Il governo nazionale ha deciso di non presentare nel mese di maggio scorso i risultati dell’indagine epidemiologica “Sentieri” dell’Istituto superiore di Sanità su Taranto. Tra i dati presenti sul sito del Ministero dell’ambiente ne emerge uno allarmante: 600 bambini nati nei pressi dell’ex Ilva tra il 2002 e il 2015 presentano delle malformazioni congenite.
In un altro Paese sarebbe scandalo
Il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli si è quindi chiesto perché nessuno ne ha parlato, considerato che il rapporto era stato presentato nel 2018. “Perché – si chiede Bonelli – i ministri dell’Ambiente, della Salute, e dello Sviluppo economico Costa, Grillo e Di Maio hanno rinviato la presentazione dell’indagine epidemiologica a dopo le elezioni europee? Se ci trovassimo in un altro Paese europeo questo sarebbe uno scandalo che porterebbe alle dimissioni di membri del governo e non solo”.
Ma soprattutto bisognerebbe chiedersi perché, dopo anni di lotte, lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto continua a operare ai danni dei cittadini. Una risposta si può trovare nel fatto che l’ex Ilva è la più grande fabbrica siderurgica d’Europa. Non solo quindi dà lavoro a migliaia di persone ma costituisce anche un ingente introito economico per l’intera Nazione. Questo, però, non dovrebbe mai giustificare danni del genere alla salute de cittadini e all’ambiente.
Controlli e indagini inutili
I controlli allo stabilimento sono iniziati negli anni ’80, a causa dell’aumento delle malattie tra i cittadini di Taranto e specialmente nel quartiere Tamburi, il più vicino all’area industriale. Le morti dovute alle patologie respiratorie e cardiovascolari sono state più di 11 mila in sette anni. La causa era la grande quantità di polveri sottili immesse nell’aria dall’industria stessa. Secondo i dati del registro Ines, negli anni che precedono il 2012 il 93 per cento di tutta la diossina prodotta in Italia e il 67 per cento del piombo derivavano proprio dall’Ilva.

Nel 2012 la procura di Taranto ha deciso di chiudere l’Ilva e di arrestare i dirigenti con l’accusa di gravissime violazioni ambientali che provocarono la morte di centinaia di persone. Però, per salvare l’economia italiana ed evitare di acquistare l’acciaio dall’estero a un prezzo maggiorato, si è deciso di salvare l’industria. Lo Stato ha quindi indetto una gara di appalti vinta poi dalla multinazionale indiana Arcelor Mittal. Inoltre, si è cercato di stabilire delle norme ambientali più restringenti anche se, a distanza di sei anni, sembra non sia cambiato nulla.
Polvere sotto il tappeto
Soltanto tre mesi fa e per l’ennesima volta, il sindaco di Taranto ha deciso di chiudere due scuole del quartiere Tamburi per trenta giorni e di trasferire gli studenti in altri istituti. Si può solo immaginare il disagio e l’improduttività di simili soluzioni in una regione nella quale l’abbandono scolastico, secondo i dati dell’ISTAT del 2018, è tra i più alti in Italia. Il commissario di Governo alla bonifica, Vera Corbelli, aveva anche predisposto di installare nelle scuole filtri ed impianti di ventilazione meccanica controllata con una spesa di milioni di euro. Di questi, però, non trapela più alcuna notizia.
Il tutto perché, invece di agire alla base del problema, si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto. Bisognerebbe invece chiudere definitivamente l’industria e investire i soldi destinati agli impianti di ventilazione e filtraggio in progetti di green-economy, di risanamento ambientale e urbano e valorizzazione del segmento turistico. Insomma, bypassando la monocoltura industriale dietro la quale, evidentemente, vi sono interessi che non ci è dato conoscere.
Collinette poco ecologiche
Altre soluzioni altrettanto insensate sono state attuate in passato, come la costruzione delle cosiddette “collinette ecologiche“. Queste avevano lo scopo di dividere l’area industriale da quella abitata. Inutile spendere parole per qualcosa che anche un bambino capirebbe, ovvero che nessuna collina può evitare che una tale quantità di sostanze inquinanti venga trasportata per via aerea nei dintorni della fabbrica. Ma non finisce qui. Nel febbraio del 2018 i Carabinieri del Noe insieme ad Arpa Puglia hanno avviato un’indagine sull’area occupata da tre collinette. Risultato? Le collinette ecologiche altro non sono che una enorme discarica abusiva di svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dal polo siderurgico. Queste hanno poi riversato nei terreni e nell’ambiente sostanze altamente tossiche e cancerogene.

