tappe e orari

L’ingresso alla mostra del Treno Verde è totalmente gratuito ed essa è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19. Le scuole prenotate possono accedere dalle 8,30 alle 14. La domenica l’accesso è possibile dalle 10 alle 13. A Roma Termini la mostra sarà aperta dalle 10 alle 13,45.

Le tappe sono le seguenti:

Palermo – 18, 19, 20 febbraio

Bari– 22, 23, 24 febbraio

Napoli Centrale– 26, 27, 28 febbraio

Roma Termini*– 2, 3, 4 marzo

Pescara– 6, 7, 8 marzo

Arezzo– 10, 11, 12 marzo

Civitanova Marche– 14, 15, 16 marzo

Rimini – 18, 19, 20 marzo

Padova– 22, 23, 24 marzo

Genova Piazza Principe– 26, 27, 28 marzo

Torino–  30, 31 marzo, 1 aprile

Milano Porta Garibaldi– 3, 4, 5 aprile

Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale.

Attiva la ZTL più grande d’Italia. E Milano è sempre più green

Area B

Chi e quando

Attivata oggi a Milano la ZTL più grande d’Italia e la seconda in Euopa dopo Bruxelles. I dati sulle città più inquinate d’Italia non mentono: Milano è la sesta città con più polveri sottili della Nazione e, forse, questa classifica ha fatto traboccare il vaso.

Alle 7:30 di questa mattina, lunedì 25 febbraio 2019, sono scattati i limiti d’accesso nell’Area B. Uno spazio grandissimo, che si estende fino ai limiti della città e nel quale vive quasi tutta la popolazione milanese. Qui non potranno più circolare benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2 e 3, a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2 e veicoli ingombranti superiori a 12 metri. I divieti sono validi da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, esclusi i festivi.

Area B

Un avvio graduale

I divieti non finiscono qui anche se, per dare la possibilità alle persone di comprendere e abituarsi all’iniziativa, il suo avvio sarà graduale. Il prossimo primo ottobre lo stop sarà esteso ai diesel euro 4 (che sono già vietati in Area C dal 2017) e moto e ciclomotori a gasolio euro 0 e 1. Dal 1 ottobre 2020 l’accesso sarà vietato anche agli euro 1 benzina ed entro il 2030 le restrizioni aumenteranno.

Chi può entrare

Di contro, l’accesso è consentito agli autoveicoli euro 5 e 6 benzina, gli autoveicoli GPL, metano, bifuel e auto ibride ed elettriche. Saranno inoltre esenti da sanzioni le autoambulanze, i veicoli della Croce Rossa, i veicoli delle Forze Armate, Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Possono inoltre circolare liberamente i veicoli che espongono il contrassegno “invalidi” il cui titolare sia a bordo del veicolo e in generale chiunque disponga di un permesso per svolgere mansioni di assistenza sanitaria.

Pochi controlli (per ora)

Sempre per un inizio graduale, al momento solo sedici strade sono dotate di telecamere. Inutile dire che il divieto è comunque valido per tutte le 187 strade di accesso all’Area B, le quali saranno tutte controllate informaticamente entro il 2020. Le telecamere attive da oggi sono in via Anassagora, viale Pirelli, viale Sarca, via Pasta, via Gallarate, via Tofano, via Basilea, via Zurigo, via Garin, via Baroni, via Cassinis, via Toffetti, via Rogoredo, via Feltrinelli, via Mecenate e via Fantoli.

Multe e permessi

La multa prevista per chi non rispecchia il divieto è di 80 euro, anche se tutti i cittadini residenti a Milano in possesso di un auto esclusa dall’Area B, avranno diritto a 50 accessi nell’area per tutto il 2019, che scenderanno a 25 nel 2020. Al primo passaggio di un veicolo non autorizzato, sarà inviato al proprietario l’invito per iscriversi al portale e registrare la propria posizione e il numero di passaggi effettuati.

I permessi e le pratiche di registrazione possono essere ottenute online. Qui è anche possibile verificare se il proprio veicolo ha il permesso di entrare in Area B.

Informazioni importanti:

  • E’ vietata anche la circolazione dinamica all’interno di Area B. Ciò significa che un autoveicolo il cui accesso è vietato in Area B non può circolare all’interno di tale area, anche se è entrato prima delle 7.30. Non potrà quindi uscire dall’Area B prima delle 19.30 ovvero al termine dell’orario del divieto.
  • Attenzione anche ai divieti regionali per il piano anti-inquinamento in vigore fino al 31 marzo. Violare questi divieti potrà portare a una multa di 160 euro, il doppio rispetto a quella per l’Area B. Una volta esauriti i 50 ingressi, si potrà incorrere in due multe: una da 160 euro per il piano regionale e una da 80 euro per Area B.
  • Anche gli orari di Area C hanno subito delle modifiche per coincidere con quelli di Area B. Per esempio, anche il giovedì, che fino ad ora prevedeva il divieto fino alle 18.30, si allungherà fino alle 19.30. Inoltre in Area C non potranno più entrare motoveicoli e ciclomotori a due tempi euro 0 e 1 e veicoli a doppia alimentazione gasolio-gpl e gasolio-metano euro 0, 1 e 2.
  • Alla stazione della metropolitana rossa al Duomo vi è un infopoint dove potrete avere tutte le informazioni. Gli orari di apertura del servizio sono dalle 8.30 alle 15.30, dal lunedì al venerdì

Per saperne di più, visitare il sito del Comune di Milano

Ridurre la plastica al supermercato. Ecco come fare

La situazione sta sfuggendo di mano e ridurre la plastica al supermercato è ormai una decisione soltanto nostra. Immense quantità di imballaggi totalmente inutili inondano gli scaffali, viziandoci con servizi di cui non abbiamo bisogno. Secondo i dati del “Rapporto Coop 2019“, nel nostro Paese vengono ancora utilizzate 2 milioni di tonnellate di plastica per confezionare i cibi e le bevande che troviamo sugli scaffali.

Ecco come fare per ridurre l’acquisto di plastica, ma sopratutto per mandare un forte messaggio a chi, quella plastica, la produce.

  • Comprare alimenti sfusi, soprattutto frutta e verdura. Pesarli non costa niente se non trenta secondi in più per la spesa. Idem per pulirli e tagliarli a casa.
plastica supermercato
  • Quando possibile attaccare l’etichetta direttamente sui prodotti, per esempio la zucca o l’anguria delle quali di solito non si mangia la buccia. I sacchetti sono sì biodegradabili, ma il loro tempo di decomposizione è comunque abbastanza lungo e sono pur sempre prodotti usa e getta.
  • Per lo stesso motivo usare un solo sacchetto per diversi tipi di frutta, attaccandoci due etichette. Per esempio mettere le zucchine in un sacchetto senza chiuderlo, pesarle e attaccare l’etichetta sul sacchetto; poi prendere la melanzana, pesarla senza il sacchetto, metterla nel sacchetto delle zucchine e attaccarci la seconda l’etichetta. Quando è pieno, chiudere il sacchetto.
  • Usufruire dei negozi “alla spina”. Alcuni supermercati hanno gli appositi reparti. Si possono acquistare maggiori quantità di prodotto a minor prezzo e utilizzando meno sacchetti. Se i sacchetti presenti in questi reparti sono di plastica e non biodegradabili, cerchiamo di riutilizzarli oppure di usare quelli della frutta.
plastica supermercato

Leggi anche: “Il primo supermercato plastic-free d’Italia apre in Val di Sole”.

  • Scegliere le uova nei contenitori di cartone e non quelli di plastica. (Un piccolo suggerimento: cercare le uova che come primo numero stampato hanno lo 0 o l’1, non 2 o 3. 0 e 1 significa che le galline sono state allevate a terra e all’aperto con spazi più ampi. Le uova saranno probabilmente anche più buone. Inoltre preferire la denominazione IT per ridurre l’inquinamento).
plastica supermercato
  • Scegliere alimenti crudi, non precotti, che di solito sono venduti in quantità maggiori e, quindi, con meno imballaggi. Inoltre al chilo costano meno. Un esempio lampante sono pasta e cereali (farro, orzo, mais) e legumi (fagioli, ceci, lenticchie)
  • Per lo stesso motivo, comprare ingredienti il più possibile naturali, non lavorati né già assemblati tra loro. Insomma, evitare i piatti pronti e, quindi, imballati.
  • In generale, scegliere di comprare i prodotti con meno imballaggio possibile.
  • Ricordati di portare le tue personali shopping bag, meglio se di stoffa.
  • Per ridurre l’acquisto di plastica al supermercato, infine, evitare il più possibile il supermercato. I piccoli rivenditori come macellai, panettieri, pescherie, fruttivendoli, usano meno imballaggi oltre il fatto che i loro prodotti sono di qualità maggiore.

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Riscaldamento globale: perché aumenta la temperatura?

Riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è un fenomeno naturale, cui la Terra è andata incontro numerose volte nel corso della sua storia. Solitamente il passaggio da periodi più caldi alle ere glaciali avviene molto lentamente. Quello da un’era glaciale a un periodo caldo, invece, avviene con un aumento medio di circa un grado ogni cinquecento o mille anni, un tempo molto veloce in relazione all’età della terra. È lo stesso fenomeno cui stiamo assistendo oggi, ma non senza una evidente anomalia: una velocità nel riscaldamento mai registrata prima. La temperatura media globale del pianeta è cresciuta di un grado tra la seconda parte dell’Ottocento e oggi, quindi in meno di duecento anni.

 

Leggi anche: “L’inverno più caldo di sempre: temperature più alte di 3,5 gradi”

 

Un equilibrio prezioso

 

La temperatura di un corpo è data dall’energia in esso contenuta. Se aumenta l’energia la temperatura si alza, se di diminuisce si abbassa. L’energia della Terra arriva al pianeta dalla sua fonte primaria, il Sole. Se però la Terra assorbisse tutta l’energia solare che colpisce la sua superficie, abbrustolirebbe.

 

Fortunatamente questo non avviene perché, anche se tutti i raggi solari superano l’atmosfera, non tutti vengono assorbiti da terra e oceani. Una buona parte infatti viene riflessa dalle superfici chiare, massimamente dai ghiacci, che permettono a una grande quantità di energia di uscire dal pianeta. Inoltre la Terra emette naturalmente una radiazione infrarossa, quindi energia, che non è paragonabile a quella solare ma che contribuisce alla creazione di un equilibrio tra energia in entrata ed energia in uscita.

 

L’effetto serra causa il riscaldamento globale

 

Qual è, quindi, la causa del grande e veloce aumento della temperatura e quindi la perdita dell’equilibrio originario riscontrato negli ultimi decenni? Sappiamo per certo che l’energia derivante dal Sole non è aumentata, perciò la causa può risiedere soltanto nella radiazione infrarossa terrestre. Alcuni gas contenuti nell’atmosfera come il vapore acqueo, l’anidride carbonica e il metano sono infatti in grado di assorbire una parte di questa radiazione, trattenendone quindi il calore. Questo fenomeno è chiamato effetto serra, che si intensifica con l’aumentare di questi gas presenti nell’aria.

 

Combustioni &co.

 

Questa quantità di gas, che è sempre stata più o meno fissa nel corso dei decenni, nell’ultimo secolo è aumentata enormemente. La concentrazione di CO2 è infatti sempre oscillata tra i 180 e 280 parti per milione (ppm), con il picco più basso durante le ere glaciali e quello più alto nei periodi più caldi. Oggi abbiamo superato in modo stabile i 400 ppm. Questi gas vengono prodotti in conseguenza a una combustione, soprattutto di certi combustibili fossili, il peggiore dei quali è il carbone. Ma i gas serra di origine umana provengono anche da altre attività come l’agricoltura o la deforestazione, che elimina i vegetali in grado di assorbire l’anidride carbonica.

 

riscaldamento globale

 

Un circolo vizioso che aumenta il riscaldamento globale

 

Le conseguenze più pericolose del riscaldamento globale sono in primo luogo lo scioglimento dei ghiacci, i quali giocavano un ruolo fondamentale nel riequilibrare l’energia terrestre. In più al di sotto del permafrost, ovvero le parti di terra rimaste congelate dall’ultima glaciazione, sono intrappolate enormi quantità di metano, un gas con potere riscaldante pari a venti volte quello dell’anidride carbonica. Se i ghiacci si sciolgono, questo gas potrebbe uscire dalla sua cella di sicurezza ed essere così rilasciato nell’atmosfera. Senza le superfici chiare che riflettono i raggi solari e senza il permafrost che intrappola il metano, la temperatura aumenta ancora di più, creando il cosiddetto feedback positivo, cioè un circolo vizioso per il quale la conseguenza dell’aumento della temperatura diventa a sua volta la causa di un suo aumento ancora maggiore.

 

Leggi anche: “Chasing ice, il documentario che insegue i ghiacciai”.

 

In poche parole, il riscaldamento globale degli ultimi decenni sta avvenendo a causa dell’uomo, in particolare per il rilascio sconsiderato di gas serra e per l’abuso delle risorse naturali.

 

 

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