Balene, il Giappone riapre la caccia annuale

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Come da copione, per il terzo anno consecutivo il Giappone ha ripreso la caccia alle balene a scopi commerciali. Non è una novità dato il ritiro del Paese dalla International Whailing Commission a dicembre del 2019 e la sempre sofferta ottemperanza alle regole della IWC, che portarono il Giappone a infrangere comunque gli accordi e ad ostentare la caccia.

La ripresa della caccia

Quattro baleniere hanno lasciato i porti giapponesi all’alba del 3 aprile, salpando alla volta delle acque costiere. Il Paese è entrato nella sua terza stagione di caccia commerciale alla balena dopo oltre 30 anni di (semi) stop della pratica.

Con un’altra barca che si unirà all’operazione a giugno, si prevede un totale di cinque baleniere che avranno come unico obiettivo quello di catturare 120 balenottere minori. La mattanza avverrà nelle acque a largo della costa di Sanriku e di Hokkaido e si protrarrà fino allo scadere del mese di ottobre, secondo quanto affermato dall’Agenzia per la pesca.

Una barca da caccia alle balene lascia un porto a Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, sabato mattina presto. 
Crediti: KYODO

“Vorremmo fornire balene fresche e deliziose per tutti coloro che stanno aspettando”

ha detto Nobuyuki Ito, presidente di una compagnia baleniera a Ishinomaki.

La compagnia di Ito ha in programma di catturare balene nelle acque costiere delle prefetture di Aomori, Iwate e Miyagi fino all’inizio di giugno per poi dirigersi a nord, verso le acque costiere a largo di Hokkaido.

Il Giappone ha ripreso a cacciare le balene per scopi commerciali dal 1 ° luglio 2019, un giorno dopo aver ufficialmente lasciato la International Whaling Commission. In qualità di membro IWC, il Giappone aveva “interrotto” la caccia commerciale alla balena nel 1988, ma continuò comunque a catturare piccole quote di balene per quelli che definisce “scopi di ricerca”: una mera copertura per la caccia commerciale.

Carne di balena e rischi per la salute

Il consumo di carne di balena nel tempo ha portato allo sviluppo di malattie e, di conseguenza, alla nascita di nuove tecniche di indagine e ricerca. Queste ultime portarono a risultati drammatici. Gli esiti delle autopsie su uomini e animali hanno dimostrato la tossicità delle loro carni, dovuta all’elevato contenuto di mercurio, il quale provoca avvelenamento e gravi patologie: la malattia di Minamata.

I test sulla carne di balena venduta nelle isole Faroe e in Giappone, hanno rivelato alti livelli di metilmercurio e altre tossine come il PCB. Una ricerca è stata condotta da Tetsuya Endo, Koichi Haraguchi e Masakatsu Sakata presso l’Università di Hokkaido, i quali hanno trovato alti livelli di mercurio negli organi delle balene, in particolare nel fegato.

Hanno dichiarato che “l’intossicazione acuta potrebbe derivare da una singola assunzione di fegato”. Dallo studio è emerso che i campioni di fegato in vendita in Giappone contenevano, in media, 370 microgrammi di mercurio per grammo di carne; 900 volte il limite imposto dal governo. Livelli rilevati nei reni e dei polmoni erano approssimativamente 100 volte superiore al limite.

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Tabella nella quale i risultati mostrano dati superiori al livello di sicurezza consigliato dal Governo giapponese di 0,4 parti per milione (ppm). Vi sono diverse specie di balene e delfini nella lista.

Per saperne di più vi invitiamo a leggere un nostro articolo riguardante il mercurio e la sua biomagnificazione all’interno degli oceani.

IWC, Commissione internazionale per le balene

L’IWC è stato istituito ai sensi della Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene, firmata a Washington DC il 2 dicembre 1946. La premessa della Convenzione afferma che il suo scopo è quello di provvedere alla corretta conservazione degli stock di balene e quindi rendere possibile l’ordinato sviluppo dell’industria baleniera.  

Una parte integrante della Convenzione è il suo “Programma” giuridicamente vincolante. Quest’ultimo stabilisce misure specifiche che l’IWC ha ritenuto necessarie per regolamentare la caccia alle balene e conservarne gli stock. 

Le misure includono limiti di cattura (che possono essere pari a zero come nel caso della caccia commerciale alla balena) per specie e area; designandone alcune specifiche come santuari, a protezione dei cuccioli e delle femmine accompagnate da cuccioli, oltre a porre restrizioni sui metodi di caccia. A differenza della Convenzione, il Programma può essere modificato e aggiornato quando la Commissione si riunisce.

Esistono diversi motivi per cui potrebbero essere necessarie modifiche alla pianificazione. Questi includono nuove informazioni dal comitato scientifico e variazioni nei requisiti di sussistenza dei balenieri aborigeni. La Commissione coordina e, in molti casi, finanzia anche i lavori di conservazione di molte specie di cetacei; piani di gestione della conservazione per le specie e le popolazioni chiave. 

La Commissione ha inoltre adottato un piano strategico per il whalewatching, per facilitarne un ulteriore sviluppo in modo responsabile e coerente con le pratiche internazionali. La Commissione intraprende studi e ricerche approfonditi sulle popolazioni di cetacei; sviluppa e mantiene database scientifici e pubblica la propria rivista scientifica, il Journal of Cetacean Research and Management. 

IUCN e le balene

Dato che la popolazione mondiale è quasi raddoppiata dagli anni ’70, la balenottera comune (Balaenoptera physalus)  passa dalla categoria “in pericolo” alla categoria “vulnerabile”.

«Questo aumento fa seguito ai divieti internazionali di caccia commerciale alla balena nel Nord Pacifico e nell’emisfero sud, in vigore dal 1976, così come a delle riduzioni importanti delle catture nell Nord Atlantico dal 1990».

Secondo l’aggiornamento della Red List, è migliorato anche lo status della sub-popolazione occidentale della balena grigia (Eschrichtius robustus), che passa da “in pericolo critico” a “in pericolo”.  Storicamente, queste due specie di balene erano minacciate dal sovra sfruttamento per il loro grasso, l’olio e la carne.

Le balene si riprendono in gran parte grazie al divieto della caccia commerciale, agli accordi internazionali e a diverse misure di protezione. Gli sforzi di conservazione devono continuare fino a che le popolazioni non saranno più minacciate.

Leggi anche il nostro articolo: ““Seaspiracy” e l’insostenibilità della pesca”

La protezione quasi completa delle balenottere comuni nel loro areale (vengono cacciate ancora con quote da Norvegia, Islanda e Giappone) ha permesso alla popolazione mondiale di raggiungere circa 100.000 individui adulti. Le balene grige occidentali sono protette dalla caccia in quasi tutti gli Stati del loro areale a partire dagli anni ’80; solo recentemente si è constatato un aumento del loro numero nel Pacifico occidentale, in particolare al largo dell’isola di Sakhalin, nell’estremo oriente russo.

La differenza tra gli effetti delle misure di conservazione e l’avvio del recupero delle balene è dovuto in parte al basso tasso di riproduzione di questi animali. Anche le attività industriali, in particolare l’estrazione offshore di petrolio e gas e la pesca commerciale, rappresentano una minaccia per le balene grige.

L’importanza delle balene

Una recente ricerca sulle balene mostra come questi cetacei abbiano una forte influenza sulla funzionalità degli oceani, in particolare nello stoccaggio del carbonio a livello globale e favorendo il ricircolo degli elementi nutritivi, migliorando la disponibilità di risorse ittiche per la pesca commerciale. La tutela delle grandi balene, può contribuire ad aiutare gli ecosistemi marini stressati da sollecitazioni destabilizzanti, tra cui il cambiamento climatico, l’acidificazione e l’inquinamento.

Dopo l’alimentazione in profondità le balene tornano in superficie per defecare. Questa attività di “fertilizzazione” marina fornisce molti nutrienti che favoriscono la crescita del plancton. E’ uno dei molti esempi di come le balene mantengano la salute degli oceani.

“Si consideri la sottigliezza del mare, come la sua maggior parte delle creature temute scivolino sotto l’acqua, invisibili per la maggior parte e proditoriamente nascoste sotto le più belle tinte di azzurro.”

scriveva Herman Melville in Moby Dick. 

Per molto tempo, le balene sono state considerate troppo rare per fare una grande differenza negli oceani. Questa è stata una grande sottovalutazione del ruolo dei cetacei. Il calo del numero di balene, dovuto alla caccia intensiva degli scorsi decenni pre-moratoria ha probabilmente alterato la struttura e la funzione degli oceani.

Al momento della morte le carcasse di balena, che contengono una notevole quantità di carbonio, si inabissano divenendo habitat e risorsa per un incredibile varietà di creature che vivono solo su queste carcasse. Centinaia di specie dipendono dalle balene decedute. Il calo del numero di queste creature ha quasi sicuramente danneggiato anche la biodiversità, in quanto molte specie saprofite delle carcasse sono probabilmente scomparse prima di poterle scoprire.

Ad oggi, Giappone e Norvegia sono i due paesi balenieri più attivi. E’ necessaria una maggiore sensibilizzazione riguardo queste splendide creature ed al danno che si reca all’intero Pianeta eliminandole.

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di Beatrice Martini
Apr 10, 2021
Nata nel 1993 a Roma, laureanda in Scienze Biologiche. Grazie alla sua famiglia fin da piccola si appassiona alla natura e alla conservazione di quest’ultima decidendo di farne una missione nella vita. Questo la porta in giovane età ad affacciarsi al mondo della subacquea e della fotografia naturalistica, partecipando a corsi (Scuola di fotografia Emozioni Fotografiche) e workshop in tutta Italia, come il “Marine Wildlife 2018” con Canon presso Tethys Research Institute. Durante il liceo vince due premi letterari che la portano ad appassionarsi al giornalismo, specialmente quello ambientale. Affascinata dai lavori delle sue mentori, Ami Vitale e Cristina Mittermeier, punta a diventare anche lei una foto/videoreporter per la conservazione dell’ambiente. Crede fortemente nel potere della parola e delle immagini attraverso le quali spera, un giorno, di poter dare un contributo per la salvaguardia del Pianeta. Nel 2020, grazie a L’Ecopost, le viene data l’occasione di poter affacciarsi al giornalismo e alla denuncia ambientale.

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