20 canzoni sulla natura, sull’ambiente e l’impegno dei cantanti

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Ieri era l’Earth Day, la giornata mondiale della Terra, ma come dice lo slogan “Earth Day is everyday”. Per questo, abbiamo deciso di raccogliere le canzoni sull’ambiente e sulla natura più famose, così da avere una sorta di “playlist green” che ci accompagni nella vita di tutti i giorni. Oltre a ciò, vogliamo segnalare gli artisti italiani e stranieri che si stanno impegnando per rendere la propria produzione più sostenibile e che provano a sensibilizzare i fan attraverso la musica. Anche la musica, infatti, ha un impatto ambientale e, cosa più importante, può contagiare le persone tramite la potenza delle note e delle parole.

canzoni sulla natura

Leggi il nostro articolo: “Earth Day 2020, 50 anni di lotta per l’ambiente”

20 canzoni sull’ambiente e sulla natura

Ecco una selezione di canzoni sulla natura e sull’ambiente, italiane e straniere, di fama mondiale (potete ascoltare la Playlist completa nel nostro canale Youtube al seguente link):

1. Piero Pelù – Picnic all’inferno (2019)
2. Adriano Celentano – Il ragazzo della via Gluck (1966)
3. Pierangelo Bertoli – Eppure soffia (1975)
4. Neil Young – Mother Earth (1990)
5. Michael Jackson – Earth Song (1995)
6. Joni Mitchell – Big yellow taxi (2002)
7. Jovanotti – La vita vale (2002)
8. Giorgia – Mal di terra (2007)
9. Laura Pausini – Sorella terra (2008)
10. RIO e Fiorella Mannoia – Il gigante (2010)

11. Bob Dylan – A hard rain’s gonna fall (1963)
12. Nomadi – Ricordati di Chico (1991)
13. Paul McCartney – Despite repetead warnings (2018)
14. Zen Circus – Canzone contro la natura (2014)
15. Sergio Endrigo – Ci vuole un fiore (1974)
16. Eddie Vedder – Society (2007)
17. Bjork – Earth Intruders (2007)
18. Marvin Gaye – Mercy mercy me (The Ecology) (1968)
19. REM – Cuyahoga (1985)
20. Pearl Jam – Whale song (1999)

Non solo canzoni sull’ambiente e sulla natura. Le iniziative dei cantanti

Sono tanti i cantanti che stanno cercando di fare qualcosa in campo ecologico. Infatti, scrivere canzoni sulla natura e sull’ambiente non è l’unica opzione. I cantanti possono contribuire alla causa in molteplici modi. L’iniziativa che ha fatto più scalpore proviene dall’estero. Nel 2019 i Coldplay hanno annunciato che non faranno il tour del loro nuovo album, Everyday Life, finché non troveranno il modo di ridurre drasticamente l’impatto dei concerti:Non andremo in tournée con questo album. Abbiamo deciso di prenderci un po’ di tempo, un anno o due, per capire come il nostro tour, oltre a diventare sostenibile, possa portare benefici concreti”.

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Il mondo della musica infatti non ha un’impronta ecologica irrilevante. Pensate agli aerei, agli impianti di alimentazione negli stadi, alla plastica monouso utilizzata sia dalle band che dai milioni di spettatori presenti ai concerti. Proprio sulla plastica ha posto la sua attenzione il cantante italiano Marco Mengoni. Durante i suoi ultimi tour ha intervallato la scaletta delle canzoni con monologhi per spronare il pubblico a smettere di consumare prodotti di plastica monouso e, più in generale, per riflettere sull’impatto devastante che sta avendo l’uomo sulla natura.

Jovanotti: “Non voglio cambiare pianeta”

Il tema della plastica nei concerti è stato affrontato anche da Jovanotti, seppur il suo tour nelle spiagge abbia sollevato non poche polemiche sul fronte ambientale. Il Jova Beach Party è stato sulla carta organizzato per aver un bassissimo impatto ambientale, tanto che il partner principale dell’iniziativa era proprio il WWF. Durante l’estate però, gli sono state rivolte numerose accuse, soprattutto per quanto riguarda i danni arrecati alla flora e alla fauna. Ricorderete, fra tutte, la polemica sul fratino. Al di là di ciò, Jovanotti ha sempre parlato del bisogno di riconnettersi con la natura, fin dai suoi primi album. Domani uscirà su RaiPlay un video-documentario da lui girato in bici fra Cile e Argentina che si chiama “Non voglio cambiare pianeta”.

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Fiorella Mannoia ed Elisa, in dialogo con Fridays For Future

Due cantanti italiane che da anni si spendono a favore dell’ambiente sono Fiorella Mannoia ed Elisa. La prima ha di recente prestato la sua voce per il cortometraggio sull’acqua “Qualcosa si è rotto”. La seconda sta provando ad attuare una rivoluzione complessiva per quanto riguarda la produzione musicale. Qualche settimana fa ha partecipato ad una diretta del Cameretta Tour 2020, organizzato da Fridays For Future Italia (potete riguardare l’intervista qui). Dialogando con uno degli attivisti, Elisa ha voluto ricordare che i cantanti svolgono un ruolo fondamentale nella crisi climatica, dato il grande pubblico che li segue e il potenziale di contagio che può avvenire attraverso la musica.

Nel concreto, fra le varie iniziative portate avanti dalla cantante, segnaliamo il fatto che il vinile del suo ultimo album Secret Diaries abbia un imballaggio totalmente plastic-free. Ma, ancora più rilevante, Elisa sta portando avanti il suo progetto per uno studio di registrazione totalmente eco-friendly. Costruito con i criteri della bioedilizia, l’edificio sarà alimentato tramite pannelli solari e diventerà uno spazio aperto ai giovani artisti per coltivare il proprio talento. Se dovesse essere realizzato, Elisa dimostrerebbe al mondo della musica che cambiare si può e che bisogna fare molto più di qualche piccolo gesto simbolico.

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Servono altre canzoni sull’ambiente e sulla natura e un coro unanime

Altri colleghi, come la giovane Francesca Michielin, stanno portando avanti iniziative simili, per esempio partecipando a piani di riforestazione e invitando i propri followers a fare lo stesso. Queste iniziative sono alquanto lodevoli e non aspettano altro che essere imitate. Noterete però, dall’elenco fatto sopra, che le canzoni sull’ambiente e sulla natura l’ambiente si possono contare sulle dita di quattro mani; tra l’altro, molti dei titoli sono dello scorso secolo. Alcune canzoni ci saranno sfuggite di certo, ma è evidente che la musica può fare molto di più.

Tramite la propria voce, i cantanti possiedono la magia di cambiare le persone, modificando umore, sentimenti e abitudini. Sarebbe quindi auspicabile che riempissero i loro testi di riferimenti naturali e usassero il proprio talento per parlare della crisi climatica. Ad esempio, i grandi artisti italiani potrebbero dedicare all’ambiente un singolo corale, così come era stato fatto con Domani per il terremoto in Abruzzo.

Piero Pelù: un omaggio a Greta

L’esempio più recente di canzone impegnata per l’ambiente è Picnic all’inferno di Piero Pelù. Lo scorso ottobre ha pubblicato questo singolo in cui “duetta” con Greta Thunberg: le sue parole sono intervallate da alcune parti del discorso che Greta ha tenuto a Katowice nel 2018, fra cui l’ormai celebre slogan: You are never too small to make a difference. Piero Pelù chiama Greta “piccola guerriera scesa dalla luna” perchè, come ha detto lui stesso al Corriere della Sera, è rimasto colpito dalla determinazione del suo messaggio.

Che sia con una canzone coraggiosa come questa o tramite la modifica dei metodi di produzione e riproduzione della propria musica, invitiamo i cantanti a non sprecare la grande opportunità che è stata data loro. La musica è capace di trasmettere un messaggio in modo molto più diretto e veloce di qualsiasi report scientifico. Nella lotta per la giustizia climatica, servono note, melodie e ritornelli che ci ricordino ogni giorno la strada da percorrere.

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L’EcoPost al Green Jazz Village per un comportamento rispettoso dell’ambiente

LEcoPost al Green Jazz Village

L’EcoPost, che del Fano Jazz By The Sea condivide in parte i natali (due redattori sono fanesi), su invito dei responsabili del festival, ha deciso di assistere all’installazione del villaggio temporeaneo (18-28 luglio, durata del festival) di fronte alla magnifica Rocca Malatestiana. Da questa improvvisata collaborazione è nato un video, che riassume la filosofia verde del festival attraverso le parole dei protagonisti.

Il video di presentazione del Green Jazz Village.

Dal canto nostro siamo felici di vedere e supportare a nostra volta questi progetti, poiché siamo convinti che contribuiscano sul medio periodo a sensibilizzare l’utente che, per abitudine o ignoranza, continua a essere ignaro del proprio impatto sull’ambiente circostante, locale e globale. Per questo motivo, abbiamo accettato di contribuire alla sensibilizzazione degli astanti con dei promemoria informativi, che vi inviato a scaricare.

L’anima verde del festival

La musica jazz è portatrice di valori universali, come la fratellanza, ma anche l’ecosostenibilità. È questa la convinzione profondamente radicata in Adriano Pedini, organizzatore (ma ufficialmente direttore artistico) dal 1995 del Fano Jazz By The Sea, che ha portato all’ideazione e alla realizzazione del Green Jazz Village.

Green Jazz Village, visuale bar
L’angolo bar del Green Jazz Village di fronte alla Rocca Malatestiana, location principale del festival.

Una specificità di questo festival che va al di là della musica, è la sua anima verde. Sin dalla sua nascita, il festival possiede nel proprio DNA la ricerca di un contesto storico-cittadino abbinato alle stimolazioni sensoriali offerte dalla natura circostante. Nelle varie location che negli anni hanno radunato migliaia di appassionati e curiosi provenienti dall’Italia e dal resto d’Europa, l’elemento naturale ha sempre giocato un ruolo fondamentale nell’amalgamare la musica e i suoi fruitori.

Rocca Malatestiana (attuale sede), Anfiteatro Rastatt, Marina dei Cesari, ma soprattutto la Gola del Furlo. In quest’ultima, ogni anno si riuniscono ordinatamente e pacificamente tra le 2.000 e le 4.000 persone per il concerto di chiusura del festival. Una suggestiva cornice all’interno dell’omonima riserva naturale, patrimonio dell’entroterra nel nord delle Marche.

La nascita del Green Jazz Village

Da qualche anno poi, si è cercato di dare un’ulteriore spinta in termini di sostenibilità ambientale, che si riassume nel Green Jazz Village. Un villaggio aperto a tutti, facile da raggiungere a piedi o in bici, e dove a non essere di casa sono solo la plastica e la discordia. Composto di chioschi in legno, tanto semplici quanto spogli, serviti da corrente elettrica generata da pannelli solari, dove si possono gustare panini, focacce e piadine di produzione strettamente locale.

Green Jazz Village: un inizio piuttosto che un traguardo

Seppure questi festival, per scelta o per esigenza, non possano dirsi a “impatto zero“, incluso il Fano Jazz, assai significative sono però la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità, che vengono poi catalizzate nel messaggio che si prodigano a trasmettere.

L’augurio spassionato del L’EcoPost è quello che il Fano Jazz Festival possa portare avanti con sempre maggior efficienza e convinzione questo connubio tra musica jazz ed ecosostenibilità. Continuando a rinnovare e perfezionare la propria offerta verde, fino ad arrivare a rappresentare un modello per tutti gli eventi culturali e non del territorio.

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