Legno, l’economia circolare cresce costantemente

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Grazie al sistema Rilegno sono state avviate a riciclo circa 2 milioni di tonnellate di legno, negli ultimi 12 mesi. Si stima che la filiera garantisca intorno ai 6mila posti di lavoro e un risparmio, in termini di anidride carbonica, prossimo al milione di tonnellate annuale.

Il mondo Rilegno

Rilegno è un consorzio nazionale. Esso raccoglie, recupera e ricicla imballaggi in legno. Nato nel 1997, in seguito all’entrata in vigore del Decreto Ronchi (Decreto legislativo 22/1997). Operando all’interno della sfera CONAI, il consorzio nazionale imballaggi, ha il compito di garantire il raggiungimento di obiettivi, fissati dalla legge, per il recupero degli imballaggi legnosi. L’importante mission di Rilegno è quella di garantire modelli sostenibili di produzione e consumo.

I settori ove il consorzio è impegnato sono svariati. Al fine di ottimizzare le prestazioni degli imballi, estendendone e migliorandone l’utilizzo, si occupa di prevenire la produzione del rifiuto. Oltre a ciò raccoglie gli scarti, provenienti sia da superficie pubblica che dalle sedi commerciali e industriali. Estrae la materia prima legnosa da ogni volume raccolto e, infine, favorisce l’economia di manufatti ottenuti dal riciclo, stimolandone il riutilizzo.

Rilegno: un nuovo orizzonte per l’economia circolare del legno

Un anno di successi

“La crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando ci ha lasciato alcune incognite. I dati del 2019, però, confermano un trend in costante crescita. La raccolta gestita dal Consorzio è stata portata al massimo livello mai raggiunto dal sistema.” Afferma Nicola Semeraro, il presidente di Rilegno. Il consorzio da lui gestito, infatti, ha registrato un’annata di successi, durante lo scorso anno. Per quanto riguarda la prima metà del 2020, nonostante le ovvie difficoltà legate alla pandemia, Rilegno non ha mai fermato il suo ciclo di economia circolare. Il sistema ha infatti continuato a garantire anche in questo difficile anno la raccolta e l’avvio al riciclo del legno sull’intero territorio peninsulare.

È anche grazie al consorzio se le cassette per l’ortofrutta dismesse diventano componenti per una cucina o un tavolo e se il pallet si trasforma in un arredo di design all’ultimo grido. Nei 12 mesi dell’anno scorso, Rilegno ha raccolto e avviato a riciclo 1 milione 967mila tonnellate di legno, incrementando il suo volume di materia prima del 1,77% sulle dodici mensilità 2018. In tal maniera si è dato un contributo sostanziale, non trascurabile, al raggiungimento di quella percentuale del 63,11% di riciclo per gli imballaggi in legno in Italia che è tra le più alte d’Europa. La UE, infatti, chiede ad ogni Paese membro di attestarsi annualmente su una soglia – decisamente troppo bassa – del 30%. Il dato italiano è oltre il doppio di quell’insufficiente valore.

Legno e riciclo

La maggior parte di tutto questo legno accumulato è composta di pallet, imballaggi industriali e ortofrutticoli, confezioni di alimenti. Ben 676mila tonnellate della quantità raccolta, comunque, provengono dalla pulizia urbana. Grazie a convenzioni bilaterali stipulate tra Rilegno e ben 4mila 545 Comuni italiani, confluiscono nel sistema moltissimi materiali provenienti dal consumo domestico. Vecchi mobili, cassette di vino e liquore o per ortofrutta, nonché tappi in sughero, tutti questi materiali giungono all’interno del consorzio grazie all’impegno delle amministrazioni locali.

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Nel grafico semplificato di Legambiente, una spiegazione di come operi l’economia circolare

Per quanto riguarda le circoscrizioni regionali, quelle che forniscono a Rilegno la maggior quantità di materia prima sono, naturalmente, le più popolose: Lombardia (484mila tonnellate, valore prossimo al 25% del totale), Emilia Romagna (278mila), Piemonte (171mila), Veneto (poco distante, a 162mila tonnellate) e Toscana (152mila).

L’attività di rigenerazione del pallet è fondamentale in un’ottica di prevenzione. Va dunque sottolineato quest’aspetto. Grazie alle 839mila tonnellate di pallet riparate e ripristinate, sarà possibile reimmettere sul mercato oltre 60 milioni di pallet già utilizzati, evitando di doverseli procurare nuovamente.

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Una seconda vita per il legno

Dopo la raccolta, gran parte del legno viene riciclato in stabilimenti situati nell’Italia del Nord; la zona che, come abbiamo visto, è quella che ne avvia al riciclo la maggior quantità. Questi impianti sono in grado di destinare un’altissima percentuale di materiale legnoso che riciclano (siamo intorno al 95%) alla creazione di pannelli truciolari. Tale produzione è indispensabile all’industria del mobile. Questi siti, inoltre, trasformano il legno già utilizzato in pannelli OSB (Oriented Strand Board, una tavola composta di trucioli lunghi e stretti), pallet block, blocchi di legno cemento destinati all’edilizia e pasta di legno per cartiere e compost. Gran parte del fabbisogno di legno dell’industria del mobile italiana è soddisfatto da materia riciclata. Il legno, ricordiamo, è uno dei materiali più riutilizzabili in assoluto.

Diagramma concettuale dell’ottimizzazione per i materiali legnosi impiegati nel settore arredo, il più vicino alla vita quotidiana di tutti noi, secondo i principi dell’economia circolare. Grafico: Home Green Blog

L’impegno di Rilegno sorregge dunque un indotto veramente capace di ridare vita a quel legno che riterremmo lacero, usurato e inutilizzabile. Il sistema rappresenta appieno le virtù del riciclaggio e lo fa trattando di un materiale importante come il legno. Riutilizzare questa materia prima ci consente di apprezzare al meglio il valore del legno; salvare alberi, evitare importazioni di legname dall’estero le quali, in alcuni casi, potrebbero essere fonte di disboscamento forsennato e preservare una situazione idrogeologica già non ottimale come quella italiana. Una buona gestione forestale deve proprio evitare l’aumento di questo rischio e tutti i problemi ad esso connessi. È davvero piacevole raccontare una storia di successo come quella di Rilegno.

Rilegno, prospettive future

“Questa paralisi mondiale dovuta al COVID-19 ci costringe a rivedere i nostri stili di vita e le nostre scelte ad ogni livello. Governo, impresa e individuo. Dobbiamo orientarci ai valori e ai principi della sostenibilità e della protezione dell’ambiente e dell’ecosistema in cui viviamo. E dal momento che la sostenibilità passa anche dai materiali che utilizziamo, siamo convinti che il legno sia il materiale su cui puntare per un futuro ecosostenibile. Naturale, circolare, riciclabile all’infinito e sostenibile per eccellenza, il legno è certamente la risposta migliore per un’economia che vada di pari passo con il rispetto dell’ambiente e dell’uomo.” Conclude Semeraro. Difficilmente qualche parte di questa sua intervista suonerà nuova a chi legge abitualmente l’EcoPost.

La filiera del riciclo del legno offre ancora importanti margini di sviluppo. Una ricerca condotta lo scorso anno dal Centro Studi MatER del PoliMi, il Politecnico di Milano, ha stimato che il sistema di riciclo del legno sostenuto da Rilegno generi un impatto economico di 1,4 miliardi di euro. Tale dato si riferisce soltanto al recupero di legno. Se ci aggiungiamo anche il riutilizzo si raggiungono i 2 miliardi di euro. Ciò significa creare un numero di posti di lavoro vicino ai 6mila e abbattere le emissioni di anidride carbonica CO2 di quasi un milione di tonnellate. Niente male.

Diciamolo dunque una volta in più, riciclare è la strada giusta.

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Birra dagli scarti del pane: l’idea di ToastAle

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Si chiama ToastAle ed è stata fondata nel 2016 da Rob Wilson, a Londra. Un esempio lampante di come, quando ci sia la volontà di abbinare sensibilità ambientale e imprenditoria, si possa facilmente raggiungere un equilibrio che porta benefici tanto all’azienda quanto al mondo in cui viviamo. L’idea di partenza è piuttosto semplice. Reperire da fornai e panifici il pane che, alla fine della giornata, verrebbe buttato nella spazzatura per riutilizzarlo in una particolare ricetta che darà come prodotto finito della birra.

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ToastAle e la lotta allo spreco alimentare

Il problema dello spreco alimentare è uno di quelli che ha il maggiore impatto ambientale su scala globale. Il settore agroalimentare contribuisce a circa il 20% delle emissioni di gas serra antropogenici per tutta una serie di motivi: deforestazione, colture intensive, sovrasfruttamento dei mari, utilizzo di antibiotici e fertilizzanti e via dicendo. Con una popolazione mondiale in crescita verticale ed il parallelo peggioramento dello stato di salute del pianeta risulta piuttosto difficile da comprendere come una così alta quantità di cibo possa essere sprecato. Solo nel Regno Unito il 44% del pane prodotto non viene consumato.

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I dati FAO ci dicono che globalmente un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura. Se lo spreco alimentare fosse una nazione sarebbe la terza in graduatoria per emissioni di gas serra, dopo Stati Uniti e Cina. Stiamo parlando di 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti commestibili che vengono gettati ogni anno, per i motivi più svariati. Sebbene buona parte di questi vengano scartati durante le varie fasi del loro ciclo produttivo, dalla produzione alla vendita, è altrettanto vero che circa il 40% dello spreco alimentare avviene tra le mura domestiche.

Il procedimento di produzione della ToastAle

Il procedimento è piuttosto semplice. Una volta ritirato il pane dai vari panifici convenzionati, questo viene inserito nella miscela di grani che vengono utilizzati per fare la birra. La proporzione all’interno del composto è di circa 1/3 del totale. Le varietà di birra prodotte da ToastAle sono 4 ed il prezzo si aggira intorno alle 2 sterline a bottiglia. L’ammontare di fette di pane riciclate dalla sua nascita si aggira invece intorno al milione.

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L’azienda ha anche effettuato un conteggio sull’ammontare di emissioni di CO2 non immesse in atmosfera grazie alla loro attività; una cifra che raggiunge le 32 tonnellate di CO2. Utilizza solo vetro e alluminio riciclato per il proprio packaging e devolve il 100% dei propri profitti in beneficienza, principalmente per finanziare progetti che combattono proprio lo spreco alimentare. L’azienda ha inoltre una lunga lista di certificazioni sia per meriti ambientali ma anche sociali come la certificazione B Corp. L’ “impact report” di ToastAle è consultabile sul loro sito web.

Imprenditoria ed ambiente possono convivere

Come se tutto ciò non bastasse ToastAle ha in serbo per i suoi fan un’ultima chicca. Iscrivendosi alla loro newsletter si riceverà via mail la ricetta di una delle loro birre con una scheda in cui vengono illustrati tutti i passaggi necessari per il confezionamento. ToastAle ha infatti già condiviso i propri segreti con altri 43 birrifici con lo scopo di espandere la lotta allo spreco del pane. La loro birra è acquistabile online o, ancora meglio, gustabile in una miriade di pub del Regno Unito. La lista dei pub in cui viene servita è consultabile sul loro sito web.

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Un esempio virtuoso di imprenditoria green che dimostra ulteriormente, e come se ce ne fosse ulteriormente bisogno, che profitto e sostenibilità ambientale sono due lati della stessa medaglia. É ancora presto per dire se ToastAle rivoluzionerà o meno il mondo della produzione della birra. Ciò che possiamo fare è brindare alla loro idea ed augurargli di riuscirci.