L’Iran esce dall’accordo sul nucleare. Ora ha più uranio arricchito

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L’Iran sta mettendo in pratica quella che sessanta giorni fa era soltanto una minaccia, ovvero uscire definitivamente dall’accordo sul nucleare e aumentare le riserve di uranio.

Il tentativo diplomatico di Obama

Nel 2015 Barack Obama aveva portato a termine una trattativa diplomatica per cui la nazione mediorientale avrebbe dovuto interrompere quasi totalmente il processo di arricchimento dell’uranio. In cambio gli Stati Uniti e gli altri Paesi firmatari avrebbero sospeso le sanzioni commerciali imposte in precedenza all’Iran.

Quando si parla del mercato iraniano, è bene ricordare che si tratta principalmente del commercio petrolifero il quale, come sappiamo, porta con sé effetti ambientali molto dannosi. Per anni però l’economia dell’Iran, e quindi il relativo benessere della Nazione, è dipesa dall’esportazione di petrolio verso le nazioni occidentali che da sempre sfruttano in modo insostenibile questa risorsa.

La svolta di Trump

Nel 2018 Donald Trump ha ritirato l’accordo e ha reimposto le sanzioni all’Iran. Il motivo non era ben chiaro se non che, secondo Trump, l’Iran non avrebbe rispettato gli accordi sul nucleare. Per l’Europa, però, questo fatto non sussisteva. Come poi molti giornali hanno supposto, le sanzioni avevano l’obiettivo di indebolire il ruolo dell’Iran nel panorama geopolitico. Il Paese infatti dopo l’accordo sul nucleare si stava riorganizzando economicamente per esercitare la propria egemonia regionale a discapito di quella americana. Imporre le sanzioni quindi voleva dire favorirne l’instabilità.

Come ha affermato Majid Takht Ravanchi, rappresentante dell’Iran presso le Nazioni Unite a New York, “le sanzioni americane sono state progettate per danneggiare la popolazione civile, in particolare le persone vulnerabili come donne, bambini, anziani e pazienti”. D’altra parte Donald Trump non aveva nascosto le sue intenzioni: “il costo di avere un arsenale nucleare per l’Iran sarà di vivere in un’economia a pezzi per tanto tempo a venire”, ha detto il presidente americano.

Il ruolo dell’Europa

Francia, Gran Bretagna e Germania stavano invece escogitando un modo per aggirare le sanzioni imposte dall’America sul mercato iraniano e quindi salvare l’accordo sul nucleare. Questi tentativi, però, non hanno avuto seguito. “Da loro solo parole“, ha detto il portavoce della commissione Energia del Parlamento iraniano Gharenkhani all’Ansa. Poi l’annuncio definitivo: l’Iran ha aumentato le scorte di uranio arricchito passando dal 3,67% al 5%.

Centrale nucleare

L’uranio è un metallo tossico e altamente radioattivo che, quando arricchito, diventa un elemento fondamentale per alimentare le centrali nucleari. Un eventuale guasto può causare danni irreparabili, come è già successo a Chernobyl nel 1986. Inoltre l’uranio arricchito può anche essere impiegato per costruire armi chimiche e, se in quantità molto elevate, anche la bomba atomica. Si parla però in questo caso del 90%, quindi fortunatamente ancora molto lontano dalla quantità di uranio ufficialmente presente in Iran.