“UMBERTO”: il fumetto che invita alla lotta alle ingiustizie

La copertina del libro

Il fumetto è percepito da molti come una forma leggera di letteratura e per questo poco impegnata. Ma è una concezione che non rende giustizia. Il fumetto è un mezzo di comunicazione potente e versatile e come tale può essere usato sì per intrattenere, ma anche come strumento di lotta alle ingiustizie. Ed è proprio questo l’obiettivo di UMBERTO.

UMBERTO: la copertina del libro
La copertina del libro

Holdenaccio, al secolo Antonio Rossetti, classe 90 di Taranto, non si tira indietro e anzi, prende di petto due questioncine di non poco conto, quali la difesa dell’ambiente e l’immigrazione. Lo fa con un tratto sobrio, toni pacati e una semplicità sorprendente. Stiamo parlando di UMBERTO, pubblicato ad aprile da BAO Publishing e acquistabile sul suo sito, il primo graphic novel di Holdenaccio. Con cui abbiamo fatto una chiacchierata:

Come nasce UMBERTO e chi è il suo omonimo protagonista?

Umberto (l’uraniano alieno protagonista, ndr) è un sempliciotto. Il libro nasce dall’idea di fare diventare un sempliciotto il protagonista di una storia d’avventura, soprattutto per il messaggio molto attuale che ciò trasmette. Scemo o semplice che uno possa essere, se una cosa non gli sta bene, la prende e l’affronta. La risposta non è mai girarsi dall’altra parte. Viviamo in un periodo dove tutti quanti sembriamo essere guidati da uno scemo superiore che ci dice cosa fare, cosa è giusto e cosa è sbagliato, mentre invece sta a noi capire e decidere quali sono le nostre sfide. La mia intenzione era quella di dare voce a uno scemo, proprio per far capire che anche lui può migliorarsi e migliorare tutto quello che non va intorno a sé.

Cosa spinge Umberto ad agire?

Umberto si rispecchia nel sogno di vivere e lottare per un universo libero, contro le ingiustizie, anche senza essere un tizio cazzutissimo. Umberto, tra l’altro, non è l’unico ad agire e non lo fa da solo. Si può dire che la vera anima della lotta (che incalza tra l’altro Umberto nel suo ruolo da protagonista) sia Camilla, una dei quattro terrestri che decide di lottare per un universo libero, per il giusto ideale. Camilla è una ragazza forte, intraprendente, dotata di spirito di critica, ma anche “punk” per come affronta le cose e come le percepisce. Sono molto contento di come sono riuscito a caratterizzare anche i quattro ragazzi. Lei inoltre, assomiglia tantissimo caratterialmente a Greta Thunberg, senza che questa fosse mia intenzione, dato che il fenomeno di Greta è nato successivamente.

Quale ruolo ha l’aspetto sociale, civile, all’interno della tua opera?

Il voler affrontare tematiche attuali come immigrazione e ambientalismo è l’elemento centrale del libro, rimandando a tematiche attuali e a me vicine come: Taranto e noTAP. L’escamotage è stato quello di trasferire questi temi dal contesto attuale e ordinario allo spazio. Affrontando queste questioni in maniera differente, ma comunque affrontandole.

La semplicità come base di partenza per affrontare questioni complicate che ci riguardano in prima persona. Anche il MUR (la Milizia Uraniana Ribelle, ndr) sembra puntarci molto.

UMBERTO: il volantino d'invito all'azione della Milizia Uraniana Ribelle
Il volantino d’invito all’azione della Milizia Uraniana Ribelle

A resistere rimane la Milizia Uraniana Ribelle, che cerca di opporsi allo spadroneggiare della Urangas, l’azienda multiversale che cerca di controllare i due pianeti, con “piccoli atti di quotidiana resistenza”! Volevo raccontare una storia fantasy senza abbandonare la realtà della cronaca, senza mai banalizzare. “Affinchè una storia fantastica sia efficace, bisogna che sia raccontata nei termini più semplici e pratici possibili” diceva Buzzati. Dietro la semplicità che pervade le pagine, ho inserito diverse chiavi di lettura che invitano il lettore alla riflessione e ad aprire gli occhi su quanto accade al nostro pianeta: potrebbe addirittura essere necessario un intervento extraterrestre per farci capire quanto sia importante la salvaguardia del proprio mondo anche attraverso questi “piccoli atti”.

Il tuo libro è pubblicato dalla casa editrice BAO che vanta tanti grandi nomi del Fumetto italiano. BAO Publishing sembra avere una certa sensibilità verso tematiche attuali, come quelle da te trattate nel libro. Quanto pensi abbia influito la scelta delle tematiche sulla decisione di pubblicare UMBERTO?

All’editore piacque tantissimo la storia di UMBERTO, soprattutto per la facilità di riuscire a mettere simili tematiche alla portata di tutti, giovani e non.

Un assaggio dell’universo di UMBERTo

Ex Ilva: nati 600 bambini malformati a Taranto. Dati occultati

ilva

Il governo nazionale ha deciso di non presentare nel mese di maggio scorso i risultati dell’indagine epidemiologica “Sentieri” dell’Istituto superiore di Sanità su Taranto. Tra i dati presenti sul sito del Ministero dell’ambiente ne emerge uno allarmante: 600 bambini nati nei pressi dell’ex Ilva tra il 2002 e il 2015 presentano delle malformazioni congenite.

In un altro Paese sarebbe scandalo

Il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli si è quindi chiesto perché nessuno ne ha parlato, considerato che il rapporto era stato presentato nel 2018. “Perché – si chiede Bonelli – i ministri dell’Ambiente, della Salute, e dello Sviluppo economico Costa, Grillo e Di Maio hanno rinviato la presentazione dell’indagine epidemiologica a dopo le elezioni europee? Se ci trovassimo in un altro Paese europeo questo sarebbe uno scandalo che porterebbe alle dimissioni di membri del governo e non solo”.

Ma soprattutto bisognerebbe chiedersi perché, dopo anni di lotte, lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto continua a operare ai danni dei cittadini. Una risposta si può trovare nel fatto che l’ex Ilva è la più grande fabbrica siderurgica d’Europa. Non solo quindi dà lavoro a migliaia di persone ma costituisce anche un ingente introito economico per l’intera Nazione. Questo, però, non dovrebbe mai giustificare danni del genere alla salute de cittadini e all’ambiente.

Controlli e indagini inutili

I controlli allo stabilimento sono iniziati negli anni ’80, a causa dell’aumento delle malattie tra i cittadini di Taranto e specialmente nel quartiere Tamburi, il più vicino all’area industriale. Le morti dovute alle patologie respiratorie e cardiovascolari sono state più di 11 mila in sette anni. La causa era la grande quantità di polveri sottili immesse nell’aria dall’industria stessa. Secondo i dati del registro Ines, negli anni che precedono il 2012 il 93 per cento di tutta la diossina prodotta in Italia e il 67 per cento del piombo derivavano proprio dall’Ilva.

La città di Taranto e l’Ex Ilva

Nel 2012 la procura di Taranto ha deciso di chiudere l’Ilva e di arrestare i dirigenti con l’accusa di gravissime violazioni ambientali che provocarono la morte di centinaia di persone. Però, per salvare l’economia italiana ed evitare di acquistare l’acciaio dall’estero a un prezzo maggiorato, si è deciso di salvare l’industria. Lo Stato ha quindi indetto una gara di appalti vinta poi dalla multinazionale indiana Arcelor Mittal. Inoltre, si è cercato di stabilire delle norme ambientali più restringenti anche se, a distanza di sei anni, sembra non sia cambiato nulla.

Polvere sotto il tappeto

Soltanto tre mesi fa e per l’ennesima volta, il sindaco di Taranto ha deciso di chiudere due scuole del quartiere Tamburi per trenta giorni e di trasferire gli studenti in altri istituti. Si può solo immaginare il disagio e l’improduttività di simili soluzioni in una regione nella quale l’abbandono scolastico, secondo i dati dell’ISTAT del 2018, è tra i più alti in Italia. Il commissario di Governo alla bonifica, Vera Corbelli, aveva anche predisposto di installare nelle scuole filtri ed impianti di ventilazione meccanica controllata con una spesa di milioni di euro. Di questi, però, non trapela più alcuna notizia.

Il tutto perché, invece di agire alla base del problema, si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto. Bisognerebbe invece chiudere definitivamente l’industria e investire i soldi destinati agli impianti di ventilazione e filtraggio in progetti di green-economy, di risanamento ambientale e urbano e valorizzazione del segmento turistico. Insomma, bypassando la monocoltura industriale dietro la quale, evidentemente, vi sono interessi che non ci è dato conoscere.

Collinette poco ecologiche

Altre soluzioni altrettanto insensate sono state attuate in passato, come la costruzione delle cosiddette “collinette ecologiche“. Queste avevano lo scopo di dividere l’area industriale da quella abitata. Inutile spendere parole per qualcosa che anche un bambino capirebbe, ovvero che nessuna collina può evitare che una tale quantità di sostanze inquinanti venga trasportata per via aerea nei dintorni della fabbrica. Ma non finisce qui. Nel febbraio del 2018 i Carabinieri del Noe insieme ad Arpa Puglia hanno avviato un’indagine sull’area occupata da tre collinette. Risultato? Le collinette ecologiche altro non sono che una enorme discarica abusiva di svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dal polo siderurgico. Queste hanno poi riversato nei terreni e nell’ambiente sostanze altamente tossiche e cancerogene.