Il mercato delle monodosi di caffè ha subito un’impennata vertiginosa negli ultimi anni e, come spesso accade in questi casi, questo sviluppo incontrollato e così repentino porta con sè delle problematiche ambientali non da poco. Le capsule da caffè non ricaricabili in cui il prodotto viene confezionato sono infatti difficilmente riciclabili e la loro produzione genera un’alta quantità di gas serra a causa dei materiali di cui sono composte. Spesso non si sa con precisione cosa ci sia dietro ad una minuscola capsula con qualche grammo di caffè, ed è raro che queste svengano smaltite in modo corretto. Parliamo di 10 miliardi di capsule vendute ogni anno nel mondo e di 120 mila tonnellate di rifiuti generate, di cui solo una piccola parte è composta da capsule compostabili. Ad Amburgo, per fare un esempio, ne è stato vietato l’utilizzo negli esercizi pubblici. Proviamo a prendere delle contromisure.

Di cosa sono fatte le capsule
La maggior parte delle capsule “tradizionali” in commercio sono composte da alluminio e, nei casi peggiori, anche da plastica. L’eterogeneità del materiale rende dunque difficile il loro smaltimento e, per mancanza di sistemi di raccolta dedicati, si finisce per buttarle nell’indifferenziato. La prima cosa da sapere a riguardo è che i processi produttivi di questi materiali inquinano moltissimo ed è quindi consigliabile evitarli il più possibile.
Il loro smaltimento è allo stesso modo molto dannoso per l’ambiente, ragion per cui la soluzione migliore, una volta acquistate, è quella di tentare di riciclarle. Con le capsule tradizionali questa seconda opzione risulta più difficile, eccezion fatta per quelle della Nespresso che, se restituite presso i punti vendita, vengono riutilizzate. Va fatto notare come, riciclando una capsula in alluminio invece che produrne una nuova, si riduca il suo impatto ambientale del 95%.
La soluzione: le capsule caffè ricaricabili o compostabili
Consapevoli del problema, complice anche una richiesta da parte del mercato odierno di prodotti biodegradabili, i produttori non sono stati a guardare ed hanno provveduto a commercializzare delle alternative. La prima e più diffusa è quella delle cialde compostabili. Queste, una volta utilizzate, possono facilmente essere smaltite nel bidone dell’umido così da da conferirgli una seconda vita come fertilizzante per i campi.
In alternativa, per chi volesse anche risparmiare qualche soldo, esistono delle capsule da caffè ricaricabili con il proprio caffè che poi possono essere lavate e riutilizzate o, in alternativa, riciclate. Queste spesso sono infatti composte da una pellicola in alluminio e un contenitore di plastica facilmente divisibili, in modo che possano essere smaltite adeguatamente.
Dove trovare le capsule da caffè ricaricabili o compostabili
Le cialde biodegradabili e quelle “pelabili”, nome tecnico per indicare le capsule da caffè ricaricabili, sono acquistabili facilmente, oltre che dai rivenditori autorizzati, anche online. Tutte le principali marche hanno provveduto a commercializzarle. Basterà quindi consultare il sito della marca desiderata per trovarle.
La speranza è dunque quella di passare progressivamente ad un utilizzo esclusivo delle alternative sostenibili. Per raggiungere questo scopo risulterà fondamentale un cambio di rotta anche da parte dei consumatori. Ridurre la propria impronta ecologica passa inevitabilmente da un cambio delle proprie abitudini di consumo. Anche dal modo in cui decidiamo di farci un semplice caffè.
Caffè e deforestazione
Quando si parla di caffè, o di altre materie prime prodotte in grandi monocolture come l’olio di palma, non si può non parlare di un problema ad esso connesso, ovvero la deforestazione. La domanda di questa bevanda a livello è mondiale è tra le più alte a livello assoluto. Produrne in così grandi quantità genera inevitabilmente dei problemi ambientali. Alti tassi di disboscamento sono stati infatti collegati alla produzione di caffè. Bisogna quindi cercare di fare attenzione anche quando si sceglie la marca da comprare. Vanno sicuramente privilegiati prodotti equosolidali, spesso più costosi. Oppure in alternativa, con una rapida ricerca su internet sarà facile scoprire se la nostra marca preferita rispetti o meno i criteri di sostenibilità ambientale nella commercializzazione del prodotto.
Inoltre la RainForest Alliance ha creato un marchio per certificare i prodotti che operano secondo dei criteri di sostenibilità ambientale. Non tutte le gamme di prodotti di un marchio rispetteranno questi criteri. Basterà leggere l’etichetta e, spesso, evitare il prodotto appartenente alla fascia di prezzo più bassa per mettere mano al problema.
La moka: regina della sostenibilità
Per quanto le capsule da caffè ricaricabili o compostabili possano essere considerate in generale un’alternativa sostenibile, c’è un’altra opzione che non è da meno. E la conosciamo tutti. La cara vecchia moka, infatti, è senza dubbio l’alternativa più ecologica quando si prepara un caffè. Non produce scarti, se non il fondo di caffè che andrà poi buttato nell’umido. Inoltre la mteria prima che utilizziamo ha subito molte meno lavorazioni, che nel caso delle capsule finiscono per alzare la loro impronta ecologica. Anche in questo caso, come spesso accade, basta fermarsi un attimo per riflettere su quello che consumiamo e guardarsi intorno alla ricerca di alternative sostenibili per riuscire ad abbassare il proprio impatto ambientale. Senza neanche dover faticare troppo.

