Forse troppo spesso ci siamo concentrati sul raccontarvi quelle che sono le conseguenze che le nostre azioni stanno avendo sull’ambiente, tralasciando quelli che sono i danni che il nostro modo di vivere e di produrre reca alla nostra salute. Un ultimo, terrificante, report pubblicato dalla rivista The Lancet inchioda l’Italia. Siamo il primo paese in Europa per morti premature da polveri sottili. Undicesimi nel mondo. In poche parole sempre più persone in Italia stanno morendo per colpa dell’inquinamento dell’aria.

Il report di The Lancet sulle polveri sottili
Lo studio pubblicato dalla rivista anglofona, che si occupa di divulgazione scientifica dalla metà del XIX secolo, è stato condotto da 35 università e 120 ricercatori sparsi per il mondo. Alla sua stesura ha partecipato anche l’OMS – Organizzazione Mondiale per la Salute. Intitolato “The Lancet, Countdown on Health and Climate Change” viene pubblicato una volta all’anno, al fine di monitorare l’andamento della presenza di PM 10 e PM 2,5 nell’aria su scala globale.
La connessione tra i rischi legati alla salute delle persone e le cause del cambiamento climatico è sempre più chiara. Più inquiniamo, più si surriscalda il pianeta e più la nostra salute è a rischio. Questa è, in sintesi, la conclusione generale che si può trarre da questo documento. Il report approfondisce anche quelle che saranno le conseguenze, sempre in termini di salute umana, dell’aumento in intensità e frequenza di eventi atmosferici estremi come ondate di calore, alluvioni, siccità, aumento del livello dei mari e via dicendo. Chiunque voglia approfondire anche questi temi, e noi vi invitiamo a farlo, può scaricare gratuitamente l’intero documento registrandosi sul sito della rivista.
Cosa sono le polveri sottili PM 10 e PM 2,5
Questi due tipi di particolato rientrano nella macro-categoria delle polveri sottili, ovvero di quelle particelle inquinanti e nocive per il nostro corpo presenti nell’aria che respiriamo. Queste sono in grado di assorbire sulla loro superficie diverse sostanze tossiche come solfati, nitrati, metalli e composti volatili. Le principali fonti antropogeniche sono individuabili nell’attività industriale, nella circolazione di veicoli non elettrici, nei residui del manto stradale e, più generalmente, nell’utilizzo dei combustibili fossili.
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La differenza tra PM10 e PM2,5 giace nelle loro dimensioni. Le prime, così denominate per il loro diametro inferiore a 10 micrometri (µm), possono essere inalate dall’essere umano ma la maggior parte non riusciranno a penetrare oltre il tratto superiore dell’apparato respiratorio ovvero in quella zona che va dal naso alla laringe. Ciò di cui veramente dobbiamo preoccuparci sono le PM2,5. Anche in questo caso la denominazione è data dalla lunghezza del loro diametro che non supera i 2,5 µm. Questa loro inferiore dimensione fa sì che queste particelle possano spingersi fino alle parti più profonde dell’apparato respiratorio come ad esempio i bronchi, con tutte le complicazioni del caso. Va precisato come i bambini siano i soggetti più vulnerabili alla contrazione di malattie respiratorie causate, appunto, dall’inquinamento da PM.
La situazione in Italia e nel mondo
Le regioni del mondo che hanno il più alto numero di morti a causa dell’inquinamento dell’aria sono Cina, con 912.000 persone, e India, con 530.000. La situazione rimane critica, anche se non ai livelli dei due colossi asiatici, anche in Indonesia (89.000), Russia (93.000), Stati Uniti (65.000), Nigeria (141.000), Germania (44.000) e, più in generale, in Europa Orientale. Abbiamo estromesso da questa lista l’Italia poichè la situazione è particolarmente preoccupante e va analizzata individualmente. Le morti premature da polveri sottili nel nostro paese per l’anno 2016 sono ben 45.595, il dato più alto di tutta Europa. A livello globale siamo undicesimi.
Sebbene la presenza di queste particelle nell’aria sia più intensa in paesi come la Cina e l’India, se andiamo a dividere la popolazione per il dato sui numeri dei morti pubblicato nello studio di The Lancet, la situazione è davvero terrificante. In Italia muore, a causa dell’inquinamento da PM nell’aria, una persona ogni 1.315. Tra i paesi sopra elencati, che di fatto costituiscono la black list dei paesi con l’aria più tossica, è il dato peggiore. In Cina la proporzione è di una ogni 1.572, in India una ogni 2.578, in Germania una ogni 1.909, negli Stati Uniti addirittura una ogni 5.000. Ebbene sì, in qualcosa siamo primi. Peccato che sia un dato sulla mortalità legata alle particelle PM 2,5 e PM10.
Le cause
Per ben capire come sia stato possibile arrivare ad una situazione di tale drammaticità basta guardarsi intorno. L’Italia è uno dei paesi con il più alto tasso di urbanizzazione e cementificazione del suolo. Allo stesso tempo non primeggia nelle classifiche che riguardano la quantità di aree verdi all’interno delle proprie città. Va inoltre precisato come il settore industriale sia uno di quelli prevalenti nel nostro paese, soprattutto al nord. La mobilità a basse emissioni è ancora molto indietro. Al momento non ci sono neanche grossi progetti di riforestazione in corso. La Pianura Padana, per fare un esempio, è una delle aree con l’aria più inquinata a livello globale. Sì, globale. Veleno puro.
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Questo vuol dire solo una cosa. Questo dato è destinato a peggiorare. La probabilità che i nostri figli inizieranno a contrarre patologie all’apparato respiratorio saranno sempre più alte, soprattutto per chi abita nelle aree con più alta concentrazione di PM2,5. Se a tutto ciò aggiungiamo la vulnerabilità del paese nei confronti di eventi meteorologici estremi, che a più riprese stanno causando ingenti danni alle nostre infrastrutture e non solo, risulta evidente la necessità di una netta inversione di rotta da parte del nostro paese sui temi ambientali. Il tempo c’è. Poco, ma c’è. Ed anche le soluzioni. Convertire l’economia verso un impatto zero, riforestare e costruire infrastrutture che siano in grado di difenderci dai fenomeni meteorologici. Impossibile? No. Ma bisogna darsi una mossa.
