Che fine hanno fatto le locuste del Corno d’Africa?

Vi ricordate degli sciami di locuste che stavano mettendo a rischio la sicurezza alimentare di decine di milioni di persone nel Corno d’Africa? Beh, se ne sono andate. Purtroppo, però, solo dalle pagine dei giornali. In un interessante articolo del Mail & Guardian (Sudafrica), ripreso dall’Internazionale di questa settimana, invece se ne parla, eccome. Il punto della situazione.

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Fonte: Internazionale nr. 1348

Dal Corno d’Africa all’Asia: le locuste non si fermano più

Già avevamo denunciato l’accaduto in un articolo del 30 gennaio scorso, quando la notizia, che era fresca e succulenta, aveva attirato l’attenzione di una lunghissima lista di testate. Ora, dopo più di un mese e nonostante non se ne parli più, la situazione non è affatto migliorata. Vi avevamo lasciato con la presenza di chilometrici sciami di locuste che avevano colpito alcune regioni del Corno d’Africa come Etiopia, Kenya ed Uganda. Ora le locuste hanno conquistato ben più terreno arrivando ad occupare anche alcuni territori del Sud Sudan e della Tanzania. Presto raggiungeranno anche la Repubblica Democratica del Congo.

Ma non è finita qui. Le particolari condizioni climatiche, che si sono rivelate estremamente favorevoli per la riproduzione di questo tipo di insetto, biologicamente creato per essere un highlander della sopravvivenza, hanno spinto gruppi di esemplari anche verso Oriente. Dallo Yemen, dove le colonie hanno inizialmente preso piede, le famiglie di locuste sono arrivate fino al Pakistan e all’India passando per Arabia Saudita, Qatar, Bahrain ed Iran.

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Genesi di una piaga e come arginarla

Le dimensioni quasi inimmaginabili di questa disgrazia portano con loro una lunga lista di problematiche. Sebbene infatti sia stato possibile risalire all’origine del problema, ampiamente favorito da una serie di cicloni riconducibili al cambiamento climatico, si fatica ancora ad individuare una soluzione credibile. Quella più immediata sembra essere l’utilizzo di pesticidi su larga scala ma l’ampiezza e la quantità degli sciami rende questa opzione quasi impercorribile. Più probabile che venga utilizzata in aree ridotte, ovvero quelle in cui gli esemplari adulti hanno deposto le uova. Una locusta può vivere, all’incirca, dai 3 ai 5 mesi. Riuscire ad isolare e contenere le nuove generazioni potrebbe quindi risolvere la situazione.

Ma si stanno vagliando anche altre opzioni. La Cina, ad esempio, si sente minacciata e, in misura preventiva, avrebbe spedito circa 100.000 anatre verso il Pakistan sperando che riescano, appunto, a contenere l’invasione. Una soluzione che ha suscitato pareri discordanti tra gli esperti. Se da un lato c’è chi reputa la trovata inefficace, dall’altra c’è invece chi sostiene che potrebbe funzionare. Un’anatra sarebbe in grado di mangiare circa 70 locuste in un solo giorno. Qualora si rivelassero efficaci le anatre sarebbero poi dispiegate anche in altre aree particolarmente colpite.

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Sicurezza alimentare a rischio per decine di milioni di persone

Già di per sé alcune delle aree interessate non sono famose per avere condizioni climatiche particolarmente favorevoli allo sviluppo del settore primario. La povertà d’acqua e la presenza di suoli quasi desertificati rendono già difficile la coltivazione di alimenti di prima necessità e una buona parte dei paesi coinvolti ha già grossi problemi di povertà e denutrizione. Se aggiungiamo a tutto ciò degli sciami lunghi decine di chilometri i cui esemplari sono in grado di mangiare ogni giorno l’equivalente del proprio peso corporeo, il risultato dell’equazione è di quelli che fanno tremare le ginocchia.

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In paesi così densamente popolati e così poveri di risorse, in cui il problema da affrontare tutti i giorni è quello di reperire del cibo per sé e per la propria famiglia, un avvenimento di questo tipo mette a forte rischio la sicurezza alimentare di decine di milioni di persone. Un’invasione che non guarda ai confini e che, di certo, non si fa impietosire dalle condizioni già precarie di paesi che, anno dopo anno, vedranno i colpi del cambiamento climatico infierire su di loro, in maniera sempre più violenta. Chissà se, e quando, qualcuno inizierà davvero a parlarne seriamente. Non potremo girarci dall’altra parte per sempre.

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