Lago Ciad evapora: le prime vittime del clima

lago ciad

Sulle sponde del lago Ciad, situato nel cuore dell’Africa, è in corso un crisi umanitaria di proporzioni enormi. Le milioni di persone che vivono nei Paesi confinanti con il lago (Ciad, Camerun, Niger e Nigeria) soffrono fame e sete, oltre a subire continui attacchi e pressioni da parte dei terroristi di Boko Haram.

Cause e conseguenze

La causa è gran parte da attribuire all’evaporazione del lago Ciad. In soli cinquant’anni si è ridotto del 90%, passando da 25000 km quadrati nel 1963 a meno di 1500 chilometri quadrati nel 2001 (FAO). I governi, poi, non hanno saputo gestire la situazione, ignorando i segnali di allarme e continuando a sfruttare le risorse idriche del lago come se queste fossero inesauribili.

La mancanza di acqua ha così causato una forte siccità, l’inaridimento dei terreni, il collasso del sistema agricolo e gli allevamenti, oltre che una forte diminuzione di biodiversità.

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La quantità di pesce a disposizione è diminuita del 60% e la produzione di pesce essiccato è passata dalle 140.000 tonnellate del 1960 alle 45.000 attuali. Il natron, un impasto di sali naturali ricavato dalle alghe e usato per conservare cibi, conciare pelli e lavorare tessuti è quasi scomparso. Pescatori, allevatori e agricoltori stanno perdendo il lavoro oltre che i beni di prima necessità come cibo e acqua.

Migrazioni forzate

Tutto questo causa anche la migrazione forzata di milioni di persone. Molti scelgono di rimanere nelle vicinanze, sovraffollando i luoghi prescelti, per esempio quelli che ancora godono di acqua lacustre. Dopodiché è molto facile che si generino conflitti e disordini tra i vari gruppi per l’accaparramento dei beni primari.

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Alcuni tentano la lunga, interminabile traversata di migliaia di chilometri per raggiungere le nazioni nordafricane e, se sono fortunati, l’Europa. Altri si accontentano di gonfiare le fila del gruppo terroristico di matrice islamica Boko Haram. Questo provvede a fornire loro cibo, acqua e, perché no, un punto di riferimento, una speranza alla quale aggrapparsi. Il gruppo, approfittando della crisi sociale ed economica, tenta di imporsi nelle varie città e villaggi intorno al lago Ciad. Promette loro cibo, denaro e benessere, ma utilizza anche la violenza, come dimostrano i frequenti attentati, sorprusi e uccisioni a carico dei civili.

L’aiuto dell’ONU

Per tentare di risolvere questa tragica situazione, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha lanciato un piano a scala regionale per la regione del Lago Ciad. Denominato Regional Stabilization Facility for Lake Chad, il piano prevede lo stanziamento di 100 milioni di dollari per finanziare una serie di interventi a favore di questa regione, come il supporto alla lotta contro Boko Haram e il rifornimento dei beni di prima necessità per la popolazione. Il piano sarà operativo a partire dall’1 settembre e per i prossimi due anni. A beneficiarne saranno quattro Paesi: Camerun, Ciad, Niger e Nigeria.