Api, una strage silenziosa: siamo al punto di non ritorno?

Sembra ormai segnato il destino delle api, meravigliosi animali essenziali per la sopravvivenza del genere umano e dell’ecosistema. Sempre più stremate dall’impatto antropico e dal clima che cambia, si rischia di raggiungere il punto di non ritorno nel giro di pochi anni, con conseguenze drammatiche per l’intero Pianeta.

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L’incessante sterminio (consapevole) delle api potrebbe portare al declino della specie umana.
Immagine: Beatrice Martini

Le api, un tesoro inestimabile (anche per le nostre tavole)

Grazie alla loro operosità, questi insetti permettono l’impollinazione di molti fiori e piante, spesso distanti tra loro, facilitandone anche il rimescolamento dei semi.

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Un’ape intenta nel riempire le sacche polliniche situate sulle zampe posteriori le quali, quando piene, si stima rappresentino circa il 30% del peso complessivo dell’animale.
Immagine: Beatrice Martini

Si calcola che siano responsabili del 70 % circa delle impollinazioni di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta, dando un contributo incredibile alla biodiversità.

Solo in Europa si stima che l’84% delle 264 specie coltivate dipendano dall’impollinazione degli insetti e che ben 4000 diverse varietà vegetali sopravvivano grazie alle api. Senza queste ultime molta frutta e verdura sparirebbe dalle nostre tavole per sempre.

Leggi anche: “Riscaldamento globale e criminalità: aumentano i ladri di api”

Le api, bioindicatori per il monitoraggio dell’inquinamento

Dal 1962, l’ape è stata sempre più impiegata nel monitoraggio dell’inquinamento ambientale, provocato dai metalli pesanti in ambito urbano e dai pesticidi nelle zone rurali. Due sono gli indicatori che attestano la malasanità di un ambiente: l’elevata mortalità dell’insetto o la presenza di metalli pesanti nel miele, nel polline e nelle sue larve.

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Le cause principali da associare alla drammatica moria delle api sono da ricercare in fattori quali l’inquinamento, malattie, pesticidi e perdita di porzioni del proprio habitat.

Tra i fattori che spingono questi insetti verso il punto di non ritorno: il cambiamento climatico, pesticidi e malattie. L’uomo, con le sue pratiche agricole ad alto impatto ambientale rappresenta la prima minaccia per la sopravvivenza degli impollinatori ed il conseguente equilibro dell’ambiente.

Che siano allevate o selvatiche, le popolazioni di api stanno subendo gravi perdite in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in Brasile, Giappone e in Africa, preannunciando l’imminente punto di non ritorno. Insieme alle api, per le stesse cause, si registra un declino drammatico anche di altri insetti impollinatori: bombi, farfalle e falene.

Grazie alla ricerca siamo in grado di affermare che la responsabilità di tale massacro è da imputare esclusivamente alle azioni dell’uomo; possiamo dunque parlare di un vero e proprio genocidio. Come scrivono Alessandro dal Lago, Antonio Volpe, Massimo Filippi nel loro libro Genocidio animale:

“Se gli animali vivono, sentono e desiderano, come può essere inquadrata la loro incessante messa a morte se non nei termini di un genocidio legalizzato?”

Leggi anche: “Parlamento europeo per l’ambiente: voto a favore delle api”

E’ possibile un mondo senza api?

Senza il processo dell’impollinazione cesserebbero gli incroci di polline tra piante lontane, con gravissime conseguenza per gli organismi che direttamente o indirettamente dipendono da esse, uomo compreso. Le api dunque non sono solo mere produttrici di miele ma, bensì, regolatrici dell’ecosistema e dei raccolti su cui basiamo la nostra dieta.

Da tempo la comunità scientifica denuncia questa strage silenziosa ed i suoi carnefici: il timore è il raggiungimento del punto di non ritorno con il quale si dovrà fare presto i conti. Qualche passo nella giusta direzione, però, è stato fatto dall’Europa negli ultimi due anni.

Nel 2018 la Commissione europea ha presentato “l’iniziativa per gli impollinatori dell’UE“, la prima proposta sugli insetti impollinatori che coinvolge l’intera Comunità Europea. L’obiettivo è quello di sensibilizzare sul tema, informare sul declino degli impollinatori e verificarne le cause.

Il 18 dicembre 2019 il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione per chiedere alla Commissione delle azioni più mirate alla tutela degli impollinatori selvatici, assegnando maggiori fondi per la ricerca e un’ulteriore riduzione nell’uso di pesticidi.

Soluzioni alternative ai pesticidi?

Il ripristino degli habitat naturali degli insetti impollinatori, insieme alla ripianificazione agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare l’ulteriore diminuzione o scomparsa delle loro popolazioni.

Preservare delle porzioni di prato accanto ai campi coltivati può incrementare l’abbondanza e la diversità di molte specie di impollinatori, che a loro volta migliorano la resa delle colture e la rimuneratività dell’azienda. Pratiche simili permettono la conservazione anche dei nemici naturali di quei parassiti che l’uomo solitamente contrasta con insetticidi e fungicidi.

Bee my Future: il progetto di Lifegate per salvare le api

Lifegate ha attivato il progetto “Bee my Future” che sostiene l’allevamento di 14 alveari, grazie al lavoro di un apicoltore esperto, nella provincia di Milano. Il miele in questione viene prodotto esclusivamente seguendo i principi del biologico ed il suo acquisto permette il finanziamento e l’aumento delle arnie.

L’idea nasce con l’intento di donare alle api il riparo necessario dai fattori che ne limitano la sopravvivenza soprattutto durante la sciamatura.

Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle api

Concepita dall’ONU nel 2017, questa giornata punta alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa l’affascinante mondo delle api e sulle problematiche ambientali che le stanno mettendo in ginocchio.

Leggi anche: “L’estinzione delle api sarà l’inizio della fine”

L’informazione del singolo è essenziale per evitare il raggiungimento del punto di non ritorno. Per prepararvi a questa giornata, e ad una migliore comprensione del loro mondo, vi consigliamo alcune interessanti letture. Potete trovare i link all’acquisto sotto ogni immagine!

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Greta Thunberg all’UE: la vostra casa brucia e voi vi arrendete

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E’ giustamente passato in secondo piano l’intervento di Greta Thunberg a Bruxelles di giovedì scorso. Riteniamo però doveroso, data la natura del nostro blog, riportare le parole che l’attivista svedese ha pronunciato alla riunione dei ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea. Che sono, come è ormai nel suo stile, parecchio pungenti.

Una dura risposta alla Legge sul clima

“Da più di un anno e mezzo stiamo sacrificando la nostra educazione per protestare contro la vostra inoperosità. A settembre oltre 7 milioni e mezzo di persone hanno marciato chiedendovi di unirvi dietro la scienza, per dare a noi un futuro sicuro”.

Così è iniziato l’intervento di Greta Thunberg al Paramento Europeo, in risposta alla nuova “Legge climatica” presentata dalla Commissione. La legge prevede un azzeramento delle emissioni entro il 2050 e il taglio del 50% entro il 2030. La legge però dovrà essere esaminata dal Consiglio e dall’Europarlamento prima di diventare legalmente vincolante. L’Italia e altri undici Paesi hanno scritto alla Commissione per accelerare i tempi sull’aumento del taglio delle emissioni al 2030.

Le parole di Greta Thunberg a riguardo però sono state dure: “L’UE, presentando questa legge sul clima che prevede di azzerare le emissioni entro il 2050, sta indirettamente ammettendo la resa, la rinuncia. State rinunciando all’accordo di Parigi, state rinunciando alle vostre promesse, e state rinunciando a fare tutto il possibile per assicurare un futuro sicuro ai vostri stessi figli.”

Il 2050 è troppo lontano

E continua: “Non abbiamo bisogno di obiettivi per il 2030 o il 2050. Ne abbiamo bisogno per il 2020 e per ogni anno a venire. Dobbiamo iniziare a tagliare le nostre emissioni drasticamente, adesso. I vostri lontani obiettivi non significheranno nulla se le emissioni continueranno seguendo un “business as usual” anche solo per ancora pochi anni. Ciò, infatti, significherebbe utilizzare tutto il nostro bilancio di carbonio prima ancora di raggiungere gli obiettivi del 2030 o 2050.”

Qui Greta si riferisce al Global Carbon Budget 2019, un dossier che presenta una valutazione delle emissioni antropogeniche di biossido di carbonio (CO2) e loro ridistribuzione nell’atmosfera.

Greta denuncia poi come il bilancio di carbone non sia mai stato preso in considerazione nelle politiche di oggi e non sia mai stato comunicato dai principali media. “Ed eccovi qua – accusa Greta – mentre cercate di creare leggi e politiche senza conoscere i fatti, facendo finta che i vostri piani e le vostre policy, che non tengono conto della scienza, potranno in qualche modo risolvere la più grave crisi che l’umanità abbia mai affrontato.

Fate finta che una legge che nessuno è obbligato a rispettare sia una legge. Fingete di poter diventare leader del clima ma comunque costruite e finanziate nuove infrastrutture di fonti fossili. Come se tutto questo non rischierà di infrangere l’intero accordo di Parigi. Continuate a fare finta che una manciata di parole vuote scacceranno questa emergenza”.

Il “Gas New Deal” dell’UE

Queste accuse lanciano direttamente in faccia ai parlamentari UE la loro decisione di febbraio di stanziare 29 miliardi di euro alle fonti fossili. Un provvedimento che rischia di mettere a repentaglio gli obiettivi dell’impegno climatico dell’Europa.

Leggi il nostro articolo: “Da Green New Deal a Gas New Deal. L’UE ci ricasca”

Anche se nel 2019 si è registrato un rallentamento della crescita delle emissioni, resta il fatto che le emissioni continuano a crescere. L’unica vera soluzione sarebbe una decrescita o uno stop totale. Si unisce a questa idea anche il responsabile delle politiche per il clima di Greenpeace Europa Sebastian Mang. “Senza obiettivi al 2030 basati sulla scienza – dice Mang – né misure per porre fine ai sussidi ai combustibili fossili, ci stiamo preparando al fallimento. Il momento di agire è ora, non tra 10 anni”.

La vostra casa brucia e voi non avete fatto nulla

Il discorso di Greta non ha mancato di toccare le corde più emotive degli ascoltatori, menzionando più volte il futuro dei loro stessi figli. Una metafora da lei utilizzata e che rimarrà sicuramente impressa nella mente di tutti è quella della casa in fiamme.

“Quando i vostri bambini hanno fatto scattare l’allarme antincendio, voi siete usciti per controllare e annusare l’aria. Avete appurato che la casa stesse bruciando davvero, e che non era un falso allarme. Ma poi siete tornati dentro a finire la vostra cena, a guardare il vostro film e siete andati a dormire senza nemmeno chiamare i soccorsi. Mi dispiace ma questo non ha alcun senso. Quando la tua casa va a fuoco non aspetti qualche anno per iniziare a spegnere le fiamme.

“La natura non scende a patti”

E conclude dicendo questo: “Più continuate a scappare dalla verità, più grande sarà il tradimento verso i vostri stessi bambini. […] Voi stessi avete dichiarato che siamo in un’emergenza climatica e ambientale. […] Adesso dovete provare che ci credete davvero”.

“Non saremo soddisfatti di nulla se non di una soluzione basata sulla scienza, che ci dia la possibilità di salvaguardare le condizioni di vita future dell’umanità e della vita per come la conosciamo. Qualunque altra cosa è una resa. Questa legge sul clima è una resa. Perché la natura non scende a patti. Perché non si possono fare compromessi con la fisica. E noi non vi permetteremo di arrendervi sul nostro futuro”.

Greta Thunberg durante il discorso ai parlamentari

Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha poi prontamente risposto a questo intervento. “L’analisi di Greta sulla nostra proposta – dice Timmemans – è basata sul bilancio di carbonio e sul fatto che gli obiettivi di riduzione dovrebbero essere più alti. Io ho provato a spiegarle che noi usiamo un altro approccio e siamo più ottimisti di lei sulle tecnologie emergenti. Ma, se non ci fosse stata lei e il modo in cui ha mobilitato due generazioni di giovani probabilmente oggi non staremmo neanche discutendo una legge sul clima”.

Il virus non deve togliere l’attenzione dal clima

Lo stesso Timmermans, ha poi di recente sostenuto che la legge è importante per mantenere la crisi climatica all’ordine del giorno, mentre l’Europa si confrontava con altre emergenze come il coronavirus. E un po’ queste parole fanno eco a quello che Antonio Guterres ha detto riguardo al clima. Un problema che, dice il Segretario Generale delle Nazioni Unite, che non deve essere perso di vista, nonostante l’emergenza del virus.

A questo proposito, dopo la conferenza è stato chiesto a Greta se non sia stanca di inviare sempre lo stesso messaggio, Greta Thunberg ha risposto che “la gente non ascolta e i media non riportano quello che dico. Dunque dovrò continuare. I media scrivono molto su di me e su cosa faccio, ma non sul contenuto di quello che dico. Parlano forse del clima, ma non della crisi climatica”.

Dopodiché l’attivista svedese si è unita alla manifestazione di Fridays For Future che si teneva davanti al palazzo dove si erano riuniti i ministri.