L’ONU ha lanciato l’ennesimo campanello d’allarme. Secondo l’ultimo report dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, un ente delle Nazioni Unite, la quantità di gas ad effetto serra presenti in atmosfera nel 2018 è nuovamente aumentata rispetto al dato dell’anno precedente. L’ultima volta che il nostro pianeta ha visto una tale concentrazione di gas climalteranti è stato 3-5 milioni di anni fa.

I dati sull’aumento della concentrazione di gas ad effetto serra
Le rilevazioni pubblicate dall’OMM ci dicono che la concentrazione globale media di CO2 ha raggiunto le 407,8 parti per milione nel 2018. Un dato in aumenti di 2,3 punti rispetto al 2017, anno in cui questo dato si attestava alle 405,5 parti per milione. Una situazione che va in netta controtendenza rispetto a quelle che dovrebbero essere le ambizioni dell’Accordo di Parigi, in cui tutti i paesi aderenti si sono impegnati a ridurre le emissioni per mantenere l’innalzamento della temperatura mondiale al di sotto di 1,5 C°.
Responsabile di tutto ciò è, neanche a dirlo, un aumento nella combustione di petrolio, carbone e gas. Rispetto ai confronti con gli anni precedenti quello appena trascorso segna un aumento ancora più rapido delle emissioni. Non si tratta solo di CO2 ma anche altri gas ad effetto serra come, ad esempio, il metano (CH4) e l’ossido di diazoto (N2O).
Un trend che va invertito
Quando, tra 3 e 5 milioni di anni fa, la quantità di gas ad effetto serra aveva la stessa concentrazione di oggi il livello del mare era più alto di 15 metri circa e la temperatura media globale era di 2/3 C° più alta rispetto a quella odierna. Vi lasciamo immaginare cosa potrebbe accadere oggi se uno scenario del genere si verificasse.
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Il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas, durante la conferenza stampa per la presentazione dei risultati del report, non ha lasciato spazio ad equivoci: “Non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo, nella concentrazione di gas serra nell’atmosfera nonostante tutti gli impegni previsti dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Dobbiamo tradurre gli impegni in azioni e aumentare il livello di ambizione per il bene del futuro benessere dell’umanità”.
L’aumento della concentrazione di gas ad effetto serra ci porterà a +3,3 C°
Le stime fatte da diversi istituti scientifici ci dicono che con il trend attuale il pianeta si sarà scaldato di 3,3°C nel 2100. Allo stesso modo svariati report dell’IPCC, e quindi dell’ONU, hanno più volte specificato che, affinché il cambiamento climatico non abbia conseguenze devastanti sulla nostra società, l’aumento della temperatura va arrestato a 1,5 o massimo 2°C. A questo ritmo aumenterebbe di circa il doppio.
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Le conseguenze? Sempre le stesse con la variabile della loro intensità e della frequenza in rapporto a quanto aumenterà il dato sopra citato. Aumento delle temperature, della desertificazione e degli eventi estremi, tanto in frequenza quanto in intensità. Tutto ciò si tradurrà in un calo della produttività dell’agricoltura, una diminuzione nella disponibilità di acqua potabile, un aumento delle migrazioni da paesi che, di fatto, diventeranno inabitabili, ingenti danne alle infrastrutture – quelli a cui stiamo assistendo oggi sono una barzelletta rispetto a ciò che potrebbe accadere in futuro – o, più in generale, in una crisi di una portata tale da mettere in ginocchio il pianeta intero.
Come evitare la catastrofe
Secondo l’UNEP, un altro ente dell’ONU, per rispettare gli accordi di Parigi le emissioni a livello globale dovrebbero calare del 7,2% ogni anno per i prossimi 10 anni. Un obiettivo che al momento è pura utopia considerando proprio che l’anno scorso sono aumentate. Eppure le tecnologie ci sono. E miglioreranno ulteriormente col passare del tempo.
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Il cambiamento netto di cui necessitiamo deve avvenire, oltre che nelle nostre scelte di tutti i giorni, anche nella volontà delle istituzioni. Per aiutarle ad effettuare questa svolta epocale dobbiamo continuare a scendere in piazza. La recente notizia dello stop, a partire dal 2021, di ogni finanziamento a progetti legati al fossile da parte della BEI dimostra che il modo più efficace che abbiamo per orientare questo tipo di decisioni è manifestare la volontà collettiva di cambiamento come sta accadendo da circa un anno a questa parte. Ma non è concesso fermarsi.
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