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Sta per nascere un nuovo crimine contro il pianeta: l’ecocidio

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Dopo vari anni di discussione finalmente ieri, martedì 22 giugno, è arrivata una definizione giuridica del crimine internazionale di ecocidio.

Ai fini del presente Statuto, per ecocidio si intende qualsiasi atto illegale o arbitrario perpetrato nella consapevolezza che vi sono grandi probabilità che provochi danni gravi, estesi o durevoli all’ambiente“.

La definizione è stata formulata da una giuria internazionale di 12 giuristi, promossa dalla campagna Stop Ecocide. L’obiettivo è cercare di incorporare questo nuovo crimine contro il pianeta nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI).

Leggi anche: Ecocidio: che cos’è è e perché si vuole introdurre

Una definizione complicata

Uno dei punti più spinosi per la giuria di esperti è stato quello di individuare il soggetto imputabile. La soluzione prospettata va nella chiara direzione di non voler perseguire né gli Stati, né le grandi multinazionali. Ad essere incriminate saranno solamente determinate persone che ricoprono un ruolo all’interno di imprese, organizzazioni o singoli Stati.

Gli esperti hanno dovuto misurare attentamente ogni parola, contemperando particolarmente due esigenze. Da un lato, scegliere una definizione del reato troppo ampia avrebbe reso più difficile per i paesi firmatari sostenerla. Dall’altro, adottare una definizione troppo ristretta, invece, avrebbe complicato la configurazione di un disastro ambientale come crimine di ecocidio.

Per questo motivo, la definizione contiene alcune formule aperte: “atto illecito o arbitrario”, “consapevolmente perpetrato”; “danno grave”, “esteso”, “durevole”. Il testo integrale della definizione chiarisce alcuni di questi termini.

  • Arbitrario‘ si intende l’atto di negligenza temeraria rispetto a danni manifestamente eccessivi in relazione al vantaggio sociale o economico previsto.
  • Grave‘ si intende il danno che cagiona alterazioni, perturbazioni o danni notoriamente molto negativi a qualsiasi elemento dell’ambiente, compresi gli effetti gravi sulla vita umana o sulle risorse naturali, culturali o economiche.
  • Esteso‘ si intende un danno che travalica un’area geografica limitata, oltrepassa i confini di Stato, o colpisce l’insieme di un ecosistema o di una specie o di un gran numero di esseri umani.
  • Durevole‘ indica un danno irreversibile o che non può essere riparato mediante rigenerazione naturale entro un ragionevole periodo di tempo.
  • Ambiente‘ deve essere inteso come la Terra, la sua biosfera, criosfera, litosfera, idrosfera e atmosfera, così come lo spazio ultraterreste.

Si, ok la definizione, ma ora?

Lo statuto della Corte penale internazionale è stato ratificato da 123 paesi. Comprende finora quattro crimini: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione. Quest’ultimo crimine, quello di aggressione, è stato definito nel 2010 e introdotto nello Statuto nel 2018. In totale dalla definizione all’effettiva introduzione sono passati otto anni. Secondo l’opinione di molti, il reato di ecocidio potrebbe seguire un percorso simile.

Da ora comincerà la fase di discussione pubblica per giungere ad un testo definitivo, che sarà presentato agli Stati firmatari dello Statuto. L’idea è che i paesi, oltre ad includere il reato nello Statuto di Roma, lo incorporino anche nella propria legislazione nazionale.

Ma quanto tempo dovrà trascorrere per incorporare il reato nello Statuto? Il presidente della fondazione Stop Ecocide, Jojo Mehta, non ha voluto dare una scadenza precisa, specificando che saranno necessari due terzi dei firmatari della CPI. Un po’ più chiaro è stato Dior Fall Sow, avvocato delle Nazioni Unite e membro del panel di esperti, che ha dichiarato: “Personalmente, spero che accada più rapidamente rispetto al crimine di aggressione. Oggi la formulazione del reato di ecocidio sta diventando sempre più urgente e importante”.

Ad ogni modo, il vicepresidente della giuria Philippe Sands ha spiegato: “Nella giustizia internazionale ci sono dei momenti in cui avvengono grandi cambiamenti. Mi chiedo se stiamo vivendo uno di quei momenti, la combinazione della pandemia, che ci mostra che non possiamo controllare tutto, così come la sensazione che stia arrivando una grande catastrofe ambientale. Viviamo in un momento in cui si impone la sensazione che dobbiamo fare qualcosa”.

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di Sebastiano Santoro
Giu 24, 2021

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