«Voli verso il nulla»: i nuovi viaggi insostenibili

Valigia in mano, check-in fatto: pronti alla partenza. Dopo mesi di astinenza, molti passeggeri potranno ricominciare a guardare il mondo dall’alto. Ma questo “ritorno alla normalità” esula completamente da ogni viaggio convenzionale: si salirà sull’aereo e, dopo un tour panoramico, si ritornerà a casa. Si chiamano «voli verso il nulla» e sono la nuova moda del momento. Così, si evita la quarantena una volta atterrati. In 10 minuti, tutti i biglietti sono stati venduti. A pagare le conseguenze di questo sfizio, c’è il pianeta.

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Voli verso il nulla

L’Australia viene definito uno Stato-continente: per estensione, è il sesto Paese più grande al mondo. Difficile poter percorrerlo in automobile, vista la diversità del paesaggio e le zone desertiche. L’ideale per riuscire a vedere le principali attrazioni turistiche è sorvolarne i siti di maggiore interesse storico e culturale. In questo modo, si raggiungeranno mete famose come la Grande Barriera Corallina, le isole Whitsundays e l’Uluru, il monolite sacro, visibile a chilometri di distanza.

Sette ore per ammirare dall’oblò e degustare i piatti preparati dallo chef Neil Perry. Anche il prezzo del viaggio è salato: dai 572 dollari ai 2754. Così, Qantas -che è la più grande compagnia aerea australiana- vuole mitigare gli effetti economici negativi dello stop dovuto alla pandemia.

“Per coloro a cui manca l’eccitazione del viaggio o che desiderano salutare (da lontano) amici e familiari che si trovano in un altro Stato, offriamo il volo panoramico Great Southern Land, utilizzando il nostro aereo B787 Dreamliner, solitamente riservato a tratte internazionali a lungo raggio, con le finestre più grandi di qualsiasi aereo passeggeri” si legge nel sito ufficiale di Qantas. Un’operazione di marketing per risanare, almeno in parte, le casse in perdita.

In ogni caso, «è probabilmente il volo che è diventato sold-out in minor tempo nella storia della compagnia» ha affermato Alan Joyce, CEO dell’azienda.

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Altri esempi di voli verso il nulla: Taiwan

Quello australiano non è l’unico esempio di viaggi verso il nulla. Le restrizioni imposte in tutta l’Asia hanno portato le compagnie a cercare il modo per evitare il fallimento.

I cosiddetti “voli falsi” sono stati pensati a giugno a Taiwan. I passeggeri si sono recati all’aeroporto internazionale di Taipei, hanno passato le misure di sicurezza e sono stati imbarcati. I fortunati sono stati selezionati attraverso una lotteria social, postata sull’account Facebook ufficiale. Più di 7000 persone hanno tentato di salire a bordo, 180 sono risultate vincitrici. Un tour di mezza giornata, per tornare alla normalità.

Vista la grande partecipazione, si è deciso di riproporre il viaggio per la festa del papà, che a Taiwan si celebra l’8 agosto. Così, EVA Air ha messo a disposizione il suo A330, chiamato Hello Kitty Dream jet. Una modalità innovativa, con tutti i comfort riservati alle classi elevate: wi-fi a bordo, varie modalità di svago e un pasto creato da uno chef stellato. Il tutto per la modica cifra di 180 dollari.

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Viaggi panoramici…e un po’ tristi

La compagnia giapponese ANA ha proposto un volo panoramico di un’ora e mezza sulla tratta Narita-Honolulu. I viaggiatori, accolti dal personale di bordo, potranno scorgere le Hawaii. Addirittura, coloro i quali si presenteranno con una camicia a fiori, avranno ulteriori sconti. In ogni caso, si sottolineano l’affidabilità e la sicurezza.

Anche la Singapore Airlines sta puntando sui voli verso il nulla, prevedendo una loro comparsa sul mercato per fine ottobre. Le idee sono molte e, come ribadito dalla compagnia a CNN Travel, le modalità di erogazione del servizio saranno molteplici, per soddisfare la voglia di immaginare di varcare i confini dello Stato. Questo è possibile anche grazie a sussidi statali, forniti per aiutare il settore in questo periodo difficile.

IATA, l’Associazione Internazionale Trasporto Aereo, conferma che, per ritornare ai flussi pre-Covid, si dovrà attendere il 2024.

Il vero costo del biglietto

Il report pubblicato da ICCT (The International Council on Clean Transportation) per l’anno 2018 confermava l’aumento di gas serra sprigionati dai voli. L’anidride carbonica dovuta ai viaggi commerciali è aumentata del 32% negli ultimi sette anni rispetto alle 765 milioni di tonnellate di CO2 del 2013. La maggior parte sono domestic flights, ossia spostamenti all’interno del proprio Stato. In Asia, si sono registrati i tassi maggiori di emissioni.

I voli verso il nulla sono, ancora una volta, la dimostrazione che si deve cambiare mentalità per poter salvare il pianeta dalla crisi ambientale. Gli aerei ci permettevano di coprire grandi distanze in un tempo considerevolmente minore rispetto alla nave o all’automobile. Ma questa emergenza deve farci aprire gli occhi sulle azioni superflue e le comodità a cui eravamo abituati e che non ci possiamo più permettere.

Follia ad alta quota: voli vuoti per preservare le rotte

Voli “fantasma” che sorvolano i cieli, completamente vuoti. Litri e litri di carburante che vengono sprecati. Emissioni che vengono generate gratuitamente, senza che ce ne sia un vero motivo.

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Il Coronavirus e i voli vuoti

Con l’avanzare del temuto Co-vid19 è inevitabile che siano innumerevoli i voli ad essere rimasti vuoti. Su tutti, e a ragion veduta, quelli che transitano lungo le rotte dei paesi più colpiti quali, ad esempio, Italia, Cina, Hong Kong, Corea del Sud e via dicendo. La soluzione naturale sarebbe un calo nella frequenza di volo su determinate tratte ma per via di una regola, diciamo così, rivedibile dell’Unione Europea le compagnie sono costrette ad operare almeno l’80% dei voli già “prenotati” su quella rotta con il rischio, altrimenti, di vedere cancellata la propria priorità su determinate destinazioni.

Una regolamentazione che vale, per fortuna, solo per i voli intercontinentali. Ed ecco che, per far sì che la propria tratta non sia ceduta ad un concorrente, le compagnie sono costrette a far partire voli completamente vuoti generando un alto quantitativo di emissioni che, almeno in questa situazione, potremmo tranquillamente risparmiarci.

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Quali soluzioni

Una situazione che non porta vantaggi praticamente a nessuno e che preoccupa gli operatori del settore. Il Segretario dei Trasporti del Regno Unito, Grant Shapps, ha dichiarato di essere “particolarmente preoccupato. Per soddisfare questa la regola 80/20 le linee aree sono costrette a far decollare voli con pochissimi passeggeri. A volte sono addirittura vuoti. Il tutto solo per conservare i propri vantaggi. Uno scenario del genere non è accettabile. Non è negli interessi del settore, dei passeggeri né tanto meno dell’ambiente. Tutto ciò deve essere fermato”.

Delle preoccupazioni più che fondate soprattutto nel momento in cui la regola che sta costringendo le compagnie a percorrere queste tratte è stata momentaneamente sospesa per i voli che riguardano le zone asiatiche più colpite dal virus. La speranza è che sia solo questione di tempo prima che venga preso lo stesso provvedimento anche per le altre tratte.

Il “flight shaming” e le emissioni dei voli vuoti

È ormai risaputo che il trasporto aereo è quello che genera il maggior numero di emissioni per passeggero. Si stima che una cifra tra il 2 ed il 4 percento dei gas serra che immettiamo in atmosfera ogni anno è generata proprio da questo settore. Un dato che, oltre a sottolineare l’eccessivo utilizzo che facciamo di questo mezzo di trasporto, ha generato negli ambientalisti più coerenti una “vergogna di volare” nota, a livello internazionale, con la sua definizione inglese di “flight shaming”.

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Se dunque, da un lato, abbiamo delle persone che percorrono diverse centinaia di chilometri in treno o in autobus per evitare di prendere un volo, dall’altro, in questa situazione di emergenza tanto sanitaria quanto economica, abbiamo invece delle compagnie aeree che sono “costrette” a far percorrere tratte intercontinentali ai propri voli che sono, per lo più, vuoti. Due opposti che confermano la follia di un mondo i cui estremi si stanno allontanando sempre di più. Resta tuttavia una situazione ai limiti dell’assurdo, resa possibile dall’ennesimo vizio burocratico che, se corretto, permetterebbe alle compagnie aeree di lasciare alcuni dei propri aerei a terra, almeno per un po’, risparmiando denaro, emissioni e, perché no, un aumento del rischio di contagio da Co-vid19.

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In una fase del genere il buon senso non può essere messo da parte. Soprattutto da parte di chi, con una semplice decisione, può generare un effetto domino che creerebbe benefici a tutti gli interessati. E se per una volta ci guadagna anche l’ambiente, va bene lo stesso.