fbpx
Tempo di lettura 4 minuti

Lo scorso maggio è stata presentata la nuova strategia della Commissione Europea sulla filiera agroalimentare. Si chiama From Farm to Fork e prevede appunto di adottare una strategia complessiva che renda il settore agricolo ed alimentare sostenibile sotto tutti i punti di vista. La produzione biologica è messa al centro, così come nuovi indici di etichettatura e trasparenza che rendano il consumatore più consapevole. Nel complesso, il mondo ambientalista ha accolto con favore questo importante piano decennale. Non sono mancate però critiche e perplessità da parte di alcune categorie interessate. Vediamole insieme.

“From farm to fork” nel piano europeo per la transizione ecologica

La strategia Farm to Fork Strategy – for a fair, healthy and environmentally-friendly food system (F2F) si inserisce nell’ambizioso piano di transizione ecologica che l’Unione Europea ha delineato con il nome di European New Deal. È stata presentata dalla Commissione Europea a fine maggio, assieme al piano sulla biodiversità di cui abbiamo già parlato nelle scorse settimane. La strategia prevede investimenti per 20 miliardi l’anno e punta ai seguenti obiettivi: riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti in agricoltura e del 50% dei fitofarmaci. Aumento del 25% delle superfici coltivate a biologico e taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura. Infine, ulteriore estensione dell’etichetta d’origine sugli alimenti. Tutto questo, entro il 2030.

Leggi anche: “Biodiversità 2020: la strategia UE per salvare la natura”

Un grande passo avanti per un’Europa più sostenibile

In generale, il mondo ambientalista ha espresso grande apprezzamento per le linee indicate dalla strategia From Farm to Fork. L’obiettivo principale del piano è infatti quello di abbassare l’impatto ecologico del settore agricolo, per ora stimato attorno al 10% delle emissioni totali. La novità rispetto ai piani precedenti è quella di considerare il settore agroalimentare nel suo insieme, in modo tale da adottare il paradigma della sostenibilità in ogni passaggio che porta il cibo “dal campo alla forchetta”. Da una parte cioè, si punta a sostituire quelle pratiche dell’agricoltura devastanti per la salute dell’uomo e dell’ambiente, offrendo alternative ecologiche all’uso di pesticidi. Il piano cita ad esempio l’agroecologia e il ruolo fondamentale che essa svolgerà per il cibo del futuro.

Dall’altra, il piano vuole colmare il gap di conoscenza nel mondo dei consumatori. Attraverso una migliore etichettatura, che fornisca nel dettaglio la provenienza e i valori nutrizionali del prodotto; ma anche tramite maggiori facilitazioni per l’accesso al cibo sano e sostenibile: “le istituzioni pubbliche, come le scuole e gli ospedali, dovranno rispettare standard più rigorosi in materia di appalti pubblici per la fornitura dei pasti. Anche le aziende – spiega Slow Food – dovranno adottare misure per ridurre il proprio impatto ambientale e rivedere l’offerta di alimenti seguendo le linee guida per una dieta sana e sostenibile”.

Leggi il nostro articolo: “Perché il cibo biologico è più caro del cibo convenzionale”

Le critiche del settore sulla strategia From Farm to Fork

D’altra parte però, molte associazioni di categoria hanno espresso perplessità o critiche nette. In primo luogo, c’è disaccordo sui target fissati: per i movimenti ambientalisti, gli obiettivi preposti sarebbero troppo modesti. Si ritiene che gli obiettivi non siano in linea con gli allarmanti moniti degli scienziati per quanto riguarda l’innalzamento della temperatura e la perdita di biodiversità nei prossimi 10 anni. Per altre associazioni invece, come ad esempio Confagricoltura o Copagri, la strategia From Farm to Fork rappresenta una minaccia per gli agricoltori e produttori europei, che dovrebbero adeguarsi troppo in fretta e – a loro dire – senza alternative che possano sostituire validamente gli input esterni (pesticidi e fitofarmaci). Il rischio sarebbe quindi quello di penalizzare la produzione interna e favorire l’importazione da paesi terzi che applicano regole diverse.

Un secondo punto critico riguarda i tempi e i modi di attuazione. Infatti, per ora la strategia fornisce solamente delle linee guida, non vincolanti quindi, che dovranno poi essere regolamentate attraverso la nuova PAC (politica agricola comunitaria). Ogni stato membro dovrà poi declinare la strategia europea a livello nazionale. Il timore delle associazione ambientaliste è dunque la correzione al ribasso che potrebbe essere attuata dopo che il piano verrà preso in esame dalle varie istituzioni. Si teme soprattutto l’influenza delle lobby delle industrie agroalimentari. Infine, Coldiretti ha apprezzato la trasparenza in etichetta, ma ha anche espresso preoccupazione per il settore degli allevamenti e della carne. Il piano si impegna infatti a ridurre il consumo di carne a causa dell’elevatissimo impatto ambientale del settore.

Leggi anche: “Vegani e vegetariani part-time. La dieta che tutti potremmo adottare”

Il giudizio di Slow Food Italia

Slow Food Italia ha commentato così la strategia From Farm to Fork: “Slow Food ritiene che la strategia “Farm to Fork” sia l’occasione per intraprendere quel percorso di trasformazione di cui abbiamo bisogno per creare sistemi alimentari sostenibili e per proteggere l’ambiente, la salute e naturalmente i produttori. Nella strategia vengono affrontati temi fondamentali come la promozione dell’agroecologia, il miglioramento delle abitudini alimentari e la necessità di impegnarsi in un consumo minore, e al tempo stesso di migliore qualità, di carne: sono alcune delle idee che Slow Food sostiene e promuove da anni. 

Slow Food si rammarica però per l’inclusione, nella strategia F2F, del concetto di nuovi Ogm, nonostante quanto stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia europea nel 2018. Secondo Slow Food, inoltre, la riduzione del 50% dell’utilizzo dei pesticidi è un obiettivo insufficiente a frenare l’estinzione degli impollinatori, che ha raggiunto livelli senza precedenti e che mette a grave rischio il nostro sistema alimentare“.

From Farm to Fork: un cambio di rotta necessario

Come sempre quindi, bisognerà attendere che i grandi proclami vengano concretizzati attraverso regole comunitarie e nazionali. I cambiamenti che potrebbero avvenire in questo processo non sono pochi, perciò la strategia From Farm to Fork è certamente da monitorare in ogni sua fase. Inoltre, è giusto osservare che le riforme proposte non possono essere calate dall’alto, senza che gli agricoltori e i produttori abbiano gli strumenti necessari per adattarsi alle nuove regole. Non per ultimo, è fondamentale che il piano fornisca le giuste conoscenze per istruire e consapevolizzare i consumatori. Colmare il vuoto di conoscenza è certamente il primo compito che la Commissione Europea deve prefiggersi per costruire un sistema agroalimentare all’insegna della sostenibilità.

A questo proposito, vogliamo segnalare il corso ad Alta Formazione Permanente proposto dall’Università di Urbino “Modelli politiche e strategie per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”. Giunto alla sua terza edizione, il corso offre un ciclo di seminari e lezioni sul campo per tutti gli interessati al mondo del biologico: dagli aspetti più tecnico-agronomici, alla costruzione di un business plan, dalla conoscenza diretta dei produttori alla regolamentazione delle politiche di sostegno. L’edizione appena conclusa ha visto nascere il progetto Sentieri Bio. Sentieri Bio è un luogo di incontro virtuale in cui è possibile conoscere gli aspetti più rilevanti del sistema agroalimentare, seguendo i principi della sostenibilità. In attesa di vedere attualizzare nel concreto la strategia europea F2F, ricordiamo che tutti noi ogni giorno siamo chiamati a scegliere il cibo da mettere in tavola. Ognuno può quindi fare la differenza, formandosi e facendo scelte di consumo sostenibile.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: