Diciamo spesso che la moda è una delle industrie più inquinanti, soprattutto la cosiddetta “fast fashion”. Tutti però hanno necessità di coprirsi oltre che, perché no, di divertirsi ed esprimere la propria personalità attraverso i vestiti. La miglior soluzione è come sempre quella di comprare capi in minor quantità ma di maggiore qualità e che quindi durino nel tempo. Se pensate di non conoscerne in realtà molti marchi famosi producono capi di vestiario sostenibile e da anni sono dediti alla causa dell’ambientalismo.
Brand sportivi in testa
Uno di questi è Patagonia, che fin dalle sue origini negli anni ’70 ha avuto a cuore l’ambiente. Già nel 1996 i loro capi erano realizzati con solo cotone organico, talvolta mischiato con poliestere riciclato. I capi sono costosi, ma la qualità è molto alta.
Un marchio che invece solo recentemente si sta impegnando per ridurre il proprio impatto ambientale è North Sails. Come si legge sul loro sito, la strada per essere totalmente sostenibili è ancora lunga, ma le collezioni future saranno prodotte più consapevolmente e la loro opera di sensibilizzazione per la lotta alla plastica negli oceani è davvero ammirevole.
Anche Adidas sta migliorando sempre di più i suoi prodotti ed è anche un membro fondatore della Better Cotton Initiative, una organizzazione non governativa che mira a trasformare tutto il cotone coltivato nel mondo in un prodotto sostenibile. Adidas è anche membro della Sustainable Apparel Coalition, un’alleanza che promuove la produzione sostenibile di tessuti.
Un brand meno conosciuto ma sicuramente uno dei migliori dal punto di vista della sostenibilità è Rapanui. L’azienda produce prevalentemente abbigliamento ispirato al mondo del surf, come magliette, felpe e asciugamani. ha vinto molti premi tra i quali il HBA Sustainability Award 2012.
Non solo sport
Non possiamo poi non nominare Stella McCartney. La stilista, vegetariana da sempre e famosa per non usare pelle e pellicce per i suoi prodotti, ha portato l’attenzione dell’alta moda alla sostenibilità ambientale.
Un marchio sempre più conosciuto sopratutto oltreoceano è Reformation, grazie ai suoi capi accuratamente disegnati, femminili e di classe ma nello stesso tempo giovanili.
Se il vino non fosse una bevanda sostenibile, non sarebbe una buona notizia per nessuno, specialmente per noi italiani. Invece, potete stare tranquilli e sorseggiare un buon calice di rosso durante la lettura di questo articolo. Purché lo abbiate acquistato con qualche accorgimento.
L’impronta carbonica del vino
In generale possiamo dire che il vino sia una bevanda sostenibile poiché la sua impronta carbonica è molto bassa. Per essere più chiari, l’impronta carbonica è la quantità di gas serra (CO2eq) emessi durante la produzione, imballaggio e trasporto di un determinato prodotto.
L’impronta carbonica della carne (qui un articolo a riguardo) è molto alta e raggiunge il suo picco massimo con il manzo, oscillando tra i 20 e i 30 kg di gas serra per ogni kg di carne. L’impronta del maiale è decisamente minore, tra i 5 e i 10 kg CO2eq per kg, e quella del pollo è la più bassa tra le carni, tra i 5 e i 7 kg CO2eq per kg. (risefoundation.eu). I legumi, invece, sono tra gli alimenti più sostenibili, con un’impronta carbonica che si aggira tra lo 0,5 e l’1. (Qui l’articolo sulla dieta sostenibile e qui la video intervista con la nutrizionista).
Nulla in confronto alla carne
Nel 2011, quando erano ormai noti i danni ambientali causati dalle attività umane, le Cantine San Marco di Frascati hanno voluto calcolare la Carbon Footprint di una loro bottiglia di vino. Il progetto era il San Marco CarbonFootprintco finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
I dati, verificati dall’Ente Certificatore Internazionale, indicano che complessivamente una bottiglia di vino bianco Frascati Doc da 0,75 litri rilascia nell’atmosfera 1,22 kg CO2eq. Un litro di vino si aggira intorno ai 990 grammi allorché possiamo dire che un kg di vino emetterà circa 1,68 kg CO2eq, quasi nulla in confronto ai 25 della carne. In percentuale, l’impatto del vino sulle emissioni globali totali è di circa 0,3%, contro lo 10-15% degli allevamenti animali (FAO, 2016).
Mai sedersi sugli allori
Comunque sedersi sugli allori non è sicuramente la scelta giusta. Vi è infatti sempre un margine di miglioramento poiché, per quanto in piccola parte, anche l’industria vinicola contribuisce all’aumento di emissioni di CO2 e quindi al riscaldamento globale.
L’impatto maggiore di una bottiglia di vino, come rilevato da The Academic Wino, risiede non nel prodotto stesso ma in tutto ciò che gli sta intorno, come l’elettricità per il funzionamento dei macchinari e il packaging, specialmente il vetro, dal trattamento del quale deriva quasi la metà delle emissioni. Ovviamente, poi, una larga parte deriva dal trasporto del vino stesso.
Produrre vino sostenibile è un dovere
Ovviare a questi problemi è sicuramente in larga parte compito delle aziende, che fortunatamente in Italia sono molto virtuose. Ormai da più di dieci anni, infatti, uno dei settori trainanti dello sviluppo sostenibile italiano è quello vitivinicolo. Molte aziende stanno entrando a far parte di programmi strutturati per adottare una produzione sostenibile, sia in vigna sia in cantina.
L’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) è un organismo scientifico intergovernativo che ha elaborato un Piano 2015-2019, il cui primo punto è la promozione della viticoltura sostenibile. L’obiettivo è di aiutare le aziende a reagire al cambiamento climatico e alle condizioni estreme, valutando i costi e i benefici dell’adattamento.
Inoltre, fornisce informazioni sull’impatto della produzione vitivinicola sull’ambiente e propone misure per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e per la gestione dei consumi idrici, oltre che ottimizzare l’utilizzo delle risorse naturali.
Buone pratiche di chi produce vino sostenibile
Come fare tutto questo? Le pratiche aziendali vanno dall’utilizzo dei pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica e della caldaia a legna per il riscaldamento della cantina, passando per veicoli elettrici atti al trasporto del vino, fino all’utilizzo in cantina di materiali eco-sostenibili, come pietre, legno, acciaio e corten.
Vi sono già molti progetti che stanno attuando questi cambiamenti nel settore, come V.I.V.A. Stustainable Wine, avviato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con nove aziende e tre centri. Uno di questi è il Consorzio del Collio, nella cui vigna non si usano più diserbanti, ma solo concimi organici.
Le cantine sono completamente interrate, garantendo così una temperatura dell’ambiente costante, e si utilizzano anche i pannelli solari per il riciclo energetico. Infine, anche le bottiglie sono sostenibili con il 20% in meno di vetro, l’utilizzo di etichette in fibra di cotone e tappi in sughero.
L’Unione Italiana Vini conferma proprio la necessità di attuare politiche volte di recupero delle bottiglie per il riuso nel processo produttivo e l’adeguamento dei materiali da imballaggio e del packaging, oltre che l’importanza di compensare le emissioni attraverso la piantumazione di nuove piante.
Riutilizzare l’anidride carbonica prodotta dalla fermentazione del vino e trasformarla in energia può essere un’altra soluzione già attuata dall’azienda Bodegas Torres, vitivinicola spagnola che ha recentemente promosso il suo programma di sostenibilità Torres & Earth, ideato nel 2007.
Anche qui le macchine aziendali sono state sostituite con veicoli ibridi ed elettrici, tra cui anche un trenino utilizzato per trasportare i turisti tra i vigneti. È stata poi installata una caldaia a biomassa che sfrutta i resti della potatura dei vigneti, gli scarti lavorazione delle uve e il legno derivante dalla pulizia dei boschi. Grazie a questa l’uso di combustibile fossile è stato ridotto del 90%.
Anche noi siamo responsabili
Ovviamente tutto questo ha grandi costi e, visto il minimo impatto della produzione del vino, possiamo concedere a questa realtà un passaggio più graduale. A patto però che anche noi ci impegniamo a premiare i loro sforzi. Siamo infatti noi i responsabili dell’acquisto di determinati prodotti invece di altri. Cerchiamo quindi di informarci sui metodi utilizzati dalle aziende per la produzione del vino, o semplicemente cerchiamo di comprare quello locale. Sorseggiare vino durante una cena o davanti al camino dopo una giornata stancante dovrebbe essere un rito tanto importante quanto lo scegliere la giusta bottiglia, anticipando così questo momento di piacere.
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