Il Super-Tuesday in America. La corsa a due e l’alternativa Trump

I risultati del Super-Tuesday non sono ancora completi ma già si conoscono i nomi dei due grandi vincitori: Joe Biden e Bernie Sanders. Fuori gioco Mike Bloomberg, che si aggiudica solamente il territorio delle Samoa, nonostante l’immenso capitale investito in campagna elettorale nelle ultime settimane. Altrettanto negativi i risultati di Elizabeth Warren, che ha perso nel suo stesso stato, il Massachusetts. Pete Buttigieg, dopo il sorprendente risultato in Iowa, si è ritirato pochi giorni fa per gli scarsi risultati ottenuti negli altri stati. A prescindere da chi sarà il vincitore, il fronte democratico sembra essere unito nella lotta al cambiamento climatico, mentre l’alternativa Trump non arresta le politiche anti-ambientali. I prossimi mesi e i prossimi quattro anni saranno decisivi per il clima.

I risultati del Super-Tuesday

Le stime sono ancora parziali, mancano ancora i risultati del Maine, ma sembrerebbe che il Super-Tuesday ha ridotto la corsa per la Casa Bianca sul fronte democratico a soli due contendenti. Joe Biden ha incassato il miglior risultato, soprattutto rispetto alle previsioni. L’ex vice di Obama si è aggiudicato Alabama, Arkansas, Carolina del Nord, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Tennessee, Texas e Virginia. Bernie Sanders ha vinto nel suo Vermont, in Colorado, in Utah e soprattutto in California. Ricordiamo infatti che non contano il numero di stati vinti, poiché ogni stato ha un numero di delegati in proporzione alle proprie dimensioni.

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La crisi climatica in California

La California, per esempio, è uno stato chiave per il più alto numero di delegati in palio (415). È uno stato chiave anche per la crisi climatica: i sondaggi degli scorsi mesi hanno constatato che la questione climatica fosse la priorità assoluta nel voto alle primarie democratiche. I cittadini californiani dunque, hanno orientato la loro scelta verso il candidato che ha maggiormente posto l’attenzione su questa tematica, Bernie Sanders. In California non si può più parlare degli effetti che il riscaldamento globale porterà fra venti o trent’anni, poiché nell’attualità avvengono fenomeni eccezionali che testimoniano come il cambiamento climatico sia già una realtà innegabile. Soprattutto gli incendi, sempre più prolungati e sempre più potenti a causa dell’estrema siccità, hanno messo a dura prova lo stato della West Coast: dal 2017, le fiamme inarrestabili hanno ucciso 150 persone e distrutto più di 35000 strutture.

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I piani di Biden e Sanders per l’ambiente

Per questo, i candidati democratici hanno dato grande attenzione allo stato della California. Tutti loro hanno promesso di fermare le operazioni di ricerca di energie fossili sul territorio californiano per abbattere drasticamente le emissioni. Nel concreto, Joe Biden ha focalizzato la sua attenzione sul sovrappopolamento urbano. Il suo piano prevede delle modifiche per rallentare l’espansione urbana e favorire la collaborazione con le agenzie assicurative, al fine di tutelare quelle famiglie che vivono nelle aree a rischio incendi. Il piano specifico di Sanders per la California prevede invece la rinazionalizzazione dei gestori di acqua ed energia, forti incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e 18 miliardi di investimento per rafforzare il corpo antincendio.

Come già segnalato dal nostro blog, in linea generale il piano climatico di Joe Biden è molto meno ambizioso di quello del suo competitor, con un investimento di 5 trillioni di dollari a fronte dei 16.3 previsti da Bernie Sanders. Biden prevede una transizione pluridecennale, con il raggiungimento del target zero-emissioni nel 2050. Egli ritiene irrealistico poter fermare le attività di fracking nell’immediato. Sanders invece punta alla piena decarbonizzazione degli Stati Uniti entro il 2030, con il 100% delle energie provenienti dalle fonti rinnovabili.

Il Super-Tuesday è solo l’inizio. La vera sfida sarà a novembre

D’altra parte, bisogna tenere a mente che la competizione in corso, di cui il Super-Tuesday rappresenta l’evento cardine, è solo la prima fase di quella che sarà la vera corsa alla Casa Bianca a novembre 2020. Per quanto si possano sottolineare le differenze dei piani promossi dai candidati, il fronte democratico sembra perlomeno unanime sul fatto che esista una crisi climatica e che sia necessario implementare coraggiose riforme di transizione ed adattamento. Ricordiamo che Joe Biden, assieme al presidente Barack Obama, promosse nel 2009 il Recovery Act, che conteneva il più grande investimento nelle energie pulite mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti.

La controparte repubblicana, invece, continua a ignorare la crisi climatica. Anzi, ad aumentarla. A dicembre, l’amministrazione Trump ha approvato nuove esplorazioni per le trivellazioni petrolifere in California. Una mossa che si inserisce in un piano ormai consolidato, dove le compagnie di estrazione vengono favorite enormemente, con affitti a tassi agevolati ed incentivi per nuove estrazioni. Lo stesso stato della California è passato alle vie legali contro l’amministrazione centrale. Allo stesso modo, Trump ha favorito nuove estrazioni in Utah, nei parchi protetti di Grand Staircase-Escalante e Bear Ears.

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L’importanza dei prossimi quattro anni

I prossimi mesi saranno quindi molto importanti, perché sveleranno il nome ufficiale della candidatura democratica. Altrettanto cruciali sono i prossimi quattro anni, dato che gli scienziati hanno ridotto ad otto anni l’arco temporale in cui finirebbe il bugdet di carbonio per rimanere sotto un innalzamento di 1.5 gradi. Con un rinnovo dell’amministrazione Trump, questo limite non potrebbe che essere anticipato ulteriormente. Con un’amministrazione democratica, specialmente se fortemente ambiziosa sul fronte ambientale, si potrebbe arginare la crisi climatica e trasformare la società in chiave ecologica. Per l’ennesima volta, ricordiamo che gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per emissioni storiche e pro-capite. A ragion veduta, gli occhi del mondo sono puntati sull’America.

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Primarie USA: Sanders favorito. Una speranza per il clima

*Aggiornamento 24/02/2020: Sanders è arrivato primo a pari merito con Buttigeg in Iowa, conquistando il 26,2% dei voti. Ha vinto in New Hampshire con il 25,7% e ha stravinto in Nevada con il 47, 1% (88% dei voti scrutinati). Il 29 febbraio si voterà in South Carolina e il 3 marzo in ben 14 stati, in occasione del Super Tuesday.

Ieri, lunedì 23 febbraio, si è svolta la prima tornata delle primarie negli Stati Uniti. È infatti iniziata la fase dei caucus, le assemblee dei cittadini che esprimono la propria preferenza per i candidati dei due rispettivi partiti. Si è votato nel piccolo stato dell’Iowa, a cui seguiranno gli altri stati fino alle convention nazionali di luglio. Solo allora si sapranno i nomi ufficiali dei due sfidanti per la Casa Bianca. Per il partito repubblicano la vittoria di Trump in Iowa era scontata. Il risultato del voto del partito democratico invece non è ancora stato ufficializzato, ma il favorito risulterebbe il senatore Bernie Sanders. Si tratta solo del primo caucus, è vero, ma se Sanders diventasse presidente degli Stati Uniti sarebbe una grande notizia per il clima.

Bernie Sanders on Instagram. Photo Credit: Eric Kelly

L’ambiente al centro delle primarie democratiche

Le elezioni americane sono un processo lungo e complesso. Per capire cosa sono i caucus, può tornarvi utile il recente Dataroom di Milena Gabanelli. Nella scorsa notte è avvenuta la prima votazione nello stato dello Iowa e già ci sono state parecchie polemiche per il ritardo dei risultati. Gli unici dati finora disponibili corrispondono al 40% dei voti e provengono dallo staff di Sanders: il senatore del Vermont sarebbe in testa con il 29,66% dei voti, seguito da Buttigieg col 24,59%, Elizabeth Warren al 21,24% e Biden al 12,37%.

Ciò che interessa al nostro blog è capire quali di questi candidati abbiano dato priorità alla tematica ambientale. Infatti, aldilà di chi sarà il vincitore, è fondamentale sottolineare che la crisi climatica è diventata una questione fondamentale nei programmi del partito democratico. Tutti i favoriti hanno incluso nei loro programmi ingenti somme da investire in questa direzione. Buttigieg ha proposto un piano da 550 miliardi di dollari per tre fondi di conversione energetica. Il piano di Biden prevede 1.7 trilioni di dollari con l’obiettivo di rendere l’America a zero emissioni entro il 2050.

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Sanders e il clima: una battaglia decennale

Sanders e Warren si sono spinti oltre, aderendo all’idea di un “Green New Deal” che trasformi l’America in chiave ambientale. A onor di cronaca però, è bene sottolineare che Sanders ha intenzione di investire 16,3 trillioni di dollari, a fronte dei 3 trillioni annunciati dalla Warren. Inoltre, Sanders è l’unico candidato che parlava di crisi ambientale quando ancora nessuno sapeva cosa fosse. Già negli anni Ottanta, quando correva per diventare sindaco della sua città, Sanders reclamava la necessità per un “ambiente pulito e sicuro”. Fra le altre cose, è bene ricordare che Sanders nelle elezioni 2016 ha avuto anche il coraggio di parlare apertamente della crisi idrica di Flint, uno scandalo che ha macchiato la presidenza Obama e che è stato documentato nell’ultimo film di Michael Moore Fahrenheit 11/9. Moore sta attivamente facendo campagna elettorale a fianco di Sanders, assieme ad altri eminenti attivisti ambientali come Naomi Klein.

Il movimento Sunrise Movement appoggia ufficialmente Bernie Sanders

Sanders ha anche ricevuto l’appoggio ufficiale del Sunrise Movement, il corrispettivo di Fridays For Future in America. Il Sunrise Movement, in maniera simile a quanto fatto da GreenPeace, ha attentamente vagliato i piani dei tre principali candidati alle primarie democratiche – Sanders, Warren e Biden – e ha assegnato un punteggio per l’impegno di ognuno riguardo la tematica ambientale. I candidati sono stati comparati analizzando i seguenti criteri: il modo in cui parlano della crisi climatica, quanto ne parlano, il piano logistico con cui intendono portare avanti l’agenda climatica e le singole sezioni del Green New Deal abbracciate da ognuno di loro.

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Clima, istruzione, sanità: Sanders conquista le giovani generazioni

Nella classifica del Sunrise Movement, Bernie Sanders ha vinto la sfida, seguito da Elizabeth Warren. Joe Biden è nettamente distaccato dagli altri due: fra le altre cose, l’ex vice di Obama ritiene irrealistico fermare l’estrazione di gas e petrolio tramite il fracking. Anche la Warren è stata cauta su questo tema, mentre Sanders ritiene che sia indispensabile fermare qualsiasi nuova infrastruttura legata alle fonti fossili. Il Washington Post sottolinea che l’appoggio del popolare movimento ambientalista americano è rilevante. Sanders è considerato il candidato che con maggior tenacia rivendica l’urgenza di affrontare la crisi climatica. Molti elettori democratici considerano la battaglia climatica una vera e propria sfida intergenerazionale.

Infatti, Bernie Sanders, più di tutti gli altri, è riuscito a mobilizzare la fascia dei giovani sotto i 30 anni, da sempre restii al voto nella politica americana. Il messaggio di Sanders è chiaro e semplice, perché cerca di trasmettere una visione complessiva verso una società più giusta: nel suo piano sono infatti compresi anche il “Medicare For All”, il piano sanitario universale, e la cancellazione dei debiti universitari, che costringe molti giovani del paese ad essere indebitati prima ancora di entrare nel mondo del lavoro. Nel suo piano, condiviso costantemente con la giovane Alexandria Ocasio-Cortez, il clima viene visto come una tematica intersezionale: che interessa cioè, ambiente, educazione, salute e società nel suo insieme.

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L’appoggio degli scienziati

Il piano di Sanders è sicuramente ambizioso, poiché prevede un’America a zero emissioni entro il 2030. Biden lo ha spesso deriso dichiarando che “neppur un singolo scienziato pensa che questo piano possa funzionare”. In tutta risposta, Sanders ha riunito attorno a sé eminenti scienziati da tutto il paese, che hanno firmato e supportato il suo piano con queste parole: “non solo il tuo Green New Deal rispetta i limiti temporali dell’IPCC, ma le soluzioni che stai proponendo per risolvere la crisi climatica sono realistiche, necessarie e supportate dalla scienza. Dobbiamo proteggere l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il pianeta che chiamiamo casa”.

Molti scienziati hanno voluto supportare Sanders anche singolarmente, tramite i loro account social. Ad esempio, Peter Kalmus della NASA ha dichiarato: “Il piano climatico di Bernie è ambizioso? Si. È costoso? Si. Ma l’alternativa è perdere…bè, tutto. Dal mio punto di vista, la cosa che non è fattibile è non fare niente”.

Dall’America una speranza per tutto il mondo

In definitiva, quello di ieri è stato solo il primo round. La partita è ancora aperta e soprattutto, non è detta che chi vincerà le primarie democratiche sarà altrettanto capace di vincere la Casa Bianca nelle elezioni del 3 novembre prossimo. Eppure, osservando queste evoluzioni da un’ottica ambientalista, possiamo affermare che le elezioni americane stanno finalmente alzando il tiro sulla crisi climatica e sulla necessità di affrontarla il più velocemente possibile.

Non sappiamo se sarà Bernie Sanders a vincere, ma sicuramente gli va riconosciuto il merito di aver portato la questione ambientale al centro della programmazione democratica del paese più responsabile al mondo in termini di emissioni storiche e pro-capite. Di fronte alla realtà che abbiamo oggi, con un presidente americano che ritiene il cambiamento climatico una “bufala” e che ha sottratto l’America dagli impegni dell’Accordo di Parigi, possiamo aspettare speranzosi i risultati dell’Iowa, augurandoci che sia solo l’inizio di una rivoluzione climatica. Per l’America e per tutto il mondo.

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