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Gli assorbenti lavabili come soluzione "zero waste" L'EcoPost – Una guida alla sostenibilità

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I due colossi del Web hanno annunciato la loro volontà di raggiungere la neutralità climatica. Facebook e Google si aggiungono così alla lista delle grandi compagnie che hanno deciso di prendere una posizione decisa nella lotta al riscaldamento globale. Sebbene sia lecito avere tutti i dubbi del caso, almeno fino a quando gli obiettivi e le tempistiche non saranno rispettati, si tratta comunque di un primo passo nella giusta direzione. Solo il tempo ci dirà se si tratta di greenwashing, oppure di una vera e propria svolta ambientalista.

Neutralità climatica: cos’è e come raggiungerla

Quello della neutralità climatica è un concetto che viene spesso ripetuto, anche in campo politico. Il termine è lo stesso che è stato utilizzato per definire i target ambientali, non solo delle compagnie, ma anche di diversi provvedimenti politici quali il Paris Agreement ed il Green New Deal. Questa è la definizione che si può trovare nel sito del Parlamento Europeo: “Le emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Quando si rimuove anidride carbonica dall’atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio. Per raggiungere tale obiettivo, l’emissione dei gas serra dovrà essere controbilanciata dall’assorbimento delle emissioni di carbonio”.

Parliamo dunque di una pratica considerata particolarmente virtuosa e che, se portata avanti con coerenza e costanza, potrebbe costituire già da sola la soluzione al problema dei cambiamenti climatici. In questo senso l’ago della bilancia sarà la velocità con la quale questi obiettivi verranno raggiunti, su tutti i livelli della società.

Non solo Facebook e Google: le altre compagnie che hanno preso l’impegno

La notizia più sorprendente riguarda l’inaspettata mossa da parte di Facebook. In una nota pubblicata sul web l’azienda di Marc Zuckerberg ha annunciato che “nel prossimo decennio Facebook lavorerà per ridurre le emissioni carboniche dalle sue operazione, includendo anche quelle dei propri fornitori e dei propri clienti, cercando al contempo di fare la propria parte nello sviluppo di nuove tecnologie per l’assorbimento di carbonio dall’atmosfera e rendendo i nostri processi il più efficienti possibile”.

Una posizione condivida anche da Google che, in realtà, già nel 2007 aveva annunciato la stessa cosa, diventando 10 anni dopo “carbon neutral” o “ad impatto zero”. L’energia utilizzata dalla compagnia è infatti al 100% rinnovabile, tuttavia non si è ancora riusciti ad eliminare completamente le emissioni relative ad altri settori. Un obiettivo che l’azienda spera di raggiungere nel più breve tempo possibile.

I due esempi sopra citati hanno seguito la leadership di Microsoft ed Apple, che hanno dichiarato già da qualche tempo di voler raggiungere la neutralità climatica in tutte le loro attività: dall’energia utilizzata, al reperimento delle materie prime, passando per l’utilizzo e lo smaltimento dei propri prodotti.

Si tratta di obiettivi ambiziosi e difficili da raggiungere, ma considerata la potenza di fuoco dei soggetti è lecito pensare che, se c’è qualcuno che può riuscirci, sono proprio loro. Le date stabilite per ottenere questi risultati varia in base ai soggetti coinvolti, tra il 2030 ed il 2040.

Le criticità verso la neutralità climatica

Siamo ormai abituati ad ascoltare belle parole in favore dell’ambiente da parte delle personalità più influenti della nostra epoca, senza che poi queste vengano tramutate in fatti concreti. Senza girarci troppo intorno, c’è il rischio che anche questa volta accada lo stesso. Tuttavia, prima di giudicare, bisognerà ancora aspettare per capire se queste compagnie stiano facendo sul serio, oppure no.

Resta anche il problema delle emissioni storiche. Se infatti è possibile che nei prossimi anni l’impatto ambientale di queste aziende potrà diminuire fino ad arrivare a zero, ci sono comunque delle criticità legate all’impronta ecologica, per così dire, “storica” di alcune delle realtà economiche con il più alto fabbisogno energetico su scala globale. Una problematica che si proverà a risolvere, per lo più, attraverso attività di riforestazione e rimboschimento. Una pratica ormai molto diffusa che permette di acquistare dei “crediti di carbonio” per compensare le emissione di gas serra. Il rischio, anche in questo caso, è che l’utilizzo di questi crediti di carbonio permetta alle aziende di continuare ad inquinare impunemente. Nel panorama ambientalista esistono sia i sostenitori di questa pratica, sia i detrattori. Altro nodo cruciale della questione sarà il modo in cui verranno calcolate le emissioni. Se infatti, per raggiungere la tanto agognata neutralità climatica, basterà avere equilibrio tra l’anidride carbonica emessa e quella “sequestrata” attraverso pratiche virtuose, ma comunque discusse per vari motivi, potrebbero sorgere delle problematiche importanti.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda però la possibile influenza che i quattro colossi citati nell’articolo possono avere sull’economia globale. Un’arma che, se usata a dovere, potrebbe rivelarsi decisiva nella lotta climatica.

Insomma, solo il tempo ci dirà se si tratta dei soliti slogan ambientalisti utilizzati per guadagnare consenso oppure di una vera e propria svolta green. Un futuro a emissioni zero, in un lasso di tempo relativamente breve, è l’unica chance che abbiamo per fermare i cambiamenti climatici. E i big dell’economia mondiale possono, e devono, giocare un ruolo fondamentale.

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