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Greta denuncia l’ipocrisia del G7

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Si è concluso qualche giorno fa il G7, il primo incontro di persona tra i più importanti esponenti politici del mondo nel post pandemia. E, come sempre accade in queste circostanze, la conclusione è stata decorata da tantissime belle parole sulla necessità di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 e il riconoscimento della soglia critica dell’aumento di temperatura globale al di sotto del +1,5C, come ratificato anche più di 5 anni fa nell’Accordo di Parigi.

Poteva andare peggio? Sicuramente sì. Si sarebbe potuta bypassare la questione climatica in toto senza neanche nominarla, e probabilmente nessuno, quanto meno tra le testate giornalistiche di prima fascia, si sarebbe indignato per l’accaduto. Tuttavia, ad un occhio attento alla questione climatica come quello di Greta Thunberg, non è sfuggito un dettaglio importante. La mancata coerenza tra le parole e l’atteggiamento tenuto dai protagonisti durante il summit.

Il messaggio di Greta

Proprio quando si inizia a correre il rischio di abituarsi a questo scenario, in cui politici di tutto il mondo si riempiono la bocca con le parole che vorremmo sentirci dire, senza che poi seguano proposte e fatti concreti, la giovane attivista svedese lancia un messaggio importante.

La crisi climatica è in rapida escalation. Eppure i leader del G7 sembrano davvero divertirsi nel resort a presentare i loro vuoti impegni sul clima e a ripetere vecchie promesse non mantenute: ovviamente questo richiede una celebrazione con tanto di bistecche e aragoste sul barbecue, mentre jet aerei eseguono acrobazie nel cielo sopra il resort G7!

Con poche parole, ben ponderate, Greta ha messo a nudo la profonda incoerenza che caratterizza l’operato di queste persone. La lista di buoni comportamenti, in grado di fare la differenza tra uno stile di vita sostenibile e uno che, tendenzialmente, non lo è, è ormai piuttosto chiara per chiunque si informi a dovere su come avvicinarsi al concetto di sostenibilità. E al suo interno è possibile individuare le seguente voci, in mezzo a tante altre:

  • mangiare meno carne e meno derivati
  • mangiare meno pesce
  • ridurre al minimo gli spostamenti in aereo

Aggiungiamo poi, come regola generale, un approccio più minimalista, che poco si allinea alla goliardata dei jet che fanno delle acrobazie in cielo.

Un piccolo ripasso per ricordarci l’importanza di adottare comportamenti sostenibili

I motivi per cui questi tipi di comportamento non possono essere considerati sostenibili sono i seguenti:

  • La produzione di carne e, più in generale, il settore degli allevamenti è responsabile, secondo le stime più ottimistiche, di quasi il 20% delle emissioni su scala globale.
  • L’industria della pesca è responsabile di buona parte dell’inquinamento da plastica che invade i nostri oceani a causa delle reti disperse in mare e, allo stesso tempo, mina ferocemente la salute degli oceani, da cui dipende enormemente anche quella del pianeta che abitiamo.
  • L’aereo è il mezzo di trasporto con il più alto rapporto emissioni per passeggero. Ed in questa statistica vengono considerati prevalentemente i voli di linea, con centinaia di passeggeri a bordo. Figuriamoci quale possa essere il rapporto per dei jet privati che fanno delle acrobazie e per quelli che trasportano gli illustri partecipanti del G7 da una parte all’altra del globo.

Con gli occhi del mondo puntati addosso, una crisi climatica che incombe e dopo un anno di pandemia che ha le sue origini in uno sfruttamento ambientale ormai senza controllo da parte dell’uomo, queste persone, che dovrebbero guidare la conversione ecologica mondiale, hanno perso l’occasione per dimostrarsi coerenti con i principi che sbandierano ai quattro venti.

E naturalmente, alla fine dei 3 giorni di summit, non hanno perso l’occasione per recarsi di fronte ai microfoni a parlare di quanto sia importante ed urgente contrastare il cambiamento climatico.

Alcuni dati sull’urgenza in atto

A rincarare la dose di una così brutta figura, c’è un dato, fresco di rilevazione, che racconta chiaramente l’inadeguatezza delle politiche fin qui adottate per ridurre le emissioni.

Secondo quanto dichiarato dalla NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration, la CO2 presente in atmosfera ha raggiunto la quota record di 419 parti per milione, il dato più alto da quando nel 1958 sono iniziate le osservazioni scientifiche. Ogni anno continuiamo ad immettere circa 40 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra in atmosfera. Per contestualizzare il dato, basti dire che l’ultima volta che il nostro pianeta ha sperimentato una così alta percentuale di anidride carbonica, è stato circa 4 milioni di anni fa, quando il livello del mare era più alto di 24 metri e la temperatura media globale era superiore di 4°C rispetto ad oggi.

Uno scenario poco rassicurante, soprattutto se si guarda al mancato raggiungimento di un calo nella presenza di CO2 in atmosfera neanche una pandemia, e che, francamente, poco ci azzecca con i sorrisi stupefatti dei nostri politici di fronte alle acrobazie dei jet.

Eppure, come spesso accade, l’unica persona che ha il coraggio di denunciare l’accaduto, nel silenzio assordante dei media, è la giovane Greta, che, inevitabilmente, finirà per accaparrarsi qualche altra antipatia, solamente per aver fatto notare quanto i protagonisti di questi gesti siano, fondamentalmente, irresponsabili e di cattivo esempio per chi li segue.

La coerenza come arma

Di fronte a tali inadempienze da parte di chi dovrebbe trainare la conversione ecologica, si corre il rischio di restare scoraggiati. Tuttavia, non ci sarebbe nulla di più sbagliato. “Se non lo fanno loro, perché dovrei farlo io”. Sarebbe facile cadere in questo cliché, ma contrastare il cambiamento climatico non sarà “facile” e, semplicemente, non possiamo permetterci di lasciarci andare.

Inoltre, va specificato come l’obiettivo delle dichiarazioni di Greta non fosse quello di enfatizzare in linea assolutamente generale un comportamento sbagliato. Dopo esser tornata dal viaggio in barca per recarsi a New York, fu lei stessa ad ammettere che “vivere in modo sostenibile oggi è praticamente impossibile”.

E per molte persone, forse è ancora così. Ma è difficile credere che non si possa rinunciare ad un barbecue o a un’aragosta ad una cena in cui, in mezzo al tavolo, avrebbe dovuto esserci proprio l’argomento della crisi climatica.

Ognuno di noi, nessuno escluso, ha il dovere di adottare uno stile di vita quanto più possibile sostenibile. Per qualcuno sarà più facile, per altri meno. Non deve diventare una gara a chi ha più colpe. Tuttavia, c’è un gruppo di persone che stanno in una posizione privilegiata e che non perdono mai l’occasione per dire quanto sia importante l’ambiente.

Ecco, queste persone devono fare la propria parte più di altre e cogliere al volo occasioni di questo tipo per lanciare messaggi inequivocabili. Peccato che abbiano scelto quelli sbagliati.

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di Luigi Cazzola
Giu 15, 2021
Nato nel 1991 a Fano, laureato in Lingue e Comunicazione. Marketer di professione e diverse esperienze all’estero alle spalle. Da ormai qualche anno ambientalista convinto, a Settembre 2018 arriva la svolta che stava aspettando. Viene selezionato per il “Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti”, dove può finalmente approfondire tematiche relative tanto al giornalismo quanto all’ambiente. Fermamente convinto che la lotta al cambiamento climatico sia la più importante battaglia della sua generazione, decide di mettere le competenze acquisite al servizio di tutti per accrescere la consapevolezza legata a questo tema e fornire consigli pratici per orientare le scelte dei singoli verso un approccio più green grazie ad un consumo più critico e consapevole. Per L’Ecopost si occupa di redazione di contenuti, sviluppo Front-End e comunicazione sui Social Media.

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