Transizione ecologica, falsa partenza per il Ministero

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Ci aspettavamo qualche cosa di meglio. La nascita del Ministero della Transizione Ecologica, avvenuta in contemporanea all’insediamento del governo Mario Draghi ci aveva fatto ben sperare. All’alba della sua presidenza, il premier incaricato Draghi aveva annunciato la creazione di un Ministero che doveva garantire una transizione ecologica al nostro Paese, verso le fonti rinnovabili. Anzi, lo aveva fatto annunciare a Donatella Bianchi, presidente del WWF, enfatizzando ancor più la nascita del dicastero. Il primo atto autorizzato però, non lascia affatto tranquilli gli ambientalisti.

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Il caso

Le grandi speranze che hanno seguito la nascita del Ministero – all’interno di un governo del tutti dentro che, come ben sappiamo, di dicasteri ne ha creati addirittura 23! – corrono il rischio di venire deluse a nemmeno 3 mesi dal giuramento della squadra di Draghi. Per transizione ecologica, infatti, nessuno intendeva certo nuove trivellazioni per sfruttare fonti fossili. Vediamo che cosa è successo.

Raccontiamo il caso con le parole del comunicato stampa inviato all’ANSA dal Forum H2O, associazione abruzzese che riunisce numerosi movimenti per l’acqua: “Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani ingrana la marcia. Però all’indietro. Lo fa puntando sul passato, cioè sulle fossili. È stata infatti approvata la valutazione di impatto ambientale per ben 11 nuovi pozzi per idrocarburi, di cui anche uno esplorativo. Il tutto nel Mar Adriatico, tra Veneto e Abruzzo, nel canale di Sicilia e a terra, in provincia di Modena. Inoltre, sempre in Emilia ma questa volta in provincia di Bologna, ha approvato anche l’avvio della produzione di un pozzo già esistente a metano. Visti i primi atti ci verrebbe voglia di battezzarlo come Ministero della Finzione Ecologica.”

Ironia amara

La definizione “Ministero della Finzione Ecologica” fa certamente sorridere. Eppure esprime davvero bene la frustrazione che si prova di fronte a questa decisione. Ci verrà detto che queste misure non devono ricadere interamente sulle spalle di Cingolani, uno che è lì da qualche settimana e, data l’improvvisa fine del governo precedente, si sarà sicuramente ritrovato molte pratiche aperte da chi lo precedeva al Ministero dell’Ambiente. La storia vera, però, non è proprio questa.

Continua il Forum H2O: “Sono ben 7 gli interventi presentati negli anni scorsi dai petrolieri delle società ENI (3); Po Valley Operations PTY Ltd (2) e SIAM Srl (2). Questi progetti erano rimasti fermi al Ministero per anni, anche dal 2014. Il neoministro Cingolani li ha prontamente resuscitati invece di mettere fine, in generale, ai nuovi progetti fossili.” Che era poi quel che ci si aspettava da lui.

“Oltre ai rischi e alle criticità insiti in ogni singolo progetto, per incidenti (recentemente in Croazia una piattaforma si è inabissata per il maltempo), perdite e scarichi, la cosa grave è che ci si allontana sempre più dagli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sul Clima. Quelli che a parole tutti dicono di voler rispettare.”

Le priorità del Ministero della Transizione Ecologica

Il comunicato del forum continua con una brutale conclusione e un augurio a cui ci uniamo: “Per Cingolani e il governo Draghi, evidentemente, l’emergenza non è quella climatica ma premiare i progetti dei petrolieri. Auspichiamo che questi progetti siano fermati nel prosieguo dell’iter di approvazione, anche se la strada si fa in salita.”

Le esplorazioni e le trivellazioni, infatti, non sono ancora operative, in atto. Esse hanno però ricevuto il via libera da parte del Ministero, che significa che ormai hanno avuto il nulla osta e, con ogni probabilità, diverranno effettive a breve. Il campanello d’allarme del Forum H2O ci serva da monito. Se il buongiorno si vede dal mattino, come recita un noto proverbio, ecco che dobbiamo tenere sotto stretto controllo l’operato del nuovo dicastero. Continuare ad appoggiare estrazione e sfruttamento del fossile non è transizione ecologica, semmai l’esatto contrario. È immobilismo ecologico, finzione come hanno detto dal forum. In altre parole, è tutto ciò di cui non abbiamo bisogno in questo momento. Il nostro pianeta ha già iniziato a farci intendere quanto disapprovi il nostro stile di vita totalmente irrispettoso nei suoi confronti.

Altro che transizione ecologica: ancora nuove trivellazioni

L’idea delle trivellazioni pare essere un chiodo fisso, un cruccio nel nostro Paese. Nonostante i giacimenti fossili italiani siano tutt’altro che ricchi e rigogliosi, tanto che dovrebbero essere di stimolo alla ricerca di fonti energetiche a loro alternative, numerosi sono i governi che continuano ad insistere su di essi. Prima di Draghi lo fece l’ex premier Matteo Renzi. Ricorderete come, 5 anni fa – il 17 aprile 2016 – fummo chiamati alle urne per un referendum abrogativo. Esso ci chiedeva se volessimo impedire esplorazioni e trivellazioni alla ricerca di idrocarburi nei nostri specchi d’acqua. Ebbene, in tale occasione, si recò a votare una percentuale di elettori esigua, ben inferiore al 40% e, come da normativa, il referendum non passò e il diritto di esplorare non venne tolto. Proprio come desiderava il governo di allora.

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Foto di Kanenori da Pixabay 

Perché è importante ricordare questo episodio? Perché dobbiamo evitare di incolpare i soli Draghi e Cingolani. Se come popolo italiano avessimo deciso, quando potevamo, di stoppare queste operazioni, probabilmente questo articolo non sarebbe neppure mai uscito poiché nuove trivellazioni in Italia sarebbero state impossibili. E invece eccoci qua.

La storia non si fa con i se e con i ma com’è risaputo ma ciò non deve scusarci. Se non ci responsabilizziamo noi per primi, se non facciamo partire dal basso la lotta per il clima, alzando le nostre voci finché non vengano sentite con chiarezza all’interno dei palazzi del potere, temo che ci ritroveremmo molte volte a dover scrivere pezzi come questo – da questa parte dello schermo – e a doverli leggere – dal vostro lato.

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di Mattia Mezzetti
Apr 15, 2021
Fanese, classe ’91, inquinatore. Dal momento che ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo, non si fa certo problemi ad ammettere che la propria impronta di carbonio sia, come quella della gran parte degli esseri umani su questo pianeta, troppo elevata. Mentre nel suo piccolo cerca di prestare sempre maggior attenzione alla questione delle questioni, quella ambientale, ritiene fondamentale sensibilizzare trattando il più possibile questa tematica.

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