Conferenza ONU sul Clima “COP26” rimandata al 2021

È arrivata non senza ripercussioni la notizia ufficiale riguardante la sospensione della Conferenza Onu sul clima del 2020. La COP26 doveva aver luogo a Glasgow, nel Regno Unito, dal 9 al 18 novembre, ma è stata posticipata a data da destinarsi. L’unica certezza è che si terrà nel 2021.

Quali erano i programmi?

“Il mondo sta affrontando una sfida globale senza precedenti e i Paesi sono giustamente concentrati negli sforzi per salvare vite umane combattendo contro il Covid-19. Per questo abbiamo deciso di riprogrammare la CoP26″. Queste le parole pronunciate mercoledì da Alok Sharma, il ministro delle Attività Produttive della Gran Bretagna, incaricato dal premier Boris Johnson di presiedere la conferenza sul clima.

Dal momento che l’Italia co-organizzava la conferenza, era prevista a Milano anche una pre-COP, che doveva tenersi dal 2 al 4 ottobre e che è stata anch’essa rimandata. Non solo, negli stessi giorni era stata organizzata la COP dei giovani “Youth4Climate 2020: Driving Ambition”, fortemente voluta dal ministro dell’ambiente italiano Sergio Costa. L’obiettivo di questo promettente incontro era non solo di dare parola ai giovani, ovvero la categoria più interessata dalle conseguenze della crisi climatica, ma anche quello di ascoltare le loro proposte.

Proprio ieri durante una Live di Lifegate su Instagram, Sergio Costa ha pronunciato parole molto belle in merito alla Cop dei giovani. “Oggi in materia ambientale i giovani sono gli educatori degli adulti, sono più avanti in questo. Questo perché sono meno strutturati e se c’è un problema lo prendono di petto, senza troppe inutili congetture”. Costa era quindi disposto ad ascoltare le loro proposte e portarle al tavolo “dei grandi”.

L’importanza della COP26

Il motivo per cui una conferenza alla quale avrebbero dovuto partecipare 26mila persone sia stata rinviata in un momento di emergenza sanitaria globale sono indiscutibili. Anzi il luogo dove il governo scozzese doveva ospitare la COP26, la SEC Arena, verrà trasformato nel giro di poche settimane in un ospedale dedicato alle vittime di coronavirus. Sono invece oggetto di opinioni le conseguenze che questo ritardo comporterà.

Vi è per esempio chi ribadisce l’urgenza di questa conferenza. Siamo infatti entrati nel decennio dopo il quale non si torna più indietro e non abbiamo, quindi, altro tempo. Se non si riducono drasticamente le emissioni già a partire da quest’anno, la catastrofe climatica sarà inevitabile.

Christiana Figueres, il capo delle Nazioni Unite per il clima che ha supervisionato il vertice di Parigi nel 2015, ha affermato che “le emissioni devono raggiungere il picco quest’anno se vogliamo limitare il riscaldamento a 1,5 ° C.”

Il rischio della regressione

È però sicuramente molto alto il rischio che le Nazioni approfittino del rinvio della Conferenza per rimandare l’azione climatica. D’altra parte sono decenni che i governi “prendono tempo” e rimandano a data da destinarsi le decisioni più importanti sul clima.

Basti pensare alla COP25 di Madrid tenutasi lo scorso dicembre. L’obiettivo della Conferenza era di abbassare il tetto delle emissioni da parte dei diversi paesi del mondo, aggiornandolo sulla base dei dati scientifici più recenti. Ma le nazioni che più di tutte sono responsabili dell’inquinamento del Pianeta, come Cina e India, ma anche Brasile, Sudafrica e Australia, non hanno voluto scendere a compromessi.

Greta Thunberg alla COP25 di Madrid

Tutte le decisioni, dai fondi per i paesi colpiti dalle catastrofi all’aggiornamento dei rispettivi tetti massimi di gas serra, erano state rimandate alla COP26. E questo rinvio aveva già preoccupato gli ambientalisti, i quali ritenevano che un anno fosse troppo in un momento di emergenza climatica quale stiamo vivendo.

Leggi il nostro articolo: “Perché anche la COP25 è fallita”

Inoltre, la crisi economica potrebbe essere utilizzata come scusa per frenare o addirittura bloccare l’impegno per il clima da parte delle nazioni. Donald Trump, per esempio, che già si era sfilato dagli accordi di Parigi, ha utilizzato il coronavirus come giustificazione per annullare le regolamentazioni ambientali che gravavano sulle aziende americane.

Leggi il nostro articolo: “Trump e le lobby del fossile all’attacco durante il coronavirus”

Il rinvio della COP26 può essere un’occasione?

Dall’altro lato vi è chi sostiene le potenzialità di questa pausa e di questa crisi economica. Uno di questi è Sergio Costa il quale vorrebbe che gli aiuti dallo stato per le aziende fossero utilizzati per rilanciare l’efficienza energetica. “Bisogna incentivare aziende e privati cittadini a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti” ha affermato. In questo modo, quindi, la speranza è che i ministri giungano alla COP26 con idee ancora più drastiche ed innovative per combattere la crisi climatica.

Inoltre Costa sottolinea il fatto che lui insieme ai ministri dell’ambiente dei vari stati stiano facendo di un limite una virtù. Si stanno infatti sentendo per via telematica, velocizzando di fatto l’apertura dei canali per nuove idee e collaborazioni senza “la scusa” di dover aspettare la Conferenza Climatica. Per esempio, ieri Costa si è sentito con il ministro dell’ambiente inglese, francese e spagnolo, oltre che con la responsabile ONU per il Cambiamento Climatico Patricia Espinosa.

Impossibile una COP26 online

Qualcuno potrebbe obiettare che una conferenza sul clima potrebbe essere svolta essa stessa in via telematica. Costa ha anticipato la polemica dichiarando che uno degli obiettivi della COP è quello di assicurare la massima partecipazione dei paesi aderenti all’accordo di Parigi

Inoltre è un’occasione importante per rendere partecipi i cosiddetti “uditori”, ovvero i rappresentanti delle nazioni che stanno ancora riflettendo riguardo alla loro adesione all’accordo. Il fatto di essere insieme in una stanza, incontrando di persona i vari partecipanti, si sviluppa, secondo Costa, un’empatia unica, motivante e decisamente costruttiva. “La partecipazione e la diversità è ricchezza” ha affermato il Ministro nella live.

E porta poi un esempio concreto, dicendo di essersi recato, poco prima del blocco, in India per incontrare il Ministro dell’ambiente Prakash Javadekar. Anche se non è del tutto convinto della sua adesione agli accordi di Parigi, ha appreso ed ammirato gli sforzi dell’Italia in merito e ha dichiarato di voler partecipare alla COP26.

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

A proposito di paesi scettici nell’abbassare i target delle proprie emissioni, vi è chi vede questa pausa come occasione per ponderare sul risultato delle elezioni negli Stati Uniti. I governi avranno infatti il tempo di adattarsi a un secondo mandato di Donald Trump, o a un nuovo presidente che probabilmente sosterrà l’azione per il clima.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha riassunto così la questione per la COP26. “un rinvio della COP era diventato necessario, visti i ritardi nei negoziati provocati dall’emergenza sanitaria globale. Tuttavia, dobbiamo usare al meglio l’ulteriore tempo a disposizione, imparando dalla crisi attuale che occorre prevenire ed evitare le emergenze, oltre che essere attrezzati per affrontarle”.

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