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“La letteratura ci salverà dall’estinzione”. Il nuovo libro di Carla Benedetti

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“Dove falliscono la politica, l’economia, il diritto e altri saperi specializzati, può forse riuscire la parola poetica inseparata, il pensiero incarnato, l’arte?” Carla Benedetti, autrice di La letteratura ci salverà dall’estinzione, parte proprio da questa domanda. Attraverso un excursus di autori antichi e contemporanei, questo saggio illuminante traccia una panoramica del ruolo che la letteratura ha ricoperto e potrebbe ricoprire nell’attuale emergenza climatica.

Un dialogo fra Noè, Leopardi e Pasolini

Carla Benedetti è professoressa di Letteratura Italiana contemporanea all’Università di Pisa. Edito da Einaudi, l’ultimo libro da lei pubblicato riesce ad evidenziare l’enorme potenzialità “suscitatrice” della parola. Da Omero al Don Chisciotte di De Cervantes, da Leopardi a Carlo Emilio Gadda, da Pasolini fino ad Amitav Gosh de La grande cecità. L’autrice fa dialogare quegli autori che hanno saputo usare l’immaginazione e la potenza della scrittura per creare una cosiddetta “terza via”. Ma terza via rispetto a che cosa?

Il libro parte dal presupposto che la letteratura contemporanea, la saggistica e i testi divulgativi trattano la crisi climatica seguendo due filoni principali. Il primo, quello catastrofico, denuncia tutta la gravità dell’emergenza ambientale e porta a credere che non ci sia più niente da fare. Il secondo, quello della “sostenibilità”, dà fin troppo rilievo all’aspetto ottimistico che risiede nelle soluzioni. Ed ecco che la terza via consiste nel prospettare “una via tragica, che non promette salvezza ma neppure pietrifica l’azione nell’idea di una catastrofe inevitabile”.

Il fallimento della letteratura nella crisi ecologica

Per fare ciò, secondo l’autrice, è necessario che il lettore venga coinvolto non solo nella sfera del logos, ovvero della ragione, ma anche in quella del pathos, del sentimento e della compassione. Questa seconda sfera di comprensione porterebbe il lettore a percepire il senso di emergenza e a riorientare le proprie strutture di pensiero. Se vogliamo infatti attribuire alla letteratura una parte di responsabilità dell’attuale crisi climatica – dice Benedetti – dobbiamo farlo riconoscendo che la letteratura ha risposto all’avanzare della crisi usando le stesse strutture che usava prima, nella cosiddetta “modernità”. Con le sue parole:

Mentre le scienze della Terra registravano un mutamento epocale di portata geologica, e la parola Antropocene guadagnava sempre di più la ribalta, le cerimonie di denominazione e le categorie storico-culturali degli umanisti non rilevavano nessuna rottura epocale clamorosa con la modernità”.

Leggi anche: Il nuovo libro sull’educazione ambientale “Educare al pensiero ecologico”

La letteratura ci salverà dall’estinzione con immaginazione ed empatia

In queste parole possiamo certamente rinvenire una critica implicita agli autori “postmoderni” e a grandi filosofi contemporanei quali Zygmunt Bauman, coniatore del termine “modernità liquida”. Ed è impressionante come l’autrice riesca a rendere estremamente attuali alcuni episodi biblici, come il diluvio universale di Noè, ed alcuni passi dello Zibaldone di Leopardi, proprio a sottolineare che la letteratura non è lettera morta. Alcuni scritti del passato possono offrire una chiave di lettura per le crisi di altre epoche, come quella attuale. Perché la crisi cui stiamo assistendo è in primo luogo ambientale, ma anche filosofica e di pensiero.

Intervista a Amitav Gosh, autore de La Grande cecità disponibile nella nostra sezione Libri sull’ambiente

Se da una parte questo libro riconosce il fallimento della letteratura all’interno del dibattito ecologico, dall’altra sottolinea che quello stesso ambito del sapere potrebbe “salvarci” e aprire orizzonti nuovi. La letteratura ci salverà dall’estinzione invita ad una “metamorfosi” del sapere, in cui siano padrone l’immaginazione, l’empatia e una nuova idea di umanità:

Per portare alla luce e valorizzare la forza suscitatrice che si può liberare da questa antica pratica di parola sarebbe necessario un sisma anche nel quadro teorico che informa gli studenti letterari, un ripensamento radicale della natura del loro oggetto di studio, alla luce dell’emergenza ecologica e del sorgere di una nuova idea di umanità in quanto specie: specie terrestre interconnessa alla vita degli altri terrestri non umani e alle forze “inanimate” della Terra e dell’universo“.

Greta Thunberg e il fenomeno Fridays For Future

Carla Benedetti cita anche Greta Thunberg, sottolineando l’efficacia dei suoi discorsi proprio perché usa parole semplici, empatiche, che spaventano e allo stesso tempo spingono all’azione. E quando l’autrice analizza il fenomeno Fridays For Future lo fa mettendo in risalto l’elemento che accomuna la fanciullezza e la letteratura, ossia l’immaginazione. È grazie all’immaginazione, in definitiva, che si può sperare di amplificare alcune voci del passato e dargli una valenza attuale. Ed è sempre grazie all’immaginazione che la letteratura deve trovare scenari nuovi con cui raccontare ed affrontare la crisi climatica.

letteratura

Esistono nella nostra cultura zone meno sorvegliate di altre, dove l’immaginazione e la sensibilità umane bruciano con maggiore forza, dove il sentimento non è ancora “affievolito e intorpidito dall’esperienza del mondo e dalla misera cognizione delle cose” [Leopardi, Zibaldone]. Zone in cui si aprono maggiori varchi di libertà mentale, da cui passa anche ciò che non è regolare. Spazi dove continuano a sorgere pensieri, intuizioni, modi di sentire, determinazioni e sogni che non sono stati normalizzati o resi omogenei a quelli dominanti nella cultura e nella società presente. Attraverso quei varchi può penetrare qualcosa di diverso che pare provenire da un altrove rispetto all’esistente, e che può trasportare possibilità dimenticate, scartate, magari considerate sorpassate ma che in realtà non sono mai del tutto e definitivamente morte.

Una metamorfosi del sapere per salvarci dall’estinzione

Nelle pagine finali, Carla Benedetti passa al vaglio le parole che forse più di altre riescono a cogliere la condizione dell’uomo contemporaneo. Dopo aver analizzato i termini “Antropocene” e “sesta estinzione di massa”, l’autrice sceglie di concludere il saggio con la parola terrestri. È la condizione di terrestri che ci rende vulnerabili, una specie in mezzo ad altre tantissime specie. Una parola che permette di tenere insieme natura e cultura, gravemente separate dalla modernità, e che ora debbono necessariamente riabbracciarsi per provocare una metamorfosi del sapere e una possibile salvezza dall’estinzione.

Il libro è disponibile nella nostra sezione Libri sull’ambiente

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di Federica Bilancioni
Mar 8, 2021
Nata nel 1994 a Fano, si laurea in Storia all’Università di Bologna. Decide poi di iscriversi alla magistrale Global Cultures ed è grazie ad una materia specifica di questa magistrale che si appassiona alla tematica ambientale. Dal 2017 infatti, Federica fa ricerca sul cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Dopo l’Erasmus a Lund (Svezia), la sua vita si orienta ancora di più in questa direzione, organizzando conferenze e dibattiti sulle tematiche ecologiche. Nel 2019 si iscrive al Master di I livello Comparative Law Economics and Finance presso l’International University College di Torino. Negli anni universitari collabora con Limes Club Bologna e scrive articoli per limesonline e Affari Internazionali. Attualmente insegna lettere e collabora con L’Ecopost per aumentare la copertura di stampa sulla crisi ecologica e diffondere buone pratiche per mitigarla.

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