India: emergenza smog. Ora si paga per l’aria pulita

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Pagare per l’aria che respiriamo sembra una presa in giro. Invece in India, più precisamente nell’enorme agglomerato urbano di Nuova Delhi, è ormai quasi necessario a causa dell’ inquinamento.

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Ossigeno a cinque dollari

Aryavir Kumar era un albergatore quando ha deciso di creare quello che ora viene chiamato Oxygen bar. Qui le persone possono fermarsi e respirare aria pulita. Quindici minuti costano dai quattro ai sei dollari ed è possibile scegliere tra diverse fragranze tra cui lavanda, eucalipto e cannella. I clienti applicano al naso due piccoli tubi dai quali passa l’aria e tutto quello che devono fare è respirano normalmente.

Lisa Dwivedi, una donna di origine ucraina che vive in città, ha dichiarato al New York Times di andare all’ Oxygen bar poiché stanca di avere prurito agli occhi, naso che colava e gola gonfia. “Non so se sia psicologico, ma mi fa stare bene sapere di inalare aria pura, anche se solo per 15 minuti”, ha affermato Lisa.

A noi questo può sembrare assurdo, ma a Nuova Delhi l’inquinamento atmosferico è ormai diventato un problema quasi ingestibile. il 31 ottobre di quest‘anno è stata dichiarata l’emergenza di salute pubblica. Le scuole sono state chiuse, tutti i progetti di costruzione sono stati bloccati e le persone sono state esortate a rimanere all’interno delle abitazioni.

Caldo, trasporti e fuochi d’artificio

Non è la prima volta che Nuova Delhi incontra difficoltà di questo tipo. L’emergenza inquinamento occorre ogni anno nel periodo autunnale, quando gli agricoltori bruciano i loro raccolti per fare spazio a quelli nuovi. Inoltre, durante celebrazioni di Diwali, il festival indù della luce, che occorre il fine settimana del 27 ottobre, migliaia di famiglie utilizzano i fuochi d’artificio, notoriamente inquinanti. Il governo ne aveva vietato l’uso, oltre che aver illegalizzato i roghi dei campi agricoli. Ma l’amore per le tradizioni, cosi come la necessita di nuovi campi da coltivare, hanno prevalso.

Un’altra causa è sicuramente l’inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni dei mezzi di trasporto, che aumentano di anno in anno a causa dello sviluppo economico e del miglioramento delle condizioni di vita. Anche le temperature elevate dovute sia alla localizzazione geografica del paese e, ovviamente, anche al riscaldamento globale non sono di aiuto. Le particelle di aria fredda infatti, depositandosi nella parte bassa delle città, trattiene gli inquinanti, che poi possono essere allontanati e dispersi dal vento. Anche la pioggia potrebbe aiutare, in quanto una sola goccia può attirare decine di centinaia di minuscole particelle presenti nell’atmosfera prima di giungere al suolo.

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Soluzioni bizzarre

In assenza di un aiuto da parte della natura, quindi, durante il mese di novembre i funzionari della città hanno tentato di ridurre l’inquinamento limitando l’uso di veicoli privati a giorni alterni, consentendo solo alle auto con targhe di numeri dispari di guidare in date dispari e le auto con targhe di numeri pari in giorni pari.

Non è stato però un grande successo, anche perché Harsh Vardhan, ministro della salute indiano, non si è preoccupato di incoraggiare la popolazione a ridurre le loro emissioni quotidiane. Ha invece raccomandato di mangiare carote per combattere eventuali effetti dannosi dello smog. Un altro legislatore ha criticato coloro che hanno cercato di impedire ai contadini di bruciare i loro raccolti, e ha invece suggerito di pregare il dio indù della pioggia per ottenere sollievo.

L’inquinamento uccide

Ma la popolazione di nuova Delhi non ha sicuramente bisogno di questo, trovandosi ogni giorno in pericolo di vita. Milioni di indiani sono già morti per problemi di salute legati alla vita in città inquinate. I bambini potrebbero trovarsi di fronte a danni cerebrali permanenti causati dall’aria velenosa. Inoltre, l’esposizione prolungata a tali livelli di inquinamento atmosferico possono raggiungere l’equivalente del fumo di due pacchetti di sigarette al giorno.

Il dottor Arvind Kumar, un chirurgo toracico della città, ha dichiarato al New York Times che trent’anni fa il 90 percento dei pazienti con cancro ai polmoni erano fumatori. Oggi il rapporto è di uno a uno, con almeno il 10 percento dei suoi clienti di soli trent’anni. “Il cinquanta percento dei pazienti su cui opero durante tutto l’anno sono non fumatori”, ha affermato.

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Piu’ soldi meno ossigeno

Comunque, nonostante la noncuranza del governo e l’impotenza degli abitanti, sembra che la qualità dell’aria negli ultimi giorni stia leggermente migliorando a causa principalmente delle piogge e di leggeri brezze. Miglioramento, però, significa che la qualità dell’aria di lunedì mattina è stata classificata nella categoria “molto insalubre” e non “pericolosa”. Secondo L‘Indice di Qualita’ dell’Aria, infatti, la categoria “molto insalubre” ha un valore compreso tra 201 a 300 e se domenica a Delhi era di 254, lunedì e’ sceso a 218.

In una situazione di questo tipo, l’aria pulita e’ diventata un bene quasi di lusso e gli abitanti di Delhi,. ovviamente, non ne sono contenti. Qualcuno infatti si chiede il motivo del prezzo affatto economico. A questa domanda Kumar risponde: “Devi pagare anche per avere una bottiglia di acqua potabile, cosa che non facevi 20 anni fa”. I tempi quindi cambiano e, nonostante la crescita economica, non per il meglio. Forse, quindi, dovremmo chiederci se in futuro sara’ meglio non essere schiavi del denaro e respirare aria pulita oppure avere le tasche piene e poter cosi’ comprare ossigeno, magari con un buono sconto durante il black friday.

Trovate microplastiche nell’aria. E probabilmente le respiriamo

Non più soltanto nei mari e nei fiumi, ai lati delle strade cittadine, nei sentieri di montagna, nei boschi. Adesso le microplastiche si trovano anche nell’aria. E, quindi, definitivamente ovunque. Lo ha dimostrato uno studio di Nature Geoscience pubblicato pochi giorni fa. Tutto è nato in seguito al ritrovamento di microplastiche sia nei corsi d’acqua che sul suolo nella regione di Vicdessos, sui Pirenei Francesi. Nessuno però si è mai chiesto da dove provenissero. L’area in questione è quasi isolata, tanto che per molti chilometri non vi sono attività industriali, i villaggi sono pochi e molto piccoli. Di tanto in tanto si può incontrare qualche camminatore o sciatore. Era quindi strano che una tale quantità di microplastiche potesse provenire da loro.

Origine nei prodotti monouso

La scienziata coautrice dello studio Deonie Allen ha avuto un’ illuminazone: dovevano concentrarsi non sul terreno, bensì sull’aria. Hanno quindi sfruttando l’attrezzatura di misurazione atmosferica già presente nei Pirenei e analizzato i campioni d’aria raccolti durante oltre cinque mesi. Con non troppa sorpresa, hanno rilevato nell’atmosfera esattamente gli stessi materiali che si trovavano sul suolo, ovvero fibre di plastica di dimensioni diverse. La maggior parte erano polistirolo, polietilene e polipropilene, che sono tutti comuni nei prodotti monouso come borse e contenitori per alimenti.

A questo punto era chiaro che le microplastiche, trovandosi nell’aria, potessero essere anche trasportate dal vento da un luogo all’altro e quindi raggiungere anche luoghi in cui mai ci si aspetterebbe di trovare della plastica, o almeno non in tali quantità. Un altro triste risultato emerso dallo studio infatti è che le microplastiche di dimensioni inferiori sono anche quelle maggiormente presenti. Questo avviene in quanto il vento trasporta più facilmete i frammenti piccoli e leggeri.

Il viaggio aereo delle microplastiche

Ma quello che più interessava gli scienziati di Nature era capire da dove provenissero precisamente queste microplastiche. Ebbene, utilizzando dei modelli computazionali delle correnti atmosferiche, sono stati in grado di rilevare le direzioni delle correnti e, quindi, delle microplastiche. Anche se questo tipo di misurazione è stato possbile soltanto su scala regionale, dagli studi è emerso che le miscroplastiche hanno iniziato il loro viaggio aereo non dai piccoli villaggi vicini, bensì da 100 kilometri di distanza.

È quindi ufficiale: la plastica viene trasportata anche dal vento e può essere ovunque, anche nel luogo più remoto della terra. Lo studio ovviamente non può fermarsi qui. Secondo gli autori dello studio sarà anche interessante scoprire come le microplastiche si comportano in diverse condizioni atmosferiche e in diverse parti del mondo. Ma la cosa più importante sarà capire quante di queste microplastiche presenti nell’atmosfera potremmo inalare giorno dopo giorno. Se infatti queste si possono trovare nell’aria potenzialmente pura di un’isolata strada di montagna, possiamo solo immaginare quante ve ne siano nei pressi delle nostre città.