EcoNews: le principali notizie del 22 marzo

Giornata mondiale dell’acqua: situazione critica

Oggi è la giornata mondiale dell’acqua ma di motivi per festeggiare ce ne sono pochi. Stando al quadro riportato nel report pubblicato per l’occasione da Legambiente la situazione delle acque italiane è molto eterogenea ma certamente non eccellente. “Buone & Cattive Acque” (clicca per accedere al report) si apre con la premessa relativa alla “necessità di intervenire in maniera concreta e risolutiva sulla gestione [dell’acqua] in termini di tutela, prelievi, uso e sprechi”. I mezzi sono a disposizione, è solo questione di volontà. La principale direttiva di riferimento è la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60, che regola i criteri e i parametri per la classificazione di tutti i corpi idrici. Tale direttiva richiede il raggiungimento di uno stato ecologico “buono” entro il 2027, termine massimo già rimandato una volta (inizialmente 2015).

La situazione idrografica in Europa e in Italia

A livello europeo si sono visti pochi miglioramenti negli ultimi anni. I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente mostrano che a godere mediamente di buona salute sono i corpi idrici sotterranei. Lo stesso non si può dire per quelli superficiali dove solo poco più di un terzo (38%) gode di una situazione chimica buona e il 40% si trova in un buono stato ecologico, effettivo o potenziale. L’Ispra ha raccolto i dati italiani all’interno del suo Annuario 2018 (che vi abbiamo presentato nell’EcoNews del 19 marzo) i qualirivelano una condizione inadeguata. Innanzitutto ci sono ancora grandi porzioni del patrimonio idrico nazionale che a 4 anni della scadenza originale della direttiva sopra menzionata non sono ancora state classificate.

Detto ciò, i laghi versano nelle peggiore condizioni, con solo il 20% “in regola”. I corpi idrici fluviali sono per il 43% in un buono/elevato stato ecologico e 41% al di sotto dell’obiettivo prestabilito. Anche le acque costiere non attraversano la loro fase migliore. Mancano infatti rilevamenti e classificazioni dello stato chimico ed ecologico di ben il 74% delle acque della Sicilia e relativamente del 55 e del 57% del cosiddetto Distretto dell’Appennino Meridionale. Peggio di tutti se la passa il Distretto Padano con un ragguardevole 100% per quel che riguarda lo stato ecologico. Anche l’Appennino Settentrionale non versa in uno stato di grazia, circa la metà delle acque è presentano un cattivo stato o chimico e/o ecologico.

Ci sono anche le “buone acque”

Il rapporto svela però due facce della stessa medaglia e quindi non è tutto da rifare. Legambiente vuole dare voce e visibilità anche a storie di successo, come i progetti “Volontari per Natura”, “VisPo” (affine alla campagna social eco-friendly #Trashtag) e “BrianzaStream”; che contribuiscono alle “acque salvate”. Vari altri progetti e buone pratiche di ampio coinvolgimento, sia come singoli che come collettivi, vengono poi presentati nel documento. Con la speranza che queste possano essere d’ispirazioni e incentivare noi tutti a darci da fare per la risorsa più importante presente sul nostro pianeta, l’oro trasparente, l’acqua.

Statistiche Istat: Quanta acqua viene sprecata…

Sulle testa di ogni cittadino italiano incombe un penso, quello di essere i primi tra i cittadini della Comunità Europea per prelievo di acqua a uso potabile. Lo fa sapere l’Istat in occasione della giornata mondiale dell’acqua. Cosa significa? Che ogni cittadino statisticamente utilizza 428 litri di acqua potabile al giorno. Sembra esagerato? Lo è. Difatti della totalità del volume di acqua prelevato alla fonte, ben il 47,9% non giunge a destinazione. Dunque ogni volta che da qualche parte in Italia si apre il lavandino, per ogni goccia che ne esce ce n’è un’altra che si è persa strada facendo. Bisogna assolutamente intervenire. Cliccando qui potete visualizzare il grafico illustrativo dell’Istat relativo all’acqua potabile in Italia. La nota positiva è il grado di soddisfazione delle famiglie italiane.

“Ossigeno Bene Comune”: delibera sulla qualità dell’aria in occasione del #FridaysforFuture

Napoli – La Giunta del capoluogo campano presieduta dal primo cittadino Luigi de Magistris ha approvato la delibera “Ossigeno Bene Comune”. La proposta nata da vari assessori contiene numerose misure a supporto della qualità dell’aria a Napoli, attraverso il contrasto dell’inquinamento ambientale. Vari dei punti fanno riferimento alla mobilità, come ad esempio il piano generale per la ricarica dei veicoli elettrici, l’aumento delle agevolazioni in favore degli stessi (e delle auto a motorizzazione ibrida), rinnovo del parco trasporti pubblico e interventi di efficientamento energetico sulle proprietà dello stesso Comune di Napoli. Entro il 2020 si prevede inoltre di piantare 10.000 nuovi alberi e migliorare la situazione del verde pubblico. Presentato anche il logo: le tre iniziali O-B-C colorate di verde, smeraldo e azzurro, a voler richiamare natura, mare e cielo, che si intersecano.

Colossi del gas e petrolio investono 1 miliardo di dollari per contrastare la lotta al cambiamento climatico

InfluenceMap ha pubblicato oggi un report riguardante la lobby del gas e del petrolio e il suo tentativo di contrastare la lotta al cambiamento climatico e la transizione verso un futuro de-carbonizzato. Le aziende interessate sono: ExoonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron, BP e Total. Il report, condiviso citato anche dal The Guardian, rivela come cinque dei maggiori colossi del settore hanno investito 1 miliardo di dollari dei loro azionisti nella disinformazione relativa al clima e quindi al cambiamento climatico. La cifra fa riferimento al periodo dei tre anni successivi alla conferenza sul clima di Parigi (2015 United Nations Climate Change Conference).

Gli sforzi messi in campo sarebbero in estremo contrasto con i punti dell’accordo globale sul clima. La finalità sarebbe quella di mantenere l’attuale licenza, sia legale che a livello di opinione pubblica, a operare e addirittura a espandere le proprie operazioni sull’utilizzo dei carburanti fossili. La metodologia utilizzata è ad esempio l’acquisto di inserzioni pubblicitarie mirate su Facebook e Instagram, atte a promuovere i benefici legati all’aumento della produzione di carburanti fossili. Tra l’altro questo discosterebbe profondamente da altre iniziative promosse da queste multinazionali sulla carta, a favore della de-carbonizzazione e della lotta al cambiamento climatico.

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