La Germania torna indietro: aprira’ un’altra centrale a carbone

Germania

Predicare bene e razzolare male. La Germania aveva promesso di abbandonare tutte le fonti di energia fossile entro il 2038. Di fatto, però, una nuova centrale a carbone chiamata Datteln 4 e facente parte del gruppo Uniper, aprirà nel 2020.

Una promessa e’ una promessa

L’impianto è stato costruito con una spesa di 1,5 miliardi di euro e sarebbe dovuto entrare in azione già nel 2011. Per questioni ambientali, però, l’avvio è stato sempre rimandato, con la promessa da parte dello Stato di rimborsare Uniper dei soldi persi. Anche per questo, la nazione tedesca e’ ormai diventata un esempio abbastanza virtuoso in campo ambientale. Per esempio, la cancelliera Angela Merkel ha da poco annunciato lo stanziamento di 100 miliardi di euro per progetti a favore dell’ambiente, a fronte dei 450 milioni dell’Italia.

Invece, alla fine, Datteln 4 l’ha scampata. Essendo infatti una delle centrali elettriche a carbone più moderne, le sue emissioni di CO2 sarebbero relativamente basse. Uniper si è detta pronta a scommettere sul nuovo sito, “nell’interesse dell’azienda e della comunità“. Sicuramente questa affermazione e’ vera per la prima parte. Non è ben chiaro pero’ come l’apertura di una centrale a carbone nel 2020 possa essere utile alla comunità.

Pro (pochi) e contro (troppi)

Potrebbe forse creare nuovi posti di lavoro? Bisogna ricordarsi che la Germania e’ una delle nazioni europee con il tasso di occupazione maggiore. Se infatti la media occupazionale europea e’ del 73%, il tasso di occupazione tedesco ammonta all’80%, contro il 63% dell’Italia e il 59,3% della Grecia. Questo non giustifica, certo, il sedersi sugli allori, ma la Germania possiede le risorse economche e culturali per poter colmare quel gap con nuovi progetti e investimenti nelle energie rinnovabili.

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Inoltre, come riporta Lifegate, l’associazione Bund, divisione tedesca di Friends of the Earth, ha parlato di “emissioni in crescita di 6-8 milioni di tonnellate all’anno a causa della nuova centrale”. Rispetto alle emissioni totali della Germania ad oggi, che ammontano a circa 750 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, non è molto. Vi sono infatti ancora 84 centrali a carbone ancora in servizio e la Datteln 4 e’ stata l’ultima in costruzione. Ma si tratta comunque di un impianto con una potenza di 1.100 megawatt. Per farci un’idea, all’interno dell’ex Ilva a Taranto, l’acciaieria piu’ grande d’Europa, vi sono due impianti elettrici che utilizzano le fonti fossili prodotte dall’acciaieria stessa. L’energia che questi due impianti producono insieme e’ di 1.044 megawatt.

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Oltre all’impatto ambientale pero’, quello maggiore si riscontra a livello politico e culturale, poiche’ la Germania avrebbe le potenzialita’ per trainare l’Unione Europea verso un cambiamento di rotta che prediliga le fonti rinnovabili e abolisca totalmente quelle fossili. Cos’ facendo, invece, la Germania dimostra che l’Occidente, forse, non e’ ancora pronto al grande passo.

In Germania e Francia registrati nuovi record di temperatura

Screenshot telegiornale tedesco Tagesschau

Mercoledì 26 giugno, in Germania, è stata misurata una temperatura di 38,6°, battendo di un decimale il precedente record di temperatura, che resisteva da oltre 70 anni. Eppure potrebbe essere uno dei record di temperatura più brevi della storia, visto che domenica 30 giugno sono stati raggiunti i 38° a Berlino. Il climatologo Stefan Rahmstorf dell’Instituto di Potsdam per la ricerca climatica è convinto – così come tanti altri – che non si tratti di un evento isolato ma che queste temperature estreme siano diretta conseguenza del cambiamento climatico. Il valore medio del mese di giugno un secolo fa era 20,2 gradi, oggi, con ogni probabilità, lo supereremo di 2 gradi.

Previsione 38 gradi domenica 30 giugno
Screenshot di weather.com della previsione per domenica 30 giugno: attesi 38 gradi.

In Francia addirittura, è stato battuto il record assoluto di temperatura con i 44,3 gradi registrati venerdì 28 giugno. Il timore è quello che si possa ripetere la sciagura del 2003, anno in cui nel solo mese di agosto morirono più di 13.000 persone per il caldo. I primi morti si sono già registrati, almeno due in Spagna (tra cui un ragazzo), che per la seconda volta nella sua storia ha dato l’allerta per il caldo. I malori non sono mancati anche nel nord d’Italia.

Questa ondata di calore che si sta registrando in tutto l’Europa Occidentale è in parte legata all’aria e alla polvere proveniente dal deserto del Sahara. La differenza tra due fasce, una di alta e l’altra di bassa pressione, fa sì che l’aria desertica sia spinta verso nord.

Diapositiva dinamica dell'aria del Sahara sull'Europa Occidentale
Riproduzione dello spostamento dell’aria del Sahara

La legge tedesca sulla gestione della temperatura nei locali di lavoro

Hitzefrei è il termine tedesco utilizzato per indicare la chiusura di scuole, uffici e quant’altro a causa dell’eccessiva temperatura. Che oltre a impossibilitare la concentrazione sullo studio e sul lavoro, mettere a repentaglio il benessere psico-fisico dell’individuo. In Germania, paese per molti sinonimo di buona politica, vi è una legge che riconosce il diritto ai lavoratori di smettere la propria attività quando la temperatura raggiunge una certa soglia nel luogo di lavoro.

Il regolamento relativo ai locali di lavoro stabilisce che in ufficio di norma non dovrebbero essere superati i 26 gradi. Chiaramente è necessario fare una distinzione tra temperatura reale e percepita; a contare è la prima. A partire dai 30° il datore di lavoro è tenuto ad attuare delle misure a protezione del benessere dei propri dipendenti. Come ad esempio mettere a disposizione bibite fresche, ventilatori, garantire flessibilità dell’orario di lavoro, permettere un codice d’abbigliamento più rilassato (pantaloncini corti, t-shirt, calzature estive, ecc.). Se l’attuazione di queste misure non è sufficiente a contrastare il caldo asfissiante, a partire da 35° i lavoratori hanno il diritto di lasciare l’ufficio. Nel caso in cui, il datore di lavoro non si adoperi, già dal raggiungimento dei 30°.

I nuovi record di temperatura e l’umorismo (cinico) del cambiamento climatico

L’Hitzefrei (grossomodo traducibile con “chiusura per il caldo”) a 30/35° può far sorridere. Quante volte i lavoratori e gli studenti italiani sono costretti a “performare” con una temperatura al di sopra di questa soglia? Tra i tanti aggettivi che vengono affibbiati all’Italia c’è n’è uno molto forte nei paesi del centro e nord Europa: “fannulloni”. I più indulgenti motivano questa tendenza alla scarsa produttività con le condizioni climatiche particolarmente favorevoli (alla bella vita) che contraddistinguono il paese, come il sole e il caldo. Lo dimostra anche un video del telegiornale tedesco Tagesschau pubblicato sul proprio account Instagram, secondo il quale gli italiani quando fa caldo, non lavorano, vanno in vacanza.

Screenshot del video del Tagesschau
Screenshot del video del Tagesschau: “Italia – Andare in vancanza”

La domanda che viene da chiedersi è cosa ne sarà di questi stereotipi, più o meno giustificati, quando il pianeta sarà più caldo e il mondo diverso da come lo conosciamo. Una sorta di umorismo cinico del cambiamento climatico, che porterà le popolazioni ad assomigliare a quelle che ora deridono e mal considerano, anche e sopratutto per ragione legate al clima. Lo stravolgimento del clima e il possibile e già parzialmente inevitabile slittamento delle fasce climatiche stravolgerà le nostre convinzioni più inamovibili.

Dopo il 2030 sarà troppo tardi

Se infatti si dovesse realizzare la previsione degli scienziati Yangyang Xu e Veerabhadran Ramanthan, in meno di 30 anni il mondo che conosciamo non esisterà più, e anche i cliché saranno solo un lontano ricordo. I 3 gradi di aumento medio della temperatura comporterebbero il collasso di vastissimi ecosistemi come Amazonia e barriera corallina. Facendo del a noi tanto caro Mediterraneo – così come Medio Oriente, Australia e Asia Occidentale – un luogo inabitabile.

I paradossali scambi di ruoli del mondo che (non) sarà

Le conseguenze geopolitiche e sociali sono inimmaginabili, ma certo tutt’altro che positive. Ma prima che tutto ciò si avveri e il baratro inizi a mostrare il suo buio fondo, le abitudini e i costumi cambieranno, e così gli sfottò.

La Germania potrebbe diventare il nuovo Sud d’Europa ad esempio. Riconosciuta per l’incredibile qualità dei suoi vini (che però non avrebbero tempo di invecchiare) e della sua frutta e verdura. Sbeffeggiata però dai paesi più a nord per la scarsa voglia di lavorare della sua popolazione, che, tormentata dal caldo afoso, perderà quella spinta stakanovista in favore di una ben più gradevole e salutare siesta. L’Italia sarà probabilmente un paese di emigranti, dalla pelle di colore scuro bruciata dal sole. Che cercheranno di superare frontiere chiuse appellandosi all’umanità dei più privilegiati. Prima che il livello del mare salga fino a sommergere tante città, e molti di noi con loro.

Europee: i Verdi sono il secondo partito della Germania.

verdi

I risultati parlano chiaro e sono anche meglio del previsto: ai verdi tedeschi (Alliance 90/The Green Party) spetteranno 22 seggi nel Parlamento Europeo. Questo fa di loro la seconda maggiore coalizione della Germania dopo quella del Partito Popolare Europeo, che occuperà 29 seggi. Questo trend green non è una novità per la Nazione centroeuropea, tanto che nelle elezioni regionali del 2018 i verdi sono stati il secondo partito più votato in Baviera e in Assia il consenso è passato dall’11,1 al 19,8 per cento. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché un partito che in Italia e in molte altre nazioni europee è considerato minoritario se non addirittura oggetto di scherno, (Europa Verde ha avuto il 2,3% dei voti) qui ha avuto questo successo?

Un equilibrio stabile

La parola d’ordine è equilibrio. Secondo il Financial Times, il partito verde tedesco sta cercando di scollarsi l’etichetta di partito di sinistra radicale, idealista e poco concreto, per spostarsi verso il centro e coinvolgere più partiti possibili nella loro battaglia per l’ambiente. Nell’analisi del giornale inglese emerge la strategia dei Verdi di puntare sui problemi sociali legati all’ambientalismo, per coinvolgere e convincere le persone dei problemi reali ai quali loro stessi andranno incontro. “I Verdi sono l’unico partito che combina questioni sociali e ambientali”, dice in un’intervista del Telegraph Isabell Welle, una ragazza di 27 anni che si è recentemente unita ai Verdi in Turingia. Anche per lei, il cambiamento climatico e la questione dei migranti sono intrecciati. “Il cambiamento climatico farà sì che sempre più aree della terra diventino inabitabili”.

Oltre a questo tema nel loro programma politico è presente l’idea di un governo fondato sull’integrazione e sull’ immigrazione controllata e promuove politiche in favore delle donne.  “Questa flessibilità – ha rivelato il presidente del partito Robert Habeck al Financial Times – è una ragione importante per cui il movimento potrebbe prosperare in un’epoca di frammentazione politica.

Tutti ma non l’estrema destra

Vi è un unico partito con il quale però non sono disposti a scendere a compromessi ed è quello di estrema destra Alternative for Germany. “I Verdi sono stati l’unico partito a prendere posizione contro l’AfD – dice Leonard Hissen, un 22 enne candidato come membro del partito – mentre le altre parti come la CDU si sono mosse in loro favore. Penso che questo sia il motivo per cui stiamo assistendo a un’ondata di giovani che decidono di farsi coinvolgere in politica e si uniscono ai Verdi”.

Se quindi i Verdi sono oggi un partito fatto da giovani, ma soprattutto per i giovani, forse è anche per questo che in un Paese dalla mentalità retrograda e poco incline ai cambiamenti come l’Italia, il partito dei verdi ha avuto pochissimi voti.