Parco del Virunga, i bracconieri uccidono 12 ranger

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Siamo nella Repubblica Democratica dell Congo, in uno dei Parchi più belli, ma anche più pericolosi de mondo. Il Parco Nazionale del Virunga è patrimonio dell’Unesco dal 1975, ma oggi come allora è minacciato dai signori della guerra, dagli estrattori di petrolio e dai bracconieri. Questi ultimi, il 10 aprile di quest’anno, hanno fatto una strage, uccidendo ben 12 ranger.

La dinamica dell’accaduto

Un membro del governo congolese ha riferito quanto segue. Un gruppo di civili stava attraversando il parco sotto la scorta di 15 ranger armati, quando un gruppo di 60 uomini appartenenti alle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (una milizia ribelle Hutu) ha fatto loro un’imboscata. Durante l’attacco 12 ranger e altre quattro persone hanno perso la vita.

A causa dell’altissima quantità di vittime questo attacco è il più mortale avvenuto sino ad ora, come afferma il governo congolese “il più mortale”. Ma molti altri altrettanto spaventosi si sono verificati nel corso degli anni all’interno del parco. Nel 2018 6 ranger sono stati uccisi e il Parco Nazionale era stato chiuso ai turisti per un anno intero, compromettendo una buona parte dell’economia del Paese. Nell’arco di 20 anni 182 ranger hanno perso la vita per salvare il parco e i suoi visitatori dalle milizie ribelli.

L’oro nero del Parco del Virunga

Il Parco Nazionale del Virunga è uno dei luoghi più ricchi di biodiversità della Terra ed ospita gli ultimi rari esemplari di gorilla di montagna. Questi ultimi, per il loro valore nel mercato del contrabbando illegale, sono spesso bersaglio di bracconieri. Di qui la presenza dei ranger, il cui compito è difendere questi esemplari dall’estinzione.

Parco del Virunga
Un gorilla di montagna nel Parco del Virunga

Ma non solo. In anni recenti il Parco è stato bersaglio di trivellazioni, poiché custodisce una grandissima riserva di petrolio. Le operazioni di estrazione possono compromettere gli ecosistemi, ma anche, ovviamente, alimentare il riscaldamento climatico, un fenomeno i cui effetti colpiranno duramente e prima dii molti altri lo stesso continente africano.

Le attività illecite di estrazione nel Parco del Virunga

Formalmente le compagnie petrolifere come SOCO International non hanno il permesso di estrarre petrolio dalle aree protette, come quella del Virunga. In pratica, però, vi sono state alcune operazioni illegali di trivellazione. Nel 2017 l’attivista Rodrigue Katembo è stato insignito del Goldman Environmental Prize per aver denunciato attività estrattive illecite.

Nel 2018 Il primo ministro Augustin Matata Ponyo ha dichiarato che le autorità hanno contattato l’UNESCO per trovare un modo affinché potessero “esplorare giudiziosamente” all’interno del parco al fine di “raccogliere i profitti delle sue risorse a beneficio delle persone che vivono lì”. Il futuro delle estrazioni nel Parco del Virunga è quindi ancora molto incerto.

Una storia dalle antiche radici

Vi è poi una questione storica che riguarda l‘ etnia Hutu. I leader delle Forze di Liberazione del Ruanda, infatti, sono collegati al genocidio avvenuto nel 1994 per mano degli estremisti Hutu nei confronti dei Tutsi e degli Hutu moderati. In cento giorni sono infatti morte dalle 800.000 al milione di persone: il più cruento massacro del xx secolo dopo la seconda guerra mondiale.

Il conflitto trova le sue radici nel colonialismo tedesco prima e belga poi, che ha calcato le orme della più classica mentalità imperialistica basata sul dividi et impera. Una locuzione, questa, che si potrebbe declinare, specialmente in tempi recenti, con appropriati delle loro risorse e tienili in pugno.

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Il fatto che questi gruppi di milizie ribelli esistano ancora è segno del fatto che, molto probabilmente, i finanziamenti interessati da parte dei potenti non sono stati interrotti. In poche parole, è probabile che le grandi compagnie petrolifere, i contrabbandieri, ma anche i governi che non vogliono perdere l’occasione di vendere alle nazioni ricche (di soldi, non di risorse) le preziose risorse naturali di cui l’Africa è ricchissima, finanzino le milizie non governative.

Infatti, promettendo loro soldi immediati, armi e un eventuale supporto, chiedono loro di attaccare i ranger che proteggono il parco. Oppure, addirittura, dicono loro di attaccare, rapire, derubare i turisti del parco, creando un clima di paura che disincentiverebbe una sempre maggiore affluenza.

Un documentario in merito ai loschi traffici che hanno interessato il Parco Nazionale è “Virunga” e puoi trovare il trailer e la nostra recensione qui.

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Virunga, angeli e demoni

Nella Repubblica Democratica del Congo c’è un gruppo di rangers che mette a rischio la propria vita per la difesa del Virunga National Park, patrimonio mondiale dell’UNESCO. E’ uno dei luoghi più ricchi di biodiversità sulla Terra, dimora degli ultimi gorilla di montagna.

Petrolio, il nuovo pericolo

Sono numerose le guardie uccise nella guerra al bracconaggio, e sul Parco incombe l’ombra di un nuovo pericolo: il petrolio. Quando scoppia il conflitto armato le milizie ribelli finiscono sul libro paga della Soco International, la multinazionale inglese del greggio interessata all’oro nero del Virunga. L’obiettivo è frantumare, con le armi e la corruzione, la coraggiosa opposizione degli ambientalisti: Andrè, Rodrigues, Emmanuel, Mélanie, sono i protagonisti di “Virunga”, documentario diretto da Orlando von Eisiedel, e prodotto da Leonardo Di Caprio.

Al di là di tutto

Uscito nel 2014, il film fu acclamato dalla critica e candidato ai Premi Oscar 2015.

“Io ho accettato di fare del mio meglio, perché la natura sia salvaguardata, al di là di ogni pressione esterna. Al di là di ogni avidità. Al di là di tutto. Qualsiasi cosa possa accadermi, lo accetterò. Non sono speciale. Non possiamo essere deboli e dire: “Soco, continua pure”.

Sono le parole di Emmanuel de Merode, il capo guardiano che, due giorni dopo la première mondiale del film, è stato vittima di un agguato. Chi gli ha sparato non è riuscito a ucciderlo e la lotta per la difesa e la conservazione del Parco continua.

Cosa succede nel parco del Virunga

Ciò che sta accadendo all’interno di uno dei parchi più belli dell’Africa ha inevitabilmente delle ripercussioni anche sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodivertità. Il saccheggio ad opera dei bracconieri va avanti ormai da troppo tempo e chiunque provi a fermarli, come ad esempio i ranger del parco, viene fatto fuori senza pietà. La legge del Dio Danaro regna sulle attività di tutti coloro che mettono il profitto innanzi alla lungimiranza.